Detour, i vincitori e film che ho amato. Le 5 cose più belle e le 5 più brutte (secondo me) dell’edizione 2017

È stata una storia delicata e sorprendente come quella che può unire uno dei pittori più amati del mondo a una città del Far East ad aggiudicarsi la sesta edizione del Detour, festival del cinema di viaggio, in programma a Padova a inizio ottobre. China’s Van Gogh, di Yu Haibo e Yu Kiki, vince il Premio come Miglior Film e si aggiudica anche il Premio del Pubblico, contribuendo a eliminare la distinzione tra fiction e documentario, come ha sottolineato la brillante giuria composta dai registi Marco Danieli e Andrea de Sica e dall’attrice Valentina Lodovini.

China’s Van Gogh è un documentario del 2016 e racconta una storia vera, anche se in certi momenti vi sembrerà di essere all’interno di una favola. La prima parte del racconto si svolge a Dafen, un quartiere della metropoli di Shenzhen, dove pittori-operai riproducono le migliori tele di Van Gogh destinate al mercato internazionale. Zhao Xiaoyong ha creato una piccola impresa in cui lavora tutta la famiglia a ritmi forsennati, che però permettono soltanto di sopravvivere.

Dipingere Van Gogh tutto il giorno e spesso tutta la notte per rispettare i tempi delle consegne produce nel protagonista qualcosa di diverso rispetto agli altri suoi collaboratori. Le opere dipinte sono viste soltanto in foto, l’artista olandese è conosciuto tramite un vecchio film. L’amore e l’ossessione verso Van Gogh crescono e si trasformano in un crescente interesse e ammirazione verso l’artista e verso l’arte stessa.

Il pittore olandese diventa parte dei sogni e degli incubi di Zhao Xiaoyong, il cui suo desiderio più grande è vedere i quadri dal vivo, per poterli dipingere meglio. Un sogno sembra sul punto di realizzarsi quando il suo migliore cliente gli offre la possibilità di andare ad Amsterdam.

Visto che, fortunatamente, il film sarà distribuito in Italia da Wanted Cinema, non voglio spoilerarvi il resto della storia, che è originale e piena di poesia e di soprese. Realizzata con grande bravura dai registi, padre e figlia, questa pellicola cambierà il vostro modo di guardare le copie dei Van Gogh sparsi sulle bancarelle. Io ho avuto la fortuna di vedere la pellicola in anteprima nazionale a Le Voci dell’inchiesta a Pordenone lo scorso aprile e già quella volta lo avevo messo in cima ai miei preferiti.

Che posso dire ancora? Se vi capita di vederlo in programmazione nei cinema della vostra città, non perdetevelo.

Detour 2017
Detour 2017
Detour 2017
Detour 2017

Il mio auspicio è che possa essere distribuito nelle sale anche Handle with Care, anteprima italiana, del norvegese Arild Andresen, vincitore del Premio Speciale della Giuria, perché secondo me è una pellicola che potrebbe essere molto amata dal grande pubblico. Racconta una storia molto commovente, senza scadere nel banale o nel patetico. Anche in questo caso c’è un viaggio tra l’Europa e un mondo molto distante, come quello del Sudamerica. Rispetto a China’s Van Gogh, il viaggio si compie in senso inverso. I protagonisti dalla Norvegia andranno in Colombia. Anche in questo caso il viaggio corrisponderà a una ricerca che i viaggiatori si sentono di dover fare. Ma l’occasione per farla non sarà felice, bensì tragica: la morte della mamma adottiva del piccolo colombiano e la disperazione del padre e marito che si sente impotente di fronte a un figlio che non sa come crescere. Il regista, presente in sala, ha raccontato come l’idea nasca da un suo amico colombiano nato a Bogotà e ora residente in Norvegia con l’obiettivo di unire due culture molto diverse in un unico film. Il regista aveva già studiato in una sua precedente opera la relazione emotiva tra un padre e un figlio, ma in questo caso il lavoro è ancora più approfondito alla ricerca di “un personaggio che fatica a rimanere in contatto con i suoi sentimenti, ma in cui ci si può identificare”. Il film ci offre un interessante spaccato di Bogotà e il regista ci fa sapere come gli abitanti siano stati molto felici di vedere scelta la loro città per raccontare una storia di umanità ferita, invece che la solita vicenda di pistole e droga.

L’edizione 2017 del festival ha visto il debutto di una nuova sezione, “Viaggio in Italia”, dedicata alle opere di registi italiani. Cinque le pellicole proiettate e giudicate dalla giuria formata dagli studenti del master in sceneggiatura “Carlo Mazzacurati” dell’università di Padova. Vincitore, molto meritato anche dal mio piccolo punto di vista”, il documentario di Alessandro Stevanon, “Sagre Balere”, un viaggio all’interno della vita pubblicata e privata del protagonista Omar Codazzi e di un mondo, quello delle sagre paesane con intrattenimento musicale che hanno rappresentato un’epoca.

Questi dunque i vincitori dell’edizione di quest’anno. Io sono riuscita a vedermi 13 film in tutto, con una full immersion quasi senza tregua (ma il Detour per me è un appuntamento imperdibile). Oltre ai vincitori, una rapida carrellata dei film che ho trovato più interessanti:

Ava, opera prima di Léa Mysius, in anteprima italiana, mi ha colpito per la fotografia e i colori, che mi hanno ricordato certe cartoline dei luoghi di vacanza degli anni ’70 e per l’originalità della storia, che cerca di trovare un equilibrio tra tanti temi tanto importanti quanto diversi, come il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la scoperta della sessualità, il confronto tra culture diverse, il rapporto tra figli e genitori, l’accettazione della malattia.

Untitled è un’opera incredibile. Si tratta di un documentario austriaco montato da Monika Willi, collaboratrice del regisa Michale Glawogger, che ha realizzato le riprese durante il suo viaggio intorno al mondo, fino alla morte di malaria in Liberia. Dai Balcani all’Italia all’Africa, le immagini toccano una quarantina di Paesi e il racconto lascia parlare le immagini, a parte qualche annotazione scritta o vocale dello stesso Glawogger che la sua collaboratrice ha trovato tra le sue carte. Le immagini risalgono al 2013 e al 2014, il film è del 2017. Da vedere.

Mi aspettavo il classico lavoro ambientalista un po’ già visto, invece Plastic Ocean è un documentario giornalistico che lascia il segno e che, a mio modesto parere, dovrebbero vedere tutti e dovrebbe essere proiettato anche nelle scuole. Il giornalista e regista britannico Craig Leeson, insieme alla produttrice Jo Ruxton e alla campionessa mondiale in apena Tanya Streeter con la partecipazione di personaggi come il documentarista David Attenborough e la ricercatrice Sylvia Earle, riescono a gettare una luce chiara, documentata ed emozionante su un fenomeno molto preoccupante e ancora troppo sottovalutato, ovvero l’invasione della plastica. Il regista stesso spiega il perché del suo lavoro: “A tutti noi, dappertutto, è stato spiegato un concetto rivelatosi completamente falso: che potevamo usare liberamente la plastica, gettarla via, e a quel punto sarebbe rimasta via per sempre. Con il documentario vogliamo che sia chiaro a tutti che questo via non esiste affatto”. E che la nostra vita, oltre a quella della natura e degli animali, sono in grave pericolo.

Nico, 1988 della simpatica regista italiana Susanna Nicchiarelli, presente in sala, è un film che dovrebbe vedere anche chi è fan di Nico o addirittura non sa chi sia. Il film è un road movie dedicato agli ultimi anni di vita di Christa Paffgen, in arte Nico, nota ai più come vocalist dei Velvet Undergound. Gli anni raccontati sono quelli meno noti dell’artista ma più veri, in cui lei prova a ricostruirsi come artista e come madre, liberandosi da alcuni stereotipi del passato. Bravissima l’attice protagonista Trine Dyrholm.

Train to Busan del coreano Yeon Sang-ho è un horror che vi lascerà il cuore in gola dall’inizio alla fine. Al Detour hanno il senso dell’umorismo e hanno deciso di proiettarlo alle 23, come evento speciale, per chiudere la serata di venerdì sera e augurare a tutti una buonanotte.

Detour 2017
Detour 2017
Detour 2017
Detour 2017

Dopo la full immersion di 4 giorni, ecco quali sono state, secondo me, le 5 cose più belle e le 5 più brutte di questa edizione del Detour.

5 COSE BELLE DEL DETOUR 2017

1. Serata finale al teatro Verdi, bella giuria, ospiti importanti. È stato il teatro Verdi, con il suo innegabile fascino, a fare da sfondo alla cerimonia di premiazione del Detour 2017. Sul palco il direttore artistico Marco Segato, il presidente Marco Bonsembiante, la bellissima giuria di questa edizione con i registi Marco Danieli e Andrea De Sica e l’attrice Valentina Lodovini e il regista Gianni Amelio che ha ricevuto il premio Padova incontra il cinema.
A seguire la proiezione di uno dei film muti più belli, Show People, di King Vidor, musicato dalla Zerorchestra diretta da Gunter Buchwald, tra i più noti direttori d’orchestra per il cinema muto. Davvero una chicca.
Gli incontri con il metereologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, con il regista che dal 2014 lavora a Gomorra-La serie e ha diretto il film Alaska nel 2015 e con lo stesso Gianni Amelio che ha presentato il suo libro hanno coinvolto un gran numero di appassionati e curiosi.
Originale anche l’inaugurazione del festival, affidata quest’anno non alla proiezione di un film, bensì a un reading-concerto dell’opera Il Ponte (Una lettura) che visto protagonisti lo scrittore Vitaliano Trevisan e il contrabbassista Daniele Roccato.

2. Più sponsor privati che hanno creduto nel festival. Di solito è difficile trovare privati che credano nella cultura. Per il Detour invece è l’opposto: pochi enti pubblici, ma di anno in anno qualche privato in più che inserisce nella sua strategia nella programmazione il sostegno da questo festival. Quest’anno è stato il turno di Pittarosso, che ha organizzato anche i laboratori per i bambini, mentre Amga-Aps-Acegas ha dato l’opportunità di vedere lo straordinario documentario Plastic Ocean a ingresso gratuito, un documentario che dovrebbe essere proiettato anche nelle scuole, tanto è importante diventare consapevoli del consumo di plastica nel mondo, che sta letteralmente sommergendo il pianeta e mettendo a rischio la vita animale e umana.

3. Atmosfera del festival. Il clima che si respira al Detour non è una novità di questa edizione, ma una piacevole conferma. Quando l’organizzazione di un evento è fatta da persone affiatate e appassionate, anche il pubblico lo percepisce. Andateci il prossimo anno e respirate questo bel clima, così saprete di cosa parlo.

4. Prezzi bassi per vedere i film. 3 euro per il film del pomeriggio, 6 euro per quelli serali, eventi speciali compresi, oltre ad alcune proiezioni gratuite. Nonostante la cronica carenza di fondi, i prezzi delle proiezioni sono invariati dal primo anno di festival. Peccato forse soltanto la mancanza di una formula di abbonamento per i cinefili incalliti.

5. Se c’è una cosa che attendo ogni anno con curiosità, è la videosigla del Detour, quella che precede l’inizio di ogni proiezione. La sigla di questo festival è una piccola opera d’arte, realizzata da Giuseppe Ferrari e Nicoletta Traversa, ed esprime perfettamente il clima del festival.

5 COSE BRUTTE DEL DETOUR 2017

1. Sempre meno fondi pubblici. Non è una novità, purtroppo, ma ogni anno l’auspicio è che ci sia un’inversione di tendenza, che invece tarda ad arrivare. Il contributo pubblico al festival quest’anno è stato del 7% sul budget totale ed è stato erogato interamente dal Comune di Padova. Assente la Regione. Difficile per me capire come non venga dato sostegno e fiducia a un evento ideato da Marco Segato, che è stato assistente alla regia di Carlo Mazzacurati, è da anni attivo sul territorio con svariate iniziative nel campo del cinema e che nell’ultimo anno sta portando il nome del Veneto e dell’Italia nel mondo dopo aver vinto il David di Donatello come Miglior regista esordiente con il suo pluripremiato “La pelle dell’orso” con Marco Paolini.

 2. Sovrapposizione nello stesso weekend con la Fiera delle Parole e altri eventi. Vengo da una regione in cui per anni sono stati capaci di sovrapporre Pordenonelegge e Friuli Doc, quindi so bene quanto sia difficile conciliare certe dinamiche. Però quest’anno organizzare la Fiera delle parole nello stesso weekend del Detour, è stata davvero una scelta infelice. A ogni proiezione, accanto a me c’erano persone che se ne lamentavano. Per non parlare poi della presenza, in altre parti della città, di altri eventi più piccoli ma comunque interessanti, come il Festival della lentezza e BiciCinema. Parlatevi di più, vi prego, c’è spazio per tutti.

3. Meno film in concorso rispetto alle passate edizioni. È la conseguenza della cronica carenza di fondi, però è davvero un peccato. Quest’anno c’erano molti eventi collaterali e tante proiezioni interessanti, però i film in concorso erano soltanto sei, uno in meno rispetto alle edizioni degli ultimi 3 anni, e ben 5 in meno rispetto ai primi due anni di festival. Speriamo che qualcuno comprenda la qualità di questo festival e decida di investire un po’ di più in un evento unico nel panorama nazionale.

4. Assenza di qualunque bar aperto durante gli spettacoli pomeridiani. Padova è una città davvero dinamica, ma in alcune occasioni a me sembra che si perda in un bicchiere d’acqua. Com’è possibile che con un festival in corso e con le proiezioni che cominciano alle 14, non ci sia nemmeno un bar aperto, nemmeno quello all’interno del cinema, almeno fino alle 18.30? Ho visto gente allo sbando cercare disperata una bottiglia d’acqua o un caffè. Pensateci, forse c’è qualcosa da guadagnare per tutti.

5. Difficoltà nel conciliare gli eventi in città agli spettacoli al PortoAstra. È un po’ un difetto di tanti festival ed è anche comprensibile che sia così, però è davvero difficile poter partecipare ai diversi eventi quando questi si trovano a parecchi chilometri di distanza l’uno dall’altro e con orari molto ravvicinati. Alla fine io ho optato per vedere i film, perché so che ogni anno che la qualità delle pellicole è molto alta. Però ammetto che andare ad ascoltare Gianni Amelio o Claudio Cupellini mi sarebbe piaciuto molto.

Detour 2017
Detour 2017

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l’arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell’Est, sogna l’Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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