Trieste Film Festival compie 29 anni e festeggia il ‘68

Ben 37 Paesi di tutto il mondo rappresentati, tre concorsi internazionali che quest’anno vedono la partecipazione di nove lungometraggi, altrettanti documentari e 15 cortometraggi (sarà come sempre il pubblico a scegliere il vincitore), sei eventi speciali, 16 film sul ’68 e svariate altre proiezioni, incontri con l’autore, convegni a tema ed eventi collaterali. L’edizione zero risale a un paio d’anni prima della caduta del muro di Berlino e da allora il Trieste Film Festival continua ad essere un punto di riferimento importante per gli appassionati di cinema e, in generale, per chi vuole rimanere aggiornato sulle tendenze dell’Europa centro orientale. Basti pensare che quest’anno le 18 pellicole in concorso tra lungometraggi e documentari sono tutte anteprime italiane.

Un festival che vuole essere un ponte tra Est e Ovest, che permette di vedere opere di autori poco noti o di scoprire pellicole che riusciranno a conquistare anche la distribuzione italiana nei mesi successivi. Per me che amo sia il cinema sia i Paesi dell’Est Europa, è il modo migliore per cominciare il nuovo anno.

Ogni anno il festival presenta un programma ricchissimo e anche quest’anno non sarà da meno. Il capoluogo giuliano ospiterà dieci giornate di proiezioni, dal 19 al 28 gennaio, suddivise tra il Teatro Miela e il Politeama Rossetti, che per la prima volta ospiterà le proiezioni al posto della Sala Tripkovic.

L’edizione numero 29, diretta da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo, coglie l’occasione dell’anniversario del 1968 (il cui movimento compie 50 anni) per riportare sul grande schermo 16 film che ad Est e a Ovest hanno raccontato la storia di quel periodo così importante in tutto il mondo. REBELS 68 EAST (sette film) e REBELS 68 WEST (nove film) indagheranno il vissuto dell’Europa Orientale e Occidentale attraverso una serie di pellicole che racconteranno le turbolenze sociali e culturali in quegli anni con autori come Godard, Antonioni, Roeg e Bertolucci, e quello dell’est, con nomi come Pintilie, Dezső, Němec e Žilnik. Senza dimenticare titoli e personalità che – da Bellocchio a Makavejev a Garrel – hanno anticipato il 68, o che del 68 si sono nutriti, prolungandone lo spirito nelle stagioni a venire. Mi incuriosisce molto scoprire in particolare come è stato vissuto il 1968 in Yugoslavia per capire quanto la contestazione abbia assunto gli stessi contorni degli altri paesi europei.

Un altro evento super, per la prima volta in Italia, sarà il concerto di Božo Vrećo, artista, cantante e performer di raffinata sensibilità, che ripercorre e attualizza uno dei monumenti della cultura immateriale bosniaca e dei Balcani, in programma giovedì 25 alle 22 al Teatro Miela. Sul palco Božo Vrećo interpreta sia le sevdah/sevdalinke, canzoni tradizionali bosniache sia pezzi contemporanei da lui composti, facendo emergere dal passato una nuova identità per il futuro.

Una terza “chicca” di questa edizione, perlomeno per i miei gusti, è la sezione dedicata al Kurdistan. Il consueto “focus nazionale” è dedicato quest’anno non ad un Paese, ma ad un popolo – quello curdo – sparso in quattro Paesi (Turchia, Siria, Iraq, Iran). Può una nazione il cui riconoscimento internazionale è tutt’ora controverso avere un cinema identitario? Il Trieste Film Festival affronta la questione in un dibattito dedicato al cinema curdo e con la proiezione di quattro pellicole (una fiction e tre documentari).

A FLAG WITHOUT A COUNTRY di Bahman Ghobadi segue le storie dei curdi Helly Luv, cantante pop curda, e Nariman, pilota. Entrambi cercano di essere un esempio per il loro popolo, un popolo che da sempre affronta condizioni durissime di vita, la guerra e gli attacchi dell’ISIS. L’autore è lo stesso di Il tempo dei cavalli ubriachi e I gatti persiani).

FILLES DU FEU (Figlie del fuoco / Fire’s Daughters) di Stéphane Breton è un documentario sulle donne curde che combattono contro l’Isis in Siria;

METEORLAR (Meteore / Meteors) di Gürcan Keltek, a partire dalla cronaca (la caccia ai militanti del PKK da parte delle forze di sicurezza turche nel 2015), mescola riprese documentaristiche e commenti politici, cose terrene e fenomeni dell’universo, diventando un film sulla memoria e la sparizione di persone, luoghi, cose;

GÖZYAŞINA YER YOK (Non c’è posto per le lacrime / No Place for Tears) di Reyan Tuvi è un viaggio di solidarietà, vita e morte tra la Turchia e Kobane.

trieste film festival 2018
trieste film festival 2018
trieste film festival 2018

Ma veniamo al cuore del festival, ovvero alle proiezioni delle pellicole in concorso e fuori concorso.

Nove i film, tutti in anteprima italiana, che compongono il Concorso internazionale lungometraggi, tra road movie, evocazione di conflitti lontani nel tempo e storie private.

1.KRATKI IZLET (Una breve gita / A Brief Excursion) di Igor Bezinović (Croazia, 2017)
venerdì 26 gennaio, ore 22, Politeama Rossetti
Il regista esordiente croato racconta il tentativo di un gruppo di ragazzi di raggiungere un monastero nella campagna istriana, ma il viaggio si trasforma in un percorso allegorico verso l’ignoto.

2.OUT di György Kristóf (Slovacchia, 2017)
martedì 23 gennaio, ore 22, Politeama Rossetti
Il regista slovacco, applaudito al Certain Regard dell’ultimo Festival di Cannes, con il protagonista Ágoston che attraversa l’Europa dell’Est – tra incontri bizzarri e inattesi – nella speranza di trovare un lavoro e realizzare il sogno di tutta la vita.

3.FROST di Sharunas Bartas (Lituania, 2017)
giovedì 25 gennaio, ore 17.30, Politeama Rossetti
I due protagonisti, Rokas e Inga, sono impegnati a guidare un furgone di aiuti umanitari da Vilnius all’Ucraina, salvo ritrovarsi abbandonati a se stessi, in cerca di un rifugio tra le terre innevate del Donbass, circondati da un’umanità distrutta dalla guerra.

4.ZGODA (Riconciliazione / The Reconciliation) di Maciej Sobieszczański (Polonia, 2017)
sabato 27 gennaio, ore 18.30, Politeama Rossetti
Il regista polacco racconta triangolo amoroso ambientato nella Slesia del 1945, nel campo di lavoro creato dai servizi dell’ufficio di sicurezza comunista sul sito dell’ex lager nazista di Auschwitz Birkenau.

5.RUDAR (Il minatore / The Miner) di Hanna Slak (Slovenia, 2017)
venerdì 26 gennaio, ore 20, Politeama Rossetti
Il film racconta la storia vera della scoperta, da parte di un minatore di origini bosniache, di una fossa comune in cui erano stati sepolti almeno 4000 corpi di profughi della Seconda guerra mondiale.

6.SOLDAȚII. POVESTE DIN FERENTARI (Soldati. Una storia da Ferentari / Soldiers. Story from Ferentari) di Ivana Mladenovi
sabato 27 gennaio, ore 20.30, Politeama Rossetti
A dispetto del titolo, non è una storia di guerra quella raccontata da questo film ispirato alle vicende autobiografiche dell’antropologo Adrian Schiop – anche sceneggiatore e protagonista – è un Romeo e Giulietta omosessuale ambientato nella periferia rom di Bucarest: un gioco di desiderio e potere che non ha vincitori, tra un etnomusicologo timido e introverso appena scaricato dalla fidanzata e un ex detenuto che si offre di aiutarlo nelle sue ricerche.

7.BREAKING NEWS (Edizione straordinaria) di Iulia Rugină (Romania, 2017)
mercoledì 24 gennaio, ore 20.15, Politeama Rossetti
Il secondo film rumeno del concorso porta sul Mar Nero. Dopo la tragica morte del suo cameraman, il reporter Alex Mazilu deve realizzare un servizio sulla vita dell’uomo, attraverso gli occhi inquieti di sua figlia.

8.DITA ZË FILL (Le prime ore del giorno / Daybreak) di Gentian Koçi (Albania, 2017)
giovedì 25 gennaio, ore 22, Politeama Rossetti
Candidato dall’Albania all’Oscar, il film è l’intenso ritratto di Leta, sfrattata e costretta a trasferirsi con il figlio neonato nell’appartamento di Sophie, un’anziana signora ormai immobile a letto, a cui la donna deve fare da badante. Per difendere il lavoro e la nuova casa, Leta deve mantenere in vita a tutti i costi la vecchia signora.

9.ARITMIJA (Aritmia / Arrhytmia) di Boris Chlebnikov (Russia, 2017)
giovedì 25 gennaio, ore 20, Politeama Rossetti
Il film racconta la storia di una giovane coppia di paramedici che, fra interventi d’emergenza, pause lavorative ad alto tasso alcolico e un sistema sanitario in continua evoluzione, lotta per trovare la forza di rimanere insieme.

trieste film festival 2018
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Il Concorso internazionale Documentari propone nove titoli, anche in questo caso tutti in anteprima italiana. Di questi, quattro raccontano in modi diversi il mondo dello sport, mentre due sono storie di gruppi di famiglia.

OVER THE LIMIT della polacca Marta Prus offre, attraverso il ritratto della ginnasta russa Margarita Mamun a caccia dell’oro olimpico, un graffiante dietro le quinte sulla fatica fisica e mentale richiesta da una disciplina rinomata per la sua bellezza estetica;

l’ungherese ULTRA di Balázs Simonyi racconta la più sfiancante delle maratone, la Spartathlon, 246 km tra Atene e Sparta da correre entro 36 ore;

in WONDERFUL LOSERS: A DIFFERENT WORLD, coprodotto e distribuito in Italia da Stefilm, il lituano Arūnas Matelis ha seguito per 7 anni, durante il Giro d’Italia, i “Sancho Panza” del ciclismo professionale: portatori d’acqua, servitori, gregari, che sacrificano le loro carriere per aiutare i compagni di squadra.

Tra sport (più o meno) nobili e passatempi da bar si muove PLAYING MEN dello sloveno Matjaž Ivanišin, un “catalogo” dei giochi virili dal sapore arcaico che ancora si praticano negli angoli più remoti del Mediterraneo.

STRNADOVI (Storia di un matrimonio / A Marriage Story) della ceca Helena Třeštíková – a cui il festival ha dedicato un omaggio nel 2010 -, che sin dal 1980 segue con la sua macchina da presa la vita di Ivana e Vaclav Strnad;

DRUŽINA (La Famiglia / The Family) dello sloveno Rok Biček, già autore di Class Enemy, esempio di cinéma vérité senza sceneggiatura su un ragazzo nato in una famiglia di persone con problemi mentali che cerca di (ri)costruirsi una vita.

Un interno domestico, ma affacciato sulla storia con la S maiuscola, è quello al centro di DRUGA STRANA SVEGA (L’altro lato di ogni cosa / The Other Side of Everything) di Mila Turajlić: la regista di Cinema Komunisto  ricostruisce, attraverso una lunga conversazione con la madre, la storia dell’appartamento di famiglia, a Belgrado, “nazionalizzato” dopo la Seconda guerra mondiale.

OUĂLE LUI TARZAN (I testicoli di Tarzan / Tarzan’s Testicles) di Alexandru Solomon, su un istituto di ricerca fondato dai sovietici negli anni Venti in Abcasia, repubblica non riconosciuta sulle sponde del Mar Nero, per creare un ibrido tra uomo e scimmia;

ȚARA MOARTĂ (La nazione morta / The Dead Nation) di Radu Jude, documentario-saggio che attraverso fotografie d’epoca e estratti dal diario di un medico ebreo, ricostruisce l’ascesa dell’antisemitismo negli anni Trenta e Quaranta.

 

Il terzo concorso ospita 15 cortometraggi. Tra questi, la prima assoluta del rumeno MISS SUEÑO di Radu Potcoavă, il cipriota ARIA di Myrsini Aristidou e il lituano BY THE POOL di Laurynas Bareiša, entrambi in concorso all’ultima Mostra di Venezia, il greco COPA-LOCA di Christos Massalas, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes e il croato INTO THE BLUE di Antoneta Alamat Kusijanović, visto alla Berlinale.

trieste film festival 2018
trieste film festival 2018
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Interessanti anche i sei titoli fuori concorso selezionati come Eventi Speciali.

DJAM, il nuovo film di Tony Gatlif a cui sarà affidata la seconda apertura del festival lunedì 22 gennaio: un’opera che, come sempre nel cinema dell’autore di Gadjo Dilo, Transilvania e Vengo, mescola lingue, nazionalità e ritmi, in un viaggio fatto di musica, incontri, condivisione e speranza che – attraverso la storia di una giovane donna dallo spirito libero – racconta l’Europa della multiculturalità e delle migrazioni.

L’ALTROVE PIÙ VICINO di Elisabetta Sgarbi chiuderà invece il festival domenica 28. La pellicola accompagna lo spettatore in un viaggio ai confini dell’altrove che ci è più prossimo, una terra, un popolo, una cultura, che è appena oltre una soglia mobile, fatta per essere attraversata e cancellata milioni di volte dalle trasmigrazioni di persone, lingue, abitudini. La Slovenia nelle parole e negli occhi di Paolo Rumiz, nella prima intervista dopo moltissimi anni al grande poeta Alojz Rebula, ormai cieco, ma che continua a scrivere; nei ricordi di Claudio Magris e nei versi della scrittrice Marisa Madieri, che fu sua moglie, esule istriana; nella musica della giovanissima e vivace orchestra diretta dal Maestro Igor Coretti-Kuret, nata per superare ogni frontiera e creare un continente culturale, emotivo; nei brani di Boris Pahor, interpretati da Toni Servillo.

KROTKAJA (Una creatura gentile / A Gentle Creature) di Sergej Loznica già vincitore del Trieste Film Festival nel 2013 con Anime nella nebbia, e a cui il TSFF ha dedicato un omaggio per la prima volta in Italia nel 2011 -, che trae ispirazione da un racconto di Dostoevskij per raccontare un viaggio nell’abisso in una Russia terra di delitti senza alcun castigo.

Altro nome noto ai frequentatori del festival è quello dell’ungherese Kornél Mundruczó, che con JUPITER HOLDJA (La luna di Giove / Jupiter’s Moon) costruisce un thriller metaforico sulla disillusione e la fede, storia di un giovane profugo clandestino succube del suo potere di levitare, in un mondo dove i miracoli si comprano per pochi soldi.

Vincitore del Premio Venezia Classici per il miglior documentario sul cinema, THE PRINCE AND THE DYBBUK di Elwira Niewiera e Piotr Rosołowski è un appassionante viaggio cinematografico alla scoperta di Moshe Waks, un autentico Zelig che cambiava continuamente nome, religione, titolo e paese per scrivere la storia della sua vita come se fosse quella di un film.

trieste film festival 2018

Avete già capito che il programma è ricchissimo! Io farò un po’ di full immersione durante i weekend e cercherò di seguire un po’ di lungometraggi in concorso e qualche evento speciale. Sui facebook e instagram proverò a raccontarvi un po’ di festival in tempo reale.

Trovate tutte le informazioni e il programma nel dettaglio su Trieste Film Festival.

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Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l’arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell’Est, sogna l’Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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