Se più di qualcuno avrà sentito parlare della Transnistria, probabilmente in pochi conosceranno la Gagauzia. Ma anche questa regione secondo me merita di essere scoperta durante un viaggio in Moldova.
In questa realtà territoriale a macchia di leopardo, l’intreccio delle influenze internazionali si tocca con mano: la Turchia investe in infrastrutture e cooperazione culturale legata alle radici linguistiche turcofone, Mosca continua a esercitare un profondo richiamo storico e linguistico, mentre l’Unione Europea osserva da vicino gli equilibri di una regione di frontiera.
In Gagauzia la popolazione parla una lingua quasi identica al turco moderno, ma brinda con vino rosso e conserva con orgoglio le proprie radici cristiane. Attraversare il confine invisibile di questa regione significa compiere un salto in un mosaico identitario unico, fatto di statue di Lenin, cupole dorate, ospitalità genuina e tavole imbandite nei villaggi.
Il mio itinerario in questa isola linguistica e culturale è stato un viaggio sul campo dentro queste visibili sfaccettature:
- Comrat e Ceadîr-Lunga: dove le statue dorate di Lenin e i palazzi di epoca sovietica convivono con i simboli dell’autonomia e le targhe della cooperazione turca TİKA.
- Congaz: cuore della gastronomia locale, tra architettura rurale, cantine ipogee e piatti della tradizione come gözleme e bulgur.
- Baurci: una galleria a cielo aperto dove i murales celebrano la vita di campagna, l’apicoltura, la vendemmia e la sacra arte dell’ospitalità.
- Tvărdița: appena fuori dai confini gagauzi nel distretto di Taraclia, un’immersione nella cultura dei bulgari di Bessarabia tra chiese dorate, memoriali e la storica Casa della Cultura.
Un reportage tra strade sterrate, cupole dorate e confini d’Europa, alla scoperta di un territorio unico per comprendere la complessa geopolitica dell’Est.





Comrat: la capitale tra identità gagauza, memoria sovietica e geopolitica
In Gagauzia ci si arriva dopo aver attraversato chilometri di prati e campi: in estate il paesaggio è splendido perché pieno di girasoli. Dal punto di vista geomorfologico e naturalistico, il territorio gagauzo fa parte della Pianura del Bugeac (o Budjak), una regione storica caratterizzata da basse colline dolci, valli fluviali e una vegetazione originale di steppa boschiva (forest-steppe). Tuttavia, a causa dei secoli di intensa attività agricola, oggi il paesaggio è quasi interamente un paesaggio rurale e agricolo coltivato, dominato da sconfinati campi di grano, girasoli, mais e sconfinati filari di vite.
Comrat non è la classica meta turistica fatta di monumenti patinati: è una città dove la vita rurale incontra la politica regionale e dove il passato sovietico convive con l’influenza turca e le ambizioni locali. Camminare per le sue strade significa percepire visivamente le anime diverse che compongono questa regione.
La prima tappa è il punto di ingresso al territorio autonomo che rappresenta il benvenuto in Gagauzia e nel Distretto di Comrat. Qui si è accolti dalle bandiere moldave e gagauze, dall’iscrizione che riporta in lingua gagauza la dicitura GAGAUZİYA (Gagauzia) e sotto KOMRAT DOLAYI (Distretto di Comrat). In alto, sotto le bandiere, spicca lo stemma ufficiale della Gagauzia, caratterizzato dalle spighe di grano, dal sole nascente e dalle tre stelle dorate che rappresentano i tre distretti della regione (Comrat, Ceadîr-Lunga e Vulcănești). I colori della struttura riprendono le bande della bandiera gagauza (blu, bianco e rosso).
A breve distanza il Monumento di benvenuto alla città di Comrat con il cartello d’ingresso della capitale gagauza che riporta il nome della città, Komrat, accompagnato dalla figura di un cavallo nero al galoppo — simbolo tradizionale della regione legato alle steppe del Budjak e all’allevamento equino. In basso figura la dicitura GAGAUZ YERI (“Terra dei Gagauzi”), accompagnata da una riproduzione tridimensionale a terra della bandiera della Gagauzia con il cielo blu e le tre stelle dorate.


Cosa vedere e cosa osservare per capire Comrat
La Cattedrale di San Giovanni Battista
Nel centro di Comrat svetta il tempio che custodisce l’anima della città: la Cattedrale di San Giovanni Battista. Costruita nel 1840, la sua elegante facciata dalle calde tinte giallo-oro e modanature bianche accoglie i visitatori attraverso un cortile curato nei minimi dettagli, ingentilito da pergolati d’uva e aiuole fiorite, proprio di fronte alla grande fontana ornamentale del parco cittadino.
A sormontare l’edificio sono cinque scintillanti cupole a cipolla e un campanile a più ordini che brilla sotto il sole del sud. È un dettaglio non da poco: l’ortodossia rappresenta infatti il vero collante identitario della regione, il tratto unico che distingue il popolo gagauzo da tutte le altre popolazioni di ceppo turcofono.
Varcata la soglia, l’interno rivela tutta la sua solennità. La maestosa iconostasi è una parete d’oro intagliato a più ordini, finemente lavorata e ricca di icone che narrano le vite di Cristo, della Vergine e dei Santi. In alto domina la scritta in antico slavo ecclesiastico “La Resurrezione di Cristo”, a testimonianza del profondo legame con la tradizione liturgica orientale.
Seguendo una scala interna si raggiunge la cella campanaria, dominata da un’imponente campana di bronzo finemente incisa con rilievi religiosi e iscrizioni in cirillico. Da quassù, lo sguardo spazia libero su tutta Comrat, regalando una vista panoramica privilegiata sui tetti e i viali della capitale.




I viali centrali di Comrat
Passeggiare per il centro di Comrat significa immergersi in un paesaggio urbano dove il tempo sembra essersi stratificato. Il ritmo della città è dettato da ampi viali, ordinati palazzi residenziali di epoca sovietica (khrushchovka) e imponenti complessi monumentali. A fare da spina dorsale a questo tessuto è Strada Lenin, l’arteria più lunga e vitale della capitale, su cui si affacciano i principali snodi della vita politica, spirituale e culturale gagauza.
Lungo Strada Lenin, l’eredità dell’Urss non è stata rimossa, ma naturale parte del quotidiano. Nello spiazzo antistante la sede dell’amministrazione regionale svetta l’immancabile e solenne statua di Lenin, simbolo di una memoria storica conservata con orgoglio. Alle sue spalle si erge l’edificio che ospita il Comitato Esecutivo (Bakannık Komiteti) e l’Assemblea Popolare della Gagauzia (Halk Topluşu). Sulla sua facciata spicca la scritta ufficiale in lingua gagauza, sormontata sul timpano dallo stemma regionale con le spighe di grano, il sole nascente e le tre stelle dorate. In primo piano, un’installazione artistica a traliccio fa sventolare affiancate le bandiere della Moldova e della Gagauzia, sintetizzando la complessa architettura istituzionale del territorio.
Continuando lungo il viale si incontrano i luoghi dedicati alla salvaguardia dell’identità locale. Il Liceo Teorico “Gavril Gaidarji” rende omaggio al grande linguista e filologo (1937–1998) tra i principali padri della codificazione moderna della lingua gagauza; sopra l’ingresso, la targa d’accoglienza trilingue (rumeno, gagauzo e russo) ribadisce il pluralismo linguistico della regione. Poco distante sorge la Casa della Cultura, un solido edificio d’epoca sovietica in stile neoclassico con un’ampia scalinata, un elegante colonnato e un frontone decorato con il rilievo di una lira. Sulla sua facciata, una targa commemora Semën Pometko, leggendario violinista e fondatore del “Düz Ava” (Melodia dolce), il più celebre ensemble statale di canti e danze folk locali.
Nel cuore del parco centrale si sviluppa infine il Viale della Gloria Gagauza (Alley of Glory), un galleria celebrativa a cielo aperto costellata dai busti delle figure chiave della storia e della letteratura locale. Tra questi trova uno spazio d’onore anche il monumento dedicato a Mustafa Kemal Atatürk, padre fondatore della Repubblica di Turchia. La sua presenza nel centro della capitale gagauza riveste un valore simbolico profondo, testimoniando il viscerale legame culturale, linguistico e diplomatico che unisce questo popolo di fede ortodossa al mondo turcofono.





I simboli della cooperazione turca
A Comrat salta subito all’occhio la presenza dell’agenzia di cooperazione turca TİKA. Dagli anni ’90, la Turchia investe nel sud della Moldova per tutelare la cultura e la lingua di questo popolo fratellastro di ceppo turcofono. Targhe commemorative e nastri inaugurali punteggiano la capitale, testimoniando un sostegno economico che va dal restauro della biblioteca cittadina fino al potenziamento dell’Università Statale.
Il collegio tecnologico “Recep Tayyip Erdoğan”, situato alla periferia della città, è un imponente complesso scolastico e tecnologico finanziato interamente da Ankara. L’architettura fonde linee moderne con trafori e dettagli geometrici d’ispirazione anatolica, nascendo con l’obiettivo di offrire ai giovani della regione una formazione tecnica e IT di alto livello.
Lo Stadio Municipale di Comrat, un impianto sportivo completamente ricostruito e ammodernato da TİKA, dotato di un campo da calcio in erba sintetica di ultima generazione, una pista d’atletica leggera in sintetico e una tribuna coperta dai vivaci seggiolini rossi.
L’asilo nido “Nastratin Hogea”, costruito con i fondi del governo turco, ospita nel suo giardino una curiosa scultura dedicata a Nasreddin Hoca (noto in Moldova come Nastratin Hogea). La statua ritrae il celebre filosofo satirico del folklore mediorientale mentre cavalca il suo asinello al contrario: un tocco comico e fiabesco che celebra le radici storiche comuni direttamente negli spazi dedicati all’infanzia.



Ceadîr-Lunga, seconda città della Gaugazia
Seconda città per importanza della Gagauzia, Ceadîr-Lunga accoglie i visitatori con l’inconfondibile impronta del suo passato: un reticolo urbano dominato dai tipici palazzi residenziali di epoca sovietica, le khrushchovka. L’orgoglio identitario locale si nota subito proprio su una di queste facciate, dove un imponente murales a tutta altezza riproduce i colori della bandiera gagauza, con le sue iconiche bande blu, bianca e rossa sovrastate dalle tre stelle dorate.
Il vero fulcro della vita cittadina si concentra nell’ampia piazza pavimentata, incorniciata da pini e vegetazione urbana. Qui svetta l’attrazione più celebre e fotografata del centro: la statua a figura intera di Vladimir Lenin, posizionata su un alto basamento squadrato e interamente verniciata d’oro. È un contrasto cromatico e simbolico che rende questa piazza una delle cartoline visive più bizzarre e fotografate del sud della Moldavia. A pochi passi dal monumento, la piazza ospita un’edicola votiva con fontana pubblica, caratterizzata da un tetto a spiovente con torretta; situata nei pressi di un edificio religioso e decorata con piastrelle che raffigurano icone ortodosse e arcangeli, rappresenta da sempre un punto di sosta tradizionale per i passanti.
Alle spalle del Lenin dorato si erge l’edificio dell’amministrazione locale, sede del Municipio e dell’Impresa Municipale che cura la redazione di Znamya (“La Bandiera”), lo storico e autorevole quotidiano del distretto. A testimoniare la complessa anima culturale della regione è la targa affissa sulla facciata: un’iscrizione declinata in gagauzo, rumeno e russo che esplicita con immediatezza il trilinguismo istituzionale che si respira ogni giorno nella vita pubblica della città.








Oltre i confini dell'autonomia: la parentesi bulgara di Tvărdița
Bastano pochi chilometri di strada verso est, lasciandosi alle spalle i confini amministrativi della Gagauzia per entrare nel distretto di Taraclia, e il paesaggio umano cambia di nuovo. A Tvărdița, la scritta d’ingresso in caratteri cirillici e lingua bulgara segnala subito che si è entrati nel cuore della comunità dei bulgari di Bessarabia, a testimonianza di come il sud della Moldavia sia un vero e proprio mosaico etnico dove a pochi chilometri di distanza si passa da villaggi gagauzi a centri di cultura bulgara.
Tvărdița è un centro a maggioranza bulgara (oltre il 90% della popolazione), fondato nell’Ottocento dalla popolazione giunta dalla Bulgaria per sfuggire dal dominio ottomano. Guidando tra Ceadîr-Lunga e le zone limitrofe si passa l’invisibile confine amministrativo e si entra in un’area dove la lingua d’uso principale della comunità locale (accanto al russo) diventa il bulgaro anziché il gagauzo.
L’ingresso monumentale alla città celebra le sue radici agricole, la tradizione vinicola e l’identità bulgara. Le scritte in cirillico significano: Città di Tvărdița, fondata nel 1830, benvenuti. In cima c’è lo stemma municipale di Tvărdița. La parte superiore riprende la bandiera moldava con l’aquila, mentre al centro compare il sole nascente, il nome del paese e l’anno di fondazione. Ai lati della struttura sono collocati due grandi botti in legno, un bicchiere di vino e un grappolo d’uva con foglie stilizzate. Tvărdița è infatti celebre nella regione per le sue cantine, i suoi vigneti e la produzione di divin (brandy) e vini locali.


Una breve ma significativa deviazione che dimostra come il sud della Moldavia non sia un monolite, ma una sovrapposizione continua di identità, lingue e storie di migrazione.
A Tvărdița l’architettura e la memoria storica prendono così un’altra sfumatura. Al centro del paese svetta la chiesa ortodossa di Santa Parascheva, l’edificio religioso principale del paese, dipinto in verde e bianco con dettagli in mosaico dorato e una grande cupola a cipolla in metallo dorato.
Sulla piazza principale ci sono anche la Casa della Cultura, tipico edificio pubblico neoclassico di epoca sovietica tinto di giallo e marrone, caratterizzato da una monumentale scalinata d’accesso, l’obelisco che celebra i 150 anni dall’arrivo dei migranti bulgari nell’Ottocento e il Monumento alla Grande Guerra Patria, il memoriale sovietico dedicato alle vittime della guerra (1941-1945), raffigurante un soldato e una donna in abiti tradizionali su basamento bianco, circondato da aiuole di rose.



DOVE MANGIARE E DORMIRE IN GAUGAZIA
Congaz e il complesso “Gagauz Sofrası”: un tuffo nelle radici della Gagauzia
Nel villaggio di Congaz — noto per essere uno dei più popolari e grandi centri rurali d’Europa — la cultura locale trova la sua massima espressione nel complesso etno-turistico Gagauz Sofrası. Nato dall’intuizione della proprietaria Ana Statova e realizzato grazie al contributo di un programma europeo, questo angolo di tradizione riproduce fedelmente l’architettura e l’atmosfera delle antiche dimore contadine. Le strutture sono realizzate interamente in materiali ecologici come argilla e canne, capaci di garantire un isolamento naturale perfetto, e sono arredate con stufe tradizionali adibite a letti riscaldati, serramenti in legno e colorati tappeti in lana tessuti a mano.
Il complesso propone un’esperienza immersiva a 360 gradi: oltre alle quattro case tradizionali adibite a piccolo hotel, l’area ospita un museo, una cantina vitivinicola, una sala eventi e un rinomato ristorante con terrazza, che ho avuto la fortuna di provare (se torno, però, mi piacerebbe molto anche alloggiare nelle loro case).
La gastronomia propone ricette storiche come la shorpa (una ricca zuppa d’agnello speziata) e il pilaf cotto nel brodo di carne con verdure. Tra laboratori di cucina, degustazioni dei migliori vini del sud e una profonda attenzione alla memoria storica, il progetto è diventato un importante punto di riferimento per l’occupazione locale e un modello d’ispirazione per l’imprenditoria femminile della regione.
Il complesso etno-turistico Gaugaz Sofrasi è in sintesi un agriturismo che ospita un centro di etnografia e cultura della Gagauzia ed è un ottimo posto dove dormire, mangiare, assaggiare il vino locale o semplicemente farsi un’idea delle tradizioni gagauze.





Oltre all’ottimo vino della Gaugazia, quando siete da queste parti, noterete lungo le strade del centro di Comrat un barile mobile per la vendita su strada di bevande alla spina.
Sul barile di solito ci sono tre indicazioni: КВАС (Kvas), la cosiddetta “coca cola sovietica”, tipica bevanda estiva tradizionale ottenuta dalla fermentazione del pane di segale, ПИВО (Pivo), ovvero birra alla spina e ЖИВЧИК (Zhivchik), popolare bevanda analcolica frizzante a base di succo di mela ed estratti naturali.
Io ho provato la Kvas e devo dire che non è niente male!



Prima di rientrare a Chisinau, il giro ad anello della Gaugazia si chiude con una tappa a Basarabeasca. Siamo al confine con l’Ucraina, che si trova oltre una strada sterrata, lungo la quale è stato scavato un fossato e inserito un filo spinato.
Ho fatto questo viaggio a luglio, con una temperatura decisamente alta e, visto che viaggiavo da sola, mi sono affidata ad Alfredo Ferrari, una guida turistica autorizzata che vive dal 2007 in Moldova e che conosce davvero tutto di questo Paese e che vi consiglio.
Se dovessi tornare da queste parti, due altre cose vorrei fare: dormire in Gaugazia, in modo da avere più tempo per esplorare l’area e arrivare fino a Vulcanești, che si trova ancora più a sud della regione e dove si trova un’altra statua di Lenin e alcuni momenti dell’epoca sovietica.




