Nepal, itinerario alla scoperta della Valle di Kathmandu

Bandierine buddhiste che sventolano sulle montagne più alte del mondo, colorati templi induisti impregnati di spiritualità, culture antichissime divise in decine di gruppi etnici dai rituali pieni di mistero. Il Nepal è una terra ricca di fascino e suggestione per tutto quello che racchiude in sé e che non aspetta altro di essere scoperto. Un viaggio in Nepal è anche un viaggio dentro sé stessi, oltre che tra spettacolari paesaggi, monasteri buddhisti, templi induisti e un popolo tanto povero quanto gentile e accogliente.

Tra l’India e il Tibet, tra la catena Himalayana e la pianura del Gange, il Nepal è un Paese dove si passa dagli ottomila metri di altitudine delle catene montuose agli ottanta metri sul livello del mare.

La regione della Valle di Kathmandu è tra quelle con la più alta concentrazione di Patrimoni dell’Umanità Unesco al mondo. Sono ben sette i siti iscritti nella lista: le tre Durbar Square una a Kathmandu, una a Patan e l’altra a Bhaktapur, i due Stupa di Bodhanath e di Swayambhunath, e infine il sito di Pashupatinath e quello di Changu Narayan.

In Nepal vivono circa 29 milioni di persone: un milione 700 mila nella città di Kathmandu.

In questo post trovate l’itinerario che ho seguito io e le città che ho visitato. Il mio viaggio nella valle di Kathmandu, una delle zone più conosciute e visitate del Nepal, è stato soprattutto all’insegna della cultura e mi sono limitata a un piccolo e facile trekking.

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Itinerario nella valle di Khatmandu

La storia di Kathmandu coincide con quella dei Newar, il gruppo etnico più numeroso della valle. La fondazione di Kathmandu risale al XII secolo d.C., epoca in cui regnava la dinastia Malla. Gli insediamenti originari, alla confluenza dei fiumi Bagmati e Vishnumati e nella zona meridionale dell’odierna città vecchia, si svilupparono per servire le rotte commerciali che conducevano in Tibet.

Durante l’era Malla la città fiorì e gran parte dei suoi magnifici templi, palazzi e altri monumenti risalgono a quel periodo. All’inizio Kathmandu era una città indipendente, ma nel XIV secolo la vallata fu unificata sotto il dominio del re Malla di Bhaktapur.

Nel XV secolo la regione si divise in tre regni indipendenti: Kathmandu, Patan e Bhaktapur. La rivalità tra le tre città-stato sfociò in una serie di guerre che finì per indebolirle tutte, favorendo nel 1768 l’invasione della valle da parte di Prithvi Narayan Shah.

La dinastia Shah unificò il Nepal e fece di Kathmandu, che nel frattempo si era ingrandita, la capitale, un ruolo che da allora ha sempre rivestito.

La capitale Kathmandu ha tantissime cose da vedere, ma la maggior parte si trovano nel cuore storico della piazza Durbar. Imperdibili, poi, negli immediati dintorni, il meraviglioso tempio buddhista di Swyambhnunath, il luogo sacro delle cremazioni Pashupatinath, lo stupa più grande dell’Asia a Boudhanath e la scuola dei lama al monastero di Kopan. L’itinerario completo della città e nei suo dintorni nell’articolo su cosa vedere a Kathmandu

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LA VALLE A NORD

BUDHANILKANTA

Nella valle di Kathmandu i templi antichi e i luoghi sacri sono moltissimi, ma questo è un posto speciale, visto che, trovandosi fuori dai circuiti turistici tradizionali, è visitato soprattutto dai fedeli locali. Ciò conferisce al sito un’atmosfera mistica unica, resa ancora più suggestiva dalle fiammelle delle candele di burro che tremolano nella brezza, dai pennacchi d’incenso che si levano nell’aria e dalla polvere di tika che i fedeli lanciano come coriandoli. La cerimonia che si tiene al mattino consiste nel lavaggio con acqua e con il latte di una vacca sacra, nel trucco, nella profumazione e nella sistemazione dei fiori all’imponente statua di Vishnu dormiente scolpita in un unico colossale blocco di pietra, fulcro devozionale di questo luogo sacro.

La grande statua di Vishnu è distesa nella sua incarnazione di Narayan, il creatore di tutti gli esseri viventi che fluttua sul mare cosmico. Dal suo ombelico crebbe un loto e da questo nacque Brahma, che a sua volta creò il mondo. La statua, lunga 5 metri, fu scolpita in stile Licchavi tra il VII e l’VIII secolo da un monolito di pietra nera, probabilmente in una località situata fuori dai confini della valle da cui poi venne faticosamente trasportata dai fedeli. Per la sua imponenza è considerata una delle più grandiose sculture del Nepal.

Solo gli hindu possono avvicinarsi alla statua per lasciare offerte di frutta e di ghirlande di fiori, ma i visitatori possono comunque ammirarla attraverso la palizzata che circonda il complesso sacro. Narayan sonnecchia placido sulle spire di Ananta (o Shesha), il dio serpente a 11 teste che simboleggia l’eternità. In ciascuna mano regge uno dei quattro simboli di Vishnu: il disco dei chakra, che rappresenta la mente, una conchiglia di strombo (i quattro elementi), una mazza (la conoscenza primordiale) e un seme di loto (l’universo in movimento).

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L’antica Lalitpur, città della bellezza in sanscrito o Yala, in lingua newari, ancora oggi è ricca di fascino e di bellezza, sicuramente una città della valle di Khatmandu che rimarrà nei ricordi di chi ha la fortuna di visitarla.  In passato vera e propria città stato, oggi è quasi un sobborgo della capitale e si trova oltre il fiume Bagmati.

La zona più importante e più ricca dal punto di vista storico e culturale è, come accade per le tre città reali, Durban Square, la piazza-palazzo che, nel caso di Patan, è probabilmente quella più ricca di templi e palazzi più spettacolari di tutto il Nepal. Arrivare qui è quasi disorientante e la bellezza di questo luogo toglie il fiato. Per l’itinerario completo e dettagliato su questa antica città, vale la pena leggere l’articolo che porta alla scoperta di Patan.

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Se Patan vi ha ammaliato, Bhaktapur, città dei devoti e terza città stato nepalese, vi entrerà sicuramente nel cuore. Qui infatti non c’è soltanto una ma ben tre piazze su cui rimanere a bocca aperta per la meraviglia di templi e palazzi.

Una passeggiata nella città sarà davvero indimenticabile e potrete decidere se il vostro luogo prefertio sarà la tipica Durban Square dove si trova come sempre il Palazzo Reale, oppure Thachupal Tole, in passato la piazza principale e su cui ancora oggi si affacciano due templi tanto importanti quanto scenografici oppure Taumadhi Tole, la terza piazza della città dove si trovani tre templi di grande suggestione. Imperdibile però anche la piccola piazza dei vasai nascosta tra i vicoli.

Per l’itinerario completo di questa straordinaria città, forse la mia preferita, vi rimando all’articolo dettagliato su cosa vedere a Bhaktapur.

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DINTORNI DI BHAKTAPUR

THIMI

Un tempo Thimi era a quarta città più grande della valle. Oggi è una sonnolenta località sulle cui tortuose stradine lastricate di mattoni si affacciano templi di epoca medievale. Il suo nome attuale deriva da un’espressione newari che significa “persone capaci”, quanto mai adatta a una città che si è affermata tra i centri più importanti per la produzione di ceramiche e di maschere di cartapesta. Numerosi negozi vendono queste maschere lungo la strada.

Il più famoso dei santuari cittadini è il cinquecentesco Tempio di Balkumari, dedicato a una delle sharti (consorti) di Bhairab. La cavalcatura della dea, un pavone, è raffigurata su una colonna di fronte al tempio e a ciascuna delle sue due estremità.

Un passaggio sul lato meridionale della piazza conduce alla piazza dei vasai, piena di fornaci coperte di paglia e cenere.

A mezz’ora di distanza da Bhaktapur, ho avuto l’occasione di visitare una scuola costruita con la collaborazione della onlus Hanuman, a cui appartiene la nostra guida. Consegniamo al direttore della scuola il materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia, salutiamo in bambini, facciamo un rapido giro tra le aule.

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TEMPIO DI CHANGHU NARAYAN

Dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, il Tempio di Changhu Narayan, dedicato a Vishnu, è un autentico forziere di sculture risalenti al periodo Licchavi. Arroccato sulla cima di uno stretto crinale, si trova ad appena 6 chilometri da Bhaktapur e a 22 chilometri da Kathmandu, ma è poco visitato. Costruito nello stile delle pagode a due piani, il santuario è presidiato su ogni lato da coppie di animali mitologici – leoni, elefanti e grifoni rostrati – e le travi che ne sostengono il tetto sono ornate da sculture straordinariamente elaborate raffiguranti varie divinità tantriche. La statua custodita all’interno raffigura Vishnu nella sua incarnazione di Narayan, il creatore di tutti gli esseri viventi, ma purtroppo l’accesso è consentito soltanto agli hindu. Di fronte alla porta occidentale si trova la statua di Garuda inginocchiato, che si pensa risalga al V secolo. Davanti ad essa, la più antica iscrizione della valle, risalente al 464 d.C., ricorda come il re abbia persuaso sua madre a non commettere sati (suicidio rituale) dopo la morte del padre. Due robuste colonne reggono una conchiglia e un chakra, i simboli tradizionali di Vishnu.

Disseminate in tutto il cortile si possono vedere straordinarie sculture risalenti al periodo Licchavi, raffiguranti Vishnu nelle sue diverse incarnazioni. All’angolo sud-ovest del complesso, il dio appare nelle vesti di Narsingha (l’uomo-leone) mentre sventra un demone con le dita e in quelle di Vikrantha (vamana), il nano a sei braccia che si trasformò in un gigante in grado di attraversare l’universo in tre passi per sconfiggere il re Bali con le gambe allungate. Di fianco a queste statue, una lastra spezzata raffigura un Vishnu a 10 teste e 10 braccia, con Antana disteso su un serpente più in basso. Le scene sono suddivise in tre sezioni, che rappresentano rispettivamente il mondo sotterraneo, quello degli uomini e quello celeste. All’angolo nord-ovest del complesso campeggia un’immagine di squisita fattura di Vishnu a cavallo di Garuda (VII secolo), la stessa che compare sulle banconote da Rs 10.

Il tozzo tempio all’angolo sud-est è dedicato alla dea tantrica Chhinnamasta, che si decapitò per nutrire la sanguinante divinità Dakini e Varnini. Lungo la scalinata che dal tempio scende verso est ci sono il Bhimsen Pati, a un piano, con i suoi guardiani di pietra e i resti di un palazzo reale di epoca Malla.

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LA VALLE MERIDIONALE

KIRTIPUR

La sonnolenta cittadina, situata appena a 5 chilometri a sud-ovest di Kathmandu, trasmette un’incantevole sensazione di grandezza perduta grazie ai suggestivi templi medievali che fanno capolino tra il dedalo delle sue viuzze.

Nel 1768 il villaggio venne conquistato da Prithvi Narayan Shah e trasformato in una base di appoggio per gli attacchi ai regni Malla. La resistenza di Kirtipur fu strenua ma alla fine, al termine dell’assedio, la città capitolò. Per la tenacia con cui si erano difesi, gli abitanti pagarono un prezzo altissimo: il re ordinò che agli uomini della città venissero mozzati il naso e le labbra, risparmiando i musicisti di strumenti a fiati perché utili al suo svago personale.

Tutti i siti d’interesse di Kirtipur si trovano sulla sommità della collina che sovrasta la strada principale della città.

Nei pressi di un santuario di Ganesh, il Tempio hindu di Uma Maheshwar si riconosce per la scalinata in pietra che conduce fino al tempio. È una struttura atre ordini, fiancheggiata da una coppia di elefanti di pietra, sulle cui selle sono stati aggiunti spuntoni metallici per impedire ai bambini di salirvi. Il tempio fu costruito nel 1673 e in origine aveva quattro tetti, ma uno crollò nel terremoto del 1934. In questo luogo gli abitanti di Kirtipur opposero la loro ultima resistenza durante l’assedio del 1768.

Dal tempio si gode una bella vista panoramica sul villaggio.

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PHARPING

Situata 19 km a sud di Kathmandu, è una fiorente cittadina newari, i cui antichi siti di pellegrinaggio buddhisti oggi sono stati in gran parte occupati da comunità di tibetani. La città sorge sulla strada per Dakshinkali. Ogni anno in questa zona vengono inaugurati nuovi monasteri buddhisti, alcuni dei quali accolgono anche stranieri desiderosi di dedicarsi allo studio del dharma.

Con un quarto d’ora di cammino a piedi si raggiunge il monastero tibetano. Il Gompa di Sakya Thartin è un altro poderoso chorten (stupa buddhista tibetano) dai colori vivaci. All’interno ci sono centinaia di chorten e statue di Guru Rinpoche in miniatura dentro le nicchie nel muro.

Accanto c’è il Gompa di Ralo, grande e bianco, con un chorten dipinto a colori vivaci. Si trova lungo la collina, oltre una serie di ristoranti tibetani.

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TEMPIO DI DAKSHINKALI

Nei dintorni di Pharping, proseguendo per qualche chilometro in direzione sud, il Tempio di Dakshinkali, tipica meta di pellegrinaggio hindu, è un luogo inquietante abitato da dee furiose e teatro di sanguinosi riti sacrificali. Situato alla confluenza di due fiumi sacri, in una forra rocciosa della foresta, il tempio è dedicato a Kali, la più sanguinaria reincarnazione di Parvati.

Per soddisfare la sete di sangue della dea, i pellegrini risalgono il sentiero fino al tempio portando in sacrificio una serie di polli, capre, pecore, maiali e persino bufali che i sacerdoti del tempio, che sono anche esperti macellai, provvedono a decapitare e trasformare in tagli di carne. Una volta compiuto il sacrificio, i tranci finiscono nel calderone e i pellegrini, che portano con sé tutti gli ingredienti per una grigliata nel bosco, trascorrono il resto della giornata banchettando all’ombra degli alberi.

Il grande giorno sacrificale è il sabato, ma il sangue scorre copioso anche il martedì, mentre il resto della settimana torna la quiete. Durante le annuali celebrazioni di Dasain, a ottobre, il tempio e la statua di Kali vengono letteralmente sommersi da una marea scarlatta.

La strada per raggiungere il tempio si snoda attraverso un bazar religioso molto colorato. Qui i contadini vendono i loro prodotti, che saranno usati per i festeggiamenti dopo i sacrifici, insieme a cumuli di altri oggetti da portare alla dea.

Solo agli hindu è concesso entrare nel cortile del tempio dove risiede l’immagine di Kali, ma visitatori possono comunque vedere molto dalle terrazze circostanti.

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BUNGAMATI

Questo piccolo villaggio tradizionale si trova alla periferia di Patan e a 8 km a sud di Kathmandu. È abitato da comunità agricole di Newars ed è dominato dallo shikhara del suo tempio principale.

Bungamati è il luogo natale di Rato Machhendranath, il dio protettore di Patan. Per sei mesi all’anno la divinità risiede nell’imponente shikhara nella piazza principale del villaggio, mentre negli altri mesi dimora al Tempio di Rato Machhendranath a Patan. Il trasferimento da un tempio all’altro è il fulcro della festa più importante della valle.

Il chowk intorno al tempio è uno dei più belli della valle di Kathmandu, il luogo di incontro degli abitanti del villaggio.

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KHOKANA

È un’altra deliziosa cittadina newari, anche se più piccola e meno vivace di Bungamati, è un autentico museo vivente che vale la pena di visitare. La strada principale taglia attraverso il villaggio, una finestra sul passato dove scorgere artigiani che riempiono i materassi di cotone, contadini che confezionano balle di paglia, sarti che cuciono e donne che filano o mondano il riso.

Khokana fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1934. Nella piazza principale si trova il Tempio di Shekala Mai, conosciuto anche come Rudrayani, una struttura a tre tetti con balconi scolpiti coperti da graticci intagliati.

Qui ho assistito al parto di un bambino sul ciglio della strada e ho visitato una scuola locale, perché, mentre percorrevamo la strada che costeggia la scuola, i bambini ci hanno visto dalla finestra e il maestro ci ha invitati ad entrare.

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AI MARGINI DELLA VALLE

NAGARKOT

Insieme a Dhulikhel e Kakani, Nagarkot è forse il punto di osservazione migliore per godersi la vista della catena dell’Himalaya comodamente affacciati dal balcone del proprio hotel. Ad appena 32 km da Kathmandu, il villaggio è pieno di alberghi addossati su un crinale che si affaccia su uno dei panorami più ampi dell’Himalaya. Da ottobre a marzo c’è buona visibilità, anche se in qualunque momento le montagne possono sparire dietro una fitta cortina di nuvole. Il clima può essere abbastanza rigido.

Il villaggio in sé non offre molto, il motivo della visita è solo la vista sulle montagne. Uno dei belvederi più gettonati è la torre panoramica che dalla cima di un crinale alto 2164 metri consente una visuale mozzafiato a 360 gradi, molto suggestiva all’alba. Per raggiungerla occorre circa un’ora di cammino per percorrere i quattro chilometri a sud del villaggio, ma ci sono escursioni in bus.

Da Nagarkot si può raggiungere Changu Narayan con una facile passeggiata lungo il crinale. Il sentiero corre parallelo alla strada per Bhaktapur lungo il crinale, deviando all’altezza della curva a gomito presso Tharkot. Si può arrivare fino a qui in bus per risparmiarsi il tratto più noioso di strada. Seguendo la strada sterrata centrale, la pista s’inerpica attraverso una pineta e poi scende dolcemente verso Changu Narayan. Nelle giornate limpide si possono ammirare belle vedute dell’Himalaya. È un percorso facile e tutto in discesa, attraversa villaggi e belle zone rurali e offre la possibilità di incontrare diverse persone al lavoro nei campi.

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DHULIKHEL - NAMOBUDDHA

Le vedute panoramiche sull’Himalaya di Dhulikhel reggono egregiamente il confronto con quelle di Nagarkot. Dal margine del crinale si svela infatti una vista stupefacente delle vette, che spazia dal Langtang Lirung a est, attraverso il Dorje Lakpa passando per il poderoso massiccio del Gauri Shankar e del vicino Melungtse (7181 metri), fino al Numbur (5945 metri) a est.

Dhulikhel ha inoltre un grande vantaggio rispetto a Nagorkot: è una cittadina newari autentica, con una piazza tradizionale su cui si affacciano diversi templi e una vita che va oltre la vocazione turistica.

La zona vecchia della città merita di essere esplorata. La piazza principale è dominata da un Tempio di Hari Siddhi a tre tetti e da un Tempio di Vishnu a tre ordini di fronte al quale si trovano due statue di Garuda in atteggiamento devozionale, realizzate con altezze e stili diversi. A nord-ovest della piazza sorgono il moderno Tempio di Gita e il Tempio di Bhagwati, un edificio a tre ordini in stile newari.

L’escursione lungo il sentiero che da Dhulikhel conduce a Namobuddha, percorribile a piedi o in mountain bike, offre un’ottima opportunità per ammirare splendidi scorci e il paesaggio che si profila all’orizzonte. Si percorre una bella strada sterrata, in salita, che permette di ammirare il paesaggio con le montagne più alte del mondo: se c’è il cielo terso il panorama è davvero ineguagliabile. Dopo una passeggiata di circa tre ore, si raggiunge il monastero tibetano di Namobuddha, costruito di recente sulla collina da cui si vede il villaggio. Si ridiscende poi al villaggio di Namobuddha attraverso campi coltivati e bei villaggi popolati dagli abitanti intenti a lavorare la terra. Prima di arrivare a Panauti, si attraversa il villaggio di Suntan, dove si può fare una sosta.

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PANAUTI

Situata in una valle laterale a poca distanza dalla Arniko Hwy, circa 7 km a sud di Banepa, Panauti sorge alla confluenza, ritenuta sacra, dei fiumi Roshi e Pungamati Khola. Si dice che un terzo “fiume invisibile” chiamato Padmabati si congiunga agli altri due a Panauti, aumentando la sacralità del sito. In linea con la sua aura mistica, Panauti vanta favolosi templi antichi che hanno superato la prova del tempo grazie alla leggendaria resistenza della città ai terremoti, che tuttavia non le fu d’aiuto nel 1988, quando una scossa danneggiò diversi edifici del villaggio.

Un tempo Panauti era un’importante crocevia commerciale, sede anche di un palazzo reale, mentre oggi è un pacifico villaggio che deve gran parte del proprio fascino alla serenità che lo avvolge.

Il tempio più famoso di Panauti è quello di Indreshwar Mahadev che sorge in un vasto cortile disseminato di statue, al centro dell’istmo tra i due fiumi. Sormontato da un tetto a pagoda a tre livelli, è un magnifico edificio in stile newari. Originariamente fondato nel 1294, il santuario fu ricostruito nella sua forma attuale nel XV secolo. Si dice che il lingam custodito al suo interno sia stato realizzato personalmente da Shiva. Particolarmente raffinate sono le decorazioni in legno intagliato sulle finestre, sulle porte e sulle travi del tetto con scene erotiche meno esplicite rispetto ad altri templi.

Attraversando di nuovo il fiume verso la riva meridionale e prendendo l’altro ponte che arriva fino alla fine della banchina, si arriva a templi consacrati alle diverse incarnazioni di Vishnu. Nella zona centrale del villaggio sorgono alcuni edifici di un certo interesse architettonico. Molti santuari sono impreziositi da decorazioni a stucco dell’epoca Rana.

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Per approfondire gli itinerari nelle tre città reali, ti potrebbe interessare leggere anche gli articoli su Khatmandu, Patane Bhaktapur.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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