Un giorno al Cairo, cosa vedere nell’affascinante capitale dell’Egitto

“Chi non ha visto il Cairo non ha visto il mondo” si legge ne Le mille e una notte, il libro arabo di racconti più noto in Europa. Dopo esserci stata, penso proprio sia così. Sono davvero poche le città del mondo che mi hanno colpita e affascinata come è riuscito a fare Il Cairo, nonostante ci abbia trascorso soltanto una notte e una giornata intera. Indubbiamente troppo poco, ma già abbastanza per essere uscita da questa esperienza con un’idea precisa: al Cairo ci voglio tornare. Secondo pensiero che immediatamente sale alla testa: che grande danno a tutti noi il fatto che questi luoghi siano diventati così poco sicuri – tanto da vivere quasi blindati dalle forse di polizia e dell’esercito – e quindi, di conseguenza, così poco visitati dai viaggiatori occidentali, in primis quelli italiani. Il Cairo è un patrimonio dell’umanità che andrebbe visto e conosciuto da tutti, semplicemente perché è una città bellissima, intrisa di fascino, di storia, di cultura, di arte e di architettura spettacolare.

Vi parlerò ancora del Cairo, ma questo post vuole essere pratico e fornire informazioni a chi vuole visitare la città durante un viaggio in Egitto. Qui di seguito vi elenco e vi descrivo le cose che sono riuscita a vedere io in una giornata.

Come muoversi per visitare la città

Ogni hotel propone tour guidati, in auto privata con autista con o senza guida, che permettono di visitare la città e i suoi dintorni o di fare escursioni in giornata anche nelle città vicine. Al Cairo c’è anche la metropolitana che collega alcune parti della città. Noi avevamo a disposizione soltanto una giornata e, consapevoli che avremmo dovuto fare delle scelte importanti, abbiamo organizzato il nostro itinerario in autonomia, scegliendo quello che volevamo vedere e poi affittando un’auto privata con autista tramite l’hotel in cui alloggiavamo, ma senza guida, visto che abbiamo portato con noi svariati libri sull’Egitto e ci eravamo documentate prima di partire.

Vi dico subito che la maggior parte delle cose che abbiamo visto sono inserite nei giri tradizionali proposti dagli hotel, a parte le tre moschee che abbiamo chiesto espressamente di visitare e che troverete descritte più avanti nel post. Non so bene perché i tour proposti non le inseriscano (forse per ragioni di sicurezza? Forse perché le ritengono poco interessanti per i turisti?). Qualunque sia il motivo, l’hotel non ci ha fatto problemi o fatto pagare un sovrapprezzo per queste aggiunte: io vi suggerisco di inserire anche queste tre moschee nel vostro itinerario, perché sono secondo me sono tra le cose più belle e particolari da vedere in città. ovviamente abbiamo escluso il Museo Egizio, che da solo richiederebbe parecchie ore, preferendo visitare quanta più città possibile.

Quello che mi è mancato è stato poter camminare senza meta per le strade della città, avere un po’ di tempo in più a disposizione per assaporare il fascino di questa metropoli, che va al di là dello straordinario patrimonio architettonico e culturale che ospita. È un buon motivo per tornarci.

IL CAIRO ISLAMICO

L’Unesco ha incluso il cosiddetto Cairo islamico nella sua lista del Patrimonio dell’Umanità: basterebbe questo a farvi capire come servirebbe almeno una giornata intera per esplorare l’area storica del Cairo, la zona che conserva in assoluto la più alta concentrazione di monumenti islamici medievali. Le sue strade sono caratterizzate da minareti e cupole che si stagliano e riflettono il periodo in cui Il Cairo era la capitale più ricca del mondo. Anche se avete poco tempo come ho avuto io, però, anche una breve passeggiata lungo le strade più importanti di questo quartiere vi lascerà letteralmente a bocca aperta a ogni passo. Non c’è palazzo o edificio che non meriti di essere osservato, anche al suo interno quando è possibile. Qui tutto è antico, decorato, intagliato e abbellito in mille modi diversi. Un vero spettacolo per gli occhi. Si tratta della zona che più correttamente dovrebbe essere chiamata “Cairo storico” riferendosi all’area della città fortificata fondata dai Fatimidi nel 969. Gran parte delle mura che allora cingevano la città sono andate perse, ma centinaia di monumenti costeggiano ancora le principali vie storiche. Insomma, un vero museo all’aperto.

Gli edifici più significativi sono fortunatamente raggruppati lungo un itinerario che si snoda per circa due chilometri e mezzo, ma vi sarebbe così tanto da vedere che la visita potrebbe durare intere settimane, visto che il quartiere si sviluppa su diversi ettari.

Il Bazar

Il punto da cui tipicamente si inizia la visita è il Bazar Khan el-Khalili, la cui entrata è proprio di fronte alla Moschea El-Azhar, dall’altra parte del viale. Il bazar è ovviamente formato da migliaia di strade e di vicoli dove si trova un po’ di tutto, dagli oggetti autentici ai più comuni souvenir: il nostro autista ci ha consigliato di visitarlo la mattina presto per poterlo apprezzare di più, perché nel pomeriggio il rischio è che diventi così affollato da non riuscire a vedere nulla. Fondato nel 1380 dall’emiro Giarkas el-Khalili, un tempo questo luogo era un khan, ovvero un caravanserraglio, destinato ad accogliere i mercanti di passaggio e le loro merci. Il khan fu distrutto nel XVI secolo, ma l’area rimase il centro commerciale della città. Le testimonianze più antiche del bazar sono rappresentate da grandi portali di pietra risalenti al XVI secolo. All’interno del bazar, da non perdere una tappa al Café Fishawi, la più antica e famosa sala da caffè del Cairo. Lo scrittore Premio Nobel Nagib Mahfuz era un cliente affezionato.

“Tra i Palazzi”

La strada da percorrere, dove aver attraversato il trafficato viale Sharia El-Azhar usando il sottopassaggio, è Shariah al-Mu’izz, nella zona conosciuta come Bein al-Qasrayn (“Tra i Palazzi”), su cui si affacciano palazzi, moschee, madrase (scuole teologiche), caravanserragli di rara bellezza.

L’area prende il nome dai due grandi palazzi fatimidi che un tempo sorgevano nel quartiere. Lungo l’antico asse si impongono i portali delle monumentali Madrasa e Mausoleo del Sultano Qalaun, il Palazzo Beshtak e il Sabil-Kuttab di Abdel Rahman Katkhuda. I palazzi caddero in rovina e furono sostituiti da opere fatte costruire ine poca successiva. Oggi al loro posto sorgono tre grandiosi complessi adiacenti realizzati in epoca mamelucca, i cui minareti, cupole e imponenti facciate creano un insieme molto suggestivo.

Costruita in appena 13 mesi, nel 1285, la Madrasa e Mausoleo del Sultano Qalaun, è il più antico e più bello dei tre edifici: eleganti pietre intarsiati, stucchi decorati con stelle e motivi floreali. L’ingresso al complesso è segnato da un’imponente porta di bronzo. Appena varcata, si trovano la madrasa sulla sinistra e sula destra il mausoleo, ispirato alla Cupola della Rocca di Gerusalemme, che i mamelucchi avevano da poco riconquistato ai Crociati. Le pareti del mausoleo sono rivestite, dal pavimento al soffitto, di tarsie policrome e pannelli decorativi di marmo che compongono il nome di Maometto. Sotto la cupola, sorretta da quattro massicce colonne di granito rosa di epoca faraonica, riposa il corpo di Qalaun.

Di fronte alla madrasa non dimenticate di ammirare l’elaborata decorazione della facciata convessa con grande terrazza sul tetto del Museo Egiziano dei Tessuti.

Proseguendo si trova la Madrasa e Mausoleo di An-Nasi Mohammed, costruita nel 1304 da un sultano mamelucco, uno dei costruttori più prolifici nella storia del Cairo: durante il suo regno, dal 1293 al 1340, en-Naisr dotò la città di 30 moschee, la più conosciuta delle quali è quella che si torva nella Cittadella. Il portale gotico in marmo bianco della facciata fu asportata da una chiesa di Acri in Israele nel 1290 al termine della guerra con i Crociati. Anche gli stucchi in stile africano che ornano i minareti rivelano gli influssi stranieri sull’architettura.

L’ultimo complesso che s’incontra è la Madrasa e Mausoleo di Barquq, che conquistò il potere nel 1382, quando l’Egitto era preda di peste e carestie. La sua madrasa fu completata quattro anni più tardi e si riconosce per il portale di marmo bianco e nero che dà accesso a un corridoio con il soffitto a volta.

Quasi al termine della strada, sulla destra, c’è il Qasr Beshtak, un palazzo storico costruito dal Mamelucco Amir Bashtak nel 1337, una delle migliori testimonianze dell’architettura domestica cairota del periodo dal XIV al XV secolo.

In fondo alla via impossibile non notare, vista la sua bellezza, il Sabil-Kuttab di Abdel Rahman Katkhuda, ovvero un che comprende una fontana pubblica o un sabil, una scuola elementare del Corano o kuttab e un’ala residenziale adiacente. Costruire una fontana pubblica e una scuola coranica era un modo per espiare i peccati, dal momento che forniva due cose raccomandate da Maometto: acqua per gli assetati e insegnamenti spirituali per gli ignoranti. L’edificio venne realizzato nel 1744 da un emiro noto per i comportamenti dissoluti.

Dopo averne ammirato la costruzione elaborata e i bei palazzi sulle strade adiacenti, se avete tempo potete continuare ancora a percorrere la via, altrimenti potete girare a destra e inoltrarvi in alcuni vicoli del quartiere, per apprezzare la quotidianità del quartiere storico ma ancora abitato.

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TRE MOSCHEE IMPERDIBILI

Moschea El-Azhar

Fondata dai Fatimidi nel 972 come luogo di culto e di insegnamento, la moschea e-Azhar (“la Splendida”), è annessa a una delle università più importanti e antiche di tutto il mondo islamico. I Fatamidi erano sciiti e quindi fondarono questo complesso come centro di studi religiosi con lo scopo principale di diffondere il loro credo: già verso il 1000 qui si studiavano anche chimica, astronomia e filosofia. Quando l’Egitto venne conquistato da Saladino, nel 1176, e riportato all’ortodossia dell’Islam (sunnita) per reazione la moschea venne chiusa per circa un secolo e poi riaperta come sede di studi universitari dai sultani mamelucchi nel XIII secolo.

La moschea è ancora oggi uno dei più importanti centri di teologia islamica, dove confluiscono ogni anno studenti musulmani da tutte le parti del mondo. Nel corso della storia del Cairo, i religiosi vissuti tra le mura della moschea sono stati il canale di comunicazione tra governanti e popolo. Quando nel 1798 Napoleone invase l’Egitto, una delle sue prime azioni fu di tentare di sconfiggere il potere religioso del Cairo. Lo sceicco di El-Azhar (il nostro “rettore”) è la massima autorità religiosa del Paese.

La struttura architettonica della moschea è quella classica, con il cortile centrale e i portici, sorretti da 300 colonne di marmo. Al centro dello shan, di forma rettangolare, non c’è la fontana delle abluzioni, che si trova all’esterno del portico di sinistra. In asse con l’ingresso principale c’è la vasta sala di preghiera, con un mirhab che conserva decori originali. La struttura ha subito molti restauri ma rimane uno spazio di grande suggestione, anche grazie al lucido pavimento che riflette il portico e i minareti come se fosse pieno d’acqua. Dopo aver varcato la Porta dei Barbieri a doppio arco, a destra e a sinistra due cortili conducono ognuno a una madrasa, ossia a una scuola. Durante la nostra visita, l’eco delle preghiere degli studenti si poteva sentire distintamente. Non dimenticate di alzare gli occhi verso i tre meravigliosi minareti intarsiati: quello più grande è il Minareto del Sultano El-Ghuri del 1510, a fianco c’è il Minareto del Sultano Qaitbey del 1469 e infine il Minareto e la Cupola della Madrasa di Amir Aqbugha del 1340.

La moschea si trova dall’altra parte del grande e trafficato viale sharia el-Azhar, rispetto all’entrata del Bazar Khan el-Khalili, e può essere quindi comodamente visitata prima dell’ingresso nel cuore del cosiddetto Cairo Islamico. L’entrata è gratuita. All’entrata le donne saranno fornite di un ampio gonnellone da indossare (non sono sufficienti, quindi, i pantaloni lunghi). Ovviamente il capo deve essere coperto, come in tutte le moschee.

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Moschea del Sultano Hassan

Ve lo dico subito: questo è uno degli edifici islamici più grandiosi che io abbia visto finora. Uno di quelli che appena entrata mi ha lasciata con la bocca spalancata davvero a lungo. Le foto non rendono l’idea, a meno che non facciate lo sforzo di comprendere la grandiosità della costruzione, immaginando quanto minuscole possano essere le persone.

La madrasa (scuola islamica) – che in questo caso funge anche da moschea – del Sultano Hassan è stata completata nel 1362 ed è ritenuta il capolavoro dell’architettura mamelucca del Cairo e una delle massime espressioni dell’arte islamica di tutti i tempi. Esternamente è molto sobria, la struttura è massiccia e ha un solo minareto alto 85 metri, il più alto del Cairo, mentre il suo gemello crollò a causa di un terremoto e venne ricostruito più basso nel XVII secolo. Vi si accede tramite una scalinata, attraverso un maestoso portale alto 26 metri con la volta decorata a muqarnas (stallattiti) che mi hanno ricordato le moschee iraniane. Da qui si accede a un vestibolo che introduce in un ambiente simile ma più grande.

Dopodiché si prende a sinistra un corridoio che conduce allo shan quasi quadrato (32×36 metri) con al centro la fontana ottagonale con cupola emisferica sorretta da otto colonne. Il pavimento del sahn è di marmo a intarsi policromi, leggermente più basso di quello dei quattro iwan (le sale chiuse ai tre lati, coperte da una volta) che si affacciano sull’ambiente centrale e ognuno dei quali è riservato ad una delle quattro scuole di pensiero dell’islam ortodosso.

La sala della preghiera occupa l’iwan orientale e ha come arredi la dikka (un pulpito su colonne che si trova solo nelle moschee più importanti) al centro della sala e un minbar di marmo bianco. Le pareti sono decorate con una fascia iscritta con passi del Corano scolpiti in splendidi caratteri cufici.

Quello che è davvero spettacolare è la gigantesca fontana che si trova all’interno dello shan, più raccolto rispetto ad altri edifici del genere: questo rapporto di volumi e spazi rende l’ambiente estremamente suggestivo e c’è davvero la sensazione di essere di fronte a qualcosa di grandioso.

Hassan divenne sultano a 13 anni nel 1347 e fu deposto quattro anni dopo in favore del fratello minore, ma fu riabilitato nel 1354. I lavori della moschea iniziarono due anni dopo. Il luogo prescelto era prestigioso e sovrastava l’ippodromo ai pedi della Cittadella: oggi invece si trova a ridosso di uno dei più importanti snodi viari della capitale.

A fianco della madrasa sorge la Moschea di Er-Rifai, ultimata nel 1912, dalla sagoma molto slanciata: qiui sono sepolti diversi membri della famiglia reale, compresi Fuad e Faruk, l’ultimo re d’Egitto scomparso nel 1965. Non l’ho visitata all’interno, ma già l’esterno è apprezzabile, visto che si tratta di un edificio monumentale affine a quello vicino, malgrado i sei secoli che li separano.

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Moschea di Ibn Tulun

La moschea el-Qatal, fatta costruire nell’879da Ahmad ibn Tulun, governatore di origine turca ma cresciuto ed educato in Iraq durante il califfato degli abbasidi, è la più antica d’Egitto. Il governatore, inviato al Cairo per governare l’Egitto dal califfo di Baghdad nel IX secolo, si ispirò all’architettura del suo Paese: l’aspetto odierno è sostanzialmente quello originario, a parte la fontana al centro del sahn e il bellissimo minareto, entrambi rifatti nel 1296. L’eredità dei Tulunidi andò in gran parte perduta dopo la riconquista dell’Egitto da parte di Baghdad, ma questa moschea venne fortunatamente risparmiata.

Probabilmente questa è anche la moschea che ho amato di più, per via della forma davvero insolita del suo minareto e della pace che si respira in questo luogo, oggi visitato quasi da nessuno, tant’è che non si paga nemmeno un biglietto d’ingresso, ma si lascia soltanto una mancia ai custodi che infilano babbucce di panno da indossare sopra le scarpe agli scarsi viaggiatori che vengono ad ammirare questo gioiello architettonico.

La bellezza della costruzione consiste nella sua semplicità e imponenza, caratterizzata dal fatto di avere una doppia cinta muraria che delimita una sorta di corridoio di rispetto (si chiama ziyada, che significa “estensione” ed è largo 19 metri). L’area della moschea vera e propria è costituita dal portico della preghiera, a cinque navate, e da altri tre portici a due navate: al centro dello shan (92×92 metri) c’è la fontana per le abluzioni. L’ampio cortile centrale è circondato sui quattro lati da arcate ombreggianti, tre di queste sono profonde due campate e la quarta, rivolta verso la Mecca, di cinque campate, serve come sala di preghiera. Di fronte al mirhab c’è l’epigrafe di fondazione della moschea.

Un’altra peculiarità è il materiale usato per l’intera struttura: tutto, comprese le colonne addossate i pilastri, è realizzato in mattoni, una novità per l’epoca. In realtà si tratta di un ripiego, visto che il governatore aveva fretta di realizzare la costruzione ma non volle prendere le colonne di pietra da chiese o templi pagani in rovina. Stupende le grate di marmo alle finestre, traforate come merletti e simili a cristalli di ghiaccio, così come gli stucchi scolpiti che decorano le arcate dei portici.

Il minareto ha una scala esterna elicoidale. Il termine minareto significa “faro” in arabo e in particolare questo è identico a quello di Alessandria: avvolto da un’identica scala a spirale sterna, ha una pianta a tre sezioni (quadrata circolare e ottagonale) e alla sua sommità, invece che la classica falce di luna, ha la riproduzione di una barca in miniatura, unico in tutto il Cairo.

Dall’esterno si può salire anche sull’ampia terrazza al primo piano e ammirare la moschea da una prospettiva particolare, oltre a godere del panorama circostante sulla città.

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LA CITTADELLA

Fondata dal condottiero musulmano Saladino nel 1176, la Cittadella, dalla sua alta piattaforma rocciosa al margine della città, sovrasta l’orizzonte del Cairo a est ed è ripartita in tre zone, ognuna con mura e torri proprie, molte delle quali realizzate con blocchi di pietra sottratti alle Piramidi di Giza. Nasce come postazione militare difensiva, fu residenza dei governatori dell’Egitto per sette secoli, fino al XIX secolo, plasmata nell’immagine da ogni dinastia al governo. Oggi è soprattutto una “Cittadella della memoria”, sede di numerosi musei, tra cui il Museo nazionale Militare, alcuni in fase di ristrutturazione.

Alla zona si accede oltrepassando un’area strettamente sorvegliata dalle forze di polizia, anche perché questo è uno dei luoghi imprescindibili per i turisti. Superato l’ampio piazzale, si giunge alla biglietteria e poi si deve fare un’ulteriore breve passeggiata per arrivare al cuore della Cittadella. Lungo questo percorso, basterà alzare lo sguardo per scorgere i minareti di una delle moschee più famose del Cairo e sicuramente il pezzo forte anche della Cittadella: la Moschea di Alabastro di Muhammad Alì, che si trova in cima alla salita, in uno dei punti più elevati della Cittadella. Vale la pena di arrivare fin qui anche per ammirare le splendide terrazze occidentali, da cui si vede uno dei più spettacolari panorami della città: in basso si distingue a breve distanza il complesso formato dalla Madrasa del Sultano Hassan con a fianco la Moschea di Er-Rifai, mentre un po’ più a sinistra, a distanza, si riesce a scorgere nettamente anche l’ampia struttura della Moschea di Ibn Tulun. Chi ha visitato Istanbul non rimarrà probabilmente troppo stupito da questa moschea, che ricorda nella struttura le moschee di quella città, in particolare la Moschea Blu, rispecchiando lo stile architettonico tipico ottomano. In ogni caso questa è una delle moschee più amate dai turisti anche se il suo stile non è affatto improntato alla tradizione architettonica egiziana. In parte rivestita di calcare alabastrino, venne terminata a metà Ottocento dopo 18 anni di lavoro e ha dimensioni davvero gigantesche, con minareti alti 77 metri, molto sottili. All’interno il pavimento è coperto da centinaia di tappeti. Sulla destra c’è la tomba di Muhammad Alì, protetta da una grata di bronzo. Lo sguardo però è sicuramente attirato dalle vertiginose volte, dagli stucchi colorati, dalle cupole e dalle lunghissime catene che piovono dal soffitto per reggere le 365 lampade di cristallo. Sedetevi in un angolo e ammirate con calma anche voi lo spettacolo. Molto bella anche la fontana delle abluzioni nel vasto cortile all’esterno.

Prima di giungere alla moschea di alabastro, oppure durante la discesa, prima di avviarsi verso l’uscita, non perdevi la Moschea di Muhammad en-Nasir, costruita nel 1318 e terminata nel 1335. È uno dei pochi monumenti rimasti precedenti l’ascesa al potere di Muhammad Ali nel 1805, visto che la maggior parte furono eliminati. I minareti di questa moschea conservano in parte il rivestimento originale di ceramica colorata, raro esempio di decoro di ispirazione iranica in Egitto. L’interno ha la struttura classica a riwaq (portici), con molte colonne riciclate da monumenti più antichi, sia di epoca faraonica che greco-romana. Nel portico orientale ci sono i resti del controsoffitto di legno dipinto. È una moschea molto suggestiva e personalmente l’ho apprezzata di più rispetto all’altra. È splendido il porticato sorretto da colonne di età faraonica e romana e i minareti insoliti per la decorazione e mosaico blu e verde, che ricorda lo stile persiano.

Muhammad Alì, considerato colui che avviò la modernizzazione dell’Egitto, iniziò la sua carriera come ufficiale del contingente albanese nell’esercito turco, approfittò abilmente del vuoto di potere dopo l’avventura napoleonica per diventare prima governatore e poi vicerè dell’Egitto e massacrò circa 500 Mamelucchi, ovvero i capo della casta militare che esercitavano un brutale potere in Egitto e a cui nessun governatore ottomano era riuscito ad imporre la disciplina. Regnò per 43 anni, fondando una dinastia che rimase al potere fino alla rivoluzione del 1952.

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IL CAIRO COPTO

Chiamato anche Cairo Vecchio, questa parte di città coincide con l’antica Babilonia e basterebbe questa informazione per capire come immediatamente in questa città ci si senta al centro del mondo. Anzi, dell’origine stessa del mondo. Quella che fu la città greco-romana di Babilonia d’Egitto in passato divenne poi la sede e il cuore della comunità cristiano copta egiziana.

Questa è la parte di città dove sono concentrate chiese e sinagoghe. È quasi una città a parte e non soltanto perché è presidiata da guardie armate (come tutti i luoghi turistici o di culto della città), ma perché lungo le sue strade sembra proprio di trovarsi in una città nella città. Peccato non aver avuto tempo di fermarsi un attimo ad uno dei tavoli all’aperto dei tanti caffè affacciati lungo il viale d’entrata, mi sarebbe piaciuto osservare l’andirivieni di questa parte di città, a prima vista più tranquilla e rilassata rispetto alla zona centrale.

Dall’antica Babilonia al Cairo moderno

Tra le antiche città di Menfi ed Elipoli, sulla sponda destra del Nilo all’altezza dell’estremità meridionale dell’isola er-Roda, in epoca tolemaica c’è il nucleo più antico di quello che diventerà Il Cairo, un insediamento denominato Babilonia, che fu poi fortificato dall’esercito romano. A partire dal II-III secolo, quando il Cristianesimo si diffuse in tutto il Paese, a Babilonia si insediò la comunità cristiana che vi stabilì la sede di diversi Patriarcati. Dopo il declino della religione egizia e prima dell’avvento dell’Isam, l’Egitto quindi fu cristiano. Quando il generale Amr ibn el-As conquistò Babilonia per ordine del califfo Omar, chiamò la città Misr, cioè con lo stesso nome che gli arabi davano all’Egitto e fondò qui, accanto alla vecchia Babiulonia, la nuova capitale che chiamò el-Fustat che ben presto divenne tra le città più importanti del mondo musulmano e, al suo interno, la vecchia cinta muraria di Babilonia continuò ad ospitare la minoranza cristiana copta.

L’itinerario di visita

Percorrendo il viale d’ingresso alla cittadella copta, sulla sinistra si individua facilmente l’ingresso alla chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, a pianta circolare, ricostruita nel 1909. Questo santo è oggetto di devozione al Cairo fin dall’antichità e qui una chiesa venne a lui consacrata nel X secolo.

L’ingresso all’interno della città vecchia è seminascosto e dobbiamo chiedere indicazioni: si tratta di scendere una scalinata poco visibile e da lì in poi compare davanti agli occhi una città disposta a un livello più basso rispetto a quello della strada principale che risulta quindi sopraelevate. Qui si cammina all’interno di strette viuzze circondate da mura di alti palazzi color ocra e su cui si affacciano mercatini di oggetti antichi misti a souvenir. Il quartiere è davvero molto piccolo: si tratta di poco più di quattro strade che s’intersecano e conducono agli edifici religiosi.

Subito dopo l’entrata, sulla sinistra, si apre un vicolo che conduce al Convento di San Giorgio, chiuso al pubblico, a parte la sala principale e la cappella. In pochi minuti si giunge alla chiesa di San Sergio, una delle più importanti, visto che la tradizione vuole che sia stata costruita sul luogo in cui la Sacra Famiglia trovò rifugio durante la Fuga in Egitto e ancora oggi uno dei luoghi più venerati: per accedere alla chiesa è necessario scendere un’ulteriore gradinata. La fondazione di questa chiesa sembra risalire al V secolo.

Proseguendo lungo la strada si arriva, girando verso destra, alla Sinagoga di Ben Ezra, del IX secolo, rimaneggiata nei secoli seguenti, la più antica d’Egitto: l’ambiente è raccolto intorno a un’unica sala di modeste dimensioni ma molto affascinante. Purtroppo è vietato fare foto: peccato perché mi sarebbe proprio piaciuto mostrarvela.

Tornando qualche passo indietro, si giunge alla chiesa di Santa Barbara, uccisa dal padre per aver tentato di convertirlo al cristianesimo. La chiesa risale all’XI secolo.

C’è anche il Museo Copto, che noi non abbiamo visitato, ma che per chi ha tempo può essere un ottimo modo per concludere la visita a questa parte di città.

L’entrata all’area del Cairo Copto è gratuita, così come quella a tutte le chiese. a pagamento soltanto il Museo Copto.

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Non serve aggiungere che ci sarebbero ancora moltissime cose da vedere in questa città. Cosa vi sembra? A me Il Cairo ha emozionato davvero tanto e spero davvero di avere l’opportunità di tornarci.

Nei prossimi post vi parlerò ancora sia del Cairo sia dell’Egitto e dedicherò in particolare un articolo sulle cose da sapere per visitare l’Egitto oggi, che non è più una meta turistica scelta così di frequente come in passato, in particolare dagli italiani, per motivi di sicurezza.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

3 Commenti
  1. pubblicato da
    Enrica
    Mag 20, 2019 Reply

    Bellissima spiegazione e bellissime foto. Amo l’Egitto sarà una delle mie prossime mete. Il Cairo

  2. pubblicato da
    RitagliDiViaggio
    Mag 21, 2019 Reply

    Grazie Enrica, felice che il mio post ti sia piaciuto! Il Cairo è stato davvero amore a prima vista per me, una città dotata di un fascino incredibile, nonostante la situazione politica così complicata. Spero di riuscire a scrivere presto altri post sull’Egitto, che anch’io ho amato molto. Per ora ne trovi uno su Alessandria, una città molto diversa dal Cairo ma con molti motivi d’interesse

  3. pubblicato da
    Enrica
    Mag 21, 2019 Reply

    Ciao. Sono stata la scorsa estate ad Alessandria d Egitto. Bellissima. La consiglio vivamente

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