Cosa vedere in Montenegro: il mio itinerario

Serbi, croati, albanesi, rom e musulmani convivono da secoli nel piccolo spazio che oggi forma lo stato del Montenegro. Lo spirito multietnico è sopravvissuto anche dopo il dissolvimento della Jugoslavia di Tito e la ricca storia del Montenegro pervade da sempre la cultura di questo territorio.

Indipendente soltanto dal 2006, il Montenegro fece parte per alcuni anni della confederazione con la Serbia, ma venne riconosciuto stato sovrano già nel 1878, dopo il Congresso di Berlino, e rimase indipendente fino al 1918, con la nascita del Regno di Serbia, Croazia e Slovenia, mentre nel 1945 entrò a far parte della Repubblica Federale Socialsita Jugoslava di Tito, rimanendo però il fanalino di cosa dei sei stati della confederazione.

Ma fu proprio negli anni ’60 che venne scoperto come meta turistica, grazie alla sua splendida costa. Quello che colpisce di questo Paese è come in pochi chilometri si passi dal mare alla montagna, attraversando laghi, fiumi e paesaggi naturali di straordinaria bellezza.

L’itinerario e come arrivare

Dei Paesi dell’ex Jugoslavia, era l’unico in cui dovevo mettere ancora piede: il Montenegro è vicino ma non così tanto da poterci arrivare se si dispone soltanto di un weekend, anche se si abita a nordest come me. I voli diretti partono solo da Milano e quindi il modo migliore per visitare il Paese rimane l’auto: partenza all’alba da Udine e arrivo nel tardo pomeriggio all’ultimo confine. Si può fare, ma vi consiglio di avere almeno una settimana a disposizione, perché due giorni andranno impiegati per il viaggio.

Il Montenegro è uno stato di piccole dimensioni e, provenendo dall’Italia in auto come abbiamo fatto noi, le possibilità sono due: attraversare il confine croato sulla costa dopo Dubrovnik e arrivando a Herceg Novi, la prima località delle Bocche di Cattaro, oppure passare il confine bosniaco sulle colline dopo Trbinje e giungere a Nikšić. Le distanze sono tutto sommato simili, quindi un’opzione interessante secondo me è quello di usare un confine all’andata e l’altro al ritorno, per poter organizzare l’itinerario ottimizzando i tempi. Noi abbiamo usato il confine croato all’andata e quello bosniaco al ritorno, ma si può fare anche al contrario. In entrambi i casi, dovrete passare i confini sloveno, croato e bosniaco.

Se invece atterrate con l’aereo a Podgorica non temete: la capitale si trova in una posizione molto centrale del Paese e moltissime località possono essere visitate anche soltanto con un’escursione in giornata, anche se ovviamente è splendido dormire sulla costa o sul lago di Scutari (ma anche sulle basse montagne del monastero di Ostrog).

Insomma, il Montenegro è talmente compatto che avete la possibilità di organizzare l’itinerario nel modo che proferite: la distanza tra l’estremità orientale e quella occidentale del Paese è di soli 176 chilometri, mentre tra nord e sud arriva a 200 chilometri. Pochi chilometri, ma ricchissimi di cose da vedere senza fretta, per poter ammirare nel modo giusto i paesaggi naturali e visitare le cittadine.

Visto che il nostro viaggio si è svolto in inverno, non ci siamo spinti in alcune località di alta montagna, anche per mancanza di tempo: il parco nazionale del Durmitor e la gola del fiume Tara devono però essere splendide e spero avrò la possibilità di vistarle in futuro.

In questo post trovate un po’ di cose da vedere seguendo l’itinerario che abbiamo compiuto noi in una settimana a fine dicembre.

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Il mio itinerario on the road in Montenegro

Baia di Kotor

Le Bocche di Cattaro non hanno bisogno di molte presentazioni: sono senza dubbio uno dei luoghi più belli e visitati del Paese, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il mare Adriatico da un lato, le montagne dall’altro creano un paesaggio unico, in cui ogni scorcio lascia a bocca aperta e dietro ogni curva della strada panoramica che le percorre si nasconde una vista spettacolare. Noi abbiamo avuto anche la fortuna di visitarle durante una bellissima giornata invernale di sole e cielo terso.

I quattro bacini della baia di Kotor offrono un panorama indimenticabile da ogni prospettiva, ma il punto migliore per avere una vista mozzafiato è in cima alla cosiddetta “serpentina”, la strada di 25 tornanti che da Kotor sale verso Cetinje.

Il nostro itinerario è partito da Herceg Novi – Castelnuovo, “la città sempreverde del sole e dei grandi viali da passeggio” come la definiva lo scrittore Ivi Andrić che qui aveva una casa (purtroppo visitabile solo d’estate). Herceg Novi, fondato a fine 1300 da un re bosniaco, è sicuramente una destinazione da non perdere con il suo chilometrico lungomare e il grazioso centro storico costruito sul pendio di un monte e percorso da lunghe scalinate.

Comincia poi il giro lungo la baia, costellata da tanti paesini, zeppi di hotel e appartamenti estivi, quando qui transitano folle di vacanzieri. Una tappa irrinunciabile è Perast, minuscolo borgo marinaro che conserva un bellissimo centro barocco affacciato sul mare. In passato sede della potente corporazione dei capitani di marina, fu per secoli sotto il dominio veneziano e non venne mai conquistata dagli Ottomani. Si caratterizza per due pittoresche isolette al largo (uno dei passatempi dei turisti è farci un giro in barca): l’isola dello Scalpello con il santuario alla Madonna e l’isola di San Giorgio, in passato importante abbazia benedettina.

Pochi chilometri dopo si giunge a Kotor, capoluogo della baia e splendida cittadina circondata da mura che s’inerpicano fino sul monte (se avete tempo e fiato l’escursione fino alla cima secondo me deve essere una bella esperienza!). Kotor è semplicemente splendida: ricorda un po’ Dubrovnik per il centro racchiuso da mura e un po’ Venezia per le tante calli e piazzette su ognuna delle quali si affaccia una chiesetta. Il bello di tutti questi posti è che si può fare una passeggiata di un’ora oppure oziare per giorni!

Da Kotor parte una strada che in pochissimi chilometri e moltissime curve porta dal mare alla montagna, inerpicandosi sul monte Lovcen (dove c’è un parco naturale). Prima di giungere a Cetinje si attraversa Nieguši, villaggio in collina famoso per il suo prosciutto essiccato all’aria, oltre che per il formaggio, il vino e la grappa.

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Costa adriatica

Da Budva a Ulcinj passando per l’isola-hotel di Sveti Stefan e per Bar e Stari Bar, la costa sud del Montenegro, fino al confine con l’Albania, è un territorio di svariati contrasti: quelli dei centri storici, piccoli e antichi, spesso protesi sul mare o incorniciati da possenti mura e quelli dei centro balneari moderni, enormi e fatti di palazzoni inguardabili; quelli delle chiesette cattoliche e ortodosse e quelli delle moschee e dei vialetti orientaleggianti di Stari Bar e di Ulcinj (quest’ultimo ha una moschea direttamente affacciata sul mare); quelli delle spiagge e del mare da un lato e quelli delle montagne – subito alle spalle delle rive – che al tramonto si tingono di rosa.

Il centro storico di tutti questi luoghi è piccolissimo e si percorre in meno di un’ora. Budva è la città più antica della costa montenegrina e il centro storico proteso nel mare e circondato da mura ricorda ancora oggi l’aspetto conferito alla città dai Veneziani nel XV secolo. Fantastica la piccola spiaggia con i tavoli dei caffè all’aperto sul mare proprio davanti alle fortificazioni.

Per trovare qualcosa di antico a Bar, invece, serve salire a Stari Bar, situata nel punto in cui inzia la salita al monte Rumija. I resti del sito archeologico con le mura e il castello si possono vedere anche dalle vie di Stari Bar: in pratica si tratta soprattutto di un’unica via acciottolata su cui si affacciano negozietti e ristoranti orientaleggianti. Dimenticatevi lo stile veneziano di Budva, perchè qui la dominazione turca ha lasciato molte tracce e anche attualmente c’è una forte presenza di popolazione musulmana, come testimoniato dalla presenza delle moschee.

Ulcinj, la località balneare più meridionale del Montenegro ha un’atmosfera già albanese. Nel Medioevo qui si stabilirono i migranti proventi dal regno slavo di Zeta e gli albanesi del sud che oggi costituiscono oltre tre quarti della popolazione. Il centro storico (Stari Grad) sovrasta la parte nuova della città ed è di origine illirica e greca, poi modificata dai vari conquistatori bizantini, tuechi e veneziani. La città vecchia si trova sopra la lunga spiaggia su cui si affacciano decine di locali e hotel.

D’estate penso che il fascino di questi luoghi si disperda tra i mille negozietti di souvenir turistici che intasano le stradine acciottolate, le spiagge affollate oltre ogni misura e la musica a palla dei locali. Chi ama il genere, però, qui può trascorrere una vacanza bella e ancora economica (noi abbiamo mangiato molte prelibatezze a pochissimi euro e alloggiato in ottime stanze a 30 euro).

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Cetinje, l’antica capitale

Capitale del Montenegro fino alla prima guerra mondiale, oggi Cetinje ama ancora definirsi il centro culturale del Paese. In effetti, è bene fare un salto qui sia per conoscere la storia del Montenegro sia per immergersi nella vita quotidiana di una città dell’interno, ancora lontana dall’essere una meta davvero turistica.

Noi ci abbiamo trascorso una notte e abbiamo constatato l’ospitalità dei suoi abitanti e la ricchezza di negozietti, bar e ristorantini del centro storico che, in estrema sintesi, è composto da tre viali paralleli, di cui quello centrale pedonale.

Tutte le tre strade sfociano in un ampio parco verde, attorno a cui sorgono i principali musei e lo storico monastero. Dalla parte opposta della città un pittoresco mercato alimentare e di abbigliamento di seconda mano permette di immergersi nell’anima popolare della città.

Oggi tranquilla cittadina adagiata tra le colline, Cetinje tradisce il suo importante passato grazie ai tanti palazzi dell’Ottocento e del Novecento che in passato ospitavano le ambasciate europee (quella italiana oggi è la sede della Biblioteca Nazionale) con cui intratteneva rapporti il re Nicola I, a cui è dedicato il museo più importante della città.

Noto come “suocero d’Europa”, visto che fece sposare le sue 4 figlie ai sovrani di mezza Europa (Elena fu la moglie di Vittorio Emanuele III), Nicola, dopo l’indipendenza del Montenegro nel 1878 con il Congresso di Berlino, venne incoronato il re 28 agosto 1910: la giornata è ricordata da un manifesto illustrato appeso su un palazzo della città in cui si vedono Nicola e la regina Milena sfilare lungo il viale del centro.

Manifesti illustrati di questo tipo, in cui si ricordano avvenimenti importanti per la città, si trovano su diversi palazzi, a rimarcare l’importanza della città come centro culturale: uno di questi mostra una sfilata di partigiani, un altro ricorda la prima auto usata per il servizio postale, un altro ancora la prima scuola per ragazze, mentre su un ultimo telone è raffigurata la prima tipografia dell’Europa sudorientale, sorta da queste parti nel 1494 da Djuradj Crnojević, figlio di Ivan.

Il principe del Montenegro Ivan Crnojević nel 1475 fuggì dai Turchi e fissò a Cetinje la sua dimora, fondando il monastero riedificato più volte e ancora oggi luogo di culto importante. Il fondatore dello stato del Montenegro è ricordato con una statua nel parco della città.

L’ultimo importante museo di Cetinje è dedicato ad un altro personaggio fondamentale per la storia del Paese: Petar Njegoš, principe e poeta, capo politico e spirituale del Montenegro di metà Otticento. Non c’è città del Paese in cui il viale principale non sia dedicato a questo personaggio così importante per lo sviluppo del Montenegro.

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Lago di Scutari (Skadar)

Se dovessi scegliere un unico motivo per tornare in Montenegro d’estate sarebbe per fare un giro in barca sul lago di Skadar. Questo immenso habitat naturale non è soltanto il lago più grande dei Balcani ma un incredibile parco naturale che attraversa villaggi, fiumi e fiumiciattoli, incrocia fortezze (una addirittura in mezzo al lago!) e ospita decine di specie di uccelli e di pesci.

Siamo partiti da Virpazar il villaggio più grande dove abbiamo anche trascorso una notte in una guesthouse proprio in riva al lago, a due passi dal ponte con il monumento che ricorda la lotta dei partigiani montenegrini contro i fascisti italiani. Un tempo il villaggio sorgeva su un’isola mentre oggi due ponticelli lo collegano alla terraferma. È un posto molto pittoresco da cui si ammirano bellissimi panorami sul lago e dove ci sono numerosi ristorantini.

A due passi c’è la ferrovia costruita negli anni ‘70 e che attraversa una parte del lago proprio a ridosso dei resti della roccaforte turca di Lesendro che si possono vedere dalla strada.

Proseguendo lungo la strada principale si lambisce Vranjina, minuscolo villaggio qui definito “Venezia montenegrina” per via dei canali (io a esser sincera non ho visto somiglianza alcuna).

Vale la pena fare una deviazione di una decina di chilometri fino al villaggio di Zabljak Crnojevića sul cui colle si trovano i resti di una fortezza affacciata su un bucolico paesaggio fluviale (c’è un chiosco sul fiume perfetto per rilassarsi bevendo un caffè).

Se volete una vista dall’alto strepitosa dovete invece andare a Rijeka Crnojevića, villaggio che prende il nome dallo stesso fiume e che è famoso per il suo ponte ottomano. La deviazione verso il paese si trova sulla strada che collega Cetinje a Podgorica e, prima di arrivare al minuscolo villaggio, avrete scorci stupendi del fiume e del lago. Da non perdere.

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Podgorica, la capitale

Podgorica, la più snobbata capitale europea, la città che anche molti appassionati di Balcani considerano bruttissima, conta meno di 200 mila abitanti, pochissimi in linea generale ma tantissimi se si pensa che qui confluisce il 30% degli abitanti del Paese.

L’antica Titograd, come si chiamava dal 1946 al 1990, venne bombardata durante la seconda guerra mondiale e quindi si presenta come una città moderna, in cui molto quartieri residenziali sono ancora oggi costituiti dai tipici palazzoni di epoca socialista e dove praticamente non esistono attrazioni turistiche.

Cosa salvare quindi di questa città? Secondo me, almeno 8 cose:

1) la collina Gorica, che dà il nome alla città (podgorica = sotto il colle) e che oggi è un gradevole parco verde alle spalle dello stadio dove si trova la piccola chiesa di San Giorgio, la più antica della città, che conserva ancora affreschi del XII secolo;

2) la zona della confluenza tra il fiume Morača e il Ribnica (a Podgorica, peraltro, passano 6 fiumi): in quest’area si trova anche un antico ponte di pietra e i resti della fortezza, il tutto a un livello più basso di un viale trafficatissimo, raggiungibile tramite scalette che portano fino al fiume. Un angolo di natura e di silenzio in pieno centro cittadino;

3) Stara Varos: la città vecchia è davvero minuscola, formata da una manciata di strade su cui si affacciano basse casette colorate, un paio di piccole moschee e la torre dell’orologio restaurata. Però è bello fare una passeggiata qui per vedere un’altra faccia della città;

4) il Ponte del Millennio. La città ne va molto fiera. Sene vedono altri simili in giro, però il colpo d’occhio al tramonto non è male. Il fiume Morača è attraversato da numerosi ponti in città (due soltanto pedonali): la vista dai ponti, posti sul corso d’acqua ad altezze diverse, regala alcuni scorci interessanti;

5) i locali della città nuova: alcune strade intorno a Trg Slobode si sono riempite di bar, ristoranti e locali molto carini. Frequentati dai giovani ma non solo, sono tutti curatissimi e hanno stili diversi, dal vintage all’elegante, al tipico. Si mangia e si beve bene, spendendo poco. Inoltre, molti di essi si trovano nell’area di recente pedonalizzazione, che comprende anche il Parlamento, la Biblioteca e il Teatro nazionale. Sembra che la zona più di moda tra i giovani sia però City Kvart, un quartiere residenziale periferico nella zona universitaria composto da nuovi palazzi residenziali con al piano erra bar e locali. L’impressione è che Podgorica continui a crescere;

6) i parchi verdi. D’inverno si apprezzano un po’meno, ma non ho potuto fare a meno di notare quanti bellissimi parchi ci siano in pieno centro;

7) la cattedrale della Resurrezione: il cantiere di una delle più grandi chiese ortodosse dell’area balcanica è durato 20 anni e terminato nel 2013. La chiesa ha un’enorme cupola e due torri alte quasi 27 metri, l’interno è ricoperto di affreschi e mosaici in cui prevale il colore oro. Da vedere;

8) le statue dei personaggi famosi: la maggior parte si trovano lungo bulevard Svetog Petra Cetinjskog, uno dei principali viali che collega le due sponde del fiume, ma altre sono sparse in altre zone. Si va dai classici re Nicola I a cavallo e dal poeta nazionale Niegoš, fino a Vladimir Vysockij cantante russo da sempre osteggiato dal regime sovietico, alla originale statua del Montenegrin Oro che raffigura i ballerini della danza nazionale e alla recentissima statua di Tito, posizionata soltanto lo scorso 19 dicembre ma già diventata un’attrazione (un gruppo di ragazzini poco più che decenni ci hanno chiesto una foto di gruppo davanti al monumento la sera del nostro arrivo).

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Nikšic e il monastero di Ostrog

Scavato nella pietra nel 1665, luogo di pellegrinaggio dei credenti – sembra non soltanto di quelli ortodossi – di tutta la ex Jugoslavia, il bianco monastero di Ostrog, incastonato nelle montagne che si affacciano sula valle del fiume Zeta, conserva la salma di San Basilio in una delle piccole grotte affrescate a cui accedono non più di 5-6 persone per volta.

D’estate e durante le feste più importanti la fila dei fedeli è così lunga che per accedere alle reliquie ci vogliono anche tre ore. Per nostra fortuna invece a dicembre c’erano poche persone, nonostante fosse domencia, e così siamo riusciti ad entrare fino al cuore del monastero (purtroppo non si possono fare foto all’interno) e ad affacciarci dalle sue terrazze.

La strada dal monastero inferiore (dove ci sono una chiesa, una cappella usata per i battesimi, uno shop e le celle dei monaci) a quello superiore si può percorrere in auto, ma in molti la fanno a piedi e alcuni addirittura scalzi o percorrendo gli ultimi metri in ginocchio!

Il monastero si trova a 22 chilometri circa di Nikšić, la seconda città più grande del Montenegro, famosa per la birra che viene prodotta qui dal 1896. Qui i turisti non arrivano praticamente mai perché non c’è molto da vedere, ma noi abbiamo voluto fare comunque un giro rapido.

Più che visitare i resti della fortezza del XVI secolo, l’immancabile chiesa dedicata a San Basilio e l’ex palazzo reale che oggi ospita il Museo civico, abbiamo fatto una passeggiata lungo il viale principale fino a Trg Slobode, la piazza recentemente pedonalizzata luogo d’incontro degli abitanti.

Qui svetta la statua equestre dell’onnipresente Nicola I e una scultura che raffigura un personaggio in catene: dopo una ricerca ho scoperto che si tratta di Ljubo Ćupić, eroe della seconda guerra mondiale diventato famoso per una foto che lo ritrae prima di essere ucciso in catene mentre sorride alla morte.

Sulla piazza è d’obbligo una pausa nel locale più famoso e frequentato dai giovani hipster, il Propaganda, che da solo vale la visita alla città. Lo riconoscete subito per la stella rossa, gli ombrelli colorati e la bandiera dell’ex Jugoslavia sulla facciata.

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Il mio itinerario con al cose da vedere in Montenegro finisce qui. Cosa vi sembra?

In questo post ho cercato di dare un’idea generale dell’itinerario e dei luoghi possibili da vedere, nel prossimo scriverò qualche informazione pratica e qualche consiglio su dove dormire e mangiare e poi magari vi racconterò nel dettaglio alcune delle località di questo itinerario, perchè il Montenegro è un piccolo Paese ma con una grande storia da raccontare.

Come sempre, se avete dubbi, curiosità o domande, scrivetemi un commento o contattatemi via mail.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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