C’è un’Albania che va oltre i ritmi frenetici della capitale e le sole cartoline balneari: è un territorio dove la pietra raccontata dai grandi scrittori si fonde con il profilo solenne dei monti Cerauni, dove le strade romane incrociano fortificazioni ottomane e lagune popolate da aironi. Se ci lascia alle spalle il fermento urbano di Tirana, ci si addentra verso sud in un viaggio on the road dai ritmi lenti e autentici.
Dalla maestosa eredità della Via Egnatia a Elbasan alle acque carstiche del Lago di Belsh, passando per il fascino sospeso di Berat e Argirocastro, fino ai santuari antichi di Apollonia e Butrinto e alle scogliere a picco sulla Riviera Ionica. Un itinerario pensato per chi vuole scoprire l’anima più profonda, stratificata e generosa del Paese delle Aquile, aprendo gli occhi anche alle contraddizioni ancora presenti in un Paese che in pochi anni potrebbe rischiare di essere distrutto dal turismo di massa.
Ecco le tappe del mio itinerario on the road nell’Albania del Sud
1. Elbasan: Il cuore antico lungo la Via Egnatia
Lasciandosi alle spalle il fermento urbano di Tirana e attraversando le colline di Krrabë, Elbasan rappresenta la prima vera tappa storica verso l’Albania centrale e meridionale. Spesso ingiustamente trascurata dagli itinerari più rapidi, è in realtà una città chiave per comprendere le stratificazioni storiche dei Balcani.
In epoca romana la città era conosciuta come Scampa e costituiva uno dei punti di sosta più importanti lungo la Via Egnatia, la grandiosa arteria militare e commerciale che collegava Dyrrhachium (Durazzo) a Costantinopoli. La vera svolta avvenne nel 1466, quando il sultano ottomano Maometto II ricostruì la fortezza romana per utilizzarla come base operativa nelle campagne contro Giorgio Castriota Scanderbeg. Il sultano battezzò la fortezza Eli-Basan (“Ho posto la mano / il dominio”), da cui deriva il nome attuale.
Cosa vedere
- La fortezza e la città vecchia (kalaja): l’impianto quadrangolare racchiude un quartiere storico piccolo ma suggestivo, ideale da esplorare a piedi. Tra i vicoli si nota il contrasto tra l’architettura civile ottomana e le recenti riqualificazioni urbane.
- La moschea reale (xhamia mbret): risalente al XV secolo, è una delle moschee più antiche ancora attive in Albania, simbolo dell’epoca di Maometto II.
- La chiesa ortodossa della Santa Maria (kisha e Shën Mërisë): situata all’interno delle mura della fortezza, conserva un’iconostasi in legno intagliato di straordinaria fattura e affreschi di pregio.
- La torre dell’orologio kKulla e sahatit): svetta sulle mura perimetrali, ristrutturata nel XIX secolo, ed è il punto di riferimento simbolico del centro cittadino.
- Il mercato cittadino: un autentico mercato cittadino, come quello che in passato animava Tirana. La zona centrale ospita i banchi di frutta e verdura, mentre nei viali laterali ci sono i negozi con abbigliamento, elettrodomestici e altra merce



2. Il lago di Belsh e l’altopiano di Dumre
Deviando verso sud-ovest da Elbasan si entra nell’altopiano carstico di Dumre, una regione geografica costellata da ben 84 laghi naturali di origine carstica. Belsh ne è il centro principale e si affaccia direttamente sulle acque del suo lago omonimo.
I ritrovamenti archeologici nell’area di Belsh testimoniano la presenza di insediamenti illirici fin dall’Età del Bronzo e del Ferro. In particolare, il sito di Gradishta ha restituito importanti reperti d’epoca ellenistica e romana, tra cui ceramiche e oggetti dedicati al culto delle acque. Nel corso dei secoli la zona ha mantenuto una vocazione prevalentemente agricola e pastorale, conservando ritmi e paesaggi legati alla terra.
Negli ultimi anni Belsh è stata protagonista di un accurato progetto di rigenerazione urbana. Il nuovo pontile e la passeggiata pedonale offrono scorci fotografici sulle ninfee e sulle colline circostanti. È il luogo ideale per una tappa rilassante lungo il tragitto: d’estate si possono noleggiare kayak, percorrere i sentieri ciclabili ad anello tra i vari laghetti carstici o fermarsi nei caffè affacciati sull’acqua. La zona è rinomata per la produzione di olio d’oliva, miele e per la cucina a base di pesce d’acqua dolce (come la carpa) servito nei ristoranti tradizionali dell’altopiano.

3. La piana della Musacchia (Myzeqe) e il monastero di Ardenica
Proseguendo in direzione di Berat si attraversa la Musacchia (Myzeqe), la più estesa pianura alluvionale dell’Albania, formata dall’azione millenaria dei fiumi Shkumbin, Seman e Vjosa.
La pianura prende il nome dalla famiglia nobile dei Muzaka, tra le più potenti casate feudali dell’Albania medievale che governarono questa regione fino alla conquista ottomana. Storicamente considerata il “granaio dell’Albania”, la Musacchia è stata anche un territorio di grande fervore spirituale ortodosso, come testimoniato dalla fitta rete di monasteri storici isolati nelle campagne. Nel XX secolo la regione è stata teatro di imponenti opere di bonifica che ne hanno trasformato il profilo rurale.
Guidando lungo queste strade si attraversa un paesaggio fatto di campi coltivati a perdita d’occhio, serre, canali di bonifica e piccoli villaggi agricoli che mostrano un’Albania autentica.
Il Monastero di Ardenica (Manastiri i Ardenicës): situato su una collina che domina l’intera piana della Musacchia (lungo la strada per Fier/Berat), è una tappa da non perdere. Fondato nel XIII secolo sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato ad Artemide, è celebre perché qui nel 1451 si celebrarono le nozze tra Giorgio Castriota Scanderbeg e Donika Muzaka. Conserva splendidi affreschi dei fratelli Zografi e del maestro Kostandin Shpataraku, tra i più belli e meglio conservati che io abbia mai visto. Purtroppo sono vietate le fotografie all’interno.



4. Berat: la “Città dalle finestre sovrapposte”
Arrivare a Berat significa entrare in un museo a cielo aperto, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità insieme al centro storico di Gjirokastër. Berat rappresenta l’armonia perfetta tra architettura civile ottomana, patrimonio ortodosso e paesaggio fluviale, spaccata in due dal corso del fiume Osum.
Fondata nel IV secolo a.C. come fortezza illirica con il nome di Antipatrea, fu poi fortezza bizantina con il nome di Pulcheriopolis (“Bella Città”). Nel Medioevo cadde sotto il controllo del Primo Impero Bulgaro col nome di Belgrad (“Città Bianca”), da cui deriva il nome attuale Berat. La sua conformazione ottomana sorge a partire dal XV secolo, sviluppandosi come vivace centro artigianale e commerciale dove la convivenza tra la comunità cristiana ortodossa e quella musulmana ha lasciato un’impronta urbana unica.
A grandi linee, per organizzare la visita di Berat, è utile considerare tre grandi zone da visitare.
Il quartiere del castello (kalaja)
È uno dei pochissimi quartieri di castelli al mondo a essere ancora interamente abitato. Situato sulla cima della collina rocciosa, racchiude al suo interno un intero quartiere storico (Kala).
- Il museo Iconografico Onufri: ospitato all’interno della cattedrale della Dormizione della Vergine (XVIII secolo), espone capolavori del più grande pittore di icone albanese del XVI secolo, Onufri, famoso per l’uso vibrante del colore noto come “Rosso Onufri”. Imperdibile.
- Le chiese bizantine: nascoste tra i vicoli del castello si trovano piccole gemme medievali come la Chiesa della Santa Trinità (Shën Triadha) con la sua architettura bizantina a croce greca, la Chiesa di San Michele e la Chiesa di San Nicola. Non sempre sono aperte, ma se avete fortuna ci sarà un custode con le chiavi che sarà felice di farvele visitare.
- I resti delle moschee: La Moschea Rossa (Xhamia e Kuqe) e la Moschea Bianca (Xhamia e Bardhë), risalenti ai primi secoli del dominio ottomano.
- La terrazza panoramica: Il punto panoramico vicino alle mura orientali offre una vista mozzafiato sul fiume Osum, sul quartiere di Gorica e sulla sagoma del monte Tomorr.
Il Quartiere di Mangalem
Adagiato ai piedi della collina del castello, è lo storico quartiere musulmano. È caratterizzato da una fitta trama di case ottomane del XVIII-XIX secolo disposte a gradinata, con facciate bianche e grandi finestre in legno che creano l’illusione visiva di un’unica grande facciata ricamata di vetri. Molte ospitano case vacanze e ristoranti panoramici. Da vedere:
- La moschea degli scapoli (xhamia e beqarëve): costruita per i giovani artigiani celibi della città, presenta raffinati affreschi esterni decorativi.
- La moschea reale (Xhamia Mbret) e la Tekke Halveti: un complesso religioso di straordinaria eleganza interiore, testimonianza del misticismo sufita in Albania. Purtroppo non sono riuscita a entrarci perché sempre chiuse, nonostante gli orari di apertura dicessero il contrario. Capita da queste parti.
Il Quartiere di Gorica
Situato sulla sponda opposta del fiume Osum, era storicamente il quartiere cristiano della città. Collegato a Mangalem dal suggestivo Ponte di Gorica (costruito originariamente in legno nel XVIII secolo e poi ricostruito in pietra) e da un pone pedonale recente, conserva un’atmosfera più tranquilla e riservata con vicoletti in ciottolato, case tradizionali e la Chiesa di San Spiridione. È il punto perfetto per osservare il centro storico di Berat, dal lato opposto del fiume, illuminato dalla luce del tramonto.








5. Apollonia: la città delle muse e delle rovine greco-romane
Lasciata la piana della Musacchia e superata la città rurale di Fier, una deviazione tra colline dolci e uliveti secolari conduce al parco archeologico di Apollonia, uno dei siti dell’antichità classica più affascinanti di tutti i Balcani.
Fondata nel 588 a.C. da coloni greci provenienti da Corinto e Corfù in un territorio abitato dalle tribù illiriche, Apollonia divenne presto una fiorente città-stato mercantile grazie al suo porto sul fiume Aoös (l’odierna Vjosa), collegato al Mare Adriatico. In epoca romana fu un celebre centro culturale e sede di prestigiose scuole di retorica e filosofia: fu proprio qui che il giovane Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) studiava quando ricevette la notizia dell’assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C. La decadenza della città cominciò nel IV secolo d.C., quando un devastante terremoto modificò il corso del fiume Vjosa, trasformando l’area portuale in una palude malsana e portando al progressivo abbandono dell’abitato.
Il sito archeologico è compatto è ha diverse cose interessanti da vedere. Il Monumento degli Agonothetai (Bouleuterion) è il simbolo del parco, con la sua maestosa facciata a sei colonne corinzie parzialmente ricostruita, che ospitava le riunioni del consiglio cittadino. Subito accanto si trovano l’Odeon e il portico delle nicchie, ovvero piccoli teatri e spazi pubblici che testimoniano la vivace vita culturale e civile dell’antica colonia. Infine, il monastero di Santa Maria (Manastiri i Shën Mërisë) è un complesso medievale del XIII secolo mostra la sovrapposizione delle epoche. Costruito riutilizzando blocchi di pietra dei templi pagani preesistenti, il monastero ospita un magnifico chiostro. Ultima tappa all’interno del sito è il museo archeologico di Apollonia, che conserva statue, busti, ceramiche e monete ritrovate durante gli scavi.





6. Il viaggio verso Sud: dalla Valle del Vjosë ad Argirocastro (Gjirokastër)
L’itinerario a questo punto si addentra verso l’interno, seguendo una delle valli fluviali più suggestive e incontaminate d’Europa: la Valle della Vjosa (il “fiume selvaggio”, diventato Parco Nazionale), per poi risalire verso il distretto di Dropull.
Adagiata sulle pendici dei monti Mali i Gjërë e dominata dalla sua imponente fortezza, Argirocastro (Gjirokastër) è la seconda “città-museo” dell’Albania riconosciuta dall’Unesco. È una città d’ardesia e calcare, famosa per le sue ripide strade in ciottolato (kalldrëm) e per le straordinarie case-fortezza ottomane.
Fondata attorno a un nucleo fortificato bizantino nel XII secolo, la città conobbe il suo massimo splendore architettonico e sociale sotto il dominio ottomano, in particolare tra il XVIII e il XIX secolo. Argirocastro era il centro amministrativo di ricche famiglie di proprietari terrieri e mercanti che gareggiavano nel costruire residenze sempre più imponenti (kullë), progettate sia per mostrare il proprio status sociale sia per difendersi dai conflitti locali.
In epoca contemporanea, Argirocastro è legata a due figure storiche e culturali opposte: è la città natale del dittatore Enver Hoxha e del più celebre scrittore albanese, Ismail Kadare, che ne ha immortalato l’atmosfera sospesa e la pietra calcarea nel suo capolavoro La città di pietra.
Argirocastro è ricca di cose da vedere
La fortezza (kalaja)
Sospesa sopra la città, la fortezza è una delle più grandi dei Balcani. Ampliata nel XIX secolo da Ali Pasha di Tepeleni, offre una vista panoramica spettacolare sull’intera valle del Drino. All’interno della fortezza si trovano il museo delle armi e delle carceri che ospita collezioni di armi usate durante la Seconda Guerra Mondiale e conserva le anguste prigioni utilizzate sia dal regime monarchico sia durante la dittatura comunista e la torre dell’orologio e la terrazza del festival, ovvero la spianata ospita ogni cinque anni il Festival Folklorico Nazionale, uno degli eventi culturali più importanti per la salvaguardia della musica e delle tradizioni albanesi.
Le dimore storiche (kullë)
L’architettura civile di Argirocastro è unica nel suo genere: le case-fortezza in pietra si sviluppano su più livelli, con spessi muri difensivi al piano terra e sale di rappresentanza riccamente decorate in legno e affreschi ai piani superiori. Le due case storiche assolutamente da vedere sono:
- Casa Zekate (Banesa e Zekatëve): costruita nel 1812 per il viceré di Ali Pasha, è il miglior esempio conservato di kullë. Con le sue due imponenti torri e le finestre decorate della sala degli ospiti, offre una vista indimenticabile sulla città.
- Casa Skenduli (Banesa e Skendulatëve): una straordinaria dimora autentica gestita direttamente dai discendenti della famiglia proprietaria, in cui si possono ammirare stanze segrete, camini finemente scolpiti e sistemi storici di raccolta dell’acqua piovana.
La casa-museo di Ismail Kadare (Shtëpia e Ismail Kadaresë)
Nel cuore del quartiere storico di Palorto, lungo una ripidissima salita in ciottolato, si trova la casa natale del più celebre scrittore e intellettuale albanese, Ismail Kadare (1936-2024). L’edificio originale risaliva al XIX secolo, ma fu quasi interamente distrutto da un incendio nel 1999. In occasione dell’ottantesimo compleanno dello scrittore, nel 2016, la casa è stata fedelmente ricostruita sulle fondamenta originarie e trasformata in casa museo e centro culturale. Questa dimora è la vera protagonista di uno dei romanzi più famosi di Kadare, La città di pietra (Kroni në gur). Tra queste mura lo scrittore è cresciuto, osservando il mondo attraverso le finestre grigliate e assorbendo le storie, le superstizioni e la pietra calcarea che caratterizzano Argirocastro. Le stanze ospitano manoscritti, fotografie d’epoca della famiglia Kadare, edizioni originali e traduzioni dei suoi romanzi in decine di lingue.
Il vecchio bazaar (Pazari i Vjetër)
Il cuore pulsante della vita cittadina, caratterizzato dalle strade a raggiera che convergono verso la piazza principale. Riqualificato di recente, conserva alcune botteghe artigiane specializzate nella lavorazione della pietra, del legno, nella realizzazione di tappeti tradizionali e nella vendita di pizzi e merletti, anche se la maggior parte dei negozi sono comunque turistici. Qui ci sono anche molti ristoranti. La moschea del bazaar (xhamia e pazarit), costruita nel 1757, è l’unica moschea della città sopravvissuta alle demolizioni della campagna ateista del 1967, grazie alla sua importanza architettonica.
Il tunnel anti-atomico (Tuneli i Luftës së Ftohtë)
Sotto il castello e la città vecchia si snoda un vasto bunker sotterraneo composto da oltre 80 stanze, fatto costruire segretamente negli anni ’70 da Enver Hoxha per ospitare il comitato di partito in caso di attacco nucleare.







7. L’Occhio Blu (Syri i Kaltër): il mistero della sorgente carsica
Lasciando Argirocastro e valicando il Passo di Muzina verso la costa, ci si inoltra tra la fitta vegetazione della valle del fiume Bistricë per raggiungere una delle attrazioni naturalistiche più famose dell’Albania: l’Occhio Blu (Syri i Kaltër).
Durante il regime comunista, l’area era una riserva di caccia e relax ad accesso riservato esclusivamente ai membri del politburo e agli ospiti d’onore dello Stato. La tradizione popolare locale lega invece la sorgente a diverse leggende su draghi enormi sconfiggibili solo dal fuoco, il cui occhio agonizzante avrebbe lasciato scaturire queste acque trasparenti. Dal punto di vista idrogeologico, la profonda cavità carsica spinge in superficie acqua a una temperatura costante di circa 10-12 °C con una portata straordinaria, ma la sua reale profondità rimane tuttora sconosciuta: gli speleologi si sono spinti fino a oltre 50 metri di profondità senza mai raggiungerne il fondo.
Dopo una passeggiata di un chilometro circa si raggiunge l’area ristorazione, la sorgente, la piattaforma d’osservazione in legno che permette di osservare il fenomeno direttamente dall’alto. Il contrasto tra il blu scuro e profondo del centro (la “pupilla”) e le tonalità turchese e smeraldo dei bordi (l'”iride”) crea un effetto ottico ipnotico. Il microclima della valle favorisce una vegetazione lussureggiante di querce, platani e felci, popolata da libellule azzurre. È un ottimo punto di sosta anche per camminare lungo i sentieri della riserva.


8. Il monastero di San Nicola a Mesopotam (Manastiri i Shën Kollit)
Una manciata di chilometro dopo l’Occhio Blu, nella pianura del fiume Bistricë nel villaggio di Mesopotam, sorge un gioiello storico spesso ignorato dalle rotte del turismo di massa: il Monastero fortificato di San Nicola.
Risalente al XIII secolo (sotto il Despotato d’Epiro), il monastero è unico nell’architettura bizantina balcanica. La chiesa presenta una pianta bizantina a doppio abside, pensata originariamente per ospitare contemporaneamente il culto ortodosso e quello cattolico (o due altari distinti). La sua vera particolarità risiede nei rilievi in pietra murati nelle facciate esterne: formelle ed elementi di spoglio d’epoca paleocristiana e pagana raffiguranti draghi, grifoni, leoni e creature mitologiche, che conferiscono all’edificio un fascino enigmatico e quasi romanico-occidentale.
Sono ancora visibili i resti del complesso fortificato: il monastero era circondato da imponenti mura perimetrali con torri difensive, nate per proteggere i monaci e gli abitanti della valle durante le incursioni medievali.




9. Il Castello di Lëkurësi a Saranda (Kulla e Lëkurësit)
Prima di scendere verso il parco archeologico di Butrinto o verso il centro costiero di Saranda, la tappa d’obbligo sulla cima del colle che domina la baia è il Castello di Lëkurësi (Kala e Lëkurësit).
La fortezza fu fatta costruire nel 1537 dal Sultano Solimano il Magnifico durante la sua campagna militare contro l’isola di Corfù. La posizione strategica permetteva agli ottomani di controllare l’intero canale di Corfù, la baia di Saranda e la strada interna che conduceva verso Butrinto. Attorno alla fortezza sorgeva originariamente l’antico villaggio di Lëkurës, poi abbandonato nel XIX secolo a causa degli attacchi delle truppe di Ali Pasha di Tepeleni.
La struttura a pianta quadrata conserva due torri angolari rotonde ben conservate e i camminamenti di ronda, oggi inseriti in uno spazio panoramico ideale soprattutto al tramonto. Il castello oggi è un ristorante panoramico ma si può venire qui anche soltanto per guardare il panorama. Infatti è uno dei punti panoramici più spettacolari dell’Albania del sud: lo sguardo spazia dalla città di Saranda fino all’isola greca di Corfù, alla laguna di Butrinto e alle vette dei monti Cerauni.




10. Il Parco archeologico di Butrinto
Proseguendo verso l’estremo sud, a pochi chilometri dal confine greco e affacciato su una laguna salmastra, si incontra Butrinto, il sito archeologico più importante e suggestivo dell’Albania, anch’esso tutelato dall’Unesco.
Secondo il mito raccontato da Virgilio nell’ Eneide, Butrinto fu fondata dall’indovino Eleno, figlio del re Priamo di Troia, che vi avrebbe costruito una “piccola Troia”. In realtà fu prima un importante centro della tribù illirica dei Chaoni, poi una fiorente colonia ellenistica, una prospera città romana sotto Augusto e infine sede vescovile bizantina, avamposto veneziano e fortezza ottomana. La particolarità di Butrinto è l’incredibile fusione tra i monumenti di epoche diverse e l’ambiente naturale: un’isola urbana immersa tra boschi di leccio, acque lagunari ed eucalipti.
I punti più interessanti del sito sono:
- Il santuario di Asclepio e il teatro: il cuore del sito ellenistico, dove il teatro del III secolo a.C. conserva iscrizioni relative alla liberazione degli schiavi consacrati al dio della medicina.
- Le terme romane e la via sacra: testimonianze dell’espansione urbanistica d’epoca imperiale guidata da Giulio Cesare e Augusto.
- Il battistero paleocristiano (VI secolo d.C.): celebre per il suo pavimento a mosaico con 64 medaglioni raffiguranti animali e simboli cristiani (protetto da sabbia per conservazione).
- La grande basilica bizantina: un’imponente struttura a tre navate con alte pareti in muratura ancora svettanti tra gli alberi.
- La fortezza albanese-veneziana e il museo: situata sull’acropoli, la rocca ricostruita ospita un antiquarium con le sculture, le monete e i reperti rinvenuti durante gli scavi condotti dall’archeologo italiano Luigi Maria Ugolini negli anni ’20 e ’30 del Novecento.





11. Ksamil e Saranda
Prima di imboccare la strada panoramica verso nord, la tappa obbligata nell’estremo sud comprende Ksamil e la passeggiata nel centro di Saranda.
Fino agli anni ’70, Ksamil era un piccolo villaggio agricolo fondato durante il regime comunista per la coltivazione di agrumi e olive. Negli ultimi decenni si è trasformato nella meta balneare più famosa del Paese, grazie alle sue quattro isolette disposte a breve distanza dalla costa. I quattro isolotti disabitati, coperti di macchia mediterranea, sono raggiungibili a nuoto o con brevi uscite in kayak o barca.
Saranda (l’antica Onchesmos in epoca greco-romana) deve invece il suo nome moderno al Monastero dei Santi Quaranta Martiri (Santi Quaranta in greco), di cui purtroppo è conservato ben poco. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu rinominata “Porto Edda” in onore di Edda Mussolini. Nel centro di Saranda vale la pena percorrere il lungomare (Bulevardi Hasan Tahsini), una passeggiata pedonale costeggiata da palme, ristoranti di pesce e caffè, vivacissima durante le sere estive e dare un’’occhiata ai resti della Sinagoga del V secolo, le rovine di un grande complesso bizantino testimone dell’antica presenza di una comunità ebraica lungo la costa.


12. Spiaggia di Buneç
Iniziando la risalita verso nord lungo la tortuosa strada SH8, la spiaggia di Buneç (vicino al villaggio di Lukovë) rappresenta una parentesi di tranquillità rispetto al ritmo delle vicine località turistiche. L’area di Lukovë e Buneç è storicamente caratterizzata dal sistema dei terrazzamenti agricoli realizzati lungo i pendii scoscesi. Durante l’epoca socialista, intere colline furono modellate a mano da brigate di lavoro per la coltivazione di ulivi e agrumi.
La particolarità di Buneç è il piccolo fiume di montagna che sgorga direttamente sulla spiaggia di ciottoli chiari, dividendo l’arenile e raffrescando l’acqua del mare. La spiaggia si raggiunge tramite una strada sterrata ed è ideale per chi cerca una sosta rilassante con pochi lidi essenziali e un mare limpido incorniciato da scogliere e colline verdi.

13. Qeparo Fushë
Proseguendo lungo la costa si incontra la zona di Qeparo, divisa nettamente in due anime: la parte marina moderna (Qeparo Fushë) e lo storico borgo arroccato sulla montagna (Qeparo i Sipërm o Qeparo Fshat).
Il nome Qeparo deriva dal greco kiparissos (cipresso). Il borgo alto, arroccato a circa 300 metri sul livello del mare, fu costruito in posizione difensiva per sfuggire alle incursioni dei pirati e degli ottomani tra il XVI e il XIX secolo. È un classico esempio dell’architettura in pietra tipica della Riviera ionica.
I villaggi in alto non sono facilissimi da raggiungere perché tutte le strade sono strette, piene di curve e senza possibilità di parcheggio, ma permettono viste splendide sulla costa.
La spiaggia di Qeparo Fushë è una lunga baia di sabbia e ciottoli con una piacevole passeggiata pedonale che spazia dai monti al mare. L’atmosfera qui per fortuna è ancora abbastanza autentica, con hotel e case vacanza di dimensione umana.

14. La baia e la fortezza di Porto Palermo
Poco più a nord, la costa si stringe attorno a una penisola rocciosa, dominata dall’imponente Fortezza di Porto Palermo (Kala e Port Palermo). Sebbene alcune fonti attribuissero la fortezza ai Veneziani, la struttura a pianta triangolare con tre bastioni angolari fu fatta erigere (o riprogettare) nei primi anni del XIX secolo da Ali Pasha di Tepeleni, il potente e spietato governatore ottomano dell’Epiro. La leggenda vuole che Ali Pasha l’abbia dedicata alla moglie Vasiliki e che l’abbia fatta progettare da ingegneri militari francesi. Durante il regime comunista, la baia profonda di Porto Palermo divenne una base militare segreta per sommergibili sovietici e albanesi: la galleria sotterranea scavata nella roccia è ancora visibile all’estremità nord della baia.
L’interno del Castello è un labirinto di gallerie in pietra fredda, camini, prigioni e sale d’armi che conducono fino alla terrazza panoramica superiore, da cui si domina l’intera baia riparata. Le calette attorno alla penisola offrono acque trasparenti ideali per lo snorkeling e per il kayak attorno alla rocca.

15. Himarë (Himara)
Himarë è il centro principale e culturale della Riviera Albanese, famoso per la sua doppia identità culturale albanese e greca, per le sue ampie baie e per la sua rocca millenaria. Fondata dall’antica tribù degli Epiroti/Chaoni come Chimaira, Himarë vanta una storia di autonoma resistenza: per secoli i suoi abitanti goderono di uno statuto speciale di autonomia durante il dominio ottomano, mantenendo forti legami con la Repubblica di Venezia. Il centro storico sorge sulla cima della collina, mentre la parte marina si è sviluppata nell’ultimo secolo lungo le spiagge di Spille e Potami.
Le Spiagge di Livadhi e Potami sono ampie baie di ciottoli bianchi situate subito a nord e a sud del centro cittadino, delimitate da colline piantumate a ulivi. Il lungomare di Spille, riqualificato di recente, è ricco di taverne dove degustare pesce fresco e piatti della tradizione epirota.

16. Dhërmi
L’ultima grande tappa prima di risalire verso il Passo di Llogara è Dhërmi, che mantiene ancora un borgo montano conservato. Come per Qeparo ed Himarë, il nucleo originale di Dhërmi sorge in alto lungo i pendii del Monte Ceraunio per ragioni difensive. Arrampicandosi tra le viuzze lastricate del paese alto si raggiunge il monastero che domina la vallata dall’alto della collina.
La spiaggia di Dhërmi e Drymades è una lunga distesa di ciottoli bianchi bagnata da un mare dalle sfumature blu. Purtroppo quest’area è stata presa d’assalto da decine di costruzioni di resort, molte delle quali lasciate a metà che hanno reso il paesaggio in condizioni di totale degrado. La speranza è che in futuro queste situazioni vengano riportate alla normalità per garantire un turismo rispettoso dell’ambiente e delle persone.

17. Il Passo di Llogara (Qafa e Llogarasë)
Lasciandosi alle spalle le spiagge di Dhërmi, avete due possibilità: percorrere il nuovissimo tunnel di sei chilometri (a pagamento in alta stagione) oppure la lenta e stretta strada panoramica SH8 che dopo un’incredibile risalita a tornanti che conduce a 1.027 metri di altitudine del Passo di Llogara, il valico naturale che separa i Monti Cerauni dalla costa e segna il confine climatico e geografico tra il Mar Ionio e il Mar Adriatico.
Storicamente il valico è sempre stato un punto di passaggio strategico e impervio: nel 48 a.C., durante la guerra civile romana, Giulio Cesare sbarcò con le sue legioni nella vicina spiaggia di Palasë e valicò a piedi i monti di Llogara per sorprendere le truppe di Pompeo accampate verso Apollonia e Durazzo. Oggi l’area fa parte del Parco Nazionale di Llogara (Parku Kombëtar i Llogarasë), un’oasi protetta creata nel 1966 e caratterizzata da una rigogliosa foresta di pini neri, abeti bulgari e pini loricati modellati dal vento.

18. La baia di Orikum e il golfo di Valona
Valicato il passo, la strada comincia una dolce discesa verso nord incontrando la baia di Orikum, l’estremità meridionale del Golfo di Valona protetta dalla selvaggia penisola di Karaburun.
L’antica Oricum fu un’importante città portuale fondata da coloni greci (Eubei) nel VI secolo a.C. e divenne un avamposto navale chiave sia in epoca romana sia durante il dominio bizantino e ottomano (quando prese il nome di Pasha Liman). Durante la Guerra Fredda, il porto militare di Pasha Liman è stato la principale base navale sovietica nel Mediterraneo, testimoniata tuttora dai resti dei sommergibili dismessi.
Il Parco Archeologico di Orikum, situato all’interno di una zona ad accesso controllato, conserva i resti di una scalinata monumentale scavata nella roccia, le mura urbane e tracce dell’acropoli antica.
La laguna e la penisola di Karaburun è un’area umida perfetta per gli amanti del birdwatching, oltre ad essere il punto di partenza per escursioni in barca verso le grotte marine e le calette incontaminate di Karaburun e dell’Isola di Sazan.

19. Valona (Vlorë)
L’itinerario si conclude a Valona, seconda città portuale del Paese e luogo simbolo dell’identità e dell’indipendenza albanese, adagiata nel punto in cui il Mar Ionio incontra l’Adriatico.
Fondata nel VI secolo a.C. con il nome di Aulon, Valona vanta una storia millenaria di commerci e battaglie navali. Ma la sua data d’oro è il 28 novembre 1912: qui il patriota Ismail Qemali issò la bandiera con l’aquila bicipite e proclamò la nascita dello Stato albanese indipendente dall’Impero Ottomano, rendendo Valona la prima capitale dell’Albania moderna.
Valona ha diverse cose da vedere:
- Piazza della Bandiera e Monumento all’Indipendenza (Sheshi i Flamurit): un’imponente scultura in bronzo di stile realista raffigura i padri della nazione guidati da Ismail Qemali.
- Il Museo Nazionale dell’Indipendenza (Muzeu Kombëtar i Pavarësisë): situato nell’edificio storico che ospitò il primo governo provvisorio albanese, conserva documenti originali, oggetti personali e le sale in cui venne firmata la dichiarazione d’indipendenza.
- La moschea Muradie (Xhamia e Muradiut): costruita nel 1542 dal celebre architetto ottomano Mimar Sinan (lo stesso autore della Moschea Blu di Istanbul). Attualmente è in restauro e nascosta dalle impalcature del cantiere.
- Il lungomare Lungomare Vlorë: progettato dallo studio d’architettura belga XDGA, è una bella passeggiata ombreggiata da pini marittimi e ricca di locali affacciati sul mare.
- La riqualificazione del centro storico (Lagjia Muzeal): il vecchio quartiere ottomano con le sue case colorate e le stradine pedonali è stato recentemente restaurato, diventando un piacevole salotto urbano ricco di caffè e bistrot. Qui si trova anche la Torre dell’Orologio, costruita con uno stile italiano di epoca fascista.



20. L’isola di Zvërnec e la laguna di Narta
A soli 12 chilometri a nord-ovest di Valona, immersa nelle acque calde e tranquille della Laguna di Narta, si trova l’isola di Zvërnec, un piccolo isolotto coperto da un’incontaminata ed essenziale foresta di pini marittimi.
L’isola ospita il Monastero di Santa Maria (Manastiri i Shën Mërisë), una struttura dell’architettura bizantina risalente al XIII-XIV secolo. Durante i secoli del dominio ottomano e successivamente nei decenni del regime comunista ateo, il monastero rimase isolato e parzialmente abbandonato, trasformandosi persino in un luogo di confino politico per i dissidenti del regime. Proprio grazie al suo isolamento naturale all’interno della laguna, la struttura si è conservata quasi intatta, mantenendo un’atmosfera di profonda pace e spiritualità.
Per raggiungere l’isola si percorre un caratteristico ponte pedonale in legno lungo oltre 270 metri che galleggia a fior d’acqua sopra la laguna. Il monastero, immerso nell’ombra dei pini secolari, conserva la tipica architettura in pietra e mattoni, un cortile curato e alcuni resti di affreschi all’interno della piccola chiesa a croce greca.
La laguna di Narta è la seconda area umida più importante dell’Albania per la biodiversità: durante diversi periodi dell’anno (in particolare in primavera e autunno) ospita ampie colonie di fenicotteri rosa. Lungo la penisola ci sono belle spiagge con alcuni chioschi e ristoranti affacciati sul mare, ideali per godersi il mare lontano dalla movida cittadina.





COME MUOVERSI IN ALBANIA DEL SUD
Noleggio auto: l’auto è indispensabile per coprire questo itinerario in totale autonomia, specialmente per raggiungere luoghi interni come l’altopiano di Belsh o il monastero di Mesopotam, ma anche per girare in autonomia la costa. Il mio consiglio è quello di noleggiare il veicolo direttamente all’aeroporto di Tirana, perché è il luogo da cui può iniziare e finire il vostro itinerario e dove troverete la maggior parte delle compagnie di noleggio auto. Per scegliere quella più adatta alla mie esigenze io ho usato il portale Discovercars, che in questo caso mi ha messo a disposizione un voucher per provare il servizio. Molti di voi sicuramente già lo conoscono, perché è un modo facile e sicuro per confrontare i prezzi e le offerte dei vari autonoleggi. Io mi sono trovata molto bene e non ho avuto alcun problema nè al ritiro nè alla riconsegna dell’auto.
Le condizioni delle strade: le arterie principali (come la SH8 lungo la costa e le tratte verso Berat e Argirocastro) sono asfaltate e in buone condizioni. La strada della Riviera (SH8) è estremamente panoramica ma presenta numerosi tornanti e salite impegnative, soprattutto al Passo di Llogara: guidate con prudenza e senza fretta.
Stile di guida locale: il traffico attorno alle città principali può essere disordinato. Prestate attenzione ai sorpassi azzardati e alla presenza di animali al pascolo o pedoni lungo le strade rurali.


L’Albania del Sud è un viaggio che resta addosso ben oltre il rientro a casa: un mosaico di paesaggi intensi, accoglienza autentica e storie estratte dalla pietra, ma anche pieno di contrasti, in particolare sulla costa, dovuti a un turismo sempre più invadente. Spero che questo itinerario vi sia utile per pianificare la tua prossima avventura on the road!
Il prossimo post sarà dedicato agli alloggi e alla gastronomia tipica, sempre sulla base della mia esperienza.
Avete già visitato qualcuno di questi luoghi o volete partire a breve? Se avete domande, curiosità o volete aggiungere una tappa che vi è rimasta nel cuore, vi aspetto nei commenti qui sotto.




