Borgogna: itinerario d’arte e storia tra borghi medievali e città ducali

Se si prova a pronunciare il nome Borgogna, l’orecchio distratto sente subito il tintinnio dei calici e il profumo di un Pinot Nero d’eccezione. Ma se scaviamo sotto la superficie, questa regione della Francia centrale si rivela per ciò che è realmente: il cuore pulsante dell’Europa medievale, una terra dove la storia non è custodita nei musei, ma vive nelle venature della pietra dorata di villaggi sospesi nel tempo.

La Borgogna è un mosaico di abbazie che hanno cambiato il corso della cristianità, di castelli che hanno visto nascere i potenti Duchi capaci di sfidare i Re di Francia, e di una natura che invita alla lentezza, tra le acque placide dei canali e le colline pettinate dai vigneti. È una regione dove l’architettura romanica raggiunge vette di purezza assoluta e dove la gastronomia è un rito che celebra il legame indissolubile con la terra.

La scorsa estate – in un periodo poco turistico per questa zona della Francia – ho deciso di perdermi tra le sue strade, seguendo un itinerario che in 14 tappe mi ha portata in un’immersione totale in una cultura stratificata e affascinante.

Ad Auxerre
Ad Auxerre
A Semur-en-Auxois
A Semur-en-Auxois
In bici lungo la Yonne
In bici lungo la Yonne

Le città d'arte e di storia

DIGIONE

Capoluogo storico della Borgogna, questa città è stata il centro di un potere così vasto da far tremare i Re di Francia. Oggi Digione è una città vibrante, dove il profumo della senape si mescola a quello del pan di zenzero e dove ogni angolo rivela un dettaglio architettonico degno di nota.

Il punto di partenza della visita alla città non può che essere Place de la Libération. Progettata alla fine del XVII secolo da Jules Hardouin-Mansart (l’architetto di Versailles), questa piazza a semicerchio è un capolavoro di equilibrio e armonia. Nel Palazzo dei Duchi l’architettura gotica medievale si fonde con lo stile classico. Oggi ospita il Municipio e il Musée des Beaux-Arts, uno dei più importanti di Francia. È possibile salire sulla Torre di Filippo il Buono percorrendo 316 gradini della torre è d’obbligo. Da quassù, lo sguardo spazia sui celebri tetti in maiolica policroma che formano disegni geometrici, simbolo dell’identità borgognona.

Camminando lungo le strade di Digione noterete piccole civette in diversi punti sul selciato. La Civetta, scolpita su un contrafforte della Chiesa di Notre-Dame, è diventata il talismano della città. Seguendo le formelle di bronzo incastonate nel pavé, si attraversa il quartiere medievale, tra case a graticcio come la celebre Maison Millière e magnifici hôtels particuliers (palazzi nobiliari) che nascondono cortili rinascimentali di rara bellezza.

A Digione, la gastronomia è cultura. Come aperitivo è d’obbligo ordinare un Kir: un terzo di crème de cassis di Digione e due terzi di vino bianco Aligoté. Le Halles, ovvero il mercato coperto, con la sua struttura in ferro e vetro ispirata a Eiffel (che è nato proprio a Digione!), è il tempio dei sapori locali. Qui si può torvare la vera senape artigianale, il pain d’épices (pan di zenzero) e i formaggi più pregiati. Bello anche percorrere Rue de la Verrerie, la via degli antiquari e delle botteghe artigiane, incorniciata da splendide case a graticcio del XV secolo.

Digione
Digione
Digione
Digione
Digione

AUXERRE

Se dovessi scegliere un’immagine per descrivere l’anima della Borgogna settentrionale, sarebbe lo skyline di Auxerre che si specchia nelle acque della Yonne. Auxerre è spesso definita la “porta d’oro” della Borgogna, e non a torto. Ha quella rara capacità di unire l’imponenza verticale del gotico alla serenità orizzontale del fiume Yonne.

È una città che infatti va letta a diverse altezze. Passeggiando nel centro storico, ci si ritrova quasi ipnotizzati dalla Tour de l’Horloge, una porta-torre del XV secolo – con le lancette (una per il sole, l’altra per la luna) – capolavoro di meccanica rinascimentale che ancora oggi scandisce i passi dei passanti tra le case a graticcio. Il centro storico per larga parte pedonale è molto piacevole da percorrere.

Ma il modo migliore per apprezzare la particolare topografia della città è abbandonare il pavé e salire in sella a una bicicletta (ce ne sono molte a noleggio proprio sul lungofiume, è sufficiente scaricare l’app). Percorrere il lungofiume regala bellissimi scorci: la prospettiva della cattedrale di Saint-Étienne e dell’abbazia di Saint-Germain che svettano sopra i tetti di ardesia è un vero spettacolo.

Per chi ama l’arte e la storia, le cripte carolinge di Saint-Germain sono una tappa obbligata: i loro affreschi del IX secolo sono tra i più antichi di Francia, un dialogo silenzioso che arriva dritto dal cuore del Medioevo. Da visitare all’interno anche la cattedrale di Saint-Étienne, capolavoro gotico eretto dal XIII al XVI secolo con una facciata ritmata di contrafforti e sormontata da una grossa torre di 68 metri. L’interno ospita uno splendido coro, vetrate del XIII secolo e un deambulatorio, oltre alla cripta dell’XI secolo.

Auxerre
Auxerre
Auxerre
Auxerre

NEVERS

A Nevers ci affacciamo sulla Valle della Loira. Nevers è una città d’acqua e di fuoco: l’acqua della Loira che ne lambisce le mura e il fuoco delle fornaci che da secoli cuociono la sua celebre ceramica. Questa è una tappa dove l’orgoglio ducale si fonde con una spiritualità silenziosa e un’artigianalità che ha fatto il giro del mondo. Trovandosi a ovest, un po’ decentrata rispetto agli itinerari classici della Borgogna, spesso è lasciata da parte, ma secondo me vale la pena trovare il tempo di arrivare fin qui, se si hanno abbastanza giorni a disposizione.

Il Palazzo Ducale viene spesso considerato il primo dei grandi castelli della Loira: è un capolavoro del XV secolo che unisce la solidità della fortezza medievale alla grazia del primo Rinascimento. La facciata, con le sue torrette slanciate e le eleganti finestre, racconta l’ascesa della famiglia Gonzaga-Nevers. È un edificio che parla di potere, ma con una raffinatezza che invita alla contemplazione architettonica.

A pochi passi dal palazzo ducale, la Cattedrale di Saint-Cyr-et-Sainte-Julitte è un caso quasi unico in Francia: possiede due absidi contrapposte, una romanica e l’altra gotica. È un edificio che porta i segni della storia, comprese le ferite dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Le vetrate, realizzate da artisti contemporanei come Alberola e Honegger, creano un’esplosione di luce e colore astratto che dialoga in modo audace con le pareti in pietra millenaria. È un esempio straordinario di come l’arte possa curare e rinnovare uno spazio sacro.

Non si può dire di conoscere Nevers senza aver scoperto la sua Faïence. Introdotta dagli artigiani italiani nel XVI secolo, la ceramica di Nevers è celebre per il suo “blu” intenso e i decori raffinati. Nevers è anche la città dove riposa Santa Bernadette di Lourdes. Nel convento di Saint-Gildard, il suo corpo intatto è conservato in un’urna di vetro e bronzo. Nevers ha un sapore dolcissimo che porta il nome di un imperatore: il Négus. Si tratta di una caramella morbida al cioccolato ricoperta da una camicia di zucchero caramellato croccante. Creata nel 1902 in onore del sovrano d’Etiopia, è una piccola opera d’arte dolciaria che va assolutamente provata (e fotografata nella sua scatola di latta vintage).

Nevers
Nevers
Nevers
Nevers

Le abbazie secolari

CLUNY

A Cluny, tra l’XI e il XII secolo, batteva il cuore del mondo cristiano. L’Abbazia di Cluny non era un semplice un monastero, ma la “Maior Ecclesia”, la chiesa più grande della cristianità fino alla costruzione di San Pietro a Roma. Oggi Cluny ha 5.000 abitanti ed è allungata sulla riva sinistra della Grosne, in un tranquillo paesaggio collinare tra boschi e vigneti, proprio alla porta meridionale della Borgogna.

Oggi si potrebbe rimanere delusi, perché dell’immensa abbazia resta circa il 10%. Eppure, il frammento del transetto sud che svetta verso il cielo è sufficiente a dare le vertigini. È una sorta di architettura del “vuoto” che racconta una storia di splendore, declino e distruzione (avvenuta paradossalmente durante la Rivoluzione Francese, quando fu usata come cava di pietra).

Visitare Cluny significa comprendere come un ordine monastico sia riuscito a influenzare la politica, l’arte e la cultura di un intero continente. Cluny è anche il trionfo delle proporzioni romaniche, dove ogni arco e ogni capitello risponde a una simbologia profonda.

Le strade adiacenti all’abbazia sono contornate da belle case romaniche del XII-XIII secolo.

Cluny
Cluny
Cluny
Cluny
Cluny

PARAY-LE-MONIAL

Se volete si vuole capire com’era davvero Cluny al culmine della sua gloria, bisogna venire a Paray-le-Monial.

La sua Basilica del Sacré-Cœur, costruita tra l’XI e il XII secolo, è considerata il modello in scala ridotta più fedele della perduta abbazia cluniacense. È un edificio che toglie il fiato per la purezza delle sue linee e per quell’equilibrio geometrico che solo i maestri del Medioevo sapevano infondere alla pietra. La Basilica svetta con le sue torri sopra le acque della Bourbince, offrendo un’immagine di solidità e armonia. Entrando, ciò che colpisce è l’altezza della navata e la verticalità che anticipa il gotico, pur mantenendo la tipica austerità romanica. La luce accarezza le superfici, mettendo in risalto l’eleganza delle arcate. Accanto alla basilica si trova un chiostro del XVIII secolo che invita al silenzio e alla riflessione, un luogo dove le linee pulite dell’architettura classica dialogano con il passato medievale.

Qui si trova il Musée du Hiéron, uno dei musei di arte sacra più antichi di Francia, con un’architettura stupefacente inserita in una struttura metallica che custodisce tesori come il Timpanum di marmo e incredibili mosaici. È un contrasto affascinante tra l’antico dei reperti e l’ingegneria del XIX secolo.

Paray-le-Monial è nota in tutto il mondo come città del Sacro Cuore, meta di pellegrinaggi, ma conserva una dimensione intima e accogliente. Passeggiando per il centro, si scoprono palazzi rinascimentali come l’Hôtel de Ville, con la sua facciata riccamente decorata che sembra un merletto di pietra.

Essendo nel cuore del Charolais, questa è la zona perfetta per gli amanti della carne: le specialità sono a base di manzo Charolais, accompagnate da un vino rosso locale di grande carattere, capace di raccontare la forza di questa terra.

Paray le Monial
Paray le Monial
Paray le Monial
Paray-le-Monial

VEZELAY

Questo borgo, inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è una tappa del Cammino di Santiago, oltre che un capolavoro assoluto dell’arte romanica. Purtroppo io l’ho visitato in una giornata di pioggia, che non mi ha permesso di apprezzare del tutto i panorami che si possono godere dalla collina su cui poggia il borgo, ma in ogni caso è una tappa quasi obbligatoria per un itinerario in Borgogna.

Appena varcata la soglia della Basilica di Sainte-Marie-Madeleine, si viene accolti dal nartece, uno spazio di transizione che prepara l’anima alla grandezza della navata. Il timpano del portale maggiore è uno dei vertici della scultura medievale: la figura del Cristo emana raggi dalle mani e rappresenta un’opera d’arte che, nella sua fissità ieratica, sprigiona un’energia narrativa incredibile.

A Vézelay, la luce è fondamentale. Durante il solstizio d’estate, i raggi del sole colpiscono esattamente il centro della navata, creando un “cammino di luce” perfetto, a dimostrazione di come, nel Medioevo, l’architettura fosse una scienza sacra legata ai ritmi del cosmo.

Vézelay non è solo silenzio e preghiera. Tra queste mura, San Bernardo di Chiaravalle bandì la Seconda Crociata nel 1146, e qui si incontrarono re come Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto.

Dopo aver visitato la basilica e ammirato i panorami, si cammina tra le case medievali del borgo, tra gallerie d’arte e piccole botteghe, scendendo verso le mura per godere della vista sulla valle della Cure. È il momento perfetto per assaggiare un bicchiere di Bourgogne Vézelay, un vino bianco (prevalentemente Chardonnay) che nasce dai vigneti che circondano la collina: minerale, fresco e vibrante, proprio come l’aria che si respira quassù.

Vezelay
Vezelay
Portico della basilica di Vezelay
Vezelay

Borghi e castelli medievali

SEMUR-EN-AUXOIS

Se dovessi disegnare il borgo medievale perfetto, probabilmente disegnerei Semur-en-Auxois. Arroccata su uno sperone di granito rosa che si specchia nelle anse del fiume Armançon, questa cittadina sembra essere uscita da un libro di favole.

L’ingresso nel cuore antico è dominato dai resti della fortezza. Le quattro torri massicce (di cui la Tour de l’Orle d’Or è la più celebre) testimoniano il passato difensivo di una città che non voleva essere conquistata.

Il mio consiglio è di attraversare il Pont Joly. Da qui, la vista sulla città è perfetta: le mura che sembrano nascere direttamente dalla roccia e le case che si arrampicano verso la Collegiata di Notre-Dame, un gioiello del gotico borgognone con vetrate del XIII secolo che filtrano una luce quasi mistica.

Camminare per le strade di Semur significa perdersi tra vicoli stretti, scalinate improvvise e piazzette dove il tempo sembra essersi fermato al XV secolo. È il luogo ideale per chi cerca quella “lentezza” che ho tanto amato della Borgogna.

Semur En Auxois
Semur En Auxois

CHÂTEAUNEUF-EN-AUXOIS

Arrivando dal basso, la vista di Châteauneuf è un colpo d’occhio indimenticabile: una corona di pietra che svetta fiera sul crinale. Si dice sia uno dei borghi e dei castelli più belli non solo della Borgogna, ma della Francia intera.

Il castello, costruito originariamente nel XII secolo per proteggere la strada che collegava Digione ad Autun, è un esempio affascinante di architettura in transizione. Le possenti mura, i fossati e le torri circolari ricordano il periodo della Guerra dei Cent’anni. All’interno, però, il castello svela la sua anima più raffinata. Philippe Pot, gran sinisclalco di Borgogna, lo trasformò nel XV secolo in una dimora signorile. Passeggiando per le sue sale si incontrano dettagli del gotico fiammeggiante che ingentiliscono la severità della pietra, creando un ambiente di una bellezza austera ma accogliente.

Usciti dal castello, il piacere continua tra i vicoli di questo borgo che sembra scolpito nel tempo. Le case dei mercanti, risalenti al XIV, XV e XVI secolo, sono piccoli capolavori di architettura civile: torrette scalari, frontoni decorati e giardini segreti si intravedono dietro i cancelli in ferro battuto. In estate, il contrasto tra la pietra calcarea chiara e le esplosioni di fiori alle finestre è un invito costante a camminare guardando verso l’alto.

Bellissimo il belvedere che si affaccia sulla vallata. Da qui, il Canal de Bourgogne appare come un nastro d’argento che taglia i campi verdi: è la prospettiva perfetta per comprendere l’importanza strategica di questo luogo. Dopo aver esplorato ogni angolo, fermarsi in una delle piccole locande del borgo per mangiare qualcosa è d’obbligo. Questo è il posto giusto per gustare un piatto di formaggi locali, come un Epoisses cremoso accompagnato da un pezzo di pane casereccio e un bicchiere di vino dell’Auxois. È una gastronomia semplice, perché vive della qualità delle materie prime di questa terra generosa.

Chateauneuf-en-Auxois
Chateauneuf-en-Auxois
Chateauneuf-en-Auxois
Chateauneuf-en-Auxois

BRANCION

Arroccato su uno sperone roccioso nel sud della Borgogna, questo borgo medievale interamente pedonale (le auto si lasciano nel parcheggio esterno al borgo e si percorrono gli ultimi 500 metri a piedi) è inserito nelle verdi colline del Mâconnais.

Il Château de Brancion domina l’abitato con la sua mole severa ma elegante. Costruito tra il X e il XIV secolo, è stato per secoli la roccaforte di una delle famiglie più potenti della regione. Salendo sulle mura si ammira una vista a 360 gradi che spazia dalle montagne del Charolais fino alle cime delle Alpi nelle giornate più limpide.

Se il castello rappresenta il potere temporale, la piccola Église Saint-Pierre ne è l’anima spirituale. All’interno di questa perla romanica del XII secolo, il tempo ha conservato affreschi medievali che sembrano emergere dalle pareti con delicatezza. Poco lontano, il mercato coperto del XV secolo con le sue imponenti travi in legno racconta la vita quotidiana di un borgo che un tempo era un vivace centro di scambi.

Camminare per Brancion significa assecondare la pendenza dei suoi vicoli, ammirare i tetti di laves (le tipiche pietre piatte della Borgogna) e lasciarsi incantare dai piccoli orti murati. È il luogo ideale per il turismo lento: qui non c’è spazio per la fretta, solo per l’osservazione. La rugosità della pietra antica contrasta la morbidezza della vegetazione che riprende i suoi spazi. Brancion non è un borgo “ripulito” per i turisti (alcuni abitanti mi hanno chiesto di non fotografare troppo, per non attirare troppo persone), ma un luogo che porta con dignità i segni del tempo.

Brancion
Brancion

CHATEAU DE CORMATIN

La Borgogna è piena zeppa di castelli bellissimi e interessanti. Se avete tempo potete veramente scoprirne tantissimi. Io ho scelto di visitare lo Château de Cormatin, nella Borgogna meridionale, facile da raggiungere quando siete nella zona di Beaune e Cluny.

Questo castello, costruito tra il 1606 e il 1625 dai marchesi d’Huxelles, è una delle testimonianze più folgoranti dell’epoca di Luigi XIII in Francia. È un luogo dove l’ambizione nobiliare ha incontrato la maestria artigiana, creando un gioiello che è miracolosamente giunto a noi intatto.

Viene considerato il più bell’appartamento del primo Seicento conservato in Francia. Le Salles Dorées ospitano i soffitti a cassettoni, le boiseries e i dipinti alle pareti. L’uso generoso dell’oro, dei blu intensi e delle decorazioni floreali trasporta il visitatore direttamente alla corte di Maria de’ Medici.

L’esterno non è da meno. Il castello è circondato da un ampio fossato d’acqua che ne raddoppia la mole grazie ai riflessi, ma è il parco di 12 ettari il vero capolavoro. Il labirinto di bosso è un classico intramontabile che diverte e incanta, perfetto per perdersi tra il verde. I giardini si dividono tra la precisione formale dei parterre “alla francese”, con i loro ricami di bosso, e la pace degli specchi d’acqua e delle fontane. La vista del castello che emerge dai giardini fioriti è uno dei colpi d’occhio più belli di tutta la Borgogna.

Chateau de Cormatin
Chateau de Cormatin
Chateau de Cormatin

Tesori architettonici

BEAUNE

Beaune è la capitale del vino di Borgogna e custodisce uno dei tesori architettonici e caritatevoli più spettacolari d’Europa. C’è infatti un luogo che, da solo, giustifica il viaggio: l’Hôtel-Dieu, capolavoro del gotico fiammeggiante, l’antico ospedale fondato nel 1443 da Nicolas Rolin, cancelliere del Duca di Borgogna, e da sua moglie Guigone de Salins. Appena varcata la soglia del cortile interno, lo sguardo viene rapito dai celebri tetti in maiolica policroma. Quei motivi geometrici gialli, rossi, verdi e neri sono il simbolo della Borgogna stessa, una corona di colori che brilla sotto il sole e che sembra quasi voler consolare chi, nei secoli passati, varcava queste soglie in cerca di cure. La grande Sala dei Poveri colpisce per la sua maestosità e per il soffitto a carena di nave rovesciata. Sembra quasi che l’architettura, la bellezza e l’ordine dello spazio fossero parte integrante del processo di guarigione spirituale e fisica dei malati.

La visita raggiunge il suo apice davanti al capolavoro di Rogier van der Weyden: il Polittico del Giudizio Universale, commissionato da Rolin, è di una potenza visiva sconvolgente. La precisione dei dettagli, l’intensità degli sguardi e l’uso dell’oro trasportano il visitatore direttamente nel cuore del Rinascimento nordico.

Beaune è una città che vive e respira attraverso le sue cave sotterranee, chilometri di gallerie dove riposano i grandi cru. L’ospedale vive ancora oggi grazie al vino. Ogni anno, a novembre, si tiene la celebre Vente des Vins, l’asta di beneficenza i cui proventi servono al mantenimento della struttura e delle sue attività mediche. È un esempio unico al mondo di come l’economia del territorio si faccia cura della comunità da quasi sei secoli.

In una delle brasserie del centro si può assaggiare un Boeuf Bourguignon cucinato a regola d’arte: la carne tenerissima che ha assorbito ogni sfumatura del vino locale è il riassunto perfetto di questo territorio.

Beaune
Beaune l'hospital
Beaune
Beaune

AUTUN

Se le tappe precedenti immergono nel cuore del Medioevo, Autun fa fare un ulteriore salto indietro nel tempo, fino alle radici stesse della civiltà in questa regione. Fondata dall’imperatore Augusto con il nome di Augustodunum, Autun era celebrata come la “sorella e rivale di Roma”.

Autun è una città a strati. Camminare per le sue strade significa calpestare duemila anni di storia, passando con disinvoltura dai resti monumentali dell’Impero Romano ai vertici assoluti della scultura romanica. È un luogo che richiede uno sguardo attento, capace di cogliere la grandezza sia nelle rovine a cielo aperto che nei dettagli minimi della pietra scolpita.

Non si può iniziare la visita se non dalle sue “porte”: la Porte d’Arroux e la Porte Saint-André sono ancora lì, maestose, a ricordarci l’antica cinta muraria. Ma è il Teatro Romano a dare la vera misura della città antica: con i suoi 148 metri di diametro, era uno dei più grandi della Gallia, capace di ospitare fino a 20.000 spettatori. Oggi, immerso nel verde, trasmette una pace solenne che invita alla contemplazione.

Il vero cuore pulsante della città è però la Cattedrale di Saint-Lazare. Il timpano del Giudizio universale è uno dei capolavori più emozionanti di tutta la storia dell’arte. Gislebertus ebbe l’audacia, rarissima per l’epoca, di firmare la sua opera (“Gislebertus hoc fecit”). Le figure allungate, i volti tormentati dei dannati e la maestà del Cristo creano una narrazione visiva di rara potenza. Al vicino Musée Rolin (situato nella casa natale del cancelliere Rolin di Beaune), è custodita la celebre “Tentazione di Eva”, una scultura di sensualità e di modernità per il XII secolo.

Dopo tanta arte, la piazza centrale di Autun, con i suoi caffè e la vista sulla cattedrale, è il posto ideale per osservare la vita locale. Siamo vicini alle montagne del Morvan e si possono gustare le Gougères, deliziosi bignè salati al formaggio, perfetti per accompagnare un aperitivo, come pure il prosciutto del Morvan, un’eccellenza che viene dai boschi e dalle tradizioni contadine autentiche.

Autun
Autun
Autun

AVALLON

Arroccata su uno sperone di granito che domina la valle del Cousin, questa città fortificata è uno dei segreti meglio custoditi della Borgogna. Il modo migliore per scoprire Avallon è seguire il cammino dei bastioni (remparts). Camminando lungo queste mura secolari, punteggiate da torri massicce (come la Tour de l’Eschauguette), si comprende immediatamente l’antica importanza strategica della città. Ciò che rende Avallon unica sono i suoi giardini che degradano lungo la scogliera.

La Collegiata di Saint-Lazare, nel cuore storico della città, è un gioiello del XII secolo. Il suo portale romanico è una meraviglia con le sculture dei segni dello zodiaco e dei musicisti dell’Apocalisse. La Tour de l’Horloge del XV secolo un tempo fungeva da porta della città, mentre oggi è il punto di ritrovo degli abitanti. Le sue proporzioni eleganti e la guglia slanciata ne fanno il simbolo di una città che ha saputo preservare la sua anima medievale. Avallon è anche una città di librai e antiquari, perfetta per una passeggiata lenta.

Infine, in questa zona della Borgogna si può assaggiare le trote del Cousin, spesso preparate con una salsa allo Chablis.

Avallon
Avallon
Avallon
Avallon

TONNERRE

Tonnerre è una tappa che aggiunge un velo di mistero e leggenda all’itinerario. L’ho aggiunta strada facendo ma non me ne sono pentita, anche se ho fatto soltanto una sosta rapida. Qui la protagonista è l’acqua. Ma non è un’acqua qualunque: è un’acqua che sorge dalle viscere della terra, portando con sé segreti che nemmeno i subacquei più esperti sono riusciti a svelare del tutto.

La Fosse Dionne è una sorgente carstica dall’incredibile colore turchese. Attorno a questa fonte circolare è stato costruito nel XVIII secolo un lavatoio monumentale a semicerchio, con un tetto di tegole di argilla che crea un contrasto cromatico perfetto con l’azzurro profondo dell’acqua. Per secoli si è cercato di capire da dove arrivasse quest’acqua. Le esplorazioni subacquee hanno rivelato gallerie profonde centinaia di metri, ma la sorgente ultima rimane ignota. È un luogo fortemente simbolico, che nel Medioevo era considerato una porta per l’altro mondo. L’acqua è così limpida che il cielo e le arcate del lavatoio si specchiano creando geometrie astratte.

Se avete tempo, a Tonnerre si trova anche uno degli ospedali medievali più grandi e antichi di Francia, l’Hôtel-Dieu, fondato nel 1293. Tonnerre è circondata da vigneti che producono il Vino di Tonnerre (un bianco a base di Chardonnay molto elegante) che si può accompagnare con un’altra specialità locale: le Andouillettes, se amate i sapori decisi e autentici della tradizione contadina francese.

Tonnerre
Tonnerre

Siete già stati in Borgogna? Se sì, quali tappe avete toccato?

Ne aggiungereste altre a quelle del mio itinerario?

Fatemelo sapere nei commenti!

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RitagliDiViaggio
Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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