A un primo sguardo, Monaco di Baviera e Norimberga potrebbero apparire soltanto come le tappe perfette di un viaggio all’insegna della bellezza bavarese: i centri storici minuziosamente ricostruiti, l’eleganza dei palazzi neoclassici, le guglie gotiche e l’atmosfera conviviale delle birrerie storiche.
Eppure, dopo aver goduto dell’arte e della gastronomia, emerge una necessità più profonda: quella di scendere sotto la pelle di queste città per interrogarne il passato.
Perché se è doveroso onorare la memoria delle vittime e ricordare quello che hanno subito, è altrettanto fondamentale studiare la storia dei persecutori.
Comprendere i luoghi in cui il male è stato ideato, messo in scena e infine processato non è un esercizio di macabro interesse. Analizzare i meccanismi del consenso e i volti di chi quel male lo ha reso possibile è un percorso che trasforma una semplice visita turistica in un atto di cittadinanza consapevole che permette di apprezzare la bellezza e la spensieratezza delle due città di oggi senza dimenticare il prezzo che è sato pagato per ottenerla.
Norimberga e Monaco sono due città che portano il peso della storia sulle spalle in modo tangibile. Ma il silenzio che avvolge le pietre di Norimberga e Monaco non quello della dimenticanza, bensì quello pesante della consapevolezza.
Camminare lungo i gradoni dello Zeppelinfeld o varcare la soglia dell’Aula 600 è un viaggio nelle contraddizioni dell’animo umano, dove l’architettura del potere più assoluto si scontra con il rigore della giustizia internazionale. In queste città, la storia non è confinata nei libri, ma è scritta nel cemento e nel vuoto lasciato da ciò che non può essere ignorato.
Visitare i Centri di Documentazione sul Nazionalsocialismo di Monaco di Baviera e di Norimberga e i luoghi dei processi significa osservare come la Germania abbia scelto di ricostruire, sulle macerie, una memoria critica e necessaria, evitando il rischio di diventare un luogo di pellegrinaggio ideologico di qualche nostalgico.
MONACO DI BAVIERA: LA GENESI DEL MOVIMENTO E LA TOPOGRAFIA DEL POTERE
Se Norimberga era il palcoscenico, Monaco è la città dove tutto ha origine. Il capoluogo della Baviera non nasconde il suo passato di “culla del nazismo” ma lo analizza attraverso l’impatto che ha avuto sulla città stessa e sui suoi cittadini.
La tappa fondamentale nel percorso della topografia della memoria è il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo (NS-Dokumentationszentrum) e i monumenti di Königsplatz.
Ma la storia a Monaco non è chiusa solo dentro un museo di cemento bianco. Esce fuori, tra i vicoli del centro, dove piccoli segni dorati nel selciato della Vischergasse raccontano di chi, con un passo laterale, cercava di sfuggire all’obbligo del saluto nazista davanti alla Feldherrnhalle. È in questo contrasto — tra le birrerie dove la retorica nazista muoveva i primi passi e i vicoli della piccola resistenza silenziosa — che si percepisce quanto fosse pervasiva la pressione del regime sulla vita di ogni cittadino.
Il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo
Inaugurato solo nel 2015 (dopo decenni di dibattiti), il Centro sorge in un luogo dal valore simbolico enorme: sulle macerie della Braunes Haus (la Casa Marrone), l’ex quartier generale del partito nazista, quasi a voler “bonificare” il terreno con la razionalità e la luce.
L’edificio stesso è il primo messaggio. Un cubo bianco candido di cemento armato, volutamente in contrasto con l’architettura circostante, si staglia come un monito geometrico. La struttura è moderna, trasparente e fredda. Non concede spazio alla nostalgia, bensì costringe a interrogarsi sulle responsabilità individuali e collettive che hanno permesso l’ascesa del regime.” È un luogo di studio e riflessione critica.
Progettato dallo studio Georg Scheel Wetzel, è un esempio straordinario di come l’architettura moderna possa essere usata per scopi civili e didattici. Il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo non è un museo “tradizionale” pieno di cimeli, ma un centro di analisi critica.
Il museo si sviluppa verticalmente. La visita inizia dall’ultimo piano (il quarto) e scende verso il basso, seguendo un ordine cronologico e tematico:
L’origine (1918-1933): esplora perché proprio Monaco è diventata la “culla” del movimento, analizzando il caos del primo dopoguerra e la nascita del consenso.
Il potere e la società (1933-1939): descrive come il regime abbia pervaso ogni aspetto della vita quotidiana e come Monaco sia stata trasformata nella vetrina ideologica del Terzo Reich.
Guerra e sterminio (1939-1945): documenta il ruolo della città nella macchina bellica e nella persecuzione delle minoranze.
Il dopo (dal 1945 a oggi): una sezione fondamentale che affronta il processo di denazificazione, la continuità amministrativa nel dopoguerra e come la Germania ha gestito il proprio passato.
A differenza di altri musei, qui non ci sono uniformi o bandiere originali esposte in bacheche celebrative. L’allestimento punta su grandi pannelli retroilluminati, fotografie d’epoca, documenti digitalizzati e stazioni video. L’obiettivo è mostrare come è successo. L’approccio critico utilizza mappe interattive che mostrano dove si trovavano gli uffici nazisti in città, rendendo chiaro quanto la dittatura fosse integrata nel tessuto urbano. Nessuna aura feticista: gli oggetti sono ridotti al minimo per evitare che il visitatore provi un fascino morboso per l’estetica nazista. Si privilegia il documento scritto e la testimonianza.
L’ingresso al museo è gratuito.






Il cuore dell’esperienza nel Centro di Documentazione di Monaco risiede nel dialogo costante tra l’interno e l’esterno. Dalle grandi finestre del museo, infatti, si vede Königsplatz, la piazza che un tempo ospitava i monumentali roghi dei libri e le parate del regime. Questa scelta architettonica permette al visitatore di guardare i luoghi reali della storia mentre ne legge la spiegazione critica sui pannelli.
Attraverso le sue ampie vetrate, la narrazione storica si fonde con la realtà geografica: lo sguardo del visitatore viene inevitabilmente attirato su Königsplatz, La struttura del museo rompe deliberatamente con l’estetica neoclassica dei monumenti nazisti circostanti. Osservare quegli spazi oggi, mentre si leggono i documenti che ne svelano la funzione propagandistica, crea un cortocircuito temporale. Il museo agisce come una lente d’ingrandimento puntata sulla città, trasformando ogni scorcio urbano in un documento vivo e costringendo chi guarda a confrontarsi con la persistenza della storia nel presente.

La topografia del potere e del dissenso
Mentre il Centro di Documentazione offre l’analisi teorica, camminare per il centro di Monaco permette di toccare con mano la realtà del regime.
Königsplatz
La costruzione della Königsplatz avvenne in due fasi storiche ben distinte, riflettendo la visione dei due diversi regimi che ne hanno plasmato l’aspetto: la monarchia bavarese dell’Ottocento e il regime nazista degli anni ’30. Hitler ammirava l’architettura classica e utilizzava questi edifici come scenografia monumentale per le parate.
Tutti gli edifici monumentali che circondano il prato furono commissionati da Re Ludwig I di Baviera, che voleva trasformare Monaco in una “Atene sull’Isar”. Il suo architetto di fiducia, Leo von Klenze, progettò la piazza e gli edifici principali.
Sul lato nord si trova la Gipsoteca, costruita tra il 1816 e il 1830. Fu il primo museo della piazza, destinato a ospitare la collezione di sculture antiche del Re. È il più antico museo pubblico di Monaco e ospita una straordinaria collezione di sculture greche e romane.
Sul lato sud si trovano le Collezioni di Antichità, costruite tra il 1838 e il 1848 dall’architetto Georg Friedrich Ziebland (su ordine del Re), con una vasta gamma di vasi greci, gioielli etruschi e piccoli oggetti d’arte antica. Durante il Terzo Reich, l’edificio fu utilizzato per mostre propagandistiche di “arte e industria”.
Sul lato ovest ci sono i Propilei, costruiti tra il 1846 e il 1862, l’ultimo pezzo del puzzle, completati poco prima della morte dell’architetto Klenze. Furono eretti anche per celebrare l’ascesa al trono di Grecia di Ottone, figlio di Ludwig I. Ai tempi del nazismo la porta monumentale fungeva da cornice per le parate oceaniche. Oggi rimane il maestoso ingresso monumentale alla piazza, simbolo del neoclassicismo bavarese ispirato all’Acropoli di Atene.
Negli anni ’30, l’architetto del regime Paul Ludwig Troost aggiunse gli edifici amministrativi sul lato est della piazza, che divenne il centro burocratico del partito:
- il Führerbau, oggi Università della musica e del teatro, era l’ufficio di rappresentanza di Hitler. Qui, nel 1938, fu firmato l’Accordo di Monaco tra Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier. È incredibile pensare che oggi, nelle stesse sale dove si decidevano i destini della guerra, si sentano studenti esercitarsi al pianoforte.
- il Verwaltungsbau, oggi Istituto di Storia dell’Arte, ospitava gli uffici burocratici e i database del partito nazista.
- i Templi dell’Onore (Ehrentempel), due padiglioni aperti che fiancheggiavano l’inizio della Brienner Straße costruiti tra gli edifici amministrativi e la piazza, custodivano i sarcofagi dei 16 nazisti uccisi durante il Putsch del 1923, considerati “martiri” dal regime. Furono fatti saltare in aria dagli americani nel 1947. Oggi rimangono solo i basamenti interrati, ora coperti da vegetazione e protetti come biotopi e monito storico.
Nel 1935, i prati furono rimossi e sostituiti da circa 20.000 lastre di granito per permettere le parate. Nel 1988, la piazza è stata riportata al suo aspetto originario con i prati verdi.


La Loggia del putsch
In Odeonsplatz sorge la Loggia dei Marescialli (Feldherrnhalle). È qui che nel 1923 fallì il colpo di stato di Hitler (il putsch della birreria). Durante il Terzo Reich, questo divenne un luogo di culto. Chiunque passasse davanti alla Loggia era obbligato per legge a fare il saluto nazista in onore dei “martiri” del movimento caduti lì. Anche la Feldherrnhalle è interessata da un importante intervento di restauro che la vedrà coperta da ponteggi fino al 2028.
Proprio dietro la Loggia si trova una stradina stretta, la Vischergasse. All’epoca era soprannominata “Drückebergergasse” (il vicolo degli imboscati o dei disertori). Gli abitanti che non volevano fare il saluto nazista imboccavano questo vicolo per aggirare la guardia d’onore. Oggi, una striscia dorata sui sanpietrini del selciato commemora quel piccolo ma potente gesto di resistenza quotidiana.


Le Birrerie
Non si può capire l’ascesa di Hitler senza le birrerie di Monaco. La città offriva uno spazio sociale unico: le grandi birrerie (come la Hofbräuhaus o la Bürgerbräukeller) non erano solo luoghi di svago, ma le prime “casse di risonanza” della propaganda, veri centri di aggregazione politica dove era possibile radunare migliaia di persone.
È proprio in queste sale che Hitler affinò le sue doti oratorie, trasformando il Partito Nazista da un piccolo gruppo di fanatici a un movimento di massa. Il 24 febbraio 1920, alla Hofbräuhaus, presentò il programma in 25 punti del neonato Partito Nazista (NSDAP) davanti a circa 2.000 persone. Oggi è un’attrazione turistica popolarissima. La sala dove si tenevano i discorsi è la Festhalle al secondo piano.
La Bürgerbräukeller è invece forse la birreria più rilevante dal punto di vista storico. Fu qui che l’8 novembre 1923 Hitler tentò il famoso colpo di stato fallito, noto come il Putsch di Monaco (o Putsch della Birreria). Il Putsch della Birreria fu un momento di svolta paradossale. Anche se fallì militarmente, il processo a Hitler si tenne a Monaco e gli diede una piattaforma mediatica senza precedenti per diffondere le sue idee in tutta la Germania. Fu rinchiuso nel carcere di Landsberg (vicino a Monaco), dove scrisse il Mein Kampf. Nel 1939 questa birreria fu anche il luogo del fallito attentato a Hitler da parte di Georg Elser. L’edificio non esiste più; fu demolito nel 1979. Al suo posto oggi sorge il complesso del Gasteig (centro culturale) e l’hotel Hilton Munich City (vicino alla fermata Rosenheimer Platz). C’è una targa commemorativa dedicata a Elser nel pavimento.

NORIMBERGA: IL PALCOSCENICO E IL GIUDIZIO
Norimberga è fondamentale perché rappresenta l’inizio e la fine del Terzo Reich. Se Monaco è stata la mente e l’incubatrice del nazionalsocialismo, Norimberga ne è diventata il corpo pulsante e la scenografia monumentale, per essere infine il luogo della resa dei conti.
Dal punto di vista della comprensione del fenomeno, andare da Monaco a Norimberga significa passare dalla comprensione del ‘perché’ alla visione plastica del ‘come’.
Norimberga non fu scelta a caso: con il suo passato di città imperiale, doveva servire da ponte ideale tra l’antico splendore tedesco e il nuovo ordine millenario. Qui, la propaganda ha smesso di essere solo parola ed è diventata pietra, trasformando la periferia della città in un immenso teatro a cielo aperto destinato a ipnotizzare le masse.
L’AREA DEI RADUNI DEL PARTITO
La Reichsparteitagsgelände (letteralmente: “Area dei raduni del partito del Reich”) è un enorme complesso monumentale situato a sud-est di Norimberga. Progettata principalmente dall’architetto Albert Speer, l’area si estende per circa 11 km² e fu costruita tra il 1933 e il 1938 per ospitare i raduni annuali del Partito Nazista (NSDAP).
Oggi il sito non è solo un “monumento al cemento”, ma un luogo di memoria attiva che serve a documentare e spiegare i meccanismi della propaganda del Terzo Reich.
Nonostante molti edifici siano rimasti incompiuti o siano stati danneggiati durante la guerra, le strutture superstiti ospitano diverse realtà, la maggior parte delle quali sono in fase di profonda ristrutturazione.
Ma andiamo con ordine? Come è composta questa enorme area e cosa ospita?
- Il Centro di Documentazione: situato nell’ala nord dell’incompiuta Kongresshalle (la Sala dei Congressi, ispirata al Colosseo), è il cuore culturale del sito.
- Lo Zeppelinfeld (Campo Zeppelin): è la struttura più iconica, dove avvenivano le grandi parate visibili nei film di Leni Riefenstahl.
- La Große Straße (Grande Strada): una strada monumentale lunga 2 km e larga 60 metri, pavimentata con lastre di granito. Era pensata per le parate militari verso il mai costruito Deutsches Stadion. È allineata con precisione verso la Città Vecchia di Norimberga e il suo castello imperiale, con l’obiettivo di creare un collegamento visivo e ideologico tra il Sacro Romano Impero e il Terzo Reich.
- Lo Stadion Nürnberg: all’interno del perimetro sorge lo stadio cittadino. Originariamente costruito prima del periodo nazista, fu integrato nel complesso per i raduni della Gioventù hitleriana. Oggi ospita le partite casalinghe del 1. FC Nürnberg.
Molti degli edifici rimasero incompiuti a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Ad esempio, il Deutsches Stadion avrebbe dovuto essere lo stadio più grande del mondo (400.000 posti), ma ne rimangono solo le fondamenta allagate, oggi diventate un laghetto chiamato Silbersee.

La Sala Congressi
A differenza del cubo bianco di Monaco, il Centro di Documentazione di Norimberga è incastonato in un mostro di mattoni e granito: l’incompiuta Kongresshalle (Sala dei Congressi), attualmente in fase di profonda ristrutturazione e gran parte coperta dal cantiere. C’è però una piccola porticina da cui i visitatori possono accedere per guardare l’interno e l’avanzamento del cantiere.
Progettato dagli architetti Ludwig e Franz Ruff, l’edificio fu modellato sul Colosseo di Roma, ma con dimensioni molto superiori. Doveva ospitare circa 50.000 persone. La facciata esterna è rivestita in granito, mentre la struttura portante è in mattoni. La costruzione iniziò nel 1935, ma fu interrotta nel 1939 con l’inizio della guerra. Per questo motivo l’edificio è rimasto senza tetto (che doveva essere una struttura autoportante in vetro e acciaio) e l’altezza attuale raggiunge circa i 39 metri rispetto ai 70 previsti dal progetto originale. Rimane comunque il più grande edificio monumentale nazista ancora conservato. L’edificio non fu mai utilizzato per lo scopo originario (i congressi del partito NSDAP) e oggi rappresenta una delle testimonianze più evidenti della “megalomania” architettonica del regime nazista, che cercava di legittimarsi attraverso il richiamo alla grandezza dell’Impero Romano.


Il Centro di Documentazione
Il Dokuzentrum (Centro di Documentazione) di Norimberga è un museo molto interessante perché ospita un’analisi magistrale di come sia stato possibile il consenso. Non celebra, ma seziona i meccanismi del potere nazista. Anche questo museo, come tutta l’area sta vivendo una metamorfosi profonda, ma al primo piano è visitabile una mostra temporanea molto esaustiva intitolata “Nuremberg – Site of the Nazi Party Rallies”.
Il percorso espositivo del museo
Mentre Monaco analizza la genesi, Norimberga si concentra sulla psicologia delle masse e sull’uso dei raduni (i Reichsparteitage). La mostra esplora come il regime sia riuscito a sedurre il popolo tedesco attraverso l’estetica, le sfilate e il senso di appartenenza, per poi condurlo verso la guerra e lo sterminio.
L’esposizione è tradizionalmente divisa in circa 20 tappe cronologiche e tematiche, che coprono il periodo tra il 1918 e il 1945. I pilastri visivi sono:
- L’ascesa del partito: documenti e video che mostrano come Norimberga sia stata trasformata da città medievale a “Città dei Raduni”.
- La scenografia del potere: una vasta area è dedicata ai plastici dei progetti mai completati di Albert Speer. Vedere quanto sarebbe dovuta essere grande la Märzfeld (il campo di Marte) o lo Stadio Tedesco fa comprendere la follia del gigantismo nazista.
- La vita durante i raduni: non solo politica, ma anche curiosità inquietanti, ad esempio come venivano gestiti milioni di visitatori, dove dormivano, cosa mangiavano e come la propaganda entrava negli oggetti di uso quotidiano.
L’allestimento si distingue per un uso sapiente dei materiali originali:
- pannelli multimediali e filmati: grandi schermi proiettano i filmati di Leni Riefenstahl (come Il trionfo della volontà). Il visitatore vede le immagini della propaganda mentre il museo, con i suoi testi critici, ne smonta i trucchi e le manipolazioni.
- oggetti simbolici: dalle tessere del partito alle divise, fino ai reperti delle persecuzioni razziali. La forza dell’esposizione sta nel mettere accanto la “festa” dei raduni e il “terrore” delle leggi razziali di Norimberga del 1935.
La riapertura del terzo piano del museo – presumibilmente nel corso del 2026 – offrirà un cambio di prospettiva. Mentre la vecchia mostra era molto densa di testi e pannelli, il nuovo allestimento punterà su interattività con maggiore uso di stazioni digitali per esplorare i documenti, biografie con meno focus solo sui “grandi nomi” del regime e più spazio alle storie delle vittime e dei testimoni locali e inclusività con un linguaggio più accessibile e percorsi pensati per le nuove generazioni che non hanno più un legame diretto con quel periodo storico.


La struttura architettonica: Il “Taglio” di Domenig
Nel 2001 l’architetto Günther Domenig ha inserito una struttura di vetro e acciaio che “trafigge” diagonalmente l’edificio originale. È un gesto simbolico fortissimo: la democrazia moderna che seziona la massa bruta della dittatura. Nonostante i lavori interni, la struttura portante è ben visibile e rimane l’elemento più iconico.
La ferita di vetro prosegue anche all’interno della struttura: l’architetto ha progettato una passerella diagonale in vetro e acciaio che attraversa l’ala nord della Kongresshalle (in questo momento visibile ma non percorribile a causa dei lavori). È ben evidente il contrasto materico: da una parte i mattoni nudi, grezzi e colossali del regime; dall’altra la trasparenza e la leggerezza dei materiali moderni. È un’architettura che non vuole “stare comoda” dentro l’edificio nazista, ma vuole sfidarlo.
Quando sarà di nuovo aperta al pubblico anche quest’area, il percorso porterà spesso a guardare verso l’interno del cortile incompiuto della sala, mostrando la “faccia vuota” del potere: una facciata imperiale all’esterno che nasconde un vuoto desolante all’interno, la prova visiva di un regime che curava solo l’apparenza monumentale.
Entrare nel Dokuzentrum di Norimberga significherà camminare su una lama di vetro sospesa tra passato e presente. Mentre fuori le impalcature del cantiere segnalano un museo in evoluzione, all’interno il percorso immerge in un museo di prospettive: ogni finestra che si apre sul cortile vuoto della Kongresshalle ricorda al visitatore che il Terzo Reich è stato un’immensa scenografia costruita sul nulla, un colosso dai piedi d’argilla che ha però schiacciato il mondo intero.
Visitare il Centro di Documentazione oggi significa trovarsi nel ventre di un gigante in mutazione. Tra piani chiusi e impalcature, si percepisce l’urgenza della Germania di aggiornare il proprio linguaggio della memoria, rendendo le pietre di Norimberga una domanda aperta e dinamica rivolta al futuro. Davvero un insegnamento prezioso per tutti.


Lo Zeppelin Field: l’architettura che diventa propaganda
Il Campo Zeppelin (Zeppelinfeld) di Norimberga è uno dei pochi esempi completati di architettura monumentale nazista e rappresenta il cuore dell’area dove si tenevano i raduni del partito tra il 1933 e il 1938.
Prende il nome dal conte Ferdinand von Zeppelin, che vi atterrò con uno dei suoi dirigibili nel 1909. Progettato dall’architetto Albert Speer, il campo fu costruito tra il 1935 e il 1937 per ospitare parate di massa, esibizioni della Wehrmacht e discorsi di Hitler. Era celebre per la “Cattedrale di Luce” (Lichtdom), un effetto creato da oltre 150 potenti proiettori che puntavano verso il cielo, creando un’aura di sacralità intorno ai raduni notturni.
L’area interna misura circa 312 X 285 metri (pari a circa 12 campi da calcio) e poteva ospitare fino a 200.000 persone. La Tribuna Principale, lunga 360 metri, fu ispirata all’antico Altare di Pergamo. Al centro si trova il rostro (pulpito) da cui parlava il Führer. Il perimetro era circondato da spalti per il pubblico intervallati da 34 torri dotate di pennoni per le bandiere e servizi igienici.
Nel 1945, l’esercito americano fece saltare la svastica gigante sopra la tribuna. Negli anni ’60, le colonnate furono demolite perché ritenute pericolanti. L’area è poi stata utilizzata per eventi sportivi (come le gare automobilistiche del Norisring), festival musicali e come parco pubblico.
Questo è il luogo dove la propaganda diventava architettura. Camminare sulla scala monumentale di Albert Speer e osservare la tribuna da cui Hitler teneva i discorsi offre una prospettiva inquietante sul potere delle masse. Il contrasto tra la grandezza del passato e l’attuale stato di parziale rovina simboleggia molto bene la caduta di quell’ideologia. Visitare questo luogo immerso nel silenzio dopo una breve nevicata, rende il paesaggio ancora più alienante.



Il cantiere e le novità dell’allestimento futuro
La situazione dello Zeppelinfeld è attualmente in una fase di trasformazione storica. La tribuna è coperta, perché è finalmente iniziato il monumentale progetto di recupero approvato dopo anni di dibattiti. Cosa diventerà questo luogo entro la fine del cantiere (prevista intorno al 2030)?
Il cantiere non punta a un “restauro” inteso come ritorno allo splendore originale (che sarebbe eticamente problematico per un monumento nazista), ma a una conservazione strutturale critica. Il concetto ufficiale è trasformarlo in un Luogo di apprendimento e incontro.
L’obiettivo è quello di fermare il degrado che stava rendendo l’area pericolosa per i visitatori. Si vuole mantenere l’aspetto di un “reperto storico” accessibile, trasformandolo da simbolo di propaganda a strumento educativo. Un progetto da oltre 88 milioni di euro, finanziato congiuntamente dalla città di Norimberga, dallo Stato della Baviera e dal governo federale tedesco, oltre che dall’Unione Europea.
Una volta terminati i lavori, l’esperienza del visitatore cambierà radicalmente:
La “Sala d’Oro”: uno dei punti più spettacolari ma solitamente chiusi, situato all’interno della tribuna, verrà aperto permanentemente al pubblico. È una sala con soffitti a mosaico dorato che serviva da ingresso d’onore per i gerarchi. Saranno resi calpestabili e sicuri i gradoni della tribuna e le aree delle torri laterali, oggi spesso transennate per rischio crolli.
Un nuovo padiglione informativo dal design contemporaneo, previsto per un’area adiacente alla Tribuna Zeppelin, fungerà da primo punto di contatto. Ma non basta. Lungo il campo verranno installati quattro “punti di riflessione” e segnaletiche moderne per spiegare la funzione del luogo senza la necessità di una guida costante. L’idea è di offrire diverse prospettive spaziali per far capire come l’architettura fosse studiata per manipolare la percezione di chi vi partecipava. Queste nuove modalità di accesso forniranno stimoli per un processo di riflessione che affronta domande come: “Cosa c’entra questo con me? Perché sono venuto qui? Cosa mi aspetto?”
L’ex stazione ferroviaria: l’edificio vicino, dove arrivavano i treni carichi di delegati del partito, è già in fase di riconversione (hanno celebrato la festa del tetto, nell’ottobre 2025) e diventerà il nuovo punto di accoglienza e biglietteria principale per l’intera area.
Il restauro segue la filosofia del “conservare, non ripristinare”. Ad esempio non verranno sostituite le pietre mancanti o danneggiate con marmi nuovi per farle sembrare originali. Si interviene soprattutto sulle infiltrazioni d’acqua (il vero nemico della tribuna) per evitare che il ghiaccio spacchi ulteriormente il travertino. Il cantiere serve a rendere l’area sicura al calpestio per permettere che eventi come concerti e partite continuino a convivere con la funzione commemorativa, in un contrasto che la città di Norimberga definisce “democratizzazione dello spazio”.
L’intenzione è rendere possibile il confronto con questo luogo ancora e ancora, in modo continuo – includendo varie forme di arte e cultura che rappresentino potenti alternative alle immagini delle formazioni in marcia dei tempi storici. In aggiunta ai pannelli informativi, queste azioni possono contribuire a interpretare il luogo storico del Campo Zeppelin e della Tribuna Zeppelin, comunicandolo, decostruendolo o usandolo come palcoscenico per spettacoli. L’uso dei terreni per il tempo libero, attività sportive o attività di espressione culturale rappresenta un elemento importante di appropriazione democratica e, pur non spiegando la storia, può fare da ponte che collega passato, presente e futuro, e ispirare i visitatori a riflettere su questo luogo, sulla sua storia e sull’attualità, spesso allarmante, di questa storia.
Il cantiere non è un ostacolo alla visita – nonostante la tribuna non sia accessibile – ma è l’ultimo atto di una storia millenaria: il momento in cui la democrazia decide finalmente come “maneggiare” queste pietre scomode, mettendole in sicurezza per le generazioni che non avranno più testimoni diretti a cui porre domande.


Il Tribunale di Norimberga
Visitare il Tribunale di Norimberga è un’esperienza unica che lascia il segno perché ci si trova nel luogo in cui i principali criminali di guerra hanno dovuto rispondere delle loro azioni.
Il luogo dove la storia ha smesso di essere propaganda ed è diventata verbale giudiziario. Il luogo dove il diritto internazionale è cambiato per sempre. Il luogo che ha permesso di passare dal “mito del Führer” alla realtà dei fatti giudiziari. L’aula fu utilizzata per i processi attuali fino al 2020, il che la rende un “monumento vivo”.
Le aree aperte al pubblico sono due: l’Aula 600 e lo spazio espositivo che racconta i processi.
Il Tribunale di Norimberga si raggiunge facilmente in metropolitana dal centro storico o dalla stazione di Norimberga in circa 15 minuti.


L’Aula 600: dove il Diritto ha sfidato il Male
L’aula non è solo un museo; fino al 2020 fa è stata un’aula di tribunale attiva, il che le conferisce un’aura di solennità reale, per nulla polverosa.
È un ambiente sorprendentemente sobrio se confrontato con il gigantismo della Kongresshalle. Qui, i gerarchi che prima apparivano come semidei sulle tribune di Speer furono ridotti a uomini comuni, seduti su panche di legno, con le cuffie per la traduzione simultanea (un’innovazione che nacque proprio qui).
È il luogo in cui sono nati i concetti di “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”. Per la prima volta nella storia, i vinti non furono passati per le armi sommariamente, ma sottoposti a un processo documentato davanti al mondo intero.
L’Aula 600 si visita in autonomia, è permesso scattare foto. Un paio di volte al giorno viene proiettato un interessante filmato in lingua inglese che spiega l’arredamento dell’aula, come è stata modificata negli anni e perché, oltre a raccontare sinteticamente la storia e l’evoluzione dei processi.


Il Memoriale dei Processi di Norimberga
Situato al piano superiore rispetto all’aula, il museo offre una documentazione dettagliata su le prove con la mole impressionante di filmati e documenti prodotti dai nazisti stessi che vennero usati come prove d’accusa.
C’è poi una parte consistente che racconta il verdetto con la spiegazione delle condanne e delle esecuzioni, ma anche delle assoluzioni, a dimostrazione che il processo non fu una semplice vendetta dei vincitori.
Infine, molto interessante anche la parte che riguarda l’eredità del processo di Norimberga, in cui si spiega come da queste mura sia nata la Corte Penale Internazionale dell’Aia.


Se il Centro di Documentazione di Monaco ci insegna a riconoscere i primi segnali del fanatismo e lo Zeppelinfeld ci mostra la seduzione del potere, l’Aula 600 ci ricorda la responsabilità delle azioni.
In questo itinerario tra Baviera e Franconia, ho avuto la possibilità di incontrare il passato, ma soprattutto di avere gli strumenti per interpretare il presente.
Il cantiere che oggi copre le tribune di Norimberga è il simbolo perfetto della costruzione della memoria: un lavoro mai finito, che richiede cura, fondi e la volontà costante di non lasciare che le pietre tornino a essere solo pietre, ma continuino a essere lezioni.
Il viaggio tra Monaco e Norimberga non è un semplice percorso tra musei e rovine, ma un’immersione profonda nelle radici e negli esiti del potere. Se a Monaco si vede come un’ideologia possa nascere nelle birrerie, a Norimberga si tocca con mano il delirio di chi ha voluto scolpire quella ideologia nella pietra.
Oggi, i cantieri che avvolgono le tribune dello Zeppelinfeld e le impalcature che rinnovano il Centro di Documentazione sono il segno più tangibile di una memoria che non vuole farsi monumento statico o feticcio del passato. La Germania ci consegna un messaggio chiaro: ricordare è un lavoro faticoso e mai terminato.
Tra il bianco asettico del Centro di Documentazione di Monaco e l’Aula 600 di Norimberga, dove il diritto ha finalmente ripreso la parola, si comprende che la vera eredità di questi luoghi risiede nella nostra capacità di osservarle con occhio critico.
Ho lasciato queste città con una consapevolezza rinnovata: la storia non si ripete mai con le stesse forme, ma le dinamiche del consenso e della propaganda che qui sono state sezionate restano un monito universale, scritto indelebilmente nel granito e nel vetro di questa bella regione nel cuore dell’Europa.




