Le Voci dell’Inchiesta 2017: un viaggio nella memoria dell’oggi

Israele, Palestina, Gaza, Iraq, Siria. Sono alcuni dei Paesi in cui più si ambienteranno le storie di conflitti raccontate da Le Voci dell’Inchiesta, l’unico festival dedicato al documentario d’indagine si svolgerà nelle sale di Cinemazero a Pordenone da mercoledì 5 a domenica 9 aprile. Dei 160 lungometraggi visionati, ne sono stati scelti 30, di cui ben 22 in anteprima italiana, che concorreranno al premio del pubblico. Gli ospiti nazionali e internazionali saranno 40.

Numeri che lasciano facilmente comprendere come il festival, giunto alla decima edizione, abbia raggiunto un posto di assoluto rilievo nel panorama nazionale e internazionale e sia un appuntamento immancabile per tutti coloro che vogliono provare a “esercitare la memoria dell’oggi”.

Nei documentari che io cercherò di seguire si parlerà di Isis e di Iraq, attraverso la storia di un infermiere iraqueno che filma per cinque anni le vittime della guerra nell’ospedale di Jalawla e poi è costretto a fuggire nella pellicola Nowhere tio Hide di Zaradasht Ahmed (venerdì 7 aprile alle 20.45) e si continuerà a parlare di terrorismo nell’attesissimo Dugma: The button del norvegese Paul Salahadin Refsdal (sabato 8 aprile alle 15), girato in Siria e che ci accompagna a provare a capire cosa pensano e come vivano i kamikaze pronti a farsi esplodere.

Entrambe le pellicole sono anteprime nazionali, così come altri due documentari secondo me imperdibili nella giornata di sabato 8 aprile: Waiting for Giraffes di Marco De Stefanis (alle 16.30) che racconta la storia di un veterinario dello zoo di Qalqilya, in Cisgiordania, che prova a collaborare con il vicino zoo israeliano, in un documentario che si preannuncia ricco di simbolismi. Si resta sul tema del conflitto tra Israele e Palestina, alle 20.45, con Forever Pure di Maya Zinshtein che racconta la storia della squadra Beitar di Gerusalemme, la cui tifoseria è ebrea-ultraordossa, nel periodo in cui il proprietario russo decide di acquistare due giocatori musulmani ceceni.

Vero e proprio evento, anche per la presenza a Pordenone del suo regista, il documentario, sempre in anteprima nazionale, The Confession dell’inglese Ashish Ghadiali (giovedì 6 aprile alle 17.45) che racconta la storia di Moazzam Begg, cittadino inglese-pakistano, nato in India da famiglia musulmana, trasferitosi in Pakistan. Catturato e deportato a Guantanamo perché sospettato di essere un estremista islamico, fu rilasciato dopo quasi cinque anni senza alcuna accusa.

voci dell'inchiesta 2017

“Sono film che possono cambiare il nostro modo di vedere il mondo – ha detto il coordinatore del festival Riccardo Costantini durante la conferenza stampa in diretta facebook – e che parlano di noi e della società in cui viviamo. Non ci sono registi e titoli estremamente conosciuti, ma la selezione internazionale che abbiamo fatto ha provato a portare in Italia secondo noi ha provato a raccontare lo stupore della scoperta in ogni essere umano”. Il documentario cinematografico è uno dei generi più vitali e in grado più e meglio di altri di raccontare l’attualità, il reale contemporaneo.

Grazie a strumenti di ripresa leggeri e relativamente economici, è un genere a cui possono accedere registi giovanissimi che provano a parlare a un pubblico vasto. Le Voci dell’Inchiesta fa da megafono alle migliori produzioni che spesso in Italia fanno fatica ad essere distribuite. Una selezione però è necessaria ancora di più ora. Nella babele di contenuti offerti dal web, è necessario, per i curatori del festival, mantenere “la capacità della misura, della delicatezza, dello sguardo partecipe ma discreto”. “Senza perdere la tenerezza”, come recita il titolo dello speciale tv che la Rai ha dedicato a Giuseppe – Joe – Marrazzo, il giornalista d’inchiesta a cui l’edizione 2017 del festival dedica la retrospettiva e che sarà ricordato in particolare nella serata inaugurale del festival, mercoledì 5 aprile alle 20.45. Durante i cinque giorni della rassegna la figura di questo importante protagonista italiano che ha raccontato scottanti temi sociali, come la mafia e la camorra sarà tratteggiata attraverso nove materiali audiovisivi d’archivio.

Nella giornata inaugurale del festival, Cameraperson, l’esperienza di Kristen Johnson (5 aprile, ore 16), una vita da videoreporter, proposta in anteprima nazionale dopo il Gran Premio della giuria dello Sheffield International DOcumentary Festival 2016.

Nell’ampio programma dei cinque giorni di festival, saranno affrontati anche i temi dell’ambiente, del lavoro (in anteprima Merci Patron di Francois Ruffin, considerato il Michel Moore francese) e della politica (con il documentario Tutti a casa della regista danese Lise Birk Pedersen sul Movimento 5 stelle). E ci sarà una sezione interamente dedicata alla realtà virtuale, con quattro postazioni che permetteranno agli spettatori di fare questa esperienza attraverso la visione di alcuni lavori di importanza internazionale.

Perché, come scrive il programma del festival: “Il mondo, là fuori, è in attesa di essere raccontato”.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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