Nella valle di Kathmandu: alla scoperta di Patan

Sembra sia giunta l’ora che cominci a raccontarvi un po’ di Nepal, un Paese che ho visitato qualche anno fa e di cui ancora non sono riuscita a scrivere. Complice l’invito del Festival dell’Oriente, che fa tappa a Udine dal 18 al 20 maggio, ho rispolverato appunti e foto di questo meraviglioso viaggio e nelle prossime settimane vi racconterò il mio itinerario nella Valle di Kathmandu.
Con questo post inizio da Patan, una delle tre città reali medievali, insieme a Kathamandu e Bhaktapur, destinazione obbligatoria di qualunque viaggio in Nepal.

Un tempo città-stato fieramente autonoma, oggi Patan è quasi un sobborgo di Kathmandu, da cui è separata soltanto dal fangoso fiume Bagmati. Molti abitanti chiamano ancora la città con il nome sanscrito originario Lalitpur (città della bellezza) o con quello newari, Yala.

Fulcro della città è la bellissima Durban Square, probabilmente è il mosaico di templi e palazzi newari (l’etnia più diffusa) più spettacolari di tutto il Nepal. Durbar significa palazzo e ogni città reale ha una sua piazza-palazzo ricchissima di templi. La costruzione dei templi raggiunse l’apice durante il periodo Malla (dal XIV al XVIII secolo), in particolare dal 1619 al 1660.

Patan vanta una lunga tradizione buddhista, che ha esteso la propria influenza anche ai suoi templi hindu. La città fu governata dai nobili locali fino alla conquista da parte del re Shiva Malla di Kathmandu, che nel 1597 unificò temporaneamente la valle e diede vita al periodo d’oro nepalese, quello a cui risalgono anche la maggior parte dei templi e dei palazzi.

patan kathmandu nepal
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Appena arrivati nella Durbar Square non preoccupatevi se la prima impressione sarà quella di disorientamento: è normale. La piazza è stracolma di edifici di ogni genere e di ogni forma, ricchi di sculture che all’inizio non si bene dove guardare e il rischio è quello di essere talmente tanto meravigliati da guardare un po’ tutto senza vedere nulla. La cosa migliore probabilmente è fare un giro della piazza per ambientarsi un po’ e poi ripartire dall’inizio cercando di riconoscere i templi più interessanti. All’entrata, dopo aver pagato il biglietto, vi sarà consegnata una mappa e un depliant, ma in ogni caso gli edifici non sono semplicissimi da riconoscere, anche perché la moltitudine di persone, odori e colori rischia di distrarre.

Tempio di Jagannarayan: è preceduto da una coppia di nerboruti leoni e quindi abbastanza semplice da riconoscere. Questo tempio, a due piani, è dedicato a Narayan, l’incarnazione di Vishnu creatrice dell’universo. Costruito nel 1565, è considerato il tempio più antico della piazza.

Statua del re Yoganarendra Malla: in mezzo alla piazza campeggia un’imponente colonna sormontata da una statua in ottone del re Yoganarendra Malla (1684-1705) e delle sue regine, risalente al 1700. Sulla testa del re si trova un cobra e sopra il cobra emerge la figura di un piccolissimo uccello d’ottone. C’è una simpatica leggenda intorno a questa scultura: si narra che, fino a quando l’uccello resterà al suo posto, il re avrà la facoltà di fare nuovamente ritorno al suo palazzo. Questa è la ragione per cui le porte e le finestre del palazzo rimangono sempre aperte e un narghilè viene tenuto costantemente pronto, se mai il sovrano decidesse di tornare. Sempre secondo la leggenda, quando l’uccello volerà via gli elefanti posti di fronte al tempio di Vishwanath scenderanno dal piedistallo per andare a bere alla fontana di Maha Hiti.

Campana di Taleju: una poderosa e antica campana è appesa a due robusti pilastri e sostenuta da massicce catene d’ottone. Venne eretta dal re Vishnu Malla nel 1736. Ai postulanti era consentito suonarla per avvertire il sovrano del proprio malcontento.

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Tempio di Vishwanath

Consacrato a Shiva, questa pagoda a due livelli fu costruita nel 1627. Cercate di vedere le elaborate decorazioni, tra cui spiccano incisioni su legno particolarmente raffinate, specialmente quelle che ornano i fregi sopra il colonnato. Notevoli sono anche le sculture di pietra di Ganesh sistemate nel muro di mattoni.

La statua presente sul lato occidentale raffigura la fedele cavalcatura di Shiva, il toro Nandi, mentre sul lato orientale si trovano due elefanti di pietra con in groppa i loro mahout (coloro che si occupano della gestione di un elefante): un elefante è raffigurato nell’atto di schiacciare un uomo con una zampa.

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Krishna Mandir

Costruito per ordine del re Siddhinarsingh Malla nel 1637, questo splendido edificio in pietra intagliata anziché nella consueta combinazione di mattoni e legno, è una favolosa opera architettonica che mostra un’evidente influenza indiana. Il tempio è uno dei più caratteristici monumenti della valle e spesso è raffigurato nei portacandele-souvenir.

L’edificio, che si sviluppa su tre livelli, ha una serie di colonne sulla facciata e sostiene uno shikhara (ovvero l’alta guglia a forma di pannocchia) nello stile dell’India settentrionale. Le delicate incisioni su pietra lungo la trave del primo piano narrano episodi tratti dal Mahabharata, mentre sulla trave al secondo piano sono incise scene tratte dal Ramayana.

La cavalcatura di Vishnu, l’uomo-uccello Garuda, è raffigurato in ginocchio con le braccia conserte in cima a una colonna di fronte al tempio.

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Palazzo reale

Il Palazzo reale di Patan delimita l’intero lato orientale della Durbar Square: fu costruito nel XIV secolo, ma venne ampliato nel corso del XVII e del XVIII secolo. Di molto anteriore ai palazzi di Kathmandu e di Bhaktapur, il palazzo di Patan subì gravi danni durante la conquista della valle da parte di Prithvi Narayan Shah nel 1768. L’edificio fu nuovamente danneggiato dal terremoto del 1934.

Dietro l’elaborata facciata, con i suoi cornicioni sporgenti, le finestre scolpite e i delicati tramezzi lignei, si apre un sistema di cortili comunicanti tra i quali sorgono tre templi dedicati alla dea Taleju, la divinità più venerata della valle.

Ai lati della Porta di Bhairab che conduce al cortile centrale, il Mul Chowk, campeggiano due leoni di pietra circondati da variopinte pitture murali raffiguranti Shiva nella sua feroce incarnazione di Bhairab. In suo onore sopra la porta sono appese corde di budello di bufalo.

Al cortile settentrionale si accede dalla Porta d’Oro, realizzata nel 1734, finemente incisa e laminata in oro, sormontata da una torana (frontone intagliato che sovrasta il portale dei templi) d’oro che raffigura Shiva, Parvati, Ganesh e Kumar, un’incarnazione di Skanda, il dio della guerra.

Direttamente sopra la porta si apre una finestra con un rivestimento in foglia d’oro tutt’intorno alla cornice di legno: da qui, un tempo, il re era solito mostrarsi ai sudditi. Oggi la porta è l’ingresso del Museo di Patan.

A sud del Museo, un cancello dà accesso al maestoso Mul Chowk, il più grande e il più antico dei tre principali chowk (cortili) del palazzo. Appena varcata la Porta di Bhairab, la prima cosa che si nota è il Tempio di Bidya, un piccolo edificio dorato situato al centro della piazza accanto al quale c’è un palo di legno usato per legare gli animali domestici destinati ai sacrifici.

A sud si trova il Tempio di Taleju Bhawani, fiancheggiato da statue delle dee fluviali Ganga, a cavallo di una tartaruga e Jamuna, sopra un makara. L’angolo nord-est della piazza è delimitato dall’alto Tempio di Degutalle, sormontato da una torre ottagonale a tre tetti. Subito a nord sorge il Tempio di Taleju, un edifico più grande a tre tetti che si affaccia su Durbar Square.

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Uku Bahal

Uku Bahal è un antico monastero buddhista ed è tra gli edifici più famosi di Patan. Il cortile principale è zeppo di statue e oggetti metallici: dorje (simbolo del fulmine), campane, pavoni, elefanti, Garuda, capre impennate, fedeli inginocchiati, una statua raffigurante il generale Rana e una coppia di leoni in stile vittoriano.

Il monastero è in funzione da secoli e le travi lignee del tetto sono tra le più antiche della valle, tuttavia gran parte della struttura attuale risale al XIX secolo.

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Tempio di Mahabouddha o dei 1000 Buddha

Un piccolo portale immette al tempio, costretto all’interno di un piccolissimo cortile. Costruito in stile indiano shikara, il santuario deve il proprio nome alle centinaia di piastrelle di terracotta che lo rivestono, ciascuna recante un’immagine del Buddha.

L’edificio si ispira a quello di Mahabouddha a Bodhgaya, la località dell’India dove il Buddha raggiunse il risveglio. La struttura risale al 1585, ma fu ricostruita dopo il terremoto del 1934. Il tempio ospita immagini del Buddha che rappresentano il passato, il presente e il futuro. Nella facciata a nord ci sono immagini di Dipankara Tathagata, in quella a sud e nella sala delle preghiere del Buddha del futuro, Maitreya. A est invece troviamo le immagini del Buddha Sakyamuni, il più venerato.

Più di 9000 statue di terracotta raffigurantiBuddha adornano e ricoprono tutto il tempio, patrimonio dell’Unesco, che si trova a circa 700 metri a sud della Durbar Square. Il tempio è veneratissimo dalla comunità tibetana.

Si racconta che la mente che ideò la costruzione di questo tempio meraviglioso fu Pandit Abhayaraj che non fu in grado però di completarne la costruzione prima di morire. Per finire il tempio ci vollero altre quattro generazioni. 

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Tempio di Kumbeshwar

Il Tempio di Kumbeshwar è uno dei tre templi a cinque piani della valle. Questo alto ed esile edificio presenta ornamenti in legno intagliato di particolare valenza artistica. Si eleva al sopra le case circostanti quasi sfidando la forza di gravità.

Una grande statua di Nandi e il lingam posto al centro indicano che il santuario è consacrato a Shiva. Qui sono spesso in corso alcuni complesse cerimonie induiste. Anch’io ho avuto la fortuna di assistere a una cerimonia di questo tipo durante la mia visita.

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Tempio d’oro (Kwa Bahal)

Questo straordinario tempio buddhista è stato probabilmente fondato nel XII secolo, anche se occupa la posizione attuale soltanto nel 1409. Vi si può accedere da due diversi ingressi: lo stretto portale in pietra sontuosamente ornato sul lato est e quello in legno sul lato ovest. Entrando a est si notano gli sgargianti leoni e il bel portale decorato con fregi ispirati alle divinità buddhiste.

Questo secondo portale conduce al cortile principale del Tempio d’Oro, così chiamato per via delle lastre dorate che ne ricoprono gran parte della facciata. Le tartarughe che gironzolano nel cortile sono considerate le guardiane del tempio.

Il sacerdote più importante è un fanciullo non ancora dodicenne che officia per 30 giorni prima di cedere l’incarico a un altro coetaneo.

Il tempio esemplifica magnificamente lo stile architettonico tipico di questi complessi. Due statue di elefanti ne presidiano il portone e la facciata è ricoperta da una miriade di sfolgoranti figure buddhiste. All’interno del santuario principale campeggia una bella statua di Sakyamuni che non si può fotografare. A sinistra del cortile si trova una statua del Bodhisattva Vajrasattva, raffigurato con addosso un cappuccio d’oro e d’argento.

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Mentre visitate le meraviglie architettoniche di Patan e del Nepal in generale, non dimenticate di guardarvi in giro e osservare le persone, tutte estremamente gentili e accoglienti.

Oltre che dai luoghi, ogni viaggio oltre che dai luoghi è fatto soprattutto dagli incontri, ma il Nepal forse ancora un po’ di più.

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Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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