Veneto da scoprire: una passeggiata nella Conegliano dei misteri

Da Conegliano passo quasi ogni settimana con il treno che va da Udine a Padova, ma finora avevo visitato la città soltanto un paio di volte: anche per questo motivo mi ha fatto molto piacere partecipare, insieme ad altri blogger e igers, all’Instantmeet all’appuntamento di #VisitConegliano dedicato al mistero. L’iniziativa, realizzata per lo Iat in collaborazione con il Comune di Conegliano e con Unpli (Pro Loco del Veneto), si inserisce nella cornice del Festival Veneto, Spettacoli di Mistero.

È stato un sabato pomeriggio diverso, alla scoperta di questa cittadina veneta, dei suoi angoli e delle sue storie ancora poco conosciute.

In questo post vi racconto il nostro itinerario. È un percorso che potete fare anche voi, partecipando ad uno dei tour organizzati dallo Iat.

Il giro si snoda lungo le strade che risalgono la collina su cui sorge il castello. Punto di partenza obbligato: la Contrada Grande, ovvero il viale principale di Conegliano composto dal corso Vittorio Emanuele e corso Mazzini. Dalla nota Gradinata degli Alpini si sale verso piazza Cima, che si apre proprio a metà Contrada Grande, oggi denominata via XX Settembre, su cui si affacciano alcuni splendidi palazzi, di diverse epoche, che celano storie interessanti.

Vi dice nulla, ad esempio, il nome di Riccardo Perucolo? Fu un pittore che finì al rogo come eretico ai tempi della Controriforma e di cui poi si perse la memoria. E avete mai sentito parlare di Maddalena Montalban? È stata una contessa mazziniana, controllata per anni dagli Austriaci e che pagò col carcere il suo patriottismo. Nell’androne di Palazzo Montalban nuovo è leggibile un’iscrizione che la ricorda. Lungo via XX Settembre ci sono ben tre palazzi che furono di proprietà di questa importante famiglia di Conegliano.

Di fronte a palazzo Montalban Nuovo c’è l’antico Monte di Pietà, istituito nel 1504 dalla Confraternita dei Battuti per aiutare le fasce più deboli della popolazione. La facciata del palazzo attira immediatamente l’attenzione grazie alla splendida facciata affrescata nel 1522-24. I dipinti sono opera di Ludovico Fiumicelli, che dipinse la Pietà e angeli reggenti gli strumenti del martirio di Cristo. Gli appassionati di arte che osserveranno con attenzione l’angelo sulla sinistra, forse noteranno qualche somiglianza: la figura riprende infatti l’angelo de “L’Assunta” di Tiziano alla Chiesa dei Frari di Venezia. Quanti di voi lo sapevano?

Dopo aver superato piazza Cima, si scorge a uno dei più noti edifici della città: alle spalle del porticato, c’è il campanile, ma non si vede alcuna chiesa. Il Duomo di Conegliano è infatti formato dall’edificio della Scuola dei Battuti, scandita da archi al piano terreno e da eleganti trifore al piano superiore. La Scuola divenne Duomo nel 1756 a cui venne annesso il campanile tardo quattrocentesco.

Lo sguardo è attirato dagli affreschi che decorano il piano superiore della facciata della Scuola. Sono stati dipinti da Ludovico Pozzoserrato e raffigurano scene bibliche e il salvataggio dei Battuti da parte della Vergine.

A questo punto, invece di proseguire lungo la strada principale, vale la pena risalire la collina tramite una scorciatoia, ovvero passando sotto i portici e il campanile per arrivare in un campiello da cui, dopo aver percorso una breve scalinata in salita, conduce direttamente a una suggestiva strada acciottolata su cui si affacciano casette dipinte con colori pastello.

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Lungo questa strada l’edificio più importante è la Casa-museo di Cima da Conegliano, il pittore più noto della città. Identificata grazie a documenti del 1500 conservati nell’archivio della città, la casa di Giovan Battista Cima fu acquistata e restaurata dal Camillo Vazzoler che la trasformò in fondazione culturale. La casa conserva la classica struttura quattrocentesca con la bottega al piano terra e l’abitazione al primo piano.

Al piano terra ci sono alcune riproduzioni delle opere più famose di Cima, mentre al primo piano c’è una mostra di ceramiche. Durante ila ristrutturazione, riemersero reperti dell’Età del Bronzo ora esposti al piano terra vicino ad una sezione di scavi lasciata a vista. Vale la pena salire al secondo piano per ammirare il panorama sui tetti della città che si gode dalle finestre che danno sulla strada: uno scorcio da cartolina. Anche questo edificio cela un piccolo mistero: sui muri interni al primo piano sono stati rinvenuti interessanti scritte e giochi di parole, tra cui un palindromo e la data “1492 adì 9 otubrio”. Quale significato nasconderà?

Usciti dalla casa di Cima e percorsa la via fino in fondo, si gira a sinistra in via Francesco Beccaruzzi e si comincia a salire le scale di pietra che conducono prima al seminario dei francescani, per proseguire poi lungo via Edmondo de Amicis e infine cominciare la salita acciottolata di Calle Madonna della Neve, una strada lastricata di pietre che costeggia le vecchie mura.

Questo secondo me è uno dei luoghi più scenografici della città, tanto più durante il periodo autunnale e con una lieve nebbiolina che regala fascino e mistero al luogo. Alzate gli occhi per poter godere della visione del tratto meglio conservato delle Mura carraresi.

Sotto i venti archivolti si possono ancora notare le più antiche merlature guelfe, che alternano merli ciechi ad altri che presentano la classica feritoia. Le alte arcate segnano il percorso risalendo a zigzag la collina e sbucando infine sull’asfaltata via Coderta.

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Chi arriva fino a qui, di solito, prosegue il percorso fino ad arrivare al castello, senza immaginare che, proprio alla sua destra, c’è un cancello dietro al quale si cela Villa Gera. La villa è privata e viene aperta al pubblico soltanto nel caso di eventi. Grazie al tour dello Iat, noi abbiamo avuto il privilegio di entrare, accolti dalla proprietaria che ci ha raccontato la storia della casa e mostrato le sue bellezze. La villa è davvero splendida.

Progettata nel 1827 da Giuseppe Jappelli per conto di Bartolomeo Gera, domina la città, placidamente adagiata sul colle, proprio sotto il castello, immersa nel verde e nei vigneti. La facciata è neoclassica con otto colonne ioniche e un enorme timpano su cui Marco Casagrande scolpì l’Architettura e le Arti Sorelle.

Lo splendore continua anche all’interno: al primo piano c’è il salone d’onore affrescato nel 1837 da Giovanni Antonio De Min che rappresentò scende tratte dal “De bello gallico”, con evidenti riferimenti alla dominazione asburgica. Nel 1844 venne aggiunto un altro affresco con lo sbarco di San Saba a Costantinopoli, distrutto da un incendio al termine della seconda guerra mondiale. La villa ebbe alterne vicende, ospitando gli austriaci e i vertici del regime fascista.

Nel 1951, la discendenza maschile dei Gera si esaurì e la villa venne ereditata da una delle sei figlie, Giulia Gera che visse qui con il marito Guido Sinopoli e ancora oggi è proprietà della famiglia che affitta gli spazi per eventi.

Ma le sorprese non finiscono qui. Oltre che per ammirare le scenografiche stanze della villa, c’è un altro motivo per cui vale la pena riuscire ad arrivare fino a qui. Un panorama spettacolare si ammira dal parco che circonda l’edificio e soprattutto dal camminamento di ronda ancora oggi ben conservato e percorribile in sicurezza. Questo pezzo di mura venne acquisito dai Gera al momento della costruzione della grande villa, nella prima metà dell’Ottocento. La famiglia lo modificò parzialmente creando un belvedere pensile in basso e un “tempietto” per la riflessione e la preghiera in alto.

Accostato alla trecentesca cortina muraria c’è il seicentesco Oratorio della Madonna della Neve. Al suo interno si vede lo stipite sinistro, con capitello e imposta dell’arco, della Porta della Castagnera  del 1314, una delle tre presenti lungo la seconda cinta muraria che divideva il castello dal borgo.

Il luogo è molto suggestivo e il panorama che si gode da qui è davvero incantevole. La città si staglia davanti in tutta la sua bellezza. Se poi venite qui al tramonto, come abbiamo avuto la fortuna di fare noi, la magia della misteriosa Conegliano sarà completa.

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E dopo così tanta bellezza il nostro Instanmeet a Conegliano termina anche con qualcosa di buono: un assaggio del Torchiato di Fregona all’hotel Canon d’Oro. Super!

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Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l’arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell’Est, sogna l’Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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