Lavoro e guerra nella Russia di Stalin: le fotografie-icone di Emmanuil Evzerikin

Settanta immagini di mai uscite dai confini dell’Unione sovietica in mostra a Torviscosa.

Due operai a cavalcioni su una trave di sostegno sospesa nel vuoto nel cantiere della futura sede dell’università di Mosca. Una fila ordinata di persone con il volto coperto da maschere a gas durante le esercitazioni per difendersi dalle armi chimiche. Il primo piano di due ragazze dallo sguardo concentrato, con canottiera bianca e fucile in spalla durante le esercitazioni di difesa civile.

Il cantiere dell'università di Mosca sulle Colline Lenin (oggi Colline dei passeri), Mosca, primi anni '50
Il cantiere dell’università di Mosca sulle Colline Lenin (oggi Colline dei passeri), Mosca, primi anni ’50

E poi le istantanee di guerra e di distruzione della battaglia di Stalingrado, con alcune immagini-icone, come quella del musicista che mette in salvo il suo strumento o quella in cui a spiccare è la benda bianca che avvolge la testa di un soldato in piedi proteso alla battaglia nonostante le ferite.

Sono 70 le immagini di Emmanuil Evzerikin, fotoreporter russo tra i più famosi negli anni ’30 e 40’ dello scorso secolo, che per la prima volta escono dai confini dell’Unione Sovietica e sono esposte in Italia, nella piccola cittadina di Torviscosa, in Friuli Venezia Giulia.

"All'ultimo sangue!", Bielorussia, giugno-agosto 1944
“All’ultimo sangue!”, Bielorussia, giugno-agosto 1944

Testimone di tutti i più importanti avvenimenti ufficiali della Russia ai tempi di Stalin, Evzerikin riuscì a sviluppare uno stile autonomo e originale nonostante i dettami del realismo socialista imposto a tutta l’arte sovietica degli anni ’30. L’originalità delle sue immagini traspare soprattutto nei ritratti alla gente comune, nei momenti di tempo libero, in quelli del lavoro e in quelli di guerra. Cominciò da giovanissimo a lavorare per l’agenzia TASS e a distinguersi tra i giovani fotografi, in particolare con il servizio nella miniera sull’isola di Spitsbergen, che raggiunse su una nave rompighiaccio. Il ritratto di Gor’kij è il più famoso tra i tanti realizzati agli esponenti di spicco della società del periodo.

Campo estivo. Adunata ufficiale (dalla serie "Bambini"), 1934
Campo estivo. Adunata ufficiale (dalla serie “Bambini”), 1934

La serie di immagini che hanno come protagonisti i bambini e gli adolescenti, ritratti in momenti di infanzia negata, costretti a file composte nelle adunate dei campi estivi o a esercitazioni con le armi, colpiscono l’attenzione anche del visitatore più distratto. Numerose le immagini di parate, fabbriche, cantieri e manifestazioni sportive.

"Il girotondo dei Bambini", Stalingrado, 23 agosto 1942
“Il girotondo dei Bambini”, Stalingrado, 23 agosto 1942

Una sezione molto significativa è quella dedicata alla battaglia di Stalingrado, la serie che rese famoso Evzerikin in tutto il mondo. Qui compaiono alcune delle fotografie che più di altre sono diventate vere e proprie icone, come quella della fontana sul piazzale della stazione di Stalingrado “Il girotondo dei bambini” dopo l’attacco dell’aviazione tedesca il 23 agosto 1942.

Evzerikin sul battello per raggiungere l'isola di Spitsbergen, anni '30
Evzerikin sul battello per raggiungere l’isola di Spitsbergen, anni ’30

Come nasce la mostra. La mostra, curata da Valerij Stigneev, autore anche dell’introduzione al catalogo (che costa 15 euro e si può acquistare alla mostra), e di Natalija Ratnikova Evzerichina, è così una novità a livello internazionale e la sua realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione del Comune di Torviscosa con l’Agenzia FotoSoyouz di Mosca, iniziata lo scorso anno con la mostra di Arkady Shaikhet, un altro importante protagonista della fotografia russa.

L'ingresso al Cid di Torviscosa
L’ingresso al Cid di Torviscosa

Il filo rosso che collega la Russia a Torviscosa. Scegliere un ciclo di esposizioni dedicate ai fotografi russi non è un caso per il Centro Informazione e Documentazione (Cid) di Torviscosa, ristrutturato di recente all’interno del progetto europeo “Città dell’autarchia e della cellulosa” e che merita una visita anche soltanto per ammirare la sede espositiva. L’obiettivo è quello di mettere a confronto due realtà diverse, ma comunque con punti simili, di esperienze di comunicazione e di propaganda di regime, quella fascista italiana, rappresentata dal caso di Torviscosa, e quella sovietica.

La struttura del Cid e la Torre di Torviscosa
La struttura del Cid e la Torre di Torviscosa

La storia unica di Torviscosa, città di fondazione. Forse non tutti sanno che Torviscosa è una città di fondazione, denominazione che indica i centri realizzati in epoca fascista. Non solo presenta una struttura urbanistica e un’architettura originale, ma la sua vita ruota da sempre attorno allo stabilimento SnaiViscosa e al suo amministratore Franco Marinotti, il cui nome compare ancora oggi su monumenti e a cui sono state dedicate vie e piazze. Dello stabilimento fa parte anche il Cid, al cui interno è ospitata la mostra “La battaglia del grano” con la storiografia delle città di fondazione e in particolare di Torviscosa, che ospita, tra le altre cose, alcuni splendidi esempi di manifesti di epoca fascista dell’epoca dell’autarchia (ma Torviscosa, la sua storia e la sua architettura meriteranno un post a parte nelle prossime settimane).

Gli spazi espositivi del Cid di Torviscosa
Gli spazi espositivi del Cid di Torviscosa

Info mostra. L’esposizione è stata inaugurata lo scorso 18 aprile e sarà visitabile fino al 4 ottobre nel Centro Informazione e Documentazione (Cid), in piazzale Marinotti 1 a Torviscosa (Udine). L’ingresso è gratuito. La mostra è aperta soltanto il sabato dalle 15.00 alle 20.00 e la domenica dalle 10.00 alle 20.00. Per i gruppi è possibile organizzare visite su appuntamento. Tel. 0431-929589 mail cultura@com-torviscosa.regione.fvg.it

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Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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