Fiume, la città da sempre contesa

Adagiata sulla costa dell’Adriatico orientale, Fiume ha da sempre pagato a caro prezzo la sua invidiabile posizione geografica, perfetta per il commercio, il turismo, l’industria, sbocco sul mare dell’Europa dell’Esta. Da sempre, infatti, questa città è stata contesa e costretta a vivere situazioni ibride che non hanno giovato al suo sviluppo. Un mix di storie e di culture che si sono sovrapposte, spesso con la violenza, alle altre, senza avere la volontà di integrarsi. Un mix ancora oggi testimoniato dallo sviluppo di spazi urbani incoerenti, dotati però di innegabile suggestione e capaci di testimoniare l’evoluzione che la storia ha sull’architettura e l’arte di una città.

Fiume (Rijeca in croato) è oggi la terza città della Croazia e conta oltre 140 mila abitanti. I primi nuclei abitati risalgono al periodo degli Illiri. Poi la città divenne romana con il nome di Tarsatica. Fiume, insieme a Lubiana e Trieste, era l’ultimo baluardo di difesa orientale dell’Italia, a protezione di Aquileia. Fu occupata dai Barbari, dai Bizantini, dai Franchi, quindi annessa al Patriarcato di Aquileia. Fu governata da importanti famiglie locali come quella dei Frankopan, poi passò agli Asburgo che ne mantennero il controllo fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Nel corso di questi secoli, Fiume divenne porto franco e cominciò a sviluppare i commerci e fu preda delle mire dei Veneziani e poi di Napoleone, passò sotto il regno ungherese e venne contesa dai croati, tanto da avere un governo provvisorio (nel 1870) nell’impossibilità di trovare una soluzione diplomatica che accontentasse entrambe le parti. La città così fu spesso luogo di scontri.

All’inizio del Novecento cominciò a nascere il movimento irredentista che considerava Fiume italiana. Cominciò così la contesa della città fra l’Italia e la Monarchia dei Serbi, Croati e Sloveni (che dal 1929 diventerà Jugoslavia). Nel 1918 Fiume fu annessa all’Italia, nonostante nel Patto di Londra del 1915 la città non fosse nell’elenco delle città irredente. L’anno successivo le truppe italiane furono ritirate, ma a quel punto fu D’Annunzio a mettersi a capo di una spedizione di legionari per riprendersi la città che a lungo fu considerata una sorta di proprietà privata del poeta. Nel 1920 a Fiume fu riconosciuta l’indipendenza e fu proclamato lo Stato Libero di Fiume, che ebbe però vita breve, a causa dell’ennesima incursione di nazionalisti e fascisti. Per ristabilire l’ordine pubblico, il governo italiano nominò governatore un generale nel 1923.

Mussolini firmò nel 1924 l’annessione di Fiume all’Italia. Il confine fra le due nazioni era il fiume Rjecina: la città fu artificialmente tagliata in due. Il 1941 fu l’anno dell’aggressione fascista alla Jugoslavia, mentre quattro anni dopo i partigiani respinsero gli italiani oltre il confine e si ripresero la città, non prima che essa fosse bombardata dagli Alleati. Dopo i Trattato di Pace del1947 e l’annessione definitiva della città alla Jugoslavia, la città si svuotò quasi del tutto della componente culturale italiana, il centro storico fu abbandonato e furono costruiti i quartieri popolari periferici, fatti di grigi condomini, che hanno alterato il paesaggio costiero. È la prima cosa che ancora oggi si nota arrivando in città. L’esperienza realsocialista si concluse nel 1991 e da quel periodo la città ha cominciato la sua rinascita, grazie anche al turismo nelle vicine località costiere o sulle isole.

Queste sono le quattro zone più significative della città, lungo le quali organizzare la visita.

Il Korzo

È la via commerciale pedonale di Fiume, sempre affollata di gente che si affretta tra un negozio e un caffè all’aperto. In estate ospita anche concerti e festival. Il Korzo è caratterizzato dalla Torre Civica, il simbolo della città. Un lato della torre si affaccia sul commerciale Korzo, via principale della città, mentre l’altra dà su piazza Kobler, centro dell’antica zona medievale. Era l’antica porta al centro storico medievale. Costruita nel XIV secolo e rivolta al mare, in passato era protetta da un ponte levatoio e da un fossato. All’esterno stavano le botteghe artigiane e i marinai. Nella seconda metà del Seicento venne posto l’orologio sulla sua facciata. Dopo il terremoto del 1753 il complesso fu restaurato e la sua forma divenne più barocca. Sotto il quadrante si trova lo stemma della città di Fiume, mentre sopra il portale ci sono un’aquila asburgica e i ritratti degli imperatori Leopoldo I e Carlo I. L’orologio attuale risale al 1873, quando i meccanismi di fabbricazione slovena furono sostituiti con quelli più moderni bavaresi. L’ultima ristrutturazione risale al 1890 quando la torre civica assunse l’immagine che conserva ancora oggi, con la copertura ottagonale.

fiume croazia cosa vedere
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Il centro storico

Gli antichi vicoli e i vecchi palazzi sono spesso un lontano ricordo: dopo lo sviluppo della città di Fiume nella seconda metà dell’Ottocento, la città medievale perse la sua importanza. Le viuzze del centro medievale lasciarono il posto ai grandi viali alberati, i palazzi antichi agli edifici moderni. Numerosi sventramenti del vecchio centro storico si ebbero con gli italiani durante il fascismo, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale le cose andarono anche peggio. Il centro storico fu ulteriormente colpito dai bombardamenti degli Alleati.

Dopo la guerra, gli abitanti preferirono allontanarsi dal centro, abitato da borghesi e italiani, per costruire moderni quartieri popolari in periferia. Il centro storico medievale divenne così un’area degradata dove si insediarono i nuovi immigrati, provenienti soprattutto dalla Bosnia. Nel 1957 cominciò un progetto di recupero urbano con la costruzione di nuovi e discutibili edifici, senza molto rispetto per il tessuto urbanistico circostante.

Oggi il centro storico appare come un luogo dotato di una suggestione molto particolare. Sembra privo di un’anima precisa, ma in realtà ne ha diverse che si accavallano fra di loro, proprio come gli edifici che lo costituiscono. Case abbandonate e sventrate sorgono vicino ad aree destinate a parcheggio, antichi e suggestivi palazzi si specchiano su anonimi e grigi condomini, piazzette alberate sono circondate da palazzi ricoperti di graffiti.

Perdersi nelle strade del centro medievale di Fiume è un’esperienza da fare per entrare ancora oggi a contatto con la suggestione decadente di un contesto urbano che sembra appena uscito dagli anni del socialismo.

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La Riva

Il dejavu è d’obbligo: la Riva di Fiume assomiglia moltissimo a quella di Trieste. Certo non c’è Piazza Unità e in generale è molto più “povera” di quella della sorella italiana, ma la conformazione è la stessa, così come i palazzi di impronta asburgica che vi si affacciano (anche se molto meno numerosi rispetto a quelli di Trieste). Una delle soluzioni più comode per visitare la città, è proprio quella di parcheggiare l’auto all’inizio della Riva e di percorrerla poi a piedi, osservando la gente che torna dal mercato, i pescatori che lanciano le lenze dal molo, le navi nel porto, le auto che scorrono veloci lungo il viale. La riva è l’accesso alla città dal mare, punto di collegamento con i quartieri che si inerpicano sulla collina.

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Il Castello di Tersatto

Vale la pena arrivare fino alla cima del colle che ospita il castello per godere la vista panoramica sul golfo. Il castello è una ricostruzione neoromantica voluta da Laval Nugent von Westmeath, maresciallo di origine irlandese a servizio degli Asburgo che nel 1826 acquistò i ruderi del maniero per trasformarlo nel proprio mausoleo. Quel che rimane dell’antico castello, costruito sul colle di Tersatto per la prima volta nel 1225 dall’influente famiglia dei Frankopan, è stato inserito in una sorta di facciata neoclassica su cui campeggia la scritta Mir Junaka (la pace dell’eroe). Il mausoleo è custodito dalla statua bronzea di un animale con testa di gallo, corpo di drago e coda di serpente.

Nei secoli il castello divenne la dimora degli Asburgo e fu in gran parte distrutto dal terremoto del 1750. Sorge però in una posizione panoramica fra le più belle. Come prova il fatto che questo sito fu abitato fin dalla preistoria, quando gli Illiri e poi i Romani costruirono qui un presidio militare. Durante le invasioni barbariche, grazie alla sua posizione, divenne anche il rifugio di molte famiglie in fuga.

Il castello è circondato da mura merlate, su cui è possibile anche in parte salire. L’accesso avviene oltrepassando un arco gotico. Arrivati nello spazio interno, sulla sinistra si ammira lo splendido panorama sul golfo, sul fiume e sulla città, visibile in tutta la sua ampiezza anche dalla torre merlata. C’è anche un caffè con vista. L’ingresso è libero.

Una scalinata di oltre 550 gradini conduce al colle di Tersatto, che i più pigri potranno comunque raggiungere anche in auto. La salita non è troppo faticosa e merita anche per scoprire il quartiere che si estende su questo colle (molte delle case si affacciano sulla scalinata stessa).

La salita si imbocca dopo aver lasciato il fiume Rjecina, oltrepassata piazza Tito. È facilmente individuabile anche da lontano visto che il punto di partenza è rappresentato da un portale barocco, impreziosito da un bassorilievo con la Madonna con il Bambino. La via è dedicata a Petra Kruzica, il comandante che, per sciogliere un voto fatto nel 1531 a San Nicola, protettore dei marinai, fece costruire la scalinata e una cappella che si trova a metà percorso e dedicata al Santo. La via di accesso pedonale al colle fu restaurata nel 1726 dal duca d’Aichenberg e sistemata fra le due guerre mondiali.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

2 Commenti
  1. pubblicato da
    Pietrolley
    Mag 23, 2017 Reply

    Sembra molto carina da esplorare 🙂

    • pubblicato da
      RitagliDiViaggio
      Mag 24, 2017 Reply

      Non è una meta scontata e può offrire qualche bella sorpresa 🙂

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