Un giorno a Yazd, guida della città ocra e blu

Case di mattoni di fango essiccato e paglia, vicoletti tortuosi color ocra dove la cosa migliore da fare è perdersi, minareti alti decorati con maioliche blu e turchesi, bizzarre portatine di legno parcheggiate nelle piazze. Yazd, la città dell’Iran centrale posta tra due deserti, il Dash-e Kavir a nord e Dash-e Lut a sud, è uno dei luoghi più ricchi di fascino che ho visitato durante il mio viaggio di 9 giorni in Iran.

Celebre per i preziosi tessuti e per gli squisiti dolci, Yazd si distingue da tutti gli altri luoghi per i badgir, le torri del vento che caratterizzano il panorama della città, antichi condizionatori naturali che permettono di incanalare ogni alito di vento, geniali opere ingegneristiche capaci di catturare i venti provenienti fino da otto direzioni. Grandi cisterne d’acqua: la più famosa è quella che oggi ospita al piano superiore un centro sportivo in cui si allenano i bodybuilder iraniani: i loro allenamenti sono davvero sorprendenti!

A differenza dell’estate, in inverno il clima è piuttosto freddo e la sera c’è una forte escursione termica, ma una cosa assolutamente da fare in qualunque stagione è salire su una delle terrazze sui tetti degli edifici per ammirare lo splendido panorama. All’alba o al tramonto o la sera con la città illuminata, lo skyline di Yazd è quanto di più mediorientale possiate immaginare: l’ocra degli edifici è punteggiato dal blu delle cupole e dei minareti decorati con luccicanti maioliche.

Marco Polo arrivò qui nel XIII secolo e la definì “una città molto bella e di molte mercanzie”, ma Yazd ospita anche una comunità di zoorastriani, la seconda per grandezza dell’Iran.

A Yazd le cose da fare sono davvero moltissime. Ma se riuscite ad ottimizzare i tempi, vi basterà una giornata per visitarla. Da mattina a sera, ecco tutte le cose a vedere in questa mini guida della città, la città ocra e blu dell’Iran.

Nell’ocra della Città Vecchia

Yazd guida della città
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La Città Vecchia di Yazd è uno di quei posti in cui i bambini giocano ancora a pallone in piazza e dove tu puoi anche ritrovarti a giocare con loro. Dove il silenzio dei vicoli regna sovrano e c’è ancora la possibilità di mescolarsi agli abitanti del luogo.

La Città Vecchia di Yazd è dominata dal colore ocra delle case: cubi di fango essiccato misto a paglia incastrati in un labirinto di vicoli e strade che d’improvviso sbucano in piazzette alberate. La vita sembra scorrere ancora lenta nei negozietti di souvenir ancora poco invasivi e lungo le strade in si può scoprire qualche antica cisterna dell’acqua. Qui si trovano alcuni dei più interessanti hotel e caffè tradizionali, tutti dotati di terrazze panoramiche da cui ammirare le tipiche torri del vento della città.

Dopo aver girovagato senza meta in questo luogo ricco di fascino, si può visitare la Casa di Lari, in un vicoletto quasi ai margini del centro storico. È una delle più antiche abitazioni della città, visto che la sua costruzione risale a circa 150 anni fa, durante l’epoca qagiara ed è una delle meglio conservate. Era la casa di un ricco mercante, mentre oggi ospita studenti di architettura e impiegati del ministero della cultura. Dall’ingresso principale si accede all’elegante corte interna con una vasca d’acqua in mezzo e su cui si affacciano ampie arcate, vetrate di legno istoriate, due badgir e un ampio iwan, il tipico spazio rettangolare a volta aperto su un lato con un portale sormontato da un arco decorato.

Una delle piazzette più ampia e armoniosa della Città Vecchia è quella che ospita la Prigione di Alessandro, oltre che all’ufficio del turismo. L’edificio è quello di una scuola del XV secolo sormontato da una cupola. Il nome deriva da un poema di Hafez in cui si parla delle terribili condizioni di prigionia di un luogo fatto costruire da Alessandro Magno come prigione sotterranea che conteneva un pozzo molto profondo simile a quello che si trova in questo edificio. L’edificio oggi è stato ristrutturato e al suo interno non ci sono molte cose interessanti, tanto più che ospita negozi e atelier di artisti. La piazzetta su cui sorge però è deliziosa, anche per la presenza a pochi passi della Tomba dei 12 imam, una costruzione in mattoni dell’inizio dell’XI secolo che purtroppo abbiamo trovato chiusa. Se alloggiate nella città vecchia, vi capiterà di passare di qui più volte: veniteci anche la sera, quando gli edifici sono illuminati e non c’è quasi più nessuno in giro: è magico.

Yazd guida della città
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Nel blu di templi e giardini

Yazd guida della città
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Dopo aver bighellonato in lungo e in largo all’interno della città vecchia, potrete lustrarvi gli occhi ammirando la Moschea di Jameh, che domina l’entrata della città vecchia. Preparatevi a stare a lungo a bocca aperta, perché questa moschea è davvero strabiliante.
Il portale d’ingresso, uno dei più alti dell’Iran, si affaccia su una piazza molto vissuta dagli abitanti e in alcuni momenti della giornata anche caotica. Non fatevi distrarre e ammirate le piastrelle di maiolica del portale dalle diverse tonalità di blu e turchese e alzate lo sguardo fino alla cima dei due svettanti minareti alti 48 metri che affiancano il portale.
Dall’entrata si accede ad un ampio cortile aperto che si affaccia sulla moschea vera e propria, costruita nel XV secolo per Sayyed Roknaddin, su un precedente edificio del XII secolo che a sua volta probabilmente era usato in precedenza per il culto zoorastriano. Il trionfo del turchese, del cobalto e dell’azzurro a questo punto è ai massimi livelli. Le piastrelle di maiolica sulle pareti, i mosaici della cupola, le decorazioni del mihrab, tutto è di una bellezza squisita. Tra le varie raffigurazioni geometriche delle decorazioni scorgerete anche il gardoneh mehr (meglio conosciuto come simbolo della svastica) che rappresenta l’infinto, l’eternità, la nascita e la morte e si ritrova in molti edifici persiani costruiti entro il 5000 a.C., ma che noi purtroppo riconosciamo come simbolo del nazismo. Mentre ci guardiamo in giro ammirati, una ragazza mi chiede di fare una foto insieme, di fronte alle splendide piastrelle turchesi.

L’itinerario prosegue percorrendo la strada dritta che inizia proprio di fronte alla moschea. Circa a metà sulla sinistra, immettetevi in un vicolo e dopo circa 50 metri, troverete l’entrata del Mausoleo di Sayyed Roknaddin, attualmente in restauro. Nonostante le impalcature, si scorge la splendida cupola rivestita di piastrelle azzurre e si ammira in tutta la sua imponenza il portale d’entrata. Vale la pena entrare e dare un’occhiata all’interno, anche se le decorazioni e gli stucchi sono molto rovinati (confidiamo in un bel restauro!) e i ponteggi nascondono l’interno della cupola. Al centro della piccola sala si trova la tomba che custodisce Sayyed Roknaddin, notabile islamico a cui si deve la costruzione della moschea del Jameh: è un piccolo sarcofago protetto da una grata attraverso la quale i fedeli lasciano offerte in denaro.

Tornate indietro sulla strada della moschea e percorretela fino in fondo, dove si vede un’alta torre dell’orologio. Ora siete su viale Imam Khomeini, il grande viale che taglia in due la città e in cui ci si immerge nella Yazd moderna. Girate a destra e dopo circa 700 metri arriverete a piazza Amir Chakmaq, su cui si affaccia la straordinaria facciata del complesso con lo stesso nome. Si tratta di un Hosseinih, un santuario in cui nel mese di Muharram si ricorda il martirio di Kerbala di Hossein, nipote di Maometto e terzo imam dello sciismo, origine dello scisma tra sciiti e sunniti. La facciata a tre piani con le file di nicchie ampie e profonde è un esempio architettonico tra i più insoliti dell’Iran. I portici ai lati sono stati aggiunti successivamente e aumentano l’effetto scenografico. Quando arriviamo noi, il sole è alto e la forte luce illumina le piastrelle della facciata. Non si può entrare e nemmeno salire sui due piani di terrazze. Il portone centrale conduce ad un passaggio coperto al piano terra dove da sempre trova il mercato e che conduce sull’altro lato della piazza. Il mercato è alimentare e ospita anche molti kababi, piccoli ristoranti in cui impera la specialità locale: jigar (spiedini di fegato alla griglia).

Questa grande piazza è meta di numerose famiglie iraniane, soprattutto durante il weekend. Una famiglia numerosissima ci chiede di fare una foto insieme. Il complesso si affaccia su una grande fontana circondata da aiuole fiorite. Di fronte al santuario c’è un monumento a ricordo dei caduti durante gli otto anni di guerra con l’Iraq. Intorno, negozi di souvenir e di dolci, anche se l’attenzione è calamitata dai cinque badgir del Saheb A Zaman Club Zurkhaneh, il centro sportivo dei bodybuilder iraniani.

Sulla piazza c’è anche il museo dell’Acqua che però noi decidiamo di non visitare. Invece, visto che il tempo comincia a scarseggiare, prendiamo un taxi e ci facciamo portare al Giardino di Dolat Abat, inserito dall’Unesco tra i siti Patrimonio dell’Umanità. Il sito è costituito da due piccoli padiglioni collegati da un giardino con al centro una lungo canale d’acqua con fontane zampillanti. È visitabile soltanto uno dei due padiglioni e il giardino non è nel pieno del suo splendore visto che è inverno, anche se le piante verdi rigogliose sono numerose anche in questo periodo dell’anno. È giovedì pomeriggio, che precede il giorno di festa, e ci sono già molte persone che vengono qui a fare una passeggiata e a rilassarsi. L’atmosfera è davvero serena e piacevole. L’interno del padiglione visitabile è a due piani con la parte bassa in pietra e quella più alta in mattoni. Ha forma ottagonale e presenta decorazioni di legno a graticcio, vasche di pietra e vetrate istoriate dai colori vivaci. La sala centrale ha una bella vasca in alabastro e il soffitto è a cupola con decorazioni a muqarnas. Ha un badgir enorme, alto ben 33 metri, il più alto del Paese, ricostruito dopo il suo crollo negli anni ’60. La struttura è davvero enorme e permette di incanalare ogni soffio d’aria, come si può perfettamente sentire passando da una sala all’altra e da un piano all’altro cercando di evitare le raffiche di vento.

All’uscita, un altro taxi ci porta all’Ateshgah, il Tempio del Fuoco Zoorastriano. Il sito in sé non è niente di speciale, ma la sua importanza in Iran è notevole. Al suo interno c’è una fiamma che arde continuamente dal 470 d.C., grazie a un hirbod, un prete che aggiunge le legna ogni giorno. Il fuoco visibile dalla sala d’ingresso al tempio attraverso un vetro, per non essere contaminato. Non dimenticate di osservare sopra l’entrata del tempio il simbolo del Fravahar, cioè la parte dello spirito che dopo la morte si ricongiunge con Ahura Mazda, il dio onnipotente e invisibile venerato dallo Zoroastrismo, l’antica religione persiana. Il dio, che non è rappresentato da alcun simbolo, avrebbe chiesto ai suoi seguaci di pregarlo in direzione della luce. Per questo furono edificati tempi del fuoco, la cui fiamma all’interno va mantenuta sempre accesa e rappresenta la luce. Fravahar è raffigurata come Fravashi, lo spirito guardiano con le ali: la testa simboleggia esperienza e saggezza, la mano destra punta verso l’alto per ammirare la divinità, l’anello nella mano sinistra indica unità, l’anello più grande al centro significa eternità e il riflesso delle azioni. Le ali sono costituite da tre strati di piume per indicare purezza del pensiero, della parola e dell’azione. Al cosa sul davanti indica i pensieri malvagi, gli atti malvagi e le parole malvagie da scacciare. Ci sono anche due corde: una simboleggia la bontà, l’altra il buio e il male.

Yazd guida della città
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DA NON PERDERE: il panorama dalle terrazze sui tetti

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L'ESPERIENZA: l'allenamento dei bodybuilder iraniani

Il Saheb A Zaman Club Zurkhaneh è un centro sportivo ricavato all’interno di un ab anbar, una grande cisterna d’acqua che risale al 1580. L’edificio si riconosce facilmente dalla piazza Amir Chakmaq perché è sormontato da cinque scenografici badgir e oggi ospita una palestra in cui si allenano i bodybuilder irianiani.

Pagando un modesto biglietto si può assistere a uno dei loro allenamenti. Il custode ci dice che comincia alle 16.15 e che dura un’ora. Si può anche scendere nel seminterrato e visitare l’antica cisterna. A differenza di quanto indica la Lonely PLanet, l’ingresso è consentito anche alle donne.

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LA CURIOSITÀ: i nakl di legno

Un po’ ovunque, in diversi angoli di Yazd, capiterà di imbattervi in strane costruzioni di legno, di varie dimensioni, alcuni molto grandi. Io ne ho visto uno grande in una piazza della città vecchia, uno in una piazza del bazar e un altro davanti al complesso di Amir Chakmaq. Sono i nakl, una costruzione stilizzata della portantina usata per trasportare il corpo dell’imam Hossein dal luogo del martirio alla tomba. Il termine nakl significa letteralmente “palma da dattero”.

La leggenda infatti vuole che il corpo dell’imam, ucciso dai sunniti, fosse stato posto sotto una palma. Questa sorta di carretto riproduce ai lati le foglie di questo albero. Il giorno di Ashura, l’anniversario del martirio, settanta uomini lo sollevano e lo portano in processione.

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INFORMAZIONI PRATICHE

Arrivare a Yazd
C’è un’unica stazione dei bus e non potete sbagliare. Ci sono diversi bus VIP che collegano Yazd a Isfahan e a Shiraz in cinque ore circa. Noi siamo arrivati a Shiraz con il bus che parte alle 17. La stazione dei bus di Yazd si trova a circa 20 minuti dal centro storico della città ed è facilmente raggiungibile con un taxi.

Dormire a Yazd
Trovare un alloggio nella città vecchia secondo me è indispensabile per respirare il più possibile l’atmosfera mediorientale che questa città emana. Ci sono diversi hotel tradizionali. Noi abbiamo dormito in uno dei più famosi, il Kohan Traditional Hotel, che si trova in un’ottima posizione nella Città Vecchia ma anche a due passi dal viale Imam.

Mangiare a Yazd
Yazd è famosa per i suoi dolci, che dovete assolutamente assaggiare. Troverete numerosi negozi e bancarelle su piazza Amir Chakmaq, ma se volete provare quelli del negozio più antico della città, dove anche gli abitanti fanno le loro spese, dovete andare alla pasticceria Haj Khalifeh Ali Rahbar (ottimo suggerimento della Lonely Planet!), che si trova proprio sull’angolo della piazza con viale Imam. A pochissimi euro potrete acquistare una confezione di dolci di vario assortimento. Noi abbiamo comprato un mix piccolo (che poi così piccolo non era!) per aiutarci nelle lunghe traversate in bus. I dolci sono davvero deliziosi, molto meno zuccherosi di quanto si possa immaginare, e ho apprezzato soprattutto quelli a base di mandorle, pistacchi e cocco.

Nel baretto sull’angolo della piazza della moschea del Jameh, gestito da una simpatica signora, abbiamo anche assaggiato un dolce tipico di Yazd, il fuloodeh, una sorta di budino bianco semicongelato che sembra essere molto apprezzato soprattutto d’estate e che viene servito in una scodella.

Come ristorante invece abbiamo scelto il Karizma, ristorante tipico iraniano che si affaccia su una piazzetta della Città Vecchia a poca distanza dalla moschea del Jameh. Qui abbiamo gustato due piatti tradizionali a base di carne e verdure, serviti con l’immancabile riso.

La sera invece eravamo così sazi che siamo riusciti a mangiare soltanto qualche falafel in un simpatico fast food proprio all’incrocio di viale Imam con Hazrat Mahdi Street: ve lo segnalo perché il cibo era davvero squisito, nonostante il locale sia molto spartano, disposto su due livelli, con alcuni tavolini al piano superiore.

 

Yazd guida città
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Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

2 Commenti
  1. pubblicato da
    Nicoletta
    Gen 31, 2017 Reply

    che bellO!

    • pubblicato da
      RitagliDiViaggio
      Gen 31, 2017 Reply

      È un posto super, davvero.

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