Una notte a Mostar

La maggior parte dei turisti arriva in giornata e riparte da Mostar prima di sera. Niente di più sbagliato. Per apprezzare l’atmosfera che si respira in questa città dell’Erzegovina il momento migliore è al calare delle luci, quando le moschee e le abitazioni si illuminano e si specchiano nella Neretva. E quando i negozi chiudono e le strade si svuotano. mostarCamminare nella solitudine quasi irreale sugli scivolosi acciottolati del centro storico, che di sera diventano quasi completamente deserti, è molto suggestivo e dà un senso di pace. Una passeggiata dopo cena lungo queste strade permette di respirare lo spirito di questa cittadina, massacrata in passato e ora sospesa in un’atmosfera di attesa del futuro. Quando tutte le bancarelle sono scomparse e i negozi hanno serrato i loro pesanti portoni di legno, si ammira meglio l’architettura di questo piccolo gioiello riportato agli antichi splendori. Sono stata due volte a Mostar, nell’inverno nel 2010 e nella primavera del 2014, in entrambi i casi ho trovato un bel po’ di pioggia che dopo qualche ora ha lasciato posto al sole e al cielo limpido, una metafora azzeccata per questa cittadina in cui sembra battere un cuore malinconico.

mostarIl centro storico, completamente ricostruito dopo la guerra, racchiude l’anima della città che sorge sulle due sponde della Neretva, unite dal celebre Ponte Vecchio: distrutto dalle bombe, dal 2004 collega nuovamente la parte orientale con quella occidentale. Così bella da sembrare irreale, Mostar è rinata, ma conserva ancora la pesante memoria del conflitto combattuto tra il 1992 e il 1993 tra gli ex alleati croati e musulmani, all’interno della guerra più ampia nata dopo la disgregazione dell’ex Jugoslavia. mostarSe per caso ci fosse qualche dubbio, le scritte in inglese su alcune pietre poste sul ciglio della strada invitano a “non dimenticare”. Mostar è quasi troppo bella per essere vera. E di notte, il suo scrigno si apre e accende le strade, i  monumenti e gli edifici sacri di mille luci che avvolgono la città in un’atmosfera da fiaba.

mostarLe vie lastricate di ciottoli di fiume, lungo le quali spuntano i minareti delle moschee, i quartieri dei commercianti con gli oggetti di artigianato a misura di turista, i mulini di pietra, le acque impetuose della Neretva che attraversa la città. E poi il ponte. Quel mitico ponte tanto amato quanto odiato, fino ad essere distrutto. Il ponte simbolo dell’unità e del dialogo che i nazionalismi hanno tentato di spezzare. Quel ponte oggi ricostruito, bianco e bello, diventato Patrimonio dell’Umanità e simbolo di pace.

mostarMostar si apprezza nella sua interezza quando si visita anche la sua parte più nuova e moderna, dove gli edifici ricostruiti e ritinteggiati di fresco si alternano a interi caseggiati crivellati dalle granate. La memoria e le ferite della guerra si riflettono sulle lapidi bianche dei cimiteri. Come quello lungo la Bajatova, in pieno centro, accanto ad una delle moschee più antiche, all’inizio della salita verso la torre dell’orologio: le commoventi lapidi bianche, che riportano tutte lo stesso anno di morte, fanno ormai parte del paesaggio urbano.

Ecco l’itinerario di visita che vi suggerisco:

mostarIl ponte storto. La passeggiata lungo le strade di Mostar può cominciare dal Kraiva Cuprija, il ponte storto, fratello minore e con tutta probabilità prototipo di quello più famoso costruito a poche centinaia di metri. Costruito nel 1558, otto anni prima dell’altro, ne subì la stessa sorte: distrutto dalla guerra nel 1993 e da una piena che lo travolse alla fine degli anni ’90, è stato finalmente riconsegnato alla città insieme al resto del centro storico nel 2004. Superato il ponte, lungo i viottoli che costeggiano il fiume Radobolja, un affluente della Neretva, dalle acque turchesi e impetuose, sono stati riportati all’antica bellezza gli antichi mulini di pietra che oggi ospitano pittoreschi ristoranti, bar e hotel.

mostarL’antica Tabahna. Passando sull’altra riva, arrivati all’altezza dell’ufficio informazioni, accanto alla moschea Tabacica, merita deviare dalla strada principale e arrivare fino alla piazzetta acciottolata che ospita un vecchio hamam restaurato e su cui si apre la porta di accesso alla Tabahana. Attraversando l’ex bagno turco, oggi trasformato in un luogo di bar e ristoranti, e uscendo sulla terrazza, si può ammirare una degli scorci più suggestivi sulla riva sinistra della Neretva e sul Ponte Vecchio.

mostarIl simbolo della città. Quel ponte, con la ripida scalinata e la stupenda vista che si gode dalla cima, ha da sempre rappresentato l’unione delle due anime che hanno da sempre composto la città, quella orientale musulmana e quella occidentale cattolica. Una città multietnica da secoli, ma con un’anima sola: quella che la guerra ha tentato di dividere con la forza, colpendo anche i suoi monumenti più significativi, come il Ponte Vecchio. Squarciato in due il 9 novembre 1993, dal 15 luglio 2004 il ponte, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, è tornato ad essere bello come una volta, dopo che i lavori, superando nove anni di ostacoli, sono stati portati avanti con gli antichi metodi di costruzione: è la ricostruzione esatta del capolavoro architettonico che il progettista turco Mimar Hajrudin realizzò tra il 1557 e il 1566. I ragazzi oggi come allora si cimentano nelle gare di tuffi dal parapetto del ponte, alto 21 metri. Una volta era il modo per dimostrare il proprio coraggio e conquistare la ragazza dei sogni. Oggi, soltanto la voglia di mostrare il coraggio di un popolo e di una città che prova a rinascere.

mostarL’anima commerciale e artigiana. Attraversato il ponte, si arriva nel Kujundžiluk, il quartiere più pittoresco, e ormai anche più turistico, della città. È la via dei commercianti e degli artigiani, che espongono la loro mercanzia sulle bancarelle di fronte alle loro botteghe. Il nome di questa zona del vecchio quartiere commerciale musulmano (carsija) deriva dalla categoria artigianale degli orefici (kujundzija) che, a suo tempo, si associarono alla corporazione di arti e mestieri (esnafi). Oltre agli orefici, a Mostar c’erano mercanti di ferrame, pellicciai, bachicoltori, orologiai, conciapelli, armaioli.

mostarLa moschea più suggestiva. Verso la fine del viale, procedendo in salita, si incontra una delle moschee più grandi e più belle, quella di Koski Mehmed Pascià, del 1617: spicca su tutte le altre e il suo profilo si nota affacciandosi dal Ponte Vecchio, sia di giorno sia di notte, quando viene illuminata e acquista un’atmosfera ancora più magica. Appena varcata la soglia attraverso il grande portone di legno, a spiccare è la tradizionale fontana delle abluzioni rituali (sadravan) che, nel caso di questa moschea, è ancora più significativa visto che si tratta del manufatto originario, risalente al 1781 e scampato alle distruzioni belliche. L’edificio, in particolare la medresa, può essere ammirato anche uscendo e girando a sinistra sulla piazzetta dove viene allestito un mercato. Affacciandosi al muretto di protezione, questo è anche un ottimo luogo per ammirare uno scorcio del Ponte Vecchio e delle acque della Neretva.

mostarVerso la Mostar moderna. Proseguendo oltre la zona pedonale, dopo aver superato il mercato popolare, si apre un viale moderno, la via commerciale di Mostar, Brače Fejiča. È una via interessante da percorrere, anche per osservare il lento scorrere della vita della cittadina, fuori dal pittoresco (ma anche più turistico) centro storico. Percorrendola fino in fondo si arriva a quello che un tempo era il cuore asburgico della città, passando fra edifici che recano ancora i segni dei bombardamenti, negozi e bar moderni, oltre a due interessanti moschee – tra cui la Karadoz Begova džamija, del 1557, la più grande e monumentale della città -, fino alla confluenza con il Ponte di Tito, riportato a nuova vita dopo le distruzioni della guerra. Da qui si arriva al nuovo Ginnasio, uno degli esempi della Mostar post-bellica.

mostarIl Ginnasio della rinascita. Dipinto di arancione, lo stile del nuovo Ginnasio, il liceo della città, unisce le forme degli edifici asburgici alle decorazioni orientaleggianti. È il primo edificio a essere stato rimesso completamente a nuovo, in una zona ancora circondata da palazzi crivellati dai colpi di granata, che a poco a poco vengono ricostruiti. Mostar vuole ritornare all’antico splendore e per riuscirsi punta sui giovani e l’istruzione.

Se non siete ancora stati a Mostar, andateci e dormiteci almeno una notte. Farà bene sia a voi sia a lei.

 

POST IT

Dove mangiare e dove bere:

  • I migliori ćevapi: Hindin Han: è un locale che si trova sulla riva destra del Ponte storto, a pochi passi dalla moschea. È in piena zona turistica, ma un po’ più defilato rispetto alla via principale. Oltre all’ampia sala interna, c’è una bella terrazza esterna, che dà sul fiume. Ottimi anche gli spiedini. Qui potrete provare alcuni tra i migliori ćevapi serviti alla maniera bosniaca, ovvero con cipolla cruda e kajmak, un prodotto lattiero-caseario tipico balcanico.
  • I migliori dolci turchi. È un locale che può passare inosservato, intenti a guardare la moschea e la medresa, ma ha una tradizione antichissima, infatti un cartello all’esterno ricorda che è aperto da decenni. Qui potrete assaggiare ottimi piatti semplici caldi, come i sarma (involtini di verze). Ma è assolutamente d’obbligo assaggiare qualcuno dei dolci balcanici dal sapore orientale: provate la dolcissima bakláva, fatta con sfoglia di pasta filo con noci e sciroppo di zucchero, oppure gli hurmášica, biscotti ricoperti di sciroppo di zucchero.
  • Il migliore caj (tè) turco: sono due i posti che preferisco a Mostar. Uno è nel cortile della moschea di Koski Mehmed Pascià, proprio a fianco del negozio di tessuti: guardate bene, è molto nascosto e si rischia di non vedere l’entrata. Divani in stile turco arredano il locale, che è spesso deserto, ma in cui si respira una bellissima atmosfera. Se siete infreddoliti, è il posto giusto per scaldarvi e sorseggiare il tè. Il secondo posto è un piccolo caffè frequentato soltanto dai locali, nonostante si trovi sul viale principale del centro storico, sulla sponda sinistra del fiume, poco dopo aver superato il Ponte Vecchio. Spartanissimo, con pochi tavoli, ma sempre pieno, vale l’esperienza anche se si è costretti a respirare un po’ di fumo. Quando il tempo è bello ci sono un paio di micro-tavoli anche all’esterno.

Dove dormire:

  • Il posto più suggestivo: Hotel Kriva Cuprija: rinnovato pochi anni fa, questo hotel è stato realizzato in un vecchio mulino, proprio di fronte al Ponte Storto. Molte camere si affacciano proprio sulle moschee: potrete aprire le finestre e vedere i minareti illuminati prima di addormentarvi. Camere perfette. Un luogo top.
  • Per risparmiare: Little Rock Apartament. Centrale, pulitissimo, economico. I proprietari sono simpaticissimi, stanno cercando di lanciare questa attività e pubblicano le foto con i loro ospiti sulla loro pagina facebook. Questa è la nostra!

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l’arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell’Est, sogna l’Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

1 Commento
  1. pubblicato da
    Erzegovina: itinerario tra castelli, monasteri e vigneti | Ritagli di Viaggio
    Mag 17, 2017 Reply

    […] è la Neretva. La maggior parte delle persone conosce e ha visitato il capoluogo della regione, Mostar, dove anch’io sono stata due volte, e la nota località di pellegrinaggio, Medjugorje, dove […]

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