Itinerario in Slovacchia Orientale: cosa vedere in 10 tappe

La Slovacchia è ancora un Paese lontano dal turismo di massa, spesso considerato solo un luogo di passaggio verso mete più note come Vienna o Praga. In particolare l’area centro-orientale della Slovacchia è ancora una destinazione trascurata dalla maggior parte dei viaggiatori. Eppure, per chi sa guardare oltre la superficie, questo frammento di Mitteleuropa si rivela come uno dei laboratori storici e culturali più affascinanti e stratificati del continente. Anche per questo motivo era da tempo che volevo visitarla, dopo aver perlustrato già da diversi anni l’area a ovest del Paese, ovvero la capitale Bratislava e la zona viticinicola dei Piccoli Carpazi.

Per chi respira da sempre l’aria delle terre di confine, la frontiera non è mai una linea rigida tracciata sulle mappe, ma uno spazio fluido di incontri, frizioni, innesti e silenzi. Questo itinerario on the road nasce proprio dall’esigenza di esplorare questi margini, lì dove l’Europa cattolica e protestante sfuma lentamente nell’Oriente bizantino, e dove le memorie di imperi passati convivono con la quiete di valli montane rimaste immutate per secoli.

Esplorare la Slovacchia orientale significa esplorare villaggi e cittadine spesso minuscole, ma dove ogni campanile, ogni acciottolato e ogni facciata di legno racconta una storia di convivenza.

In questo itinerario ho attraversato tra le tracce dei colonizzatori tedeschi dello Spiš, la vibrante e multiculturale anima ungherese e slovacca di Košice, l’orgoglio dimenticato della minoranza rutena a ridosso del confine polacco e i moniti silenziosi lasciati dal Novecento sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale. Ma non è solo un viaggio nella grande storia, perchè attraversando queste terre ci si imbatte soprattutto nella geometrica bellezza di villaggi che sembrano emersi da una fiaba antica.

L’itinerario si concentra in gran parte nella Slovacchia orientale, con un itinerario ad anello a cui ho aggiunto due tappe a ovest di avvicinamento: Banská Bystrica e Trenčín, quest’ultima nel 2026 Capitale Europea della Cultura.

All’interno dell’itinerario raccontato in questo articolo si inserisce anche la visita alle tipiche chiese di legno slovacche, che vi ho raccontato nell’articolo specifico sempre su questo blog.

E ora partiamo alla scoperta di queste dieci tappe di una Slovacchia intima, tutta da scoprire e profondamente autentica.

Slovacchia on the road
Paesaggi della Slovacchia orientale
Il villaggio di Čičmany
Il villaggio di Čičmany
Slovacchia orientale
Slovacchia orientale

1. Banská Bystrica: il cuore del rame e della rivolta

Tappa in Slovacchia centrale prima di proseguire verso Est. Ho scelto di fermarmi in una questa cittadina perché ha tanti elementi interessanti che valgono almeno una sosta. Situata in una pittoresca valle circondata da catene montuose, questa storica città mineraria è stata uno dei centri più ricchi d’Europa grazie ai suoi giacimenti di rame, oltre a essere il fulcro della resistenza slovacca durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, Banská Bystrica non era una periferia d’Europa, ma la capitale mondiale del rame. Qui nacque la Ungarischer Handel (la Società del Rame Ungherese), una joint-venture tra l’ingegnere minerario slovacco-ungherese Ján Thurzo e il banchiere di Augusta Jakob Fugger “il Ricco”. Il rame estratto a Banská Bystrica veniva trasportato via fiume e via terra fino a Danzica, ad Anversa e a Venezia, per poi essere imbarcato sulle navi portoghesi e spagnole dirette verso le Americhe e le Indie.

Námestie SNP (Piazza dell’Insurrezione Nazionale) è una splendida piazza allungata, fiancheggiata da palazzi rinascimentali e barocchi dei ricchi mercanti tedeschi (Waldbürger). La Torre dell’Orologio (Hodinová veža), situata in cima alla piazza, fu costruita nel 1552 come torre di avvistamento contro le incursioni ottomane. Oggi è nota come la “Torre Pendente” di Slovacchia: a causa del cedimento delle fondamenta nel XX secolo, la sua sommità devia dall’asse verticale di ben 68 centimetri.

Nei pressi della piazza si ammirano anche il Barbacane e il Castello della Città (Mestský hrad), un antico nucleo fortificato che proteggeva le ricchezze minerarie. Il nucleo difensivo del castello un tempo ospitava i cannoni che proteggevano l’argento e il rame stoccati nella tesoreria cittadina. Il castello di Banská Bystrica non è una fortezza isolata su una roccia, ma un nucleo urbano fortificato nel cuore della città alta. La chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria (Nemecký kostol – Chiesa Tedesca), fondata nel XIII secolo, era il centro spirituale dei Waldbürger, i ricchi proprietari di miniere di origine tedesca. Al suo interno custodisce un legame diretto con Levoča: l’Altare di Santa Barbara (1509), patrona dei minatori, intagliato proprio nella bottega di Maestro Paolo. È un capolavoro tardo-gotico scampato al devastante incendio del 1761.

A breve distanza dal centro storico si trova il Museo dell’Insurrezione Nazionale Slovacca (SNP), inaugurato nel 1969, è uno dei capolavori del Brutalismo europeo. L’architetto slovacco Dušan Kuzma concepì una struttura in cemento armato a vista divisa nettamente in due emisferi speculari, che ricordano un’enorme scultura organica spaccata a metà, o un elmo spezzato. Questa spaccatura centrale simboleggia la tragedia della guerra e la ferita profonda subita dalla nazione slovacca. Nello spazio vuoto tra le due metà di cemento, in un vuoto d’ombra perenne, è collocata la drammatica opera dello scultore Jozef Jankovič. Le figure umane stilizzate che emergono dal terreno e si fondono tra loro esprimono l’angoscia e il sacrificio dei partigiani, rendendo lo spazio altamente emotivo.

Banská Bystrica
Banská Bystrica
Il Castello della Città
Il Castello della Città
Museo dell’Insurrezione Nazionale Slovacca
Museo dell’Insurrezione Nazionale Slovacca

2. Košice: la metropoli multiculturale dell'Est

Seconda città del Paese, Košice è un vibrante crocevia storico dove si sono incontrate per secoli le culture slovacca, ungherese, tedesca ed ebraica. È una città dal respiro mitteleuropeo che guarda fiduciosamente a est. È stata Capitale europea della cultura nel 2013.

Kosice è una città bellissima per la sua atmosfera di vibrante confine culturale. A Košice la cucina e la lingua si colorano di influenze ungheresi. Qui si gustano i pirohy (i tipici ravioli ripieni, dolci o salati) e si sorseggia un bicchiere di vino Tokaj (la cui regione vinicola si trova a pochi chilometri), celebrando la vera essenza della Mitteleuropa orientale.

Al centro storico si accede tramite Via Hlavná, un asse monumentale pedonale dove scorre un canale artificiale, circondato da caffè storici e teatri. Accanto al Teatro di Stato, sorge l’edificio che incarna il lusso d’inizio Novecento: l’Hotel e Caffè Slávia. Costruito nel 1900, è il capolavoro della Secessione ungherese a Košice. La facciata è decorata con piastrelle di ceramica Zsolnay e affreschi che celebrano l’allegoria del commercio e dell’arte. All’interno, i soffitti alti, i lampadari dorati, gli specchi e le vetrate colorate creano uno spazio dove il tempo sembra essersi fermato. Qui si incontravano gli intellettuali, i giornalisti e la borghesia commerciale della città.

Sulla piazza centrale si trova la Cattedrale di Sant’Elisabetta (Dóm svätej Alžbety), il capolavoro del gotico tardo-orientale, la cattedrale gotica più a est d’Europa.

Alle spalle della cattedrale si apre un magnifico giardino pubblico al centro del quale c’è l’attrazione forse più apprezzata da residenti e turisti, ovvero una enorme fontana, chiamata informalmente ”fontana canterina”, i cui spruzzi vengono erogati a ritmo di musica. Quando cala la luce, gli spruzzi d’acqua sono illuminati di diversi colori.

Parallela alla via centrale vale la pena percorrere Hrnčiarska, la Via degli Artigiani, una stradina acciottolata molto pittoresca che oggi in realtà ospita soprattutto bar e ristoranti, ma dove è ancora rimasta qualche bottega storiche di ceramisti.

Lungo via Puškinova ci si immerge nell’ex quartiere ebraico. La strada è un gioiello architettonico che fonde elementi neoromanici e moreschi, testimonianza della ricca comunità ebraica locale decimata dalla guerra. Proseguendo verso la stazione ferroviaria, la passeggiata può finire all’interno del parco verde, che risale a inizio Novecento, dove si trova anche un ristorante e un laghetto.

Situato alla fine di via Mlynská, non si può non notare Palazzo di Jakab (Jakabov palác). Costruito alla fine dell’Ottocento dall’architetto e costruttore Peter Jakab, l’edificio è un sontuoso esempio di stile neogotico. Jakab utilizzò per la facciata e per le decorazioni i pezzi di pietra gotica originali che erano stati scartati e sostituiti durante i contemporanei restauri della vicina Cattedrale di Sant’Elisabetta. È letteralmente un palazzo fatto con i “resti” della cattedrale. Nel 1945, mentre l’Europa veniva ridisegnata, questo palazzo divenne la residenza ufficiale del presidente cecoslovacco in esilio, Edvard Beneš. Proprio qui venne firmato il Programma di Košice, il documento politico che stabilì l’assetto della Cecoslovacchia post-bellica e aprì la strada all’influenza sovietica e all’espulsione delle minoranze tedesche e ungheresi. Oggi non è aperto al pubblico e avrebbe bisogno di un restauro.

Se vi piacciono gli interventi di rigenerazione urbana, a Kosice ce ne sono un paio degni di nota, entrambi non troppo lontani dal centro storico. Il primo è il Kulturpark, un nuovo spazio polifunzionale per eventi culturali e sportivi. Ospita skate park, campo da basket, cinema e spazi culturali e per eventi. Il tutto in un ex caserma ristrutturata. Il secondo spazio è la Kulturfabrik. Si tratta di un imponente complesso industriale del XIX secolo che un tempo ospitava una fabbrica di tabacco. Oggi è stato convertito in un centro culturale indipendente e alternativo. All’interno si trovano gallerie d’arte contemporanea, spazi per mostre fotografiche, cinema d’essai, laboratori di co-working e un bistrot dall’estetica underground. Rappresenta perfettamente la transizione della Košice moderna: da polo industriale del blocco socialista a laboratorio di idee per la nuova Europa.

L’anima letteraria: Sándor Márai

Per ama legare la letteratura al viaggio, Košice ha un nome d’elezione: Sándor Márai. Il grande scrittore ungherese nacque qui nel 1900, quando la città si chiamava Kassa ed era parte dell’Impero Austro-Ungarico.

Košice è anche la protagonista di capolavori come Le confessioni di un borghese. Márai racconta la transizione dolorosa di questa città borghese, colta e multilingue (dove si parlava correntemente ungherese, tedesco e slovacco) verso la modernità del Novecento.

All’incrocio tra via Mäsiarska e via Zbrojničná si trova la Statua di Sándor Márai: lo scrittore è seduto su una sedia di bronzo, pensieroso, di fronte a un’altra sedia vuota. A poca distanza, la sua casa natale ospita una stanza-museo con manoscritti, fotografie e oggetti personali.

La piazza del Teatro con la famosa fontana
La piazza del Teatro con la famosa fontana
I giardini della piazza del Teatro
I giardini della piazza del Teatro
Hrnčiarska, la Via degli Artigiani
Hrnčiarska, la Via degli Artigiani
Il parco verde con il chiosco presente da inizio Novecento
Il parco verde con il chiosco presente da inizio Novecento
Cattedrale di Sant’Elisabetta
Cattedrale di Sant’Elisabetta
Cappella di San Michele
Cappella di San Michele
Il laghetto del parco di inizio Novecento
Il laghetto del parco di inizio Novecento

3. Bardejov: la fortezza medievale Patrimonio Unesco

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2000, Bardejov è una delle città medievali meglio conservate d’Europa, situata a ridosso del confine polacco. Secondo me una meta imperdibile: la città è piccolissima ma per la sua posizione può essere anche un’ottima base per visitare i dintorni. Tutta la cittadina è circondata da mura medievali ben restaurate: si tratta del sistema di fortificazione meglio conservato della Slovacchia, completo di bastioni e fossati.

Il pregio del piccolo centro storico, con più di un monumento che testimonia l’importante ruolo commerciale rivestito dalla città nel medioevo, e gli interessanti dintorni, nei quali si conservano alcune delle migliori chiese in legno della Rutenia, rendono la città molto interessante, per quanto si trovi in una zona del Paese lontana dalle mete più battute e vi si arrivi tramite strade lente.

La Piazza del Municipio (Radničné námestie) è un rettangolo perfetto pavimentato in pietra fluviale, circondato da case gotiche con tetti spioventi e dominato al centro dal Municipio tardo-gotico, dove la scala esterna e le decorazioni dei frontini mostrano già toni rinascimentali. Al suo interno oggi c’è un museo. La piazza era lo storico spazio del mercato e delle autonomie locali, definito da abitazioni medievali e rinascimentali, alcune delle quali con fronte affrescata. Il lato di fondo della vasta piazza del Municipio è chiuso dalla grande Basilica gotica di Sant’Egidio che custodisce ben undici altari alati gotici intagliati in legno, un prezioso patrimonio artistico.

Appena fuori dalle mura, a ovest del centro, si trova un complesso che include la vecchia sinagoga, una scuola e i bagni rituali (Mikveh), oggi monumento alla memoria.

La piazza del Municipio di Bardejov
La piazza del Municipio di Bardejov
Vista della piazza del Municipio di Bardejov
Vista della piazza del Municipio di Bardejov
Basilica gotica di Sant’Egidio
Basilica gotica di Sant’Egidio
Installazione turistica sulla piazza della città
Installazione turistica sulla piazza della città
Case storiche sulla piazza
Case storiche sulla piazza

4. Svidník: la frontiera rutena e la Valle della Morte

Svidník è il cuore pulsante della cultura dei Ruteni (Rusyn) in Slovacchia, una minoranza etnica di ceppo slavo orientale che scrive in cirillico e di fede greco-cattolica. La zona è anche la porta d’accesso a uno dei paesaggi di memoria bellica più crudi, silenziosi e straordinari d’Europa: la Valle della Morte (Údolie smrti), teatro nell’autunno del 1944 della sanguinosa offensiva del Passo di Dukla, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Svidník meriterebbe una sosta molto più lunga rispetto a quella che sono riuscita a fare io. Qui infatti meritano una visita lo Skansen (Museo all’aperto della cultura rutena), dove spicca la splendida chiesa greco-cattolica in legno di San Paraskeva, un capolavoro di architettura rurale sacra senza l’uso di chiodi di metallo e il Museo Militare e il Monumento all’Armata Rossa, un imponente memoriale sovietico che commemora la liberazione.

Questo è il luogo in cui l’Europa cattolica incontra l’Oriente bizantino. La cultura rutena, con la sua lingua scritta in caratteri cirillici e i riti greco-cattolici, rende questa tappa fondamentale per comprendere il concetto di “confine” culturale. Da notare i cartelli lungo la strada con i nomi dei villaggi: è l’unica zona della Slovacchia in cui i nomi sono scritti sia in caratteri latini sia in alfabeto cirillico.

A breve distanza dalla città, si trova inoltre la “Valle della Morte”, (Údolie smrti), un vero e proprio museo a cielo aperto che si snoda tra i villaggi di Kapišová e Kružlová. Qui, in mezzo a colline ondulate e campi coltivati che oggi scorrono pacifici, sono stati lasciati immobili — esattamente nelle loro posizioni di combattimento originarie — decine di carri armati sovietici T-34 e pezzi d’artiglieria. Poco prima dell’ingresso alla valle, un monumento iconico mostra un T-34 sovietico che letteralmente “sormonta e schiaccia” un Panzer tedesco, cristallizzando la violenza dello scontro.

Il Monumento all’Armata Rossa
Il Monumento all’Armata Rossa
La “Valle della Morte”
La “Valle della Morte”

5. Spiš: il gigante di pietra e il Vaticano slovacco

L’area dello Spiš (Zips) rappresenta uno dei paesaggi storici e architettonici più straordinari dell’intera Europa centrale, dove il potere temporale e quello spirituale si fronteggiano da secoli.

Il Castello di Spiš (Spišský hrad) è una delle fortezze medievali in rovina più grandi d’Europa, che domina la valle dall’alto di un colle di tufo. Probabilmente è il luogo più scenografico di tutta la Slovacchia: questo immenso castello, eretto a dominio di una vasta regione al sommo di uno spuntone di travertino, è stato incluso nel 1993 dall’Unesco nella lista del Patrimonio dell’Umanità. La fabbrica del castello ebbe inizio nel XII secolo per crescere via via fino ad accogliere circa duemila persone. Nel 1241 la fortezza resistette ai tatari, poi fu tenuta dai reali d’Ungheria e da famiglie nobili molto influenti. L’abbandono, come spesso succede in casi questo tipo, fu dovuto a un incendio nel 1780. La vista del castello che si staglia contro il cielo e domina la splendida campagna dello Spiš, evoca la durezza della difesa dei confini del Regno d’Ungheria contro le invasioni mongole e ottomane.

A una manciata di chilometri di distanza, si trova la Spišská Kapitula (Il Capitolo di Spiš), definita la “Città del Vaticano slovacca”, un borgo fortificato ecclesiastico interamente circondato da mura, dominato dalla Cattedrale di San Martino. Anche quest’area fa parte dei monumenti dello Spiš iscritti nella lista Unesco. Si tratta di un’ampia area ecclesiastica, interamente cinta da mura, con cattedrale, palazzo vescovile, seminario e molti altri edifici religiosi, alcuni antichi e con tetti a scandole lignee, altri moderni, in bella posizione su un colle poco più basso del picco su cui si erge lo scenografico castello. Ai piedi del complesso ecclesiastico, proprio sotto le mura, sorge l’abitato di Spišske Podhradie che conserva interessanti edifici d’epoca.

Il Capitolo di Spiš
Il Capitolo di Spiš
Il Capitolo di Spiš
Il Capitolo di Spiš
Il Castello di Spiš
Il Castello di Spiš
Il Castello di Spiš
Il Castello di Spiš
La cattedrale di San Martino
La cattedrale di San Martino

6. Levoča: gioiello di architettura rinascimentale

Capitale storica della comunità sassone dello Spiš, Levoča è un gioiello di architettura rinascimentale cinto da possenti mura. Si sviluppa attorno a grande piazza davvero molto bella, fatta di portali gotici, case rinascimentali, frontoni e graffiti e occupata nel mezzo da un antico palazzo del Municipio e da un’imponente chiesa gotica che conserva il massimo capolavoro del Maestro Pavol, il primo grande artista nativo della città e forse di tutta la Slovacchia.

La basilica di San Giacomo custodisce l’altare maggiore in legno più alto del mondo (18,6 metri), capolavoro assoluto dell’intagliatore tardogotico di Levoča e il Municipio rinascimentale con i suoi eleganti loggiati, situato accanto alla “Gabbia della Vergogna” in ferro battuto, utilizzata in epoca medievale per punire i reati minori e dove si diceva fossero esposte le donne ritenute adultere. A valle del municipio si trova la chiesa luterana dall’aspetto ottocentesco.

Vale la pena fare il giro della piazza per dare un’occhiata ai portali, ai cortili, agli ornamenti delle case, i cui elementi gotici e rinascimentali si fondono con rielaborazioni più recenti. Molte case nascondono cortili eleganti e balconate.

Dalla città si scorge la collina mariana (Mariánska hora), uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell’Europa centrale. Casualmente ho visitato questa cittadina proprio nel primo weekend di luglio, auando si svolge la più importante processione della città. Un’occasione unica per osservare come ancora oggi questa ricorrenza spirituale sia così sentita e partecipata in questa area della Slovacchia.

Basilica di San Giacomo a Levoča
Basilica di San Giacomo a Levoča
Scorci di Levoča
Scorci di Levoča
Municipio rinascimentale di Levoča
Municipio rinascimentale di Levoča

7. Kežmarok: l'eredità dei Sassoni sotto i monti Tatra

Storica rivale di Levoča, Kežmarok è un altro villaggio della regione dello Spiš che conserva una forte identità tedesca (i cosiddetti “Sassoni dello Spiš” o Zipser), all’ombra delle spettacolari vette dei Carpazi.

La visita della città inizia dall’area all’esterno delle mura dove si trovano le chiese protestanti. Qui si trovano la Chiesa Articolare di Legno (inserita nell’itinerario dedicato alle chiese di legno della Slovacchia), Patrimonio Unesco, costruita nel 1717 senza l’uso di un singolo chiodo di metallo e caratterizzata da interni dipinti che ricordano una nave rovesciata e la Nuova Chiesa Evangelica, un eclettico edificio rosso e verde in stile neobizantino e neomoresco che domina lo skyline cittadino. Di queste chiese vi ho già parlato nel post dedicato proprio a questa particolare tipologia architettonica in Slovacchia.

Dall’area esterna alle mura, si entra nel centro storico e si risale la Hlavné, il lungo viale cittadino pedonale che funge anche da piazza come in tante città slovacche di questa zona e termina al Castello, una fortezza urbana legata alla nobile famiglia Thököly totalmente ristrutturata con i massicci torrioni rotondi. All’interno del castello c’è un piccolo museo di storia, archeologia e tradizioni popolari.

Anche questo viale conserva bellissime infilate di case caratteristiche dell’architettura popolare di questa zona, cin i tipici frontoni aggettanti in legno. Il baricentro è costituito dalla chiesa parrocchiale Sv Kriz, un edificio gotico a tre navate con accanto la sua torre rinascimentale isolata.

Il Castello di Kežmarok
Il Castello di Kežmarok
Il centro storico di Kežmarok
Il centro storico di Kežmarok

8. Vlkolínec: il villaggio montano dal tempo sospeso

Questo minuscolo villaggio montano, situato sulle pendici del Gran Fatra e protetto dall’Unesco, è un esempio straordinario e intatto di architettura rurale dei Carpazi settentrionali.

Tutto il villaggio è formato da case di tronchi d’albero (Log Cabins) sono dipinte con vivaci colori pastello (azzurro, rosa, ocra), costruite su fondamenta di pietra. Da notare il campanile in legno del 1770 che scandiva la vita rurale del villaggio.

Il villaggio è immerso in un paesaggio rurale tipico, con i tradizionali fienili in legno sparsi sui prati scoscesi.

Vlkolínec non è un museo a cielo aperto, ma un villaggio vivo in cui risiedono ancora stabilmente alcune persone. Camminare lungo la sua unica via acciottolata, con il suono del ruscello che scorre al centro della strada, permette di connettersi con la dura realtà quotidiana della vita contadina di montagna di un tempo.

È necessario però evitare di essere invasivi: da quando il villaggio è diventato Patrimonio Unesco, qui affluiscono tantissime persone che hanno reso gli abitanti giustamente insofferenti all’invasione dei propri spazi privati. Noterete quindi numerosi cartelli che invitano a non entrare nei giardini e negli spazi privati e, in alcuni casi, anche a evitare di scattare foto. È importante rispettare questi luoghi e comprendere che si tratta di villaggi abitati che non possono sopportare un eccessivo numero di turisti.

La strada per arrivare è percorribile in auto a velocità moderata, è asfaltata ma piuttosto stretta e in alcuni tratti l’asfalto è eroso e la strada senza barriere. Ci sono diverse curve quindi la raccomandazione è quella di essere prudenti. L’auto si parcheggia a ridosso del villaggio, ma i posti sono molto pochi, quindi il consiglio è di evitare i weekend e arrivare nel pomeriggio, quando di solito c’è meno gente.

Vlkolínec
Vlkolínec
Finestre a Vlkolínec
Finestre a Vlkolínec
Vlkolínec
Case di Vlkolínec

9. Čičmany: la geometria del folklore

L’itinerario prosegue verso ovest, nella regione di Žilina con direzione sud. A un’ora di distanza da Trencin, immerso nelle foreste della Slovacchi si trova il villaggio di Čičmany, celebre per le sue case di legno scuro decorate con elaborati motivi geometrici bianchi, che ricordano ricami tradizionali.

La cosa migliore da fare in questo piccolo villaggio è passeggiare senza una meta precisa e scoprire passo dopo passo il villaggio. Le decorazioni murali sono simboli geometrici (croci, spirali, cuori, uccelli) dipinti con calce bianca, originariamente applicati per proteggere il legno dai danni del sole e dell’umidità.

La Casa di Raden (Radenov dom) è la struttura più grande del villaggio, che oggi ospita una mostra etnografica sui costumi, strumenti di lavoro e i ricami locali.

Questo luogo è straordinario per la fusione tra utilità pratica e senso estetico popolare. Quelli che erano semplici segni di manutenzione domestica si sono trasformati nel corso dei secoli in una delle forme di arte folk più grafiche e affascinanti d’Europa.

Io ho fatto solo una breve sosta in questo villaggio che mi incuriosiva molto, ma c’è una pensione e un paio di ristoranti: se c’è abbastanza tempo, secondo me è un posto meraviglioso in cui fermarsi almeno una notte, anche per la possibilità di passeggiate ed escursioni nei dintorni, oltre che per assaporare il silenzio e la pace di un villaggio immerso nella natura.

Čičmany
Čičmany
Čičmany
Čičmany
Čičmany
Čičmany

10. Trenčín: la Sentinella del Váh e il limes romano

Situata nella Slovacchia occidentale, Trenčín, Capitale europea della cultura 2026, è una delle città più antiche del Paese, dominata da un castello spettacolare che svetta su uno sperone roccioso sopra il fiume Váh.

Il monumento più importante è il Castello di Trenčín (Trenčiansky hrad), una fortezza inespugnabile, arroccata su una scenografica rupe che domina la città e che custodisce la celebre “Fontana dell’Amore”. Offre una vista strategica sulla valle del fiume: purtroppo non sono potuta salire sulla fortezza a causa della pioggia battente, ma non perdete questa occasione se passate di lì con il bel tempo.

Sulla parete di roccia calcarea che chiude la piazza a nord è incisa la prova della presenza romana più a settentrione in questa parte di Europa centrale. Lasciata durante le guerre marcomanniche sotto l’imperatore Marco Aurelio, l’iscrizione recita: “Alla vittoria degli imperatori e dell’esercito di 855 soldati della Seconda Legione di stanza a Laugaricio. Fatto per ordine di Marcus Valerius Maximianus, legato della Seconda Legione Ausiliaria”. L‘iscrizione romana del 179 d.C. attesta la presenza della Seconda Legione Romana ad Laugaricio, segnando uno dei punti più settentrionali raggiunti dall’Impero Romano in Europa centrale. L’iscrizione non è visibile dalla strada. Per vederla si deve entrare nell’Hotel Elizabeth (l’antico Hotel Tatra, un sontuoso grand hotel austro-ungarico in stile Art Nouveau), salire al secondo piano e guardare attraverso una grande parete vetrata che dà direttamente sulla roccia viva della montagna.

La piazza principale di Trenčín non ha la classica forma quadrata o rettangolare delle città mercatali tedesche, ma si sviluppa con una pianta allungata e irregolare a forma di fuso, stretta tra la roccia del castello e l’antico corso del fiume Váh. Questa forma è dettata dall’antica via commerciale che collegava la Porta di Moravia con la valle del fiume Nitra.

La piazza è fiancheggiata da case nobiliari e borghesi (burgher houses) tardo-rinascimentali e barocche (fine XVI – inizio XVII secolo). Molte di esse conservano i portici originari, le volte a botte nei passaggi interni e le facciate ornate con gli stemmi delle antiche famiglie che gestivano il commercio fluviale.

Al centro della piazza svetta la Colonna della Santissima Trinità, eretta nel 1712. È un classico esempio di barocco asburgico votivo, commissionata dal conte Illésházy come ringraziamento per la fine dell’epidemia di peste che aveva decimato la città nel 1710.

Costruita originariamente dai Gesuiti tra il 1652 e il 1657, la Chiesa dei Piaristi (San Francesco Saverio) domina il lato sud-occidentale della piazza. La facciata è un manifesto del primo barocco, ma il vero tesoro è all’interno: l’illusoria decorazione pittorica prospettica (trompe-l’œil) e gli affreschi barocchi creano un senso di spazio monumentale che dialoga con la severità gotica del castello soprastante.

Situata appena fuori dalla Porta Inferiore (nella vicina piazza Štúrovo námestie), la Sinagoga di Trenčín (1913) è uno dei monumenti architettonici più originali della Slovacchia. Progettata dall’architetto berlinese Richard Scheibner (nativo proprio di Trenčín), l’edificio rompe con la tradizione locale. È un capolavoro eclettico che fonde la Secessione viennese (Art Nouveau) con forti influenze bizantine e moresco-orientali. La sua enorme cupola in cemento armato domina lo skyline della parte bassa della città. Recentemente restaurata, la sinagoga racconta la ricca storia della comunità ebraica locale, un tempo fulcro del commercio cittadino, prima della tragedia del Novecento. Sulla piazza c’è una fontana molto amata che rappresenta il Vodník Valentín (il folletto o spirito dell’acqua Valentino), una figura centrale e affascinante del folklore e della mitologia slava. La fontana lo raffigura mentre emerge a mezza figura e spruzza un getto d’acqua dalla bocca.

Trencin chiude idealmente questo itinerario e ricorda ai viaggiatori la storia più antica d’Europa. Trenčín era l’estremo confine settentrionale (il Limes) dell’Impero Romano. L’iscrizione sulla roccia, unita alla fortezza medievale ungherese che vi sorge sopra, incarna perfettamente il tema del “confine” e della stratificazione storica che si respira in queste terre.

Il castello di Trenčín
Il castello di Trenčín
Il centro pedonale di Trenčín
Il centro pedonale di Trenčín
Trencin
La piazza centrale di Trencin
La piazza con la sinagoga di Trenčín
La piazza con la sinagoga di Trenčín
Post Author
RitagliDiViaggio
Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le foto dei miei viaggi

Vuoi vedere le immagini più emozionanti dei miei viaggi? Seguimi su Instagram, dove pubblico le foto più significative dei luoghi che ho visitato

Join to Instagram