Nessuna capitale europea ha cambiato pelle negli ultimi quindici anni con la stessa voracità, le stesse contraddizioni e la stessa energia cinetica di Tirana. Chi arriva oggi nella capitale dell’Albania trova un organismo urbano in perenne metamorfosi, dove quattro secoli di storia si fronteggiano nello spazio di poche centinaia di metri: i minareti e i ponti in pietra dell’epoca ottomana, i rigorosi viali monumentali disegnati negli anni Venti e Trenta dagli architetti italiani, i ciclopici palazzi della cultura e i blocchi grigi del regime di Enver Hoxha, fino alla recente esplosione verticale di torri contemporanee firmate dalle grandi archistar internazionali.
Fondata ufficialmente nel 1614 dal generale ottomano originario di Mullet Sulejman Pascià Bargjini – che all’incrocio delle vie carovaniere ai piedi del monte Dajti fece edificare il nucleo classico della città islamica: una moschea, un forno per il pane e un hamam -, Tirana rimase per tre secoli un placido centro mercantile e agricolo dell’entroterra, all’ombra delle ben più potenti Scutari, Durazzo, Elbasan e Korçë. La svolta avvenne l’8 febbraio 1920, quando il Congresso di Lushnjë la scelse come capitale provvisoria del giovane Stato albanese proprio per la sua posizione baricentrica e neutrale, al confine geografico e linguistico tra l’Albania settentrionale dei Gheghi e quella meridionale dei Toschi.
Fu tra le due guerre mondiali, sotto la presidenza e poi il regno di Ahmet Zog (Re Zog I) e durante la successiva occupazione fascista (1939–1943), che una squadra di urbanisti e architetti italiani – Armando Brasini, Florestano Di Fausto e soprattutto Gherardo Bosio – trasformò il borgo ottomano di vicoli tortuosi e case basse in terra cruda (qerpiç) in una capitale europea moderna. A loro si deve la grande spina dorsale nord-sud del Bulevardi Dëshmorët e Kombit (“Viale dei Martiri della Nazione”, allora Viale dell’Impero), un asse prospettico e cerimoniale pensato per esaltare la liturgia del potere che, per un’ironia della storia, dal novembre 1944 fu ereditato senza modifiche dal regime comunista di Enver Hoxha per le proprie parate militari.
Per comprendere la Tirana di oggi bisogna però partire dall’inizio degli anni Duemila, quando l’allora sindaco (e futuro primo ministro) Edi Rama, pittore di formazione, avviò la demolizione di migliaia di chioschi abusivi cresciuti nei parchi durante l’anarchia degli anni Novanta e fece ridipingere le facciate scrostate dei condomini socialisti con geometrie di colori accesi – giallo ocra, turchese, vermiglio, verde acido – trasformando l’estetica urbana in un atto politico di riappropriazione dello spazio pubblico.
Ho visitato per la prima volta Tirana nel 2015 e su questo blog avevo pubblicato un post proprio dieci anni fa. Decisamente era ora di aggiornarlo, tanto più che nel frattempo sulla capitale dell’Albania e sui suoi dintorni ho scritto anche una guida turistica per la Odos editore, pubblicata nel 2024.
In questo articolo trovate tutte le cose principali da vedere a Tirana, sulla guida, per i più curiosi, molte altre cose ancora.


1. Piazza Scanderbeg (Sheshi Skënderbej)
Il punto di partenza imprescindibile per leggere la stratificazione di Tirana è l’immensa Piazza Scanderbeg, per decenni gigantesca rotatoria asfaltata e dal 2017 in poi trasformata dallo studio di architettura belga 51N4E (in collaborazione con l’artista albanese Anri Sala) in uno degli spazi pubblici pedonali più riusciti d’Europa. La piazza, estesa per quasi quattro ettari al centro di una cintura verde di alberi autoctoni e arbusti aromatici che filtra il rumore del traffico, è concepita come una piramide quasi impercettibile che sale con una pendenza del 2,5% verso il centro: l’intera pavimentazione è un mosaico composto da migliaia di mattonelle di pietra naturale provenienti da tutte le regioni storiche di lingua albanese – dal porfido rosso di Tropoja al marmo bianco di Korçë, dal calcare grigio di Kruja e Argirocastro fino alle pietre del Kosovo, del Montenegro e della Macedonia del Nord.
Girando lo sguardo a 360 gradi dal centro della spianata, si abbracciano tre epoche diverse:
L’angolo ottomano con la Moschea di Et’hem Bey e la Torre dell’Orologio: sul lato sud-orientale sopravvive il gioiello sette-ottocentesco della Moschea di Haxhi Et’hem Bey, iniziata nel 1791 da Molla Bey e completata nel 1823 dal figlio Haxhi Et’hem, pronipote del fondatore di Tirana. Risparmiata dalla furia iconoclasta del 1967 per il suo valore artistico, è celebre nel mondo islamico per gli straordinari affreschi esterni del portico e interni della cupola: contravvenendo al tradizionale rigore aniconico, i pittori decorarono le pareti con una selva poetica di alberi, cascate, ponti, nature morte e architetture immaginarie. Alle sue spalle svetta per 35 metri la Torre dell’Orologio (Kulla e Sahatit), eretta dallo stesso Et’hem Bey nel 1822 in pietra calcarea e sopraelevata nel 1928 per alloggiare il nuovo quadrante tedesco.
L’emiciclo italiano con i Ministeri di Florestano Di Fausto: il lato meridionale e occidentale della piazza è chiuso dalla quinta scenografica dei palazzi ministeriali e della Banca Nazionale d’Albania, progettati negli anni Trenta da Florestano Di Fausto (su impianto originario di Armando Brasini) e da Vittorio Ballio Morpurgo: un elegante esercizio di eclettismo novecentesco e razionalismo temperato, rivestito in mattoni rossi, travertino e bugnato, che incornicia il monumento equestre in bronzo di Giorgio Castriota Scanderbeg, innalzato nel 1968 dallo scultore Odhise Paskali per il cinquecentenario della morte dell’eroe.
Il fronte socialista con ol Palazzo della Cultura e il Museo Storico Nazionale: per fare posto ai monumenti del nuovo Stato socialista, negli anni Cinquanta e Sessanta il regime rase al suolo l’intero Vecchio Bazar ottomano e la cattedrale ortodossa. Sul lato orientale sorse nel 1963 il monumentale Palazzo della Cultura (Pallati i Kulturës), con il suo lunghissimo colonnato bianco d’ispirazione sovietica che ospita il Teatro dell’Opera e la Biblioteca Nazionale; sul lato settentrionale domina invece il Museo Storico Nazionale (Muzeu Historik Kombëtar, 1981). Sulla sua facciata campeggia l’icona visiva della città: il gigantesco mosaico murale “Gli Albanesi” (Shqiptarët), largo 37 metri e alto 11, realizzato da una squadra di artisti (Vilson Kilica, Josif Droboniku, Agim Zajmi, Anastas Kostandini e Aleksandër Filipi), in cui guerrieri illirici, combattenti della Rilindja, operai e partigiani marciano compatti verso il futuro socialista*(dopo il 1991 dal mosaico furono rimosse solo la stella rossa e il libro di Enver Hoxha in mano a una delle figure)*.




2. I sotterranei della paura: Bunk'Art 2 e la Casa delle Foglie
Appena dietro i palazzi ministeriali di Piazza Scanderbeg, due musei della memoria permettono di scendere negli ingranaggi del controllo totalitario che per quarantacinque anni fece dell’Albania il Paese più isolato d’Europa:
Bunk’Art 2 (Rruga Abdi Toptani): una cupola in cemento armato costruita in stile neoromanico segna l’accesso al bunker antiatomico sotterraneo del Ministero degli Affari Interni, scavato in gran segreto tra il 1981 e il 1986 con pareti spesse oltre due metri. Lungo ventiquattro stanze ipogee, l’allestimento ricostruisce la storia della gendarmeria e della polizia politica albanese dal 1912 al 1991, con un focus impressionante sulle tecniche di interrogatorio della Sigurimi (la polizia segreta del regime), sui campi di internamento e sulle storie delle vittime.
La Casa delle Foglie — Museo Nazionale delle Intercettazioni Segrete (Shtëpia me Gjethe) (Rruga Dëshmorët e 4 Shkurtit, di fronte alla Cattedrale Ortodossa della Resurrezione): ospitato in una palazzina in mattoni rossi del 1931 avvolta dai rampicanti – nata come prima clinica ostetrica privata d’Albania, occupata dalla Gestapo nel 1943 e divenuta dal 1944 il quartier generale tecnico della Sigurimi -, questo museo premiato dal Consiglio d’Europa espone in trentuno stanze le apparecchiature originali di spionaggio, le cimici nascoste negli abiti e nei muri delle ambasciate, i laboratori fotografici e la camera oscura per il controllo della corrispondenza con cui il regime spiava la vita intima dei propri cittadini.


3. La corte ritrovata del Castello di Tiranae il Ponte dei Conciatori
Per ritrovare la luce e la dimensione più conviviale della città, basta imboccare la pedonale e ombreggiata Rruga Murat Toptani, che costeggia le mura del Castello di Tirana (Kalaja e Tiranës). Della fortezza bizantina fatta erigere nel VI secolo dall’imperatore Giustiniano (Tirkan) e ricostruita nel Settecento da Ahmet Kurt Pascià restano i bastioni perimetrali in pietra e mattoni alti sei metri: al suo interno, gli eredi della storica famiglia feudale dei Toptani hanno recuperato il tracciato delle vecchie vie trasformandolo in un cortile pedonale di botteghe d’artigianato e ristoranti, dove si conserva anche la casa ottocentesca che ospitò il primo Parlamento albanese.
All’uscita orientale del castello, attraversata la strada, sorge il piccolo Ponte dei Conciatori (Ura e Tabakëve), un ponte pedonale ottomano in pietra a schiena d’asino del XVIII secolo che un tempo scavalcava il torrente Lana (deviato negli anni Trenta) lungo la via carovaniera “Rruga e Shëngjergjit”, attraverso la quale i pastori dell’entroterra portavano il bestiame ai macelli e alle concerie della corporazione dei Tabakë. Pochi passi più in là si innalzano le quattro svettanti minareti della Moschea di Namazgah, la più grande moschea dei Balcani, inaugurata nell’autunno del 2024.



4. L'asse di Gherardo Bosio e la Piramide reinventata
Da Piazza Scanderbeg si allunga verso sud per un chilometro e mezzo il monumentale Bulevardi Dëshmorët e Kombit, progettato tra il 1939 e il 1941 dall’architetto fiorentino Gherardo Bosio: osservata dall’alto, l’intera planimetria del viale e della sua piazza terminale disegnava la sagoma stilizzata di un enorme fascio littorio.
Superati i pini del parco che circonda la Galleria Nazionale delle Arti e l’installazione candida Reja (“La Nuvola”) – il padiglione etereo in tondini d’acciaio bianchi firmato dall’architetto giapponese Sou Fujimoto -, si scavalca il corso rettilineo del torrente Lana per trovarsi davanti all’edificio più controverso e magnetico della città: la Piramide di Tirana (Piramida). Doveva essere un mausoleo ideologico, in realtà negli anni Novanta divenne centro congressi, base della Nato durante la guerra del Kosovo del 1999, sede televisiva e infine gigante abbandonato su cui i ragazzi della città si arrampicavano per scivolare lungo i costoloni obliqui. Nl 2023 è stata radicalmente ripensata dallo studio olandese MVRDV: invece di cancellarne l’impronta o vietarne la scalata, gli architetti hanno rivestito le travi inclinate di gradinate pedonali aperte a tutti fino al tetto panoramico, inserendo nel vuoto interno una costellazione di cubi colorati che ospitano laboratori gratuiti di robotica, design e programmazione per i giovani.



5. Il Blloku
Subito oltre il viale, nel piccolo giardino del memoriale Postbllok, tre frammenti storici dialogano in silenzio: un bunker a fungo originale che presidiava l’ingresso al quartiere riservato del regime, una lastra del Muro di Berlino e un fascio di travi in cemento armato provenienti dalle gallerie della famigerata miniera-prigione di Spaç.
È questo il confine storico del Blloku (“Il Blocco”): durante la dittatura, questo quadrante verde di ville anni Trenta era una “città proibita” recintata e sorvegliata giorno e notte dalle guardie armate, in cui potevano circolare esclusivamente i membri del Politburo e le loro famiglie. Al centro del quartiere, all’incrocio tra Rruga Ismail Qemali e Rruga Ibrahim Rugova, è ancora perfettamente visibile la Villa 31 (l’ex residenza privata di Enver Hoxha), rimasta per decenni chiusa come una capsula del tempo con i suoi arredi anni Settanta e recentemente aperta al pubblico grazie al progetto di residenze artistiche internazionali. Attorno alla casa del dittatore, per un clamoroso contrappasso storico, pulsa oggi il quartiere più cosmopolita e denso di caffetterie, librerie indipendenti, ristoranti e locali notturni d’Albania.


6. Piazza Madre Teresa e il nuovo stadio
Il Bulevardi si chiude infine nella scenografia monumentale di Piazza Madre Teresa (Sheshi Nënë Tereza), l’ex Piazza del Littorio concepita da Gherardo Bosio come un rigoroso foro rivestito in pietra bianca d’ispirazione metafisica: al centro domina il corpo del Politecnico di Tirana (l’ex Casa del Fascio), fiancheggiato dai portici dell’Università delle Arti e del Museo Archeologico Nazionale.
Alle spalle del Politecnico si aprono i 280 ettari del Grande Parco di Tirana (Parku i Madh) e del suo Lago Artificiale, il polmone verde dove la città corre, cammina e si ritrova nei fine settimana.
Sul margine orientale della piazza si innalza invece il nuovo Air Albania Stadium (Arena Kombëtare), disegnato dallo studio fiorentino Archea Associati di Marco Casamonti preservando e incastonando nel nuovo impianto l’ingresso monumentale in travertino dello stadio Qemal Stafa progettato da Bosio nel 1939.





7. Il Nuovo Bazar (Pazari i Ri)
A est di Piazza Scanderbeg, nel cuore dei vecchi quartieri popolari (mahalla) di Tirana, batte l’anima gastronomica e quotidiana di Pazari i Ri (Il Nuovo Bazar), raccolto attorno a Sheshi Avni Rustemi. Nato nel 1931 quando il mercato agricolo si spostò dal vecchio bazar centrale, il quartiere è stato riqualificato con una grande tettoia vetrata contemporanea circondata da palazzine ridipinte con i motivi geometrici dei tappeti tradizionali albanesi (qilim). Sotto i padiglioni del mercato contadino si susseguono banchi di olive di Berat, miele di montagna, erbe da infuso (çaj mali), formaggi di malga, frutta secca, tabacco sfuso e bottiglie di raki artigianale, mentre nella vicina piazza le griglierie (zgara) cuociono a ogni ora spiedini e qofte sul carbone.



8. Bunk'Art 1 e la salita al Monte Dajti
Spingendosi infine cinque chilometri a est del centro, esattamente ai piedi della muraglia calcarea del Monte Dajti (nel quartiere di Shish Tufinë), si incontra Bunk’Art 1, il gemello monumentale del museo del centro. Si tratta di un gigantesco bunker antiatomico sotterraneo su cinque piani sotto la montagna (oltre 100 stanze su 3.000 metri quadrati), costruito tra il 1972 e il 1978 per ospitare in caso di guerra nucleare Enver Hoxha, il primo ministro Mehmet Shehu e lo Stato Maggiore dell’esercito: oltre agli appartamenti privati del dittatore rimasti intatti con la tappezzeria e i mobili originali, colpisce l’enorme sala assembleare sotterranea da duecento posti concepita per le sedute del Parlamento in stato d’assedio.
A duecento metri dall’uscita di Bunk’Art 1 parte la cabinovia Dajti Ekspres: in quindici minuti di volo silenzioso sopra boschi di faggi, querce e pini neri, sale fino ai oltre 1.000 metri del balcone del Parco Nazionale del Monte Dajti, da cui al tramonto si abbraccia dall’alto l’intera piana di Tirana fino al bagliore lontano del mare Adriatico a Durazzo.


Il laboratorio verticale di Tirana: tra spazio pubblico, archistar e memoria cancellata
Osservare lo skyline di Tirana oggi significa assistere a uno degli esperimenti urbanistici più radicali e discussi del continente. Guidata dal Piano Regolatore Generale Tirana 2030 (redatto dallo studio di Stefano Boeri, autore anche del bosco verticale residenziale nel quartiere del Blloku), nell’ultimo decennio l’amministrazione cittadina ha invitato i più grandi studi di architettura del mondo a ridisegnare il centro con una selva di torri scultoree che reinterpretano in chiave contemporanea l’identità nazionale: dai 150 metri del Downtown One di MVRDV – la cui facciata presenta sbalzi a mensola (“pixel” abitativi) che compongono la mappa geografica in rilievo dell’Albania – alla Alban Tower di Archea Associati rivestita di pannelli verdi sfaccettati, dal Tirana’s Rock (una torre residenziale modellata sul volto scolpito di Scanderbeg) all’Eyes of Tirana di Henning Larsen, fino ai progetti di Christian Kerez, OODA, Oppenheim e Bjarke Ingels Group (BIG).
Se da un lato gli interventi sullo spazio pubblico orizzontale – Piazza Scanderbeg, la pedonalizzazione della Piramide, i corridoi ciclabili e il progetto della foresta orbitale attorno alla città – sono studiati nelle facoltà di architettura come modelli virtuosi di rigenerazione civica, dall’altro la vertiginosa densificazione verticale del centro storico ha sollevato forti critiche tra gli urbanisti, gli storici dell’arte e i movimenti cittadini. Per lasciare spazio ai nuovi grattacieli sono state infatti demolite decine di ville storiche in stile liberty e razionalista degli anni Venti e Trenta, riducendo il verde privato dei vecchi quartieri; la ferita simbolica più profonda si è consumata nel maggio 2020 con l’abbattimento notturno – dopo oltre due anni di presìdi di attori, intellettuali e cittadini – dello storico Teatro Nazionale (Teatri Kombëtar), edificato nel 1939 dall’impresa italiana Pater con un innovativo materiale autarchico sperimentale (il populit). Un contrasto vivo che rende la passeggiata per le vie di Tirana un esercizio continuo di lettura critica dello spazio urbano.



Le cose da vedere e da fare a Tirana non si esauriscono qui, anche perché in pochi anni la città ha continuato a cambiare. Ma queste già vi possono dare un’idea se volete avvicinarvi e comprendere un po’ di più la complessa e variegata storia e cultura di questa città che non nasconde il suo passato, ma che è sempre più protesa nel futuro.
Siete già stati a Tirana o avete pensato di pensato di andarci?





Comments
1 commentoAlessio
Giu 8, 2015Si, l’Albania è stata davvero una sorpresa per me, e la sua capitale è una città piacevolissima; forse non bella nell’accezione pura del termine ma interessante e stimolante.
RitagliDiViaggio
Giu 8, 2015Quanto tempo fa ci sei stato? Tutti gli abitanti che ho conosciuto mi hanno detto che l’evoluzione della città e del Paese è molto rapida: cinque anni fa era un’altra cosa e con tutta probabilità tra cinque anni sarà ancora diversa. Sicuramente la sua “bellezza” non è quella che si pensa tradizionalmente. Io però adoro andare alla scoperta di questi Paesi e della loro bellezza nascosta e originale 🙂
bnmjk
Lug 29, 2015non è vero La statua di Skanderbeg è stata sempre Li e non c’entra con gli anni 1990
RitagliDiViaggio
Lug 29, 2015Ti ringrazio molto per questa precisazione, mi avevano dato un’informazione errata. Ora approfondisco e poi correggo. Grazie ancora per il tuo commento.
bnmjk
Lug 29, 2015Palazzo di cultura e non è stato chiamato mai palazzo socialista di cultura
RitagliDiViaggio
Lug 29, 2015Non ho scritto che quello è il suo nome, infatti, ma che quello che comunemente si definisce “socialista” è lo stile architettonico in cui è realizzato.
alicesroom
Dic 12, 2015L’ha ribloggato su alicesroom.
RitagliDiViaggio
Dic 14, 2015Grazie per l’apprezzamento! ?
Marina
Mag 11, 2017Ci stiamo preoarando per 4 giorni in albania a tirana e a durazzo. Grazie per aver sottolineato i punti da vedere. Ti aggiornero’ al ritorno
RitagliDiViaggio
Mag 22, 2017Ciao Marina, felice che il mio post ti abbia dato qualche spunto! C’è un bus per raggiungere Durazzo che ti permette di fare una bella gita in giornata. Aspetto i tuoi aggiornamenti allora, sicuramente troverai qualcosa di nuovo a Tirana, è una città in costante evoluzione!
Sabrina Barbante
Mag 20, 2017Sono a Tirana e tu sei la mia principale guida!!! Grazie ❤️
http://www.sabrinabarbante.com
RitagliDiViaggio
Mag 22, 2017Ciao Sabrina, mi fa davvero molto piacere! Buon viaggio e fammi sapere le tue impressioni!
Estela
Mag 30, 2019Ma il parco con il lago no ? E la vista da montagna con il teleferico oppure con la machina? ???
il GGG di google
Apr 26, 2023molto carino è l ho utilizzato per una ricerca scolastica e sono sicuro di prendere un bel voto grazie .