Tunisia del nord: il mio itinerario fai da te in 12 tappe

Dimenticate per un attimo l’immagine da cartolina della Tunisia fatta solo di spiagge o di deserto.

Esiste un’altra Tunisia più verde, più segreta e ricca di cultura, che si snoda tra le valli fertili della Medjerda e le scogliere battute dal vento del Nord. È una terra dove la Storia si può toccare con mano, visitando le ville romane di Bulla Regia, scoprendo le silenziose Dar della Medina di Tunisi o guardando l’orizzonte dal punto più a Nord dell’Africa, per poi scoprire i Ribat di Monastir e Suisse.

In questo itinerario ho raccolto 12 tappe per chi cerca un incontro ravvicinato con l’anima più autentica del Paese. Ci perderemo tra le pietre dorate di Dougga, dove il silenzio è interrotto solo dal fruscio degli ulivi, ma anche tra il bianco e il blu della case di Sidi Bou Said e gli antichi resti di Cartagine. Dalla maestosità spirituale di Kairouan alla vivacità del porto vecchio di Biserta, fino all’orgoglio dei profughi moriscos a Testour, con i suoi tetti di tegole rosse e gli orologi che girano al contrario, la Tunisia del nord è un luogo autentico tutto da vivere.

Questo è un percorso pensato per chi, come me, non si accontenta del sole e del mare, ma vuole scoprire come tre millenni di civiltà — dai Fenici ai profughi andalusi, dai Romani ai coloni francesi — abbiano stratificato un paesaggio sorprendente.

Alla fine dell’articolo ci sono alcune informazioni pratiche, in base alla mia esperienza: come arrivare, come spostarsi e qualche consiglio sul cambio, il clima e il wifi. I miei consigli su dove dormire a Tunisi, invece, saranno in un altro articolo: questo è già molto lungo così!

Sulle Terrazze di Tunisi
Sulle Terrazze di Tunisi
La luna sopra Tunisi
La luna sopra Tunisi

TUNISI E DINTORNI

Per vedere bene Tunisi, Sidi Bou Said e Cartagine mettete in conto almeno due giorni pieni. Ma potete dedicare anche un intero weekend se volete godervi al massimo l’atmosfera non soltanto della capitale ma anche di tutti i siti e i borghi interessanti dei suoi dintorni.

Io purtroppo non ho avuto così tanto tempo, ma spero di poter tornare a Tunisi per esplorare la città con calma.

TUNISI, la capitale del contrasti

Tunisi è una capitale che vive di contrasti armoniosi: l’energia caotica e spirituale della Medina medievale si fonde con l’eleganza ordinata della Ville Nouvelle di impronta coloniale.

La Medina è il cuore pulsante della città. Fondata nel VII secolo, è una delle medine meglio conservate del mondo islamico e oggi è Patrimonio Unesco. Perdersi tra i suoi vicoli è il modo migliore per visitarla. La Moschea Zitouna (Moschea dell’Olivo) è il centro spirituale della città. Fondata nell’VIII secolo, la sua corte interna è un capolavoro di porticati e colonne. L’accesso alla sala di preghiera è riservato ai musulmani. I Souk sono un labirinto di vita e merci di ogni genere. Ogni via è dedicata a un mestiere. Il Souk el-Attarine (dei profumieri) è il più raffinato, mentre il Souk des Chéchias è dove si fabbricano ancora a mano i tradizionali copricapi di lana rossa tunisini.

Molte antiche case nobiliari (Dar) sono state trasformate in musei o caffè. Tra le più belle ci sono Dar Lasram, Cafè Panorama o Ed-Dar, per ammirare le cupole e i minareti dall’alto.

Mentre passeggiate nella medina, ci sarà sempre qualcuno che vi inviterà a seguirlo per accompagnarvi sulle Terrazze della Medina, molto difficili da trovare per conto proprio perché si trovano sui tetti di negozi di tappeti. Non temete e lasciate condurvi in questo luogo meraviglioso, probabilmente il più suggestivo della medina. Se volete potete lasciare un’offerta, ma nessuno sarà insistente nel chiedervi denaro o costringervi a comprare qualcosa. Sulle terrazze si può salire gratuitamente per ammirare il panorama e ne vale veramente la pena: la vista sulle tegole verdi della Moschea Zitouna e sui tetti della medina è impareggiabile, ma anche le terrazze stesse sono un capolavoro architettonico.

Uscendo dalla Medina attraverso la porta di Bab el Bhar (Porta di Francia), ci si trova improvvisamente nella città moderna della Ville Nouvelle. L’Avenue Habib Bourguiba è il lungo viale alberato e il palcoscenico della vita sociale. Qui si affaccia il Teatro Municipale, un gioiello in stile Art Nouveau, e la Cattedrale di San Vincenzo de’ Paoli, in un eclettico stile neo-bizantino-moresco. Se avete tempo, ci si può sedere a uno dei tavolini all’aperto dei caffè storici per osservare il viavai della città e cogliere il ritmo della Tunisi moderna.

Lungo la strada che conduce all’aeroporto si trova il Museo Nazionale del Bardo, situato in un antico palazzo beylicale del XIX secolo. Ospita la più vasta raccolta di mosaici romani esistente, come il “Virgilio che scrive l’Eneide” o il “Trionfo di Nettuno”. Il palazzo stesso, con i suoi soffitti in stucco e i soffitti in legno intarsiato, è un’opera architettonica di rilievo.

Le Terrazze di Tunisi
Le Terrazze di Tunisi
Vista sul minareto della moschea dalle terrazze di Tunisi
Vista sul minareto della moschea dalle terrazze di Tunisi
Vista sulla moschea Sidi Youssef Dey
Vista sulla moschea Sidi Youssef Dey
Piazza della Vittoria
Piazza della Vittoria
Piazza della Kasbah
Piazza della Kasbah
Panorama sulla Ville Nouvelle dal caffè panoramico del El Hana International Hotel
Panorama sulla Ville Nouvelle dal caffè panoramico del El Hana International Hotel

SIDI BOU SAID: il villaggio degli artisti

Sidi Bou Said è un luogo dove l’azzurro delle porte e il bianco calce dei muri creano un contrasto cromatico che è diventato il simbolo stesso della Tunisia nel mondo. Situato sulla cima di una scogliera che domina il Golfo di Tunisi, questo borgo è un inno all’estetica andalusa e alla pace contemplativa.

Se Sidi Bou Said appare oggi come un quadro perfetto, lo si deve in gran parte al barone Rodolphe d’Erlanger, pittore e musicologo francese che si stabilì qui all’inizio del XX secolo. Fu lui a promuovere il decreto che obbligava gli abitanti a dipingere le case solo di bianco e azzurro, preservando l’armonia del villaggio. La sua sontuosa residenza, oggi Museo della Musica Mediterranea è un capolavoro di architettura neo-moresca, con soffitti intagliati e giardini a terrazza che offrono una vista impareggiabile.

Il villaggio è stato per decenni il rifugio di intellettuali come Simone de Beauvoir, André Gide e, naturalmente, dei pittori Paul Klee e August Macke. Il Café des Nattes, situato in cima alla scalinata principale, è il cuore storico del borgo. Con le sue colonne dipinte di verde e rosso e i tappeti interni, è il luogo dove si beve il tradizionale tè alla menta con i pinoli. Il Café Sidi Chebaane (Café des Délices), reso celebre dalla canzone di Patrick Bruel, è famoso per le sue terrazze degradanti verso il mare.

Passeggiando per le viuzze acciottolate, l’attenzione cade inevitabilmente sui dettagli architettonici. Le porte sono vere opere d’arte, spesso decorate con chiodi neri che formano motivi geometrici, mezzelune o simboli protettivi come la Khamsa. Le Musharabie (Moucharabieh) sono le tipiche grate in legno azzurro alle finestre, che permettevano alle donne di guardare fuori senza essere viste, favorendo la ventilazione naturale.

Strade di Sidi Bou Said
Strade di Sidi Bou Said
Case tipiche di Sidi Bou Said
Case tipiche di Sidi Bou Said
Lungo le strade di Sidi Bou Said
Lungo le strade di Sidi Bou Said

CARTAGINE, un libro di storia

Visitare Cartagine è come sfogliare un libro di storia dove le pagine puniche e quelle romane si sovrappongono continuamente. Un tempo capitale di un impero che sfidò Roma, oggi è un sobborgo elegante di Tunisi, dove le rovine sparse raccontano di una grandezza distrutta e poi ricostruita.

Il sito di Cartagine è diffuso: non c’è un unico recinto, ma diversi poli archeologici situati all’interno della città moderna. Questi sono alcuni punti chiave principali da vedere assolutamente:

  1. Collina di Byrsa e Museo Nazionale: è il cuore spirituale della città. Qui si trovano i resti del quartiere punico sopravvissuto alla distruzione romana e il Museo Nazionale di Cartagine (situato sulla cima e chiuso al momento della mia visita), che offre una vista panoramica incredibile sul Golfo di Tunisi e custodisce reperti preziosi, dai sarcofagi alle ceramiche puniche.
  2. Terme di Antonino: sono tra le più grandi costruzioni termali dell’impero romano fuori dall’Italia. Anche se oggi rimangono solo i basamenti e alcune imponenti colonne rialzate, la loro scala monumentale permette di immaginare l’opulenza della Cartagine romana.
  3. Porti Punici: due bacini idrici che furono il segreto della potenza marittima cartaginese. Il porto mercantile (rettangolare) e quello militare (circolare) sono ancora perfettamente distinguibili. Al centro del porto militare sorge l’Isolotto dell’Ammiragliato.
  4. Anfiteatro e Ville Romane: L’anfiteatro un tempo ospitava 30.000 spettatori. Poco distante, il quartiere delle Ville Romane conserva splendidi mosaici, tra cui la famosa “Villa della Voliera”.

Come visitare i diversi siti

Esiste un biglietto cumulativo (acquistabile in qualsiasi sito principale) che permette l’ingresso a tutti i poli archeologici nell’arco della giornata.

Spostamenti.

Dato che i siti sono distanti tra loro, l’opzione migliore è il taxi, soprattutto se si ha poco tempo. Se scegliete di usare un driver, come ho fatto io, inserite Cartagine nell’itinerario, ad esempio visitandola al mattino, aprono i siti, per poi proseguire ad esempio verso Biserta e il nord.

Un consiglio: evitate la tarda mattinata quando sbarcano i turisti delle navi da crociera e Cartagine diventa un incubo di pullman che intasano le stradine.

Visitare Cartagine a piedi è fattibile solo se avete tutto il giorno a disposizione e siete buoni camminatori.

Cartagine
Cartagine
Il sito dell'antica Cartagine
Il sito dell'antica Cartagine
Uno dei siti dell'antica Cartagine
Uno dei siti dell'antica Cartagine
I porti punici
I porti punici

VERSO NORD

L’itinerario verso nord comprende il sito archeologico di Utica, la città di Biserta e il giro fino a Cap Angel, il punto più a nord dell’Africa.

Se partite presto da Tunisi è possibile fare questo giro in giornata, come ho fatto io.

UTICA, l’antica porta del mare prigioniera della terra

Situata a circa 30 km da Biserta, Utica detiene un primato affascinante: fu la prima colonia fenicia della zona, precedendo la stessa Cartagine. Oggi, il visitatore che giunge in questo sito non trova il mare, ma un’ampia pianura alluvionale. Il fiume Medjerda, con il suo incessante deposito di limo, ha spostato la linea di costa di ben 10 km, trasformando quello che era un fiorente porto commerciale in un’isola archeologica circondata dalla terra.

Utica non fu mai una suddita docile di Cartagine. La sua storia è segnata da alleanze strategiche e ribellioni. Nel 146 a.C. appoggiò i Romani nella terza guerra punica, scelta che le garantì prosperità per un lungo periodo. Il sito è indissolubilmente legato alla figura di Catone, seguace dello stoicismo e avversario di Giulio Cesare. Dopo la sconfitta pompeiana a Tapso, Catone scelse il suicidio rituale a Utica piuttosto che la sottomissione. Il suo gesto estremo (lacerarsi le viscere a mani nude dopo un primo tentativo fallito) lo rese un’icona di libertà celebrata dai Romani con una statua rivolta verso il mare. Nonostante le dimensioni ridotte dell’area scavata rispetto all’estensione originaria, la Casa della Cascata emerge come la rovina più significativa. È una residenza privata che trasuda l’agio dei suoi antichi proprietari.

Lungo l’antica linea di costa si trovano resti imponenti che ricordano, per concezione, le Terme di Antonino a Cartagine. Scavata a un livello inferiore rispetto al foro romano, la Necropoli Punica testimonia la stratificazione millenaria del sito.

Il piccolo museo all’ingresso è una tappa fondamentale per contestualizzare i reperti. Spiccano le lapidi con i caratteri angolosi fenici e lo skyphos greco (coppa vinaria) decorato con scene di satiri e menadi, prova dei fitti scambi commerciali con la Grecia. La collezione di statue in marmo bianco, pur non essendo di eccelsa fattura artistica, testimonia la ricchezza estrema di Utica: il materiale doveva essere importato via mare a costi altissimi, non essendoci cave di marmo bianco in Nord Africa.

Il sito archeologico di Utica
Il sito archeologico di Utica
Il sito archeologico di Utica
Il sito archeologico di Utica
Il sito archeologico di Utica
Il sito archeologico di Utica

BISERTA, il porto antico dove la Storia naviga nel lago

Biserta è un antico porto naturale incastonato tra il mare e il lago di Biserta, un bacino salato collegato al Mediterraneo da un canale moderno. Offre un’identità pre-coloniale intatta e la sua storia è dettata dalla sua posizione strategica.

Fondata dai Fenici col nome di Hippo Diarrhytus, conobbe la prosperità sotto i Romani. Plinio il Giovane ne decantava i piaceri dell’ozio tra vela, nuoto e pesca. Nel XVI secolo, la città fu terreno di scontro tra Carlo V e il corsaro Barbarossa. Fu un rifugio cruciale per i profughi andalusi, che influenzarono l’architettura locale. Trasformata in una potente base militare dalla Francia, Biserta fu l’ultima città tunisina a essere liberata. Solo nel 1963, dopo scontri sanguinosi, i francesi lasciarono definitivamente il porto, segnando l’inizio di una nuova era industriale e turistica.

Il Vecchio Porto è il luogo più suggestivo, un dedalo di caffè e barche da pesca circondato da architetture militari. La Kasbah di origine bizantina ma ricostruita nel XVII secolo, racchiude un labirinto di vicoli e archi color pastello. Sebbene segnata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, la Medina rimane un gioiello da esplorare a piedi. La Grande Moschea (1652), caratterizzata dal minareto che svetta sopra le strette vie dei mercanti (come rue des Armuriers), risale ai primi anni della dominazione turca. Da non perdere il mercato del pesce del porto vecchio: qui si può acquistare il pesce fresco da uno dei banconi del mercato e farselo cucinare alla griglia da uno dei tanti ristorantini che si affacciano sul porto: un’esperienza da veri local da fare assolutamente!

Il porto vecchio di Biserta
Il porto vecchio di Biserta
La medina di Biserta
La medina di Biserta
Il mercato di Biserta
Il mercato di Biserta

CAP ANGEL, l’ultimo confine d’Africa

Situato a circa 20 chilometri da Biserta, Cap Angel è promontorio selvaggio che ufficialmente, dal 2014, è considerato il punto più a nord dell’intero continente africano. Per chi, come me, ama i viaggi che sanno di “confine”, arrivare qui è un piccolo pellegrinaggio laico verso una meta che sembra segnare la fine di un mondo e l’inizio di un altro.

Il cuore del sito è segnato da un monumento moderno e suggestivo: una scultura in metallo che riproduce la silhouette stilizzata del continente africano. Qui ci si trova con alle spalle l’immenso entroterra tunisino mentre lo sguardo è rivolto verso l’Europa, dall’altra parte del Mediterraneo.

Poco distante dal monumento, la costa si fa aspra e scenografica. Qui svetta il Faro di Cap Angel, una sentinella bianca e maestosa che domina le scogliere rocciose. È uno dei luoghi in cui la natura è ancora la vera padrona di casa. Ai piedi delle rocce su cui sorge il faro c’è una caletta con una bellissima spiaggia (purtroppo non troppo pulita a causa dei rifiuti abbandonati da chi viene a godersi la bellezza di questo posto senza rispettarla). Il mio consiglio è provare ad arrivare qui poco prima del tramonto per godersi in pieno la bellezza di questo luogo fuori dalle rotte turistiche.

La zona di Cap Angel conserva un’atmosfera unica. Lungo il tragitto da Biserta, la strada si snoda tra colline e scorci marini di rara bellezza. Se viaggiate con un’utilitaria, percorrete l’ultimo tratto di circa 500 metri a piedi, perché ci sono rocce sporgenti e terreno dissestato e serve un 4X4 per evitare disavventure.

Il punto più a nord dell'Africa
Il punto più a nord dell'Africa
Il panorama con il faro di Cap Angel al tramonto
Il panorama con il faro di Cap Angel al tramonto
La strada verso Cap Angel
La strada verso Cap Angel

VERSO SUD

Tutta la zona a sud di Tunisi è molto interessante e servirebbero molti giorni per poterla visitare con calma.

L’ideale è poter dedicare una giornata a Kairouan e Monastir, spostarsi a Souisse dove trascorrere la notte per poi visitare la città la giornata successiva. E infine da Sousse spingersi fino a El Jam per vedere il famoso anfiteatro (a quest’ultima tappa io ho dovuto rinunciare per motivi di tempo).

KAIROUAN, la quarta città santa

Fondata nel 670 d.C., è la quarta città santa dell’Islam e la capitale spirituale della Tunisia. Da vedere la Grande Moschea di Sidi Oqba, l’edificio religioso più antico dell’Occidente musulmano e la medina, protetta dall’Unesco. Fondata nel 670 d.C., la Grande Moschea è considerata il modello architettonico per tutte le moschee successive del Maghreb. Il porticato del cortile e la sala di preghiera ospitano oltre 400 colonne. Si tratta di materiali di spoglio romani e bizantini provenienti da siti come Cartagine e Sbeitla. Ogni capitello è diverso, creando un dialogo unico tra il passato classico e l’arte islamica. Il Minareto è uno dei più antichi del mondo islamico. La sua struttura massiccia e quadrangolare, divisa in tre livelli decrescenti, ha influenzato l’architettura dei minareti fino alla Giralda di Siviglia. Il vasto cortile in marmo è leggermente inclinato verso un foro centrale decorato in modo da raccogliere l’acqua piovana nelle cisterne sotterranee per le abluzioni rituali, un esempio perfetto di architettura funzionale. Sebbene l’accesso sia spesso limitato ai fedeli, dalle porte socchiuse puoi ammirare il Minbar in legno di teak del IX secolo (il più antico esistente) e i preziosi lampadari.

Poco fuori dalle mura della medina ci sono altri due luoghi da non perdere. Il primo è  il Mausoleo di Sidi Sahabi, conosciuto anche come la Moschea del Barbiere, probabilmente il luogo più intimo e visivamente affascinante della città. È dedicato ad Abū Zamʿa al-Balawī, un compagno del Profeta Maometto, che secondo la tradizione portava sempre con sé tre peli della barba del Profeta (da qui il soprannome “Il Barbiere”). Sebbene il nucleo originale risalga al VII secolo, l’attuale struttura è il risultato di un magnifico rifacimento del XVII secolo (periodo ottomano). Il Minareto, di chiara influenza ispanico-moresca, svetta con la sua eleganza austera, anticipando la ricchezza degli interni. Superata la porta, ci si ritrova in un ampio cortile che funge da filtro tra il caos cittadino e la pace del santuario. Il complesso è famoso per l’armonia tra tre elementi decorativi chiave: le ceramiche (zellij) smaltate con motivi geometrici e floreali, gli stucchi (naqsh hadida), che sembrano quasi merletti di pietra e il legno di cedro dei soffitti a cassettoni e delle cupole con decorazioni dipinte che testimoniano la maestria artigianale tunisina del passato.

I Bacini degli Aghlabiti rappresentano uno dei più straordinari esempi di ingegneria idraulica del mondo medievale. Costruiti tra l’860 e l’862 d.C. sotto il regno dell’emiro Abu Ibrahim Ahmed, facevano parte di un sistema molto più vasto: si stima che in origine ci fossero circa 15-16 bacini simili fuori dalle mura, tanto che Kairouan era soprannominata la “città delle cisterne”. Dal 1988, i bacini sono parte integrante del sito Patrimonio dell’Umanità di Kairouan, riconosciuti come testimonianza eccezionale della civiltà dei primi secoli dell’Egira in Ifrīqiya (l’attuale Tunisia). Attualmente è in corso un’imponente operazione di ristrutturazione di quest’area. I visitatori possono ammirare quello che rimane dei bacini dalla terrazza dell’edificio che dovrebbe ospitare l’ingresso al futuro museo.

La Grande Moschea di Sidi Oqba
La Grande Moschea di Sidi Oqba
La medina di Kairouan
La medina di Kairouan
L'ingresso al Mausoleo di Sidi Sahabi
L'ingresso al Mausoleo di Sidi Sahabi
I Bacini degli Aghlabiti
I Bacini degli Aghlabiti

MONASTIR: la sentinella del Mediterraneo

Il profilo di Monastir è dominato dal Ribat, una delle fortezze più spettacolari e meglio conservate di tutto il Nord Africa. Questa struttura è più di un semplice monumento, è un simbolo di resistenza che si specchia nell’azzurro del mare.

Fondato nel 796 d.C. dal governatore abbaside Harthama ben Ayan, il Ribat di Monastir è il più antico del Maghreb. Si presenta come un labirinto di cortili, torri di avvistamento, scalinate strette e passaggi segreti. La sua struttura si è evoluta nei secoli: originariamente un piccolo fortino quadrangolare, è diventato un complesso imponente grazie alle aggiunte di epoca aghlabide e fatimide. Salire i ripidi gradini della torre di avvistamento (nador) è un’esperienza imperdibile. Dalla cima, lo sguardo spazia a 360° sul porto turistico, il cimitero marino e la cupola dorata del Mausoleo di Bourguiba.

Il termine Ribat indica un monastero fortificato. Qui i “monaci-guerrieri” (i murabitin) si dedicavano alla preghiera e alla difesa della fede contro le incursioni marittime. Questa duplice natura si respira ancora oggi tra le mura silenziose e la piccola moschea situata al piano superiore. Per la sua incredibile integrità architettonica, il Ribat è stato scelto come set per celebri film, tra cui “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli e “I Predatori dell’Arca Perduta”.

Sebbene il Ribat sia il protagonista, Monastir offre altri scorci di grande valore culturale. Il Mausoleo di Habib Bourguiba è un trionfo di architettura moderna con richiami tradizionali. Con i suoi due minareti slanciati e la cupola ricoperta di foglie d’oro, il mausoleo è un luogo di grande solennità dove riposa il primo presidente della Repubblica Tunisina.

La Grande Moschea, situata accanto al Ribat, risale al IX secolo. È un edificio austero, privo di minareto, la cui facciata è costruita con massicci blocchi di pietra che richiamano lo stile della fortezza vicina.

Se avete più tempo di quanto ne ho avuto io, fate anche una passeggiata lungo la Marina e fino al Cimitero di Sidi el-Mazeri, dove le tombe bianche si stagliano contro il blu dell’acqua, creando un’atmosfera di pace assoluta, tipica dei luoghi legati al culto dei santi locali (marabut).

La spiaggia di Monastir
La spiaggia di Monastir
Il Ribat di Monastir
Il Ribat di Monastir
Il Mausoleo di Habib Bourguiba
Il Mausoleo di Habib Bourguiba

SOUSSE: la perla del Sahel

Sousse è una città dove la storia vive nella sua pulsante Medina, patrimonio Unesco. Anche qui vale assolutamente la pena visitare il Ribat, anche per vedere le differenze rispetto a quello di Monastir.

Mentre il Ribat di Monastir ha subito numerosi rimaneggiamenti che lo hanno reso un labirinto articolato, il Ribat di Sousse colpisce per la sua straordinaria purezza geometrica. Edificato nell’821 d.C., è un quadrato quasi perfetto rinforzato da torri semicircolari. È l’esempio più puro di architettura militare aghlabide dei primi secoli dell’Islam. Al centro si apre un cortile sobrio circondato da portici ad arco. Al piano superiore si trovano le strette celle dove i monaci-guerrieri vivevano in assoluto ascetismo, alternando la preghiera alla guardia costiera. A differenza di Monastir, la torre di avvistamento di Sousse è una struttura cilindrica che svetta dall’angolo sud-est. Dalla sua sommità la vista è mozzafiato: si vede l’intera Medina dall’alto, con i tetti bianchi, le cupole della Grande Moschea e il mare all’orizzonte. Una catena di fuochi partiva da qui per avvisare l’interno del paese di eventuali attacchi dal mare. Il Ribat di Monastir è più vasto, “cinematografico” e scenografico per la sua posizione isolata sulla scogliera, mentre quello di Sousse è più austero, rigoroso nelle forme e offre un contrasto unico tra la pace interna del forte e il caos vitale dei souk appena fuori dal portone.

A breve distanza dal Ribat si trova la Grande Moschea, unica nel suo genere. Non ha minareto (perché si utilizzava la torre del Ribat per l’appello alla preghiera) e sembra quasi una fortezza essa stessa, con i suoi bastioni e il cortile imponente.

I souk di Sousse sono enormi. Perdersi tra le vie della Medina, cercare le botteghe dei tessitori e dei maestri della ceramica, è molto interessante. Rispetto a Tunisi, qui l’atmosfera è più rilassata e marinaresca.

Vista sulla moschea dalla torre del Ribat
Vista sulla moschea dalla torre del Ribat
Sousse dalla torre del Ribat
Sousse dalla torre del Ribat
Piazza della medina di Sousse
Piazza della medina di Sousse
Souk di Sousse
Souk di Sousse
Souk di Sousse
Souk di Sousse

VERSO L'INTERNO

Questa è una zona spesso trascurata dai turisti. Io a ottobre non ho trovato non più di 2-3 persone nei siti archeologici.

Secondo me invece i siti archeologici di Bulla Regia e Dougga meritano tantissimo, sia perché sono bellissimi sia perché permettono di perlustrare una zona della Tunisia sorprendente, ovvero quella più verde e montana verso l’interno.

Questo itinerario potete farlo in giornata, con tappa finale veloce a Testour per dare un’occhiata a questo delizioso villaggio andaluso.

BULLA REGIA, il fascino delle dimore ipogee

Situata nella valle della Medjerda, ai piedi di una montagna, Bulla Regia è uno dei siti romani più singolari al mondo. La sua fama è legata alle ville sotterranee, uniche nell’Impero Romano: mentre le case tradizionali si sviluppavano in altezza, i ricchi cittadini di Bulla scavarono nel terreno stanze lussuose per proteggersi dal calore torrido, creando veri e propri quartieri residenziali “sotto il livello del suolo”.

Il nome “Regia” ricorda che la città fu capitale di un regno numidico prima dell’arrivo di Roma. La città prospera sotto i Romani e occupata dai Bizantini, venne abbandonata dopo la conquista araba nel VII secolo. La città era nota per i suoi costumi dissoluti. Sant’Agostino, nel IV secolo, la rimproverò pubblicamente per la sua smodata passione per gli spettacoli teatrali e le “donne dai facili costumi”, definendola un luogo di perdizione.

Le ville seguono un modello costante: un pianterreno per la vita quotidiana e un piano interrato per le ore più calde, dove si trovavano le camere da letto e il triclinium (sala da pranzo). Tra gli esempi più belli c’è ad esempio la Casa della Caccia, la più imponente, dotata di un cortile sotterraneo a peristilio. I fori esagonali e le “pipe” di terracotta nei muri sono una tecnica ingegneristica per alleggerire le strutture stuccandole insieme. La Casa di Anfitrite è celebre per il magnifico mosaico sotterraneo che raffigura Venere con Cupido su un delfino. Proprio qui fu rinvenuto lo scheletro di una donna con un anello di ferro al collo che la identificava come “prostituta adultera”. La Casa del Tesoro, chiamata così per il ritrovamento di un deposito di monete bizantine, è un esempio perfetto di dimora stoica ed elegante.

Le Terme di Memmia, dedicate alla moglie di Settimio Severo, sono le rovine più vaste del sito. Impressionante il grande frigidarium centrale. Il Teatro, molto ben conservato, permette ancora di accedere attraverso i vomitoria (gallerie originali). Le prime file erano riservate ai dignitari, separati fisicamente dal popolo. Il Foro è circondato dal Campidoglio romano e dal Tempio di Apollo in stile africano. Più a sud si trova il Tempio di Iside, testimonianza dei culti esotici ed egizi che affascinavano i Romani (citati anche da Apuleio nell’Asino d’Oro).

Una delle case nobiliari nel sito di Bulla Regia
Una delle case nobiliari nel sito di Bulla Regia
L'interno di una casa con mosaici
L'interno di una casa con mosaici
Particolare del mosaico di una casa
Particolare del mosaico di una casa

DOUGGA, la città dalle due anime

Dougga è probabilmente il sito archeologico più suggestivo e meglio conservato della Tunisia, non a caso inserito nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. A differenza di Cartagine, che è stata inghiottita dalla città moderna, Dougga domina solitaria una collina con una vista mozzafiato sulla valle dell’Oued Khaled.

Dougga è uno dei rari esempi in cui si può leggere chiaramente la fusione tra la cultura numidico-punica e quella romana. Mentre le altre città romane seguivano piante a scacchiera rigorose, Dougga conserva le strade tortuose del precedente insediamento numidico.

I luoghi principali da vedere nel sito:

Il Mausoleo libico-punico

Prima di entrare nel cuore della città romana, lo sguardo viene rapito da questo monumento unico del II secolo a.C. È uno dei pochissimi esempi di architettura reale numidica giunti fino a noi. Alto circa 21 metri, presenta una struttura a tre livelli con decorazioni che fondono stili greci (colonne ioniche) ed egizi. La sua iscrizione bilingue (punico e libico) è stata fondamentale per decifrare l’antica lingua libica.

Il Campidoglio

Il Capitolium di Dougga è considerato uno dei monumenti romani più eleganti di tutto il Nord Africa. Dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), fu eretto nel 166 d.C. La facciata presenta sei imponenti colonne scanalate sormontate da un frontone magnificamente scolpito. All’interno del timpano, osserva l’altorilievo che raffigura l’apoteosi dell’imperatore Antonino Pio, portato in cielo da un’aquila. Situato su un’altura, il contrasto tra la pietra dorata del tempio e il verde degli ulivi circostanti offre uno degli scatti fotografici più iconici del Paese.

Il Teatro

Costruito nel 168 d.C., questo teatro poteva ospitare circa 3.500 spettatori. È stato scavato direttamente nel fianco della collina. Sedersi sui gradoni più alti permette di godere di una vista panoramica che spazia per chilometri sulla fertile pianura cerealicola tunisina.

La vita quotidiana

Passeggiando lungo le strade basolate (dove si vedono ancora i solchi dei carri), si incontrano i luoghi della vita sociale. Le Terme dei Ciclopi, famose per il mosaico dei ciclopi (ora al Bardo) e per le latrine a semicerchio ancora perfettamente visibili, che raccontano molto dei costumi sociali dell’epoca. Il Tempio di Giunone Celeste, situato in una zona più appartata, caratterizzato da una corte semicircolare che conserva un’eleganza quasi mistica.

Il sito archeologico di Dougga
Il sito archeologico di Dougga
Il sito archeologico di Dougga
Il sito archeologico di Dougga
Il sito archeologico di Dougga
Il sito archeologico di Dougga

TESTOUR, il villaggio andaluso

Se Bulla Regia e Dougga rappresentano l’anima antica della Tunisia, Testour ne rappresenta l’anima nostalgica e raffinata. Situata a circa 80 km da Tunisi, nella valle della Medjerda, Testour non è una tipica città araba: è il borgo andaluso per eccellenza.

Fondata nel XVII secolo dai profughi moriscos in fuga dalla Spagna, la città conserva un’architettura e un’atmosfera che sembrano trasportate direttamente dall’Estremadura o dall’Andalusia.

Il simbolo indiscusso di Testour è la sua Grande Moschea. Qui l’influenza spagnola è palese: al posto della pietra nuda tipica del sud, troviamo l’uso dei mattoni rossi e delle tegole di terracotta. Il Minareto “Andaluso”, decorato con maioliche colorate e motivi geometrici, ricorda più un campanile mudéjar che un minareto tradizionale. L’Orologio Antiorario è la vera curiosità. Sulla torre svetta un orologio le cui lancette girano al contrario (da destra a sinistra) e i numeri sono invertiti. La leggenda dice che i profughi andalusi lo abbiano costruito così per simboleggiare il desiderio di tornare indietro nel tempo, verso la patria perduta in Spagna, o semplicemente per seguire il senso di rotazione della circumambulazione attorno alla Kaaba alla Mecca. Dopo decenni di fermo, l’orologio è stato recentemente restaurato e ha ripreso a funzionare… al contrario!

Passeggiando per Testour, si nota subito la differenza con le altre città tunisine. Invece delle classiche terrazze piane (le stah), le case hanno tetti spioventi coperti di tegole romane (tuiles), una rarità architettonica nel Paese che regala al villaggio un profilo quasi europeo. Le strade sono più larghe e regolari rispetto ai labirinti delle medine classiche, riflettendo la pianificazione urbanistica portata dai Mori.

Testour è considerata la capitale tunisina dei formaggi artigianali, come il fromage blanc, la ricotta locale o i formaggi a pasta filata simili alla mozzarella. È una tradizione casearia introdotta proprio dagli andalusi e che si è mantenuta intatta nei secoli. Il melograno è il frutto simbolo di Testour (che in spagnolo richiama la città di Granada).

Il minareto di Testour
Il minareto di Testour
Strade di Testour
Strade di Testour
Graffiti a Testour con il minareto e il melograno
Graffiti a Testour con il minareto e il melograno

COME ARRIVARE

Volare in Tunisia è molto semplice: il volo dura circa 1 ora e 15 minuti (da Roma o Palermo ancora meno), rendendola una meta perfetta anche per un weekend lungo. Il problema è che i voli diretti sono poco frequenti e spesso sono solo stagionali.

ITA Airways offre voli solo da Roma.

Io ho usato un volo diretto da Venezia a Tunisi con TunisAir. La compagnia tunisina vola da diverse città d’Italia verso la capitale della Tunisia. Da alcuni aerporti però i voli sono soltanto soltanto stagionali.

C’è poi la compagnia lowcoast tunisina Nouvelair che vola da Malpensa e da Bologna.

Per quantoreiguarda la mia esperienza con TunisAir, gli aerei sono comodi e viene anche servito un piccolo pasto a bordo. Preparatevi però ad avere molta pazienza: TunisAir è nota per i ritardi dei voli e per i cambi di orario, anche a breve distanza dal vostro volo o per gli scali “creativi” di servizio che possono anche raddoppiare il tempo di percorrenza.

TunisAir
L'arrivo a Tunisi con TunisAir

COME SPOSTARSI

L’auto

Le strade principali sono moderne e ben tenute. L’auto è il mezzo migliore. Attenzione però allo stile di guida locale, che può essere molto “creativo”.

Driver

Per realizzare questo itinerario nella Tunisia del Nord io ho preferito affidarmi a un driver. Fategli sapere dove volete andare e concordate il prezzo e gli orari. Di solito i driver sono molto disponibili e amano far conoscere il loro Paese ai viaggiatori.

Uscire da Tunisi nelle ore di punta del mattino può essere un’impresa: se potete, evitate. Consigliato muoversi dalla città prima delle 8 del mattino o dopo le 9.30.

Fate attenzione ai driver improvvisati, scegliete soltanto autisti professionali che fanno questo mestiere, hanno auto adatte e sono affidabili.

Di solito i driver si pagano in contanti ma alcuni accettano anche euro. Io ho prenotato questo servizio già dall’Italia, in modo da poter scegliere per tempo la persona che mi sembrava più affidabile.

Taxi

Per gli spostamenti all’interno di Tunisi (tra Medina, Ville Nouvelle e il Museo del Bardo) o da Tunisi a Sidi Bou Said o Cartagine, i tempi variano molto a seconda dell’ora, ma in genere bastano 15-20 minuti di taxi tra una zona e l’altra.

La cosa migliore è affidarsi alla app InDrive (quella che ho usato io), in modo da avere certezza del prezzo e non essere costretti a contrattare. Funziona solo con contanti (dinari tunisini) e non con carta. Si paga all’autista alla fine della corsa.

La app funziona soltanto a Tunisi e dintorni. Nelle città più piccole bisogna affidarsi ai taxi gialli, che sono un po’ ovunque. Se si prende per strada, è fondamentale assicurarsi che accendano il tassametro.

Tunisia on the road
Tunisia on the road

ALTRE COSE DA SAPERE PER VIAGGIARE IN TUNISIA

Moneta e Pagamenti

La moneta ufficiale è il Dinaro Tunisino (TND). Il cambio è fisso e regolamentato dallo Stato, quindi cambiare in aeroporto, in banca o in hotel offre quasi sempre la stessa tariffa.

La Tunisia è ancora un’economia basata molto sul contante. Le carte di credito sono accettate nei grandi hotel, nei ristoranti di lusso e in alcuni negozi della Ville Nouvelle, ma per il resto servono dinari cartacei. In alcuni casi sono accettati gli euro, ma solo banconote di grosso taglio.

Clima: quando andare?

Il Nord della Tunisia ha un clima mediterraneo, ma con alcune peculiarità dovute alla vegetazione e ai rilievi. Io ci sono andata a metà ottobre e ho trovato un clima perfetto, con temperature massime di 25 gradi, la sera va bene una felpa calda perché l’escursione termica è ancora abbastanza forte. I periodi migliori sono da marzo a giugno e da settembre a novembre. Nei mesi estivi il caldo può essere insopportabile, soprattutto per visitare le città e i siti archeologici. L’inverno può essere piovoso.

Sicurezza

Il Nord della Tunisia è generalmente molto sicuro. Un minimo di attenzione a Tunisi, un po’ come in tutte le grandi capitali. È importante ricordare di rispettare sempre i codici di abbigliamento locali quando si visitano luoghi sacri come Kairouan (coprire spalle e gambe).

Connettività

Il wifi è piuttosto diffuso (lo avrete quasi certamente nell’hotel o nel B&B che sceglierete e c’è anche in molti bar e ristoranti), ma è comunque fondamentale avere una sim locale o una e-sim per avere sempre connessione dati e poter usare google maps o chiamare un taxi. Io prima di partire ho comprato una e-sim di Saily che si connette alla line Orange e ho avuto ottima connessione in tutti i luoghi visitati.

Incontri on the road
Incontri on the road

Da tanto tempo volevo vedere la Tunisia. Questo è stato un viaggio breve ma intenso.

Un viaggio che non è finito quando sono decollata da Tunisi, ma che continua a risuonarmi dentro ogni volta che ripenso alle passeggiate silenziose nelle ville sotterranee e tra gli antichi templi o al vento che soffia sul faro di Cap Angel.

La Tunisia mi ha dato l’idea di una terra che insegna come le radici — che siano numidiche, romane, andaluse o francesi — finiscano sempre per intrecciarsi in un unico, incredibile racconto.

Quale di queste 12 tappe vi ha incuriosito di più? Siete più attratti dal fascino nostalgico degli orologi di Testour, dal mistero ipogeo di Bulla Regia o dalla sfida di raggiungere l’estremo nord a Cap Angela?

Fatemelo sapere nei commenti! E se siete già stati in Tunisia, raccontatemi il vostro “luogo del cuore”!

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RitagliDiViaggio
Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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