Dervisci e Bektashi, itinerario tra i centri di culto mistico albanese a Tirana

Ci sono cose da vedere a Tirana che mai immaginereste di trovare e di scoprire. Oltre ai luoghi tipici e più importanti, di cui vi ho già parlato in un post scritto dopo essere stata la prima volta nella capitale dell’Albania, stavolta vi voglio raccontare una storia poco conosciuta.

Nella capitale del Paese da sempre multireligioso e il cui popolo, nonostante la presenza di differenti confessioni, ci tiene oggi a sottolineare di non avere mai, in nessun momento della sua storia, vissuto episodi di conflitto religioso, esistono luoghi di culto di numerose religioni.

Tra le religioni meno conosciute, c’è quella dei Sufi, l’espressione mistica dell’Islam, spesso percepita come un fenomeno esotico e affascinante del mondo islamico, tendenza favorita sia dai primi viaggiatori e studiosi orientalisti sia dagli stessi musulmani attraverso la spettacolarizzazione di alcuni rituali, come la danza dei dervisci rotanti, che probabilmente anche alcuni di voi avranno potuto ammirare in Turchia, in alcuni casi sottoforma di spettacolo per turisti. La diffusione delle confraternite islamiche sufi (ṭarīqa) nel sudest europeo, iniziata con la conquista dell’impero ottomano, rappresenta in realtà un importante capitolo della storia dell’Islam balcanico.

Oltre agli Halveti, i più diffusi sul territorio albanese, a Tirana sono presenti i Bektashi. Se non ho capito male, una delle principali differenze tra i Bektashi e le altre confraternite islamiche sufi di derivazione sciita fu il rapporto con il potere politico: mentre i primi svolsero un ruolo attivo nella costruzione del progetto indipendentista albanese, integrarono il nazionalismo con la propria dottrina e parteciparono ai movimenti di liberazione nazionale, le altre confraternite ebbero con la politica un rapporto problematico e contradditorio.

A Tirana, capitale dell’Albania, è possibile entrare in contatto ancora oggi con alcuni luoghi di culto delle sette Sufi. Tre sono le teque Sufi sopravvissute nel centro di Tirana e si trovano tutte lungo rruga Barrikadave, in pieno centro storico. Sono andata a cercarle, le ho trovate e ora ve le racconto in questo post. Alle tre teque va aggiunta poi la Kryegiyshata (la corte generale del padre supremo), ovvero la qendra boterore Bektashiane, il centro mondiale dei Bektashi, i dervisci più noti, di cui vi racconto più avanti.

Se prima o poi fate un salto a Tirana, magari potete andare a dare una sbirciata alle teqe, sempre con discrezione, visto che si tratta di luoghi di culto non turistici, mentre il centro mondiale dei Bektashi ospita anche un museo aperto al pubblico, in cui si racconta la storia di questo culto.

La religione in Albania

“Non guardate chiese e moschee. La fede degli albanesi è l’albanesità” affermava Pashko Vasa, scrittore albanese vissuto nell’Ottocento.

Per molto tempo si è pensato che la tolleranza religiosa derivasse da un alto tasso di ateismo, provocato dalla lotta alle religioni durante il regime di Hoxha. In realtà le statistiche mostrano un numero di atei molto basso perché, come spesso accade, i totalitarismi rafforzano l’appartenenza religiosa, come reazione all’imposizione statale.

Le differenze religiose in Albania non sono viste come qualcosa di negativo o come fattore di divisione, come dimostra anche la presenza di numerosi matrimoni interreligiosi.

Il valore più alto per gli albanesi è il patriottismo, l’albanesità, che rappresenta lo spirito laico e nazionalista all’interno di un Paese multireligioso.

L’appartenenza a una religione è un fattore secondario, come dimostrano anche gli scarsi investimenti nei luoghi di culto: le chiese cattoliche e le moschee sono infatti finanziate rispettivamente dal Vaticano e dai Paesi Arabi.

dervisci e bektashi a tirana
Il grande portale che dà accesso al centro mondiale

LE 3 TEQE SUFI NEL CENTRO DI TIRANA

Teqe e Dervisj Hatixhese

La teqe e Dervisj Hatixhese è intitolata alla derviscia Hatixhe Skënderi, la prima donna ad aver ricevuto questo titolo. L’entrata alla teqe si trova in un vicoletto appartato. Chissà, forse per questo motivo, la teqe sopravvisse miracolosamente al regime di Hoxha ed è ancora oggi visitata da numerosi fedeli, soprattutto donne.

La visita al luogo di preghiera è aperta a tutti, ma è auspicabile un po’ di discrezione. L’edificio è costituito da due corpi separati, comunicanti tramite un cortile interno protetto da un alto muro di cinta: la teque vera e propria affianca l’abitazione della famiglia della derviscia.

All’entrata c’è la targa che ricorda la fondazione della teqe nel 1798 e la sua riapertura nel 1992 grazie a madre Rukija, discendente di una nota famiglia di mercanti di Tirana: dopo aver sposato a 20 anni Abdyl, l’erede della famiglia di Dervish Hadiyah, dedicò tutta la sua vita alla teqe e si batté per riaprirla dopo la sua chiusura nel 1969.

Subito dopo l’ingresso c’è una piccola cappella con le candele accese dai fedeli. È possibile visitare la sala della preghiera, che ospita cinque tombe, lasciando le scarpe all’entrata. L’unica poltrona, in un angolo della stanza, è quella della derviscia. Non ha orari stabiliti, ma in genere si trova aperta. L’ingresso è libero.

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La targa all'esterno della teqe
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La cappella con le candele
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La sala delle preghiere con la poltrona della derviscia

Teqe Kadri o Dervish Khorosani house

La teqe Kadri o Dervish Khorosani house è una piccola costruzione del XIX secolo. Oltre il portone c’è un giardino che ospita un sepolcro ottagonale con le tombe di tre baba.

Oltrepassato un piccolo cancello, si giunge in un ampio cortile lastricato dove si trovano un pozzo e una bella casa in tipico stile balcanico, a due piani, con il tetto di legno su cui sono poggiate alcune tegole. Al piano terra c’è la sala delle preghiere.

Per entrare nella zona di preghiera è necessario togliersi le scarpe. Anche in questo caso, non ci sono orari stabiliti ma di solito è aperta e l’ingresso è libero.

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La Teqe Kadri o Dervish Khorosani house

Teqe Halveti

Proseguendo lungo rruga Barrikadave fino quasi al suo termine, dopo aver oltrepassato rruga Dibres, sul lato destro, al numero 62, subito dopo un parco verde, c’è la terza e ultima teqe sopravvissuta nel centro di Tirana: la teqe Halveti, fondata nel 1605 e ricostruita nel 1994 da Sheh Muhamer Pazar, come ricorda una targa all’entrata.

Al delizioso cortile interno, ricco di piante e alberi di agrumi, si accede tramite un cancello che si affaccia direttamente sul viale. La teqe si trova al centro del giardino, ha forma rettangolare, si sviluppa su un unico piano e comprende tre stanze: un ingresso, una semahane (saletta per gli incontri) e la sala della preghiera con le turbe (tombe) di dieci baba: si dice che non siano mai state spostate da qui, nemmeno sotto il regime comunista. Tra di esse c’è anche la salma di Sheh Ali Pazari, l’ultimo a condurre la teqe, imprigionato dal 1950 al 1961 nel carcere di Burrel.

Questa teqe ha un ruolo di particolare rilievo perché negli anni ha provato a diventare il centro di riferimento delle sette Aleviane dell’Albania. In qualità di capo delle sette Aleviane, il responsabile della teqe di Tirana, il giovane sheikh Sheh ‘Ali Pazari, partecipa a cerimonie interreligiose e riceve numerose visite di autorità statali e ambasciatori stranieri, come testimoniano le tante foto esposte nelle teqe che un cordiale custode non mancherà di mostrarvi con orgoglio, spiegandovi la storia del luogo.

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La sala d'ingresso della teqe
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La sala della preghiera con le tombe dei dieci baba
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L'agrumeto nel giardino della teqe

IL CENTRO MONDIALE DEI BEKTASHI

A Tirana ha sede la Kryegiyshata (la corte generale del padre supremo), ovvero la qendra boterore Bektashiane, il centro mondiale dei Bektashi, che vi consiglio assolutamente di andare a visitare. Si trova poco fuori dal centro storico di Tirana e si può raggiungere con una rapida corsa in taxi.

Il centro mondiale dei Bektashi comprende diverse strutture, ma l’attenzione sarà subito attirata dall’alto e silenzioso odeon, una sorta di moschea senza minareto, con un ampio porticato a colonne che si staglia al centro del complesso, subito a fianco del più austero palazzo di forma rettangolare che ospita gli appartamenti dei bektashi e dal piccolo edificio che conserva le tombe dei baba. La teqe è adornata da cima a fondo di mosaici marmorei con svariati colori e motivi.

Nel seminterrato della teqe è possibile visitare un interessante museo che, in un’unica ampia sala, racconta la storia e l’evoluzione dell’ordine e riproduce alcuni ambienti tradizionali.

Nell’ampio spazio esterno del complesso ci sono le statue di un maestro assorto in meditazione, raffigurato a gambe incrociate e con un libro appoggiato sulle ginocchia e il busto dello scrittore e patriota Naim Frashëri, ritratto nell’atto di scrivere e con un libro sottobraccio, accompagnato da una targa che riporta un verso del poeta albanese “Ti, Shqipëri më Jep Nder, më jep emrin Shqipëtar”, letteralmente: “Tu Albania dammi l’onore, dammi il nome albanese” tratta da una delle liriche in cui lo scrittore richiama l’orgoglio nazionale e la coscienza patriottica.

I Bektashi, di recente, hanno eletto Naim Frashëri a baba d’onore, quale padre dei Bektashi albanesi e della nazione: si tratta di una delle iniziative realizzate dalla confraternita per riavvicinarsi all’identità nazionale e al contempo legittimare la propria esistenza rispetto alla comunità sunnita. Subito dopo l’entrata del complesso c’è anche un piccolo negozio di souvenir.

La ristrutturazione del complesso religioso fu ultimata l’8 settembre del 2015 e inaugurata alla presenza dei capi di tutte le comunità religiose albanesi e dei rappresentati delle comunità islamiche provenienti da qualsiasi altro luogo dei Balcani, d’Europa ed oltre.

Fin dal 2000 i Bektashi hanno promosso la confraternita come non fondamentalista e caratterizzata da pensiero progressista, come un ponte tra Cirstianesimo e Islam basato sui principi dell’ecumenismo religioso e del patriottismo albanese. Di anno in anno i Bektashi hanno promosso iniziative volte a rafforzare la propria posizione all’interno del quadro politico e religioso albanese, non soltanto come una terza via religiosa, ma anche un ponte culturale tra Oriente e Occidente, una soluzione capace di sintetizzare le aspirazioni future e la tradizione storica dell’Albania.

L’ingresso è libero, anche se è consigliata un’offerta all’uscita del museo.

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L'odeon, la moschea senza minareto
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L'interno dell'odeon
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L'edificio che ospita le tombe dei baba

Chi sono i Bektashi

L’ordine Bektashi è una setta con radici nel sufismo e nell’Islam sciita, in una mescolanza di fede e filosofia islamica. Fondato nel XIII secolo in Anatolia, con l’espansione degli Ottomani si diffuse nel Balcani.

Le sedi o i monasteri dei dervisci, chiamati in albanese teqe (parola turca di origine araba), sorsero in luoghi remoti ma molto suggestivi. Notizie di viaggiatori risalenti al 1670 parlano di una teqe a Kanina presso Valona e nel 1780 ad Argirocastro.

Su pressione delle monarchie europee che esortano l’impero Ottomano a modernizzarsi, nel 1826 il sultano Mahmud II abolì il corpo dei giannizzeri, composto in gran parte da bektashi e bandì l’ordine dall’impero, in favore dell’istituzione di un apparato militare moderno. L’ordine dei Bektashi fu soppresso definitivamente da Atatürk, padre della Turchia moderna, subito dopo la fondazione della Repubblica nel 1923, allo scopo di favorire l’identificazione tra la religione sunnita e la neonata identità nazionale turca.

Il clero bektashi si trasferì allora in Albania, divenuta indipendente nel 1912 e, sotto la protezione di re Zog I, aprì la sede ufficiale della comunità a Tirana nel 1929.

I Bektashi si ritagliarono un ruolo importante nella società albanese, arrivando ad essere considerati una comunità religiosa autonoma al pari di musulmani sunniti, cattolici e ortodossi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’Albania venne occupata prima dall’Italia fascista e in seguito dalla Germania nazista, i Bektashi parteciparono alla resistenza partigiana e contribuirono a salvare numerosi ebrei. Tra i seguaci di origine bektashi si annoverano Ali Pasha, Enver Hoxha e i fratelli Frashëri, protagonisti dell’indipendenza del Paese.

Dopo la chiusura di tutti gli edifici di culto durante la dittatura di Hoxha, soltanto nel 1990 i Bektashi ripresero a praticare la propria fede pubblicamente, svolgendo il loro tradizionale ruolo di mediazione interreligiosa. Oggi l’Albania ne è il centro mondiale.

I Bektashi in tutto il mondo sono circa 7 milioni, la maggior parte dei quali si trova nell’area dei Balcani: oggi in Albania si stima che molti musulmani seguano il credo bektashi, sebbene nel censimento del 2011 solo il 2,09% della popolazione vi si identifichi. “Il Bektashismo – dichiara il loro leader, Baba Edmond Brahimaj (Baba Mondi) che nel 2014 ha incontrato papa Francesco e nel 2017 ha ricevuto il premio Global Peace Icon, nell’intervista realizzata dal fotografo e videomaker italiano Marco Carlone disponibile su rsi.ch – è sempre stato un ponte tra Oriente e Occidente ed è la Storia a testimoniarlo. Sebbene al tempo dell’Impero Ottomano la comunità Bektashi fosse compresa in un unico stato, dopo la dissoluzione dell’impero i Bektashi vennero separati in diversi paesi. L’ascesa del comunismo distrusse tutto, poiché il centro mondiale del Bektashi era qui. Noi stiamo tentando di risollevarci per continuare ad essere sempre portatori di pace, amore e rispetto reciproco”.

La teqe, i baba e i dervisci

Il luogo sacro dei Bektashi è la teqe, luogo di culto dove i fedeli si ritrovano a pregare, sprovvisto di minareti e con una liturgia unica per uomini e donne. Il clero Bektashi è formato da tre figure gerarchiche: il dedebaba (che significa Grande Padre), capo spirituale supremo dell’ordine, i baba, capi delle diverse teqe che sono eletti dalla comunità e i dervisci, che studiano per diventare baba o semplicemente li aiutano durante le cerimonie religiose.

La comunità di credenti si divide invece tra ashik e muhib. Il significato di entrambe le parole è “amante”: i primi provengono da famiglie Bektashi, mentre i secondi hanno passato il nasib, un rituale di iniziazione simile al battesimo che dà loro la possibilità di accedere al percorso clericale.

Il Bektashismo condivide molti tratti con altre religioni: considera testi sacri anche la Bibbia e la Torah, oltre al Corano, venera alcuni santi cristiani, come San Cosma e San Spiridione, riconosce battesimo, comunione e confessione, il clero è celibe, sulle tombe si accendono ceri e candele.

Come in generale tutto il sufismo, anche l’ordine dei Bektashi pone l’accento sul significato interiore della religione invece che sulle convenzioni esterne e non impone l’osservazione degli obblighi del credente musulmano: l’alcol è accettato e le donne non portano il velo. Fu la contaminazione di provenienze, culture e tradizioni da cui hanno origine i bektashi a gettare le basi del sincretismo che caratterizza ancora oggi questo ordine.

Del Bektashismo gli albanesi apprezzarono anche la tolleranza e il rispetto nei confronti delle altre religioni. L’ordine, dal canto suo, fu sempre ricettivo verso i costumi e la lingua locali.

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La statua del maestro assorto in preghiera nel cortile del centro mondiale

Insolito, vero, questo itinerario?

Spero possa essere apprezzato da chi ama andare a vedere qualcosa di poco conosciuto e offra uno spunto in più per una visita a Tirana, quando sarà nuovamente possibile.

Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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