Cosa vedere a Beirut in tre giorni

Se dico Beirut qual è la prima parola che ti viene in mente? Medio Oriente, immagino. E poi quasi sicuramente pericolo, bombe, guerra civile. Ma forse anche movida e lusso: Beirut Svizzera del Medio Oriente. La controversa capitale del Libano da tanti anni è sinonimo di conflitti e di attentati, protagonista di tanti notiziari. Una meta non scontata, ma anche per questo sognata da tempo.

Il fascino della complessità culturale mi spinge spesso in viaggi alla ricerca dei segni lasciati da vecchi muri e da linee tracciate artificialmente sulla mappa geografica per dividere, in un passato non così lontano, numerosi Paesi e città. Con l’interesse di provare a capire quale spirito abiti oggi questi territori, da anni viaggio nei Paesi dell’ex Jugoslavia e la scorsa estate sono stata a Cipro, compresa la parte nord turca, ancora oggi divisa dalla Linea Verde.

Con Beirut mi sono spinta oltre le mete precedenti. Se a Cipro Nord la presenza dei militari era puramente formale, la capitale del Libano è ancora pesantemente militarizzata. Questo significa sia che una zona del centro storico è circondata dai varchi presidiati dalle forze dell’ordine armate, che alcune aree ed edifici non possono essere fotografati e che l’ultima persona che vi controllerà il passaporto prima di salire a bordo sull’aereo che vi riporterà a casa sarà un militare.

Questa misure di sicurezza sono la conseguenza della storia libanese. Dopo la fine del mandato francese, la cui presenza inizia nel 1918, Beirut diventa la capitale del Libano indipendente nel 1943. Conosciuta come la Parigi del Medio Oriente durante gli Anni ’60, di Beirut si ricorda soprattutto la tragica Guerra civile in cui la città precipitò dal 1975 al 1990. La capitale uscì distrutta da 15 anni segnati anche da gravi sequestri. Ricostruita grazie a Rafiq Hariri, il primo ministro che nel 1994 fondò la contestata Solidere (Societé libanaise de reconstruction), la città sviluppò il centro e la baia ispirandosi all’Occidente, con grattacieli di lusso, negozi e ristoranti. Ma gli anni bui per Beirut non erano finiti. L’epoca delle autobombe nel 2005 colpì Hariri e molti altri esponenti politici furono vittime di attentati dal 2004 al 2007, con Hezbollah e Israele in guerra nell’estate 2006.

Se avete voglia di una meta diversa dalle solite, anche soltanto per un weekend lungo, provo a raccontarvi quello che secondo me c’è da vedere e da fare in tre giorni pieni.

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COSA VEDERE A BEIRUT

Beirut è una città araba che vuole essere anche una città europea. Così la definisce Riccardo Cristiano, inviato in Medio Oriente dal 1999 al 2000, nel suo libro “Beirut, Libano” del 2008. Anche oggi, la capitale levantina è formata da quartieri molto diversi tra di loro, dal punto di vista sia architettonico sia culturale, fanno di Beirut una metropoli formata da tante città.

Adonis, scrittore siriano trasferitosi a Beirut nel 1956, definisce Beirut la non-città, un insieme di raggruppamenti religiosi politicizzati, ognuno dei quali ha creato il suo centro e intorno al quale ruota la propria vita sociale e culturale. Non sperate di capire facilmente la politica e la società libanese: ogni tentativo produrrà quasi certamente una semplificazione rispetto alla complessa realtà.

Proviamo allora a fare un giro lungo le strade di Beirut per capire cosa c’è da vedere e cosa offrono i diversi quartieri di questa incredibile città.

1. Place d'Etoile e DownTown

Partiamo dalle basi e visitiamo DownTown, ovvero la parte di città ricostruita dopo la guerra civile da Solidere, la società creata da Rafiq Hariri, il primo ministro libanese più famoso, assassinato nel 2005. È la zona in cui si concentrano alcune delle attrazioni più famose di Beirut e, in estrema sintesi, si può dire che è suddivisa in quattro parti.

La prima parte è il centro storico che si sviluppa intorno a Nejme Square o Place d’Etoile con al centro la Torre con l’orologio Rolex, icona della città. Costruita dai Francesi, fu danneggiata durante la Guerra civile e ora ricostruita. Sulla piazza si affaccia il Parlamento, un caffè con tavoli all’aperto frequentato solo da qualche sparuto turista e la cattedrale ortodossa di San Giorgio. Tutte le costruzioni sono allineate in modo simmetrico intorno all’area radiale della piazza e alle strade su cui si affacciano i palazzi con i portici dalle grandi arcate. Il colore dominante delle costruzioni è l’ocra.

Ma la cosa che più colpisce è che l’area è chiusa al traffico, semideserta e militarizzata: gli accessi avvengono a piedi solo da alcuni varchi sorvegliati da militari armati che controllano i vostri movimenti e soprattutto quello che fotografate. Alcuni sono amichevoli, sorridono e salutano, altri sono più severi. In questa zona si concentrano tre moschee e tre chiese cristiane (ortodossa, cattolica e maronita) e molti ritrovamenti archeologici di epoca romana. La zona archeologica più vasta si trova alle spalle della grande moschea: qui è conservato una parte di un colonnato di una basilica romana.

Uscendo dalla zona presidiata, la visita del centro storico prosegue lungo una scalinata che porta alla collina con il palazzo del Gran Serraglio, ovvero il Palazzo del Governo e la Torre ottomana. Qui nel 1831 si sono accampati i soldati egiziani di Ibrhaim pascià, dopo la conquista del Levante. Assunse questo nome dal 1888, quando Beirut divenne capitale di provincia dell’impero. Dieci anni dopo fu costruita la torre, che da allora scandisce i cambiamenti della capitale. Oggi, per motivi di sicurezza, la zona è quasi del tutto inaccessibile e strettamente sorvegliata. È impossibile fotografare il maestoso palazzo nemmeno da lontano. Io ovviamente ci ho provato, ma mi hanno “beccata” e ho desistito. Salendo la scalinata si possono invece ammirare ai lati i resti dei grandi Bagni romani, location amata dai fotografi di matrimoni.

A nord di Piazza dei Martiri, la piazza più centrale e più grande della città ma che in questo è un enorme cantiere, c’è il Saifi Village, il “Quartiere degli artisti”, composto da 16 edifici costruito richiamando lo stile tradizionale, con facciate color pastello e giardini curati, dove stanno fiorendo ottimi ristoranti e negozi di design e di moda.

Infine, l’ultima zona di DownTown verso il mare è quella costituita dai Souk e dai negozi. Se con il termine souk immaginate il tipico mercato tradizionale orientale, capirete subito di dover cambiare idea. I Souk di Beirut sono moderni, enormi centri commerciali a più piani, con ristoranti e bar all’aperto, che ospitano oltre 200 negozi e numerosi eventi e spettacoli. È qui che si concentra la maggior parte degli abitanti, soprattutto il sabato mattina, quando sulla piazza di fronte al Suk c’è un bellissimo mercato di prodotti agricoli e cibi locali preparati al momento. Ci uniamo agli abitanti e compriamo qualche piatto tipico dalle bancarelle. Il quartiere intorno al Souk è stato ricostruito secondo lo stile architettonico che richiama quello arabo-veneziano della Beirut del passato con moderni palazzi a più piani color sabbia che si affacciano su tracciato che richiama gli antichi Cardo e Decumano. Al piano terra ospitano boutique di lusso e qualche bar. L’effetto è piacevole, nonostante i negozi siano deserti, perlomeno durante il weekend.

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2. I quartieri musulmano e cristiano

Chiassoso e informale, il quartiere Hamra di Beirut richiama subito alla memoria le metropoli asiatiche. Sarà l’odore di smog che si mescola al caldo umido e riempie le narici, saranno i palazzoni moderni che si mescolano alle case d’epoca in attesa di ristrutturazione, saranno i chioschi di cibo locale e i tassisti che ti fermano per strada per invitarti a salire sulla loro auto. Hamra è il quartiere a maggioranza musulmana, ma qui ci sono anche hotel di lusso e catene internazionali. E c’è la UAB, l’Università Americana di Beirut, che si affaccia su Bliss Street e rappresenta una delle istituzioni più importanti dell’intero Paese. Sorta nel 1866 e fondata dai protestanti come università privata e laica, l’enorme campus che comprende anche dormitori, palestra, un paio di museo e un vasto giardino verde, quest’anno festeggia i suoi 150 anni di vita e giustifica le alte rette con una formazione di eccellenza.

Più elegante e riservato, il quartiere cristiano di Ashrafieh si trova su una collina a est della città, è uno dei più antichi di Beirut anche se oggi è famoso soprattutto per la sua vita notturna. Abitato per lo più da cristiani maroniti e greco-ortodossi, questo quartiere offre anche molti ristoranti con ottima cucina, anche se i prezzi sono piuttosto elevati rispetto ad altre zone. Qui trovano spazio anche gallerie d’arte e centri benessere. Il centro del quartiere è Piazza Sassine, che è anche il punto più alto della città. Lo scorso 30 ottobre erano tutti in fibrillazione. Il giorno successivo infatti ci sarebbero state le elezioni del Presidente della Repubblica, carica vacante da due anni e mezzo. Come da previsioni, è stato eletto il Generale Michael Aoun, cristiano maronita, come prevede il Patto Nazionale. La piazza del suo quartiere è bardata di bandiere e manifesti giganti scendono dalle facciate dei palazzi. Per Beirut è un’altra giornata storica.

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3. I contrasti architettonici

Tanto la zona ricostruita intorno a place d’Etoile è omogenea nella forme architettoniche e nei colori, quanto il resto della città risulta ricca di contrasti, a partire dallo stile architettonico. Gli edifici abbandonati sorgono accanto a quelli ristrutturati mantenendo le vecchie forme. I palazzi sventrati e in attesa di riqualificazione sono affiancati da edifici nuovi, moderni e lussuosi. Un incastro di volumi che non segue qualcosa che possa anche vagamente assomigliare ad un piano urbanistico. I contrasti delle architetture di Beirut fanno parte del fascino intrinseco della nuova veste che la capitale del Libano cerca di darsi negli ultimi anni. Il vecchio e il nuovo, il passato e il futuro delineano lo skyline della città che sembra non dormire mai e che accoglie i turisti del Golfo, alla ricerca del Medio Oriente che strizza l’occhio all’Occidente.

Ci sono gli edifici costruiti durante il periodo francese e che ancora si possono ammirare a Gemmayze, lungo Gouraud Street. C’è la Casa degli artisti all’inizio di Armenia street. Di fronte ai Souk impossibile evitare di notare il vecchio palazzo giallo, ormai quasi completamente sventrato, de L’Orient le Jour, il quotidiano libanese in lingua francese. Uno dei palazzi ottomani valorizzato di recente è Beit Beirut, di cui vi parlo più avanti in questo articolo. Molti edifici che ricordano i fasti del passato si trovano anche ad Hamra e una bellissima villa di colore rosa si può ammirare dal lungomare, nella zona del faro, guardando verso la collina di Manara. Ashrafieh sta diventando sempre più moderna e non sono più molti i palazzi antichi, anche se girando lungo qualche stradina laterale qualcosa si può ancora scovare. Molto spesso, alle spalle di queste case antiche, più o meno ristrutturate, si ergono scintillanti grattacieli dalle forme innovative, condomini moderni con appartamenti di lusso, uffici con grandi vetrate. È Beirut, in tutta la sua bellezza fatta anche di contrasti. C’è chi la adora, ma anche chi la reputa invivibile.

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4. Le Corniche

Le Corniche è il lungomare della città. Lunga quasi cinque chilometri e frequentatissima dagli abitanti per fare jogging, correre sui pattini a rotelle, fumare, fare uno spuntino, pescare o semplicemente passeggiare godendosi il tramonto, la cornice è una lunga striscia pedonalizzata ed è uno dei luoghi da non perdere durante la visita alla città.

La baia centrale da cui inizia Le Corniche si chiama Zuzoyan Bay. Costruita da Solidere, è la zona su cui si affaccia il numero più alto di palazzi e grattacieli moderni, che sembrano voler urlare al mondo l’idea di modernità e di Occidente della nuova Beirut. Appartamenti lussuosi appena terminati e ancora vuoti, hotel e uffici dotati di ogni comfort si affacciano sul viale che corre lungo il lungomare, incorniciato dalle immancabili palme e percorso da un flusso costante di automobili di lusso, Porsche e Ferrari comprese.

Procedendo verso ovest, superata la piazza con il monumento ad Hariri e percorrendo prima Avenue de Paris e poi Avenue General de Gaulle, dopo una lunga ma piacevole camminata, si attraversa il distretto di Ras Beirut fino al quartiere di Manara dove si trova il faro. Dopo un’altra scarpinata, si arriva nel quartiere di Rawcheh, fino alle Rocce del Piccione, due pittoreschi faraglioni a breve distanza dalla riva, punto perfetto da cui ammirare il sole che tramonta sul mare. Anche questa zona è ricca di lussuosi hotel, di bar e di ristoranti alla moda.

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5. Il museo Sursock

Beirut ospita diversi musei. Visto il tempo limitato a disposizione, ho deciso di limitarmi alla visita di uno solo e ho scelto il palazzo Sursock, sede del museo di arte contemporanea, nel quartiere di Ashrafieh. La scelta è ricaduta su questo palazzo sia perché ero curiosa di vedere l’arte contemporanea libanese sia perché il palazzo stesso merita una visita.

Se riuscite, fateci un salto anche al calar della sera, per ammirare la facciata del palazzo illuminata: è davvero spettacolare. Il museo è su tre piani. Quello a terra è dedicato alle mostre temporanee. Al primo e al secondo piano invece c’è la collezione permanente e un paio di stanze che mantengono l’arredamento del vecchio palazzo, appartenuto a Nicolas Sursock.

Collezionista di oggetti d’arte nonché membro di una delle più importanti famiglie greco-ortodosse della grande borghesia levantina, Susrock volle che, alla sua morte, avvenuta nel 1960, la sua casa fosse trasformata in museo. Oltre allo studio privato, il museo conserva la cosiddetta “stanza araba”, costruita e arredata alla turca. Le vetrate colorate sono di grande impatto anche dall’interno del palazzo.

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6. Beit Berut

Un edificio da tenere d’occhio è Beit Beirut, la Casa gialla. Si trova proprio all’angolo di Rue du Damas, lungo quella che un tempo era la Linea Verde che divideva la città.

È una bellissima casa ottomana che ha subito notevoli danni durante la guerra, ma che è stata ristrutturata con l’obiettivo non soltanto di mantenere le antiche forme, ma anche di mostrare le ferite subite a causa della guerra, grazie a un innovativo progetto architettonico che ha usato i nuovi materiali e valorizzato il preesistente. Erroneamente definito museo della guerra, Bei Beirut ospiterà invece un museo e uno spazio culturale che vuole raccontare la città, compresi quindi gli anni della guerra, ma non solo.

Le notizie che ho trovato dicevano che la struttura è stata inaugurata a settembre 2016. Purtroppo però l’ho trovata non soltanto chiusa ma anche priva di un orario al pubblico, né all’entrata né sul sito web del museo. Spero che sia dovuto al fatto che Beit Beirut è stato inaugurato da pochissimo e che quindi non sia stato ancora possibile dotare la struttura di un orario di apertura definito. Ve lo segnalo perché penso sia un progetto molto interessante, nel caso qualcuno di voi avesse più fortuna di me in futuro.

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7. Scalinate colorate e street art

Se amate la street art e l’atmosfera bohemienne dovrete assolutamente dedicare un po’ del vostro tempo alla visita dei quartieri di Gemmayze e Mar Mickail, con i loro bar dall’atmosfera retrò, gli urban caffè amati dai giovani e molti buoni ristoranti. Cominciano ad animarsi all’ora di pranzo. Prima di assaggiare qualche pietanza libanese o di curiosare nei negozi di artigianato, potete dare un’occhiata alle splendide case della vecchia Beirut ancora presenti da queste parti, percorrendo in particolare Gouraud Street e Armenia Street. È una zona della città calda e romantica, che ho amato molto.

Fate caso alle scalinate che da queste strade conducono alla parte alta del quartiere: molte di esse sono decorate con graffiti o hanno gli scalini dipinti con i colori dell’arcobaleno. Merito della comunità di artisti che lavora da queste parti. Una delle più importanti è la scala di San Nicolas, che è anche un’ottima scorciatoia per il museo Sursok: qui lo street artist Thephat2 ha dipinto il ritratto del poeta Said Aql, ancora molto suggestivo nonostante sia stato imbrattato. In un vicolo a Gemmayze, Yazan Halwani ha realizzato il ritratto della cantante e attrice siriana Asmahan.

Se proseguite verso Armenia Street trovate invece almeno tre esempi di scalinate colorate: sono molto pittoresche e qui una foto ricordo è d’obbligo. Queste scale sono usate anche come palco di eventi artistici che di tanto in tanto si tengono nel quartiere.

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8. I memoriali ad Hariri e Kassir

Due sono i monumenti più importanti a ricordo di personaggi illustri uccisi negli attentati del 2005. Il primo è quello dedicato a Rafiq Hariri e si trova proprio sulla baia. Hariri, ucciso il 14 febbraio 2005 insieme ad altre 22 persone proprio dove oggi sorge il suo monumento mentre dal Parlamento procedeva in auto verso il lungomare, è raffigurato in piedi con lo sguardo rivolto verso il mare e verso gli enormi grattacieli che sono sorti in seguito al programma della società Solidere da lui creata.

Dall’altro lato della baia, proprio di fronte al monumento, c’è l’edificio abbandonato dell’hotel San Giorgio, sulla cui facciata campeggia un grande cartello di protesta su cui, a caratteri bianchi su fondo rosso campeggia la scritta “Stop Solidere”. Il proprietario dell’hotel si è sempre opposto alle costruzioni di Solidere. Entrambi sono ancora lì, in memoria del contrasto insanabile.

Il secondo monumento è quello dedicato a Samir Kassir, giornalista e attivista politico, ideologo ella “rivoluzione di Beirut” contro l’occupazione siriana, ucciso a 45 anni il 2 giugno 2005, pochi mesi dopo Hariri, mentre si recava al lavoro. Il monumento si trova di fronte alla sede del suo giornale an-Nahar. Nel 2007, il giardino con il monumento a Kassir ha vinto il Premio Aga Khan Award per l’Architettura, un riconoscimento alle opere architettoniche che si sono distinte per la capacità di inserirsi nel contesto ambientale. La statua di bronzo, realizzata dal francese Louis Debre, raffigura Kassir seduto su una panchina nella piazza pedonale ombreggiata da due storici alberi di fico.

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9. Gli edifici di culto

Il centro storico della capitale libanese è una delle aree del mondo con il maggior numero di presenze religiose diverse. Nel raggio di pochissimi chilometri si trovano così chiese di numerose fedi religiose. Moschee e chiese si affacciano sulle stesse strade. Nel cosiddetto Beirut Central District ci sono in tutto dieci chiese, sei moschee e una sinagoga. Molte sono state restaurate dopo la Guerra civile, alcune sono più recenti.

Io vi consiglio di dare un’occhiata almeno ai più importanti, tanto più che si trovano nel raggio di pochi metri, intorno a quel Giardino del Perdono che è ancora in gran parte un cantiere ma che rappresenta una delle strutture ideate da Hariri. Non passa inosservata la grande Moschea di Mohammad Al-Amin con le cupole azzurre e le pareti color sabbia. Si ispira alla Moschea blu di Istanbul e la sala interna è di una bellezza stupefacente.

Accanto, sorge l’importante Chiesa maronita di San Giorgio: sulla facciata si notano ancora i segni delle pallottole, mentre all’interno troverete una sorpresa, perché sopra l’altare c’è il “San Giorgio” dipinto da Delacroix.

Altre due moschee degne di nota nel centro storico. La moschea del Grande Omar, che un tempo era una chiesa costruita dai Crociati, come noterete facilmente dal suo interno a tre navate e archi gotici e la moschea di Emir Assaf che si affaccia proprio di fronte al Municipio sull’altro lato della strada.

Direttamente su piazza de l’Etoile si affaccia invece la Chiesa ortodossa di San Giorgio, quasi completamente ricostruita sia all’esterno sia all’interno, dove però si conservano il pulpito e alcuni portali e icone originarie. E infine la Chiesa greca cattolica di San Elias, con l’iconostasi in marmo e gli oculi sul soffitto. Ma se vi spingete solo un po’ fuori dal centro storico, troverete numerosi edifici di culto diversi.

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10. I locali

Se andate a Beirut per la movida, non potete fare a meno di esplorare i locali che si trovano nella zona est della città. A Gemmayzh e Achrafieh e Mar Michail, i quartieri cristiani. Anche di giorno questa zona è molto bella, piena di negozi , caffè e ristoranti di vario tipo, spesso gestiti da armeni. Per la sera, invece, la strada tipica dei locali è considerata Monot Street, dove ci sono anche alcuni club.

Anche ad Hamra, il quartiere multietnico a maggioranza musulmana, i locali non mancano. Noi ne abbiamo trovato uno con musica dal vivo. Qui spesso si fa festa anche per strada, in occasione di festività particolari, quando le strade alle spalle d Hamra Street vengono chiuse al traffico, si animano di bancarelle e i bar posizionano i tavoli all’aperto. Per un elenco specifico dei bar e dei ristornati che abbiamo provato vi rimando al prossimo post.

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Beirut è la città degli inizi. Non è la città delle certezze, ma delle ricerche. Non è un palazzo finito, dove entrare e viverlo così com’è. Piuttosto è un progetto aperto, mai completato. (Adonis, 1993)

Beirut ha conosciuto numerose distruzioni e altrettanti nuovi inizi nella sua lunga e complessa storia. Un buon motivo per andarci. E per ritornarci.

Io, in effetti, ne ho già nostalgia.

Questo post è diventato lunghissimo, ma le cose da dire su Beirut sono tantissime!

Per tutte le info pratiche e le cose da sapere per visitare Beirut vi rimando invece ad un post successivo.

Intanto, lasciatemi i vostri commenti e fatemi sapere cosa vi sembra Beirut, se ci siete mai stati o se avete voglia di andarci.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

6 Commenti
  1. pubblicato da
    Graziella
    Mar 3, 2017 Reply

    Ho trovato molto interessante la sua descrizione di questa città che mio marito ed io visiteremo il prossimo aprile. Mi auguro di riuscire a seguire questi percorsi in solo quattro giorni. Grazie

    • pubblicato da
      RitagliDiViaggio
      Ott 30, 2017 Reply

      Ciao Graziella, non so come mai putroppo leggo solo ora questo tuo gentile commento. Sono felice che tu abbia trovato l’articolo interessante e spero che il tuo viaggio a Beirut sia andato benissimo!

  2. pubblicato da
    Cecilia
    Ott 30, 2017 Reply

    Grazie per lo splendido articolo che è stato molto utile per visitare la città (ci sono stata proprio tre giorni!)
    Potresti dirmi la citazione di Adonis da che testo è presa? Grazie mille

  3. pubblicato da
    Fabio Paparozzi
    Nov 3, 2017 Reply

    Grazie per questo splendido articolo, io e la mia compagna siamo stati a Beirut e in giro per il Libano per 6 giorni e ci è stato molto utile, ben scritto ed efficace. Continuerò a seguire il tuo sito e lo condividerò con tutti i miei amici. Grazie ancora!

    • pubblicato da
      RitagliDiViaggio
      Nov 3, 2017 Reply

      Grazie a te Fabio! Felicissima che Beirut e il Libano vi sia piaciuto e che la mia esperienza vi possa essere stata utile! Un vero piacere averti tra i miei lettori, spero che tu possa prendere spunto da altre destinazioni di cui ho scritto e di molti altri viaggi fatti di cui devo ancora scrivere 🙂 grazie ancora

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