Turchia del Sud: il mio itinerario di 8 tappe on the road

Questo itinerario fa parte di un viaggio di circa tre settimane in Turchia, che ha compreso anche una settimana a Istanbul e alcuni giorni in Cappadocia. Il viaggio risale a diversi anni fa, esattamente ad agosto 2013. Per questo motivo, all’interno dell’itinerario, non inserirò costi e prezzi e come faccio di solito, visto che risulterebbero troppo datati e quindi poco attendibili.

Le cose da vedere però rimangono ancora valide e quindi ho deciso di raccontarvi questo itinerario di una decina di giorni, perché la Turchia del Sud è una zona bellissima sia dal punto di vista storico e archeologico sia per i paesaggi e il mare.

Il mio itinerario ha compreso 8 tappe, ma ovviamente i posti da vedere sarebbero moltissimi di più. La prima tappa è Kiizkalesi, sulla costa orientale, raggiunta scendendo dalla Cappadocia perché ero curiosa di vedere questo castello in mezzo al mare che caratterizza la città. Numerose zone della costa occidentale, invece, sono state saltate per motivi di tempo: è la cosiddetta costa turchese, una zoona bellissima e molto nota per la bellezza delle spiagge e del mare. Ovviamente anche molto turistica.

L’itinerario doveva includere assolutamente Pamukkale ed Efeso, due dei luoghi imperdibili di questa zona. Smirne è stata una belissima sorpresa e ho un ricordo meraviglioso anche degli altri siti minori.

Spero possiate trovare qualche spunto utile. Ecco il mio itinerario di 8 tappe nella Turchia del Sud.

Il mezzo usato per muoversi è stata l’auto, noleggiata in Cappadocia e restituita all’aeroposto di Istanbul, prima del volo di rientro. Istanbul, ovviamente, si gira a piedi o con i mezzi, mentre da Istanbul alla Cappadocia ho usato un volo interno.

Al termine del post c’è una mappa per individuare tutti i luoghi citati.

1) KIZKALESI

Quello che potrebbe essere un valido esempio di castello delle favole si trova nel villaggio di Kizkalesi, sulla costa orientale della Turchia, una delle meno battute dai turisti occidentali (e adorata invece da quelli locali). Il castello è stato costruito su un piccolo isolotto in mezzo al mare, a 300 metri dalla costa, si può raggiungere soltanto in barca (o, per i più temerari, direttamente a nuoto) e di notte viene illuminato da luci di vari colori che si riflettono sull’acqua e conferiscono al maniero un aspetto ancora più magico. Il castello è aperto al pubblico: l’interno consiste in realtà soltanto in un ampio spazio e una galleria a volta, mentre è possibile salire sulle torri per ammirare il panorama dall’alto. Unica raccomandazione: attenzione durante la visita perché non esistono protezioni di sicurezza e alcuni punti sono piuttosto pericolosi per la presenza di buche profonde o di scale strette prive di corrimano.

Il villaggio di Kizkalesi vanta ben due castelli: oltre a quello in mezzo al mare, ce n’è anche un altro affacciato sulla baia. È il castello di Korykos, situato all’estremità settentrionale della spiaggia. Costruito dai bizantini, fu occupato successivamente dai sovrani del regno armeno di Cilicia. La sua possente mole dà il benvenuto in città a chi arriva al villaggio da est, percorrendo la strada costiera.

Kizkalesi è una piccola località di villeggiatura, frequentata per il 99% turchi, con gli alberghi e i ristoranti che danno sul lungomare, le bancarelle con ogni genere di merce, i giochi a gettone tipici dei luna park, la musica ad alto volume, la folla che cammina sul lungomare. Il villaggio si affaccia su una lunga distesa di sabbia. Esiste però la baia di Ajle, un po’ più appartata, dove si può trascorrere una giornata al sole ed è quella che si trova di fronte al castello di Korykos. È il posto ideale per chi è alla ricerca di un po’ di tranquillità. La spiaggia è attrezzata con lettini e ombrelloni di paglia e ospita un baretto per bere qualcosa.

Il Castello di Kizkalesi
Il Castello di Kizkalesi
Il Castello di Kizkalesi con l'illuminazione notturna
Il Castello di Kizkalesi con l'illuminazione notturna

2) ANAMUR

Kizkalesi è Anamur distano circa due ore di viaggio in auto. Da subito appare tutta la bellezza della costa e del mare che ha mostra gradazioni di azzurro che arrivano al turchese chiaro. La strada costiera è a tratti su doppia corsia e a tratti presenta pendenze che arrivano al 10% con piccoli tornanti fra le colline rocciose ricoperte da pinete, a ridosso della costa. Di tanto in tanto si attraversa qualche villaggio o piccola città, la maggior parte piuttosto poveri e desolati. Il villaggio di Anamur è facile da trovare, perché sulla strada costiera. È una località molto tranquilla, poco affollata e poco rumorosa, un luogo adatto alle famiglie in cerca di relax. Il lungomare è tappezzato di bar dalle sedie e tavoli colorati dove, all’ombra di frondosi alberi, chi non vuole prendere il sole in spiaggia, ha a disposizione televisori e sale giochi, oppure semplici tavoli dove fare una partita a carte o chiacchierare.

Sito archeologico ancora poco conosciuto, l’antica città di Anemurium conserva rovine di grande suggestione e bellezza. Si estende su un’area di circa 500 metri dalla collina fino alla spiaggia e comprende numerosi edifici, segnalati da appositi cartelli. Fondata dai Fenici nel IV secolo a.C., città di Anemurium conserva rovine la maggior parte delle quali risalgono all’epoca bizantina e romana. Dal parcheggio si può notare la vasta necropoli che si estende sulla collina. Proseguendo lungo il sentiero, ci si imbatte nella basilica e nell’acquedotto. Degno di nota è l’odeon, molto ben conservato, con 900 posti a sedere e il pavimento in maiolica. Più avanti, infine, si trova il complesso termale. Arrivare al sito archeologico non è complicato (sulla statale ci sono i cartelli): al tempo della mia visita però è stato necessario procedere con l’auto a bassa velocità perché la strada per raggiungere la biglietteria e quindi il parcheggio è piuttosto dissestata.

All’ombra delle antiche rovine c’è anche una piccola spiaggia, dove regna un silenzio quasi surreale. Frequentata soprattutto da locali, la spiaggia è formata da grossi ciottoli e in alcuni punti da rocce. Ovviamente non è attrezzata. Vi si accede attraversando il sito archeologico e scendendo verso il mare. È un luogo fuori dal tempo, ideale anche per una passeggiata all’ora del tramonto. Difficile trovare turisti, più facilmente invece ci si imbatterà in giovani turchi o in donne che fanno il bagno con il costume tradizionale.

Sette chilometri prima del villaggio di Anamur, percorrendo la strada costiera, si può già ammirare la mole del Castello di Mamure, il meglio conservato del Mediterraneo turco, ma è affacciandosi dalle sue mura merlate che ancora meglio si può vedere la sua imponente struttura difensiva. Si conservano intatte ancora oggi le mura merlate, le 39 torri e una parte del fossato in cui nuotano decine di tartarughe marine. Il castello fu costruito nel XIII secolo dai sovrani del regno armeno di Cilicia, sul sito di una fortezza romana del II secolo d.C. Nel 1308 fu conquistato dagli Ottomani che aggiunsero altri edifici al castello, tra cui la moschea che ancora oggi si può visitare. È anche possibile salire all’interno delle torri, ma vale la solita raccomandazione di prestare molta attenzione: anche se l’entrata al castello è a pagamento, le condizioni di sicurezza non sono sempre ottimali.

L'anfiteatro dell'antica città di Anemurium
L'anfiteatro dell'antica città di Anemurium
La spiaggia del Castello di Mamure
La spiaggia del Castello di Mamure
Il Castello di Mamure
Il Castello di Mamure
Il cammino di ronda del castello
Il cammino di ronda del castello

3) OLYMPOS

Da Anamur a Olympos ci sono ben 400 chilometri. Il primo tratto di strada dopo Anamur è molto impegnativo, visto che si tratta dei tipici tornanti in salita e in discesa che costeggiano la roccia a strapiombo sul mare. Dopo una quarantina di chilometri finalmente la strada si allarga con la doppia corsia e si riesce a procedere un po’ più velocemente, se non fosse per i costanti semafori che tagliano la D400. I dintorni di Alanya sono tra i posti più turistici mai visti. In sostanza: da un lato c’è il mare e la spiaggia, poi la statale divisa da aiuole di palme e quindi i mega alberghi per i turisti. Antalya è una città enorme ma per fortuna la statale non attraversa il pieno centro ma rimane alta in periferia. Da Antalaya ci vogliono 50 chilometri fino a Olympos. Il paesaggio cambia: dalle palme di Antalya si passa alle cime rocciose piene di abeti. Questa zona di costa degrada velocemente verso il mare. Subito dopo Cirali c’è la deviazione verso Olympos: 11 chilometri dalla statale attraverso una serie di tornanti in mezzo alla pineta. La pineta è disseminata di piccole pensioni con camere, ma anche bungalow e case sugli alberi. In passato era una sorta di luogo hippy, oggi conta numerosi bar e ristoranti alla moda. L’atmosfera però rimane molto rilassata.

Nel cuore dell’antica Licia e nei pressi dell’omonimo monte, si trova Olympos, città ellenica ormai dimenticata, ma che mantiene ancora un suo particolare fascino. A circa 70 chilometri da Antalya, Olympos oggi è una località turistica frequentata e nota soprattutto per le tipiche case sugli alberi, ma nascosta nel bosco ci sono ancora le rovine dell’antica città. Nulla a che vedere con la grandezza di altri siti archeologici come Hierapolis o Efeso. Risalente al periodo ellenistico, la città dell’antica Licia sorge su un fiume che porta direttamente al mare. Si possono ancora notare alcuni resti greco-romani, come una necropoli, le mura, il teatro, templi e tombe monumentali e ci sono due piccoli castelli di epoca medioevale. Olympos in realtà è stata sostanzialmente dimenticata. I resti della città sono in parte nascosti nella vegetazione, quasi sommersi. La via principale conduce alla bella spiaggia. Lungo il sentiero principale si notano alcune rovine e se ci si addentra nel bosco si possono trovare altri reperti.

Selvaggia e libera: queste le due caratteristiche principali della spiaggia di Olympos che sorge al termine delle rovine dell’antica Olympos. Ideale per i viaggiatori zaino in spalla, questa spiaggia di ciottoli è ampia e si affaccia un mare limpidissimo. Bellissima di giorno, quando ci si può riposare anche all’ombra delle grandi rocce, è molto affascinante anche di notte. In molti infatti amano fare qui una passeggiata al chiaro di luna, ascoltando il rumore delle onde che si frangono sulla battigia. Si raggiunge scendendo da Olympos e oltrepassando la zona archeologica, oppure arrivando a piedi dalla Spiaggia di Cirali.

Le rovine di Olympos affiorano dalle acque del fiume
Le rovine di Olympos affiorano dalle acque del fiume
spiaggia di olympos al chiaro di luna
La spiaggia di Olympos al chiaro di luna
La spiaggia di Cirali
La spiaggia di Cirali

Una cosa assolutamente da non perdere è l’escursione a piedi a La Chimera, ovvero le fiamme che ardono perennemente.

Per arrivare a contemplare questo strano fenomeno, bisogna seguire la strada che conduce a Cirali e poi proseguire per altri 4 km verso il parcheggio della Chimera. Da lì mezz’ora a piedi in salita, percorrendo alti gradoni. Il momento migliore per affrontare questo percorso è il crepuscolo, perché fa meno caldo e perché è il momento ideale per godere al massimo l’atmosfera magica dei fuochi.

Una volta in cima, già da lontano noterete gli strani fuochi che si accendono tra le rocce. Ce ne sono quasi una decina, sparsi lungo la rupe in salita, alcuni piccoli, altri decisamente più grandi. Attorno a quello più grande in cima un gruppo di donne tedesche intona un rito tenendosi per mano in circolo. L’atmosfera è piuttosto surreale, nonostante il luogo sia turistico. Ad aumentare l’effetto magico durante la mia visita c’era anche una luna piena che illuminava il mare. Dai buchi nel terreno, inspiegabilmente, escono da sempre fiamme di fuoco. Le cause di questo strano fenomeno fisico non sono del tutto chiare nemmeno oggi, anche se è certo che da quelle fenditure esca un gas con una composizione chimica unica al mondo. Provate a soffocare le fiamme: vedrete come si spegneranno per un po’, per poi riaccendersi da sole.

Ricordarsi di portare una torcia per scendere a valle, perché il percorso non è illuminato artificialmente. La Chimera si trova lungo la Via Licia, uno dei percorsi di trekking più suggestivi della Turchia ed è una delle principali attrazioni turistiche nel tratto di costa a ovest di Antalya, anche se la scomodità per raggiungerle le preserva ancora dai viaggi organizzati.

La Chimera - Turchia
La Chimera
La Chimera - Turchia
La Chimera

4) KALEKOY

Usciti da Olympos dopo qualche chilometro si comincia a scendere dalle montagne e per un po’ la strada costeggia piatta la costa. Da qui in poi sarà tutto un susseguirsi di ampi tornanti che costeggiano il mare: la strada è affiancata da un lato da rocce argillose dal colore rossastro e dall’altro dal mare blu che, a tratti, verso la riva diventa turchese. Nelle piccole insenature create dai tornanti si sono formate idilliache spiaggette, alcune delle quali attrezzate con ombrelloni di paglia, in mezzo al nulla.

Ad un certo punto la strada verso sinistra conduce al villaggio di Ucovig e Kekova. Il primo è il villaggio da cui poi si procede per raggiungere Kalekoy, a cui si accedere soltanto a piedi o in barca. La seconda è la città sommersa, al largo di Ucovig. Per arrivarci ci vogliono ancora 15 km da percorrere in auto lungo una strada piuttosto stretta che fiancheggia la montagna e attraversa un villaggio rurale. Dopo questa lunga traversata arriviamo finalmente a Ucovig, un villaggio molto turistico da cui partono i tour turistici o le barche private per Kalekoy. L’alternativa alla barca è un’ora a piedi lungo un sentiero. La scelta ricade su un barchino guidato da un vecchietto che per 30 lire ci porta al villaggio. La traversata dura una decina di minuti. La baia è disseminata di isolotti di varie dimensioni, tutti formati da rocce e alberi.

Kalekoy è un pittoresco villaggio con un castello che domina la baia dalla cima della collina e da una serie di ristoranti che si affacciano sull’affollato porticciolo. Sopra il paese sorge un castello medievale crociato, costruito su fondamenta antiche dall’ordine cavalleresco dei Cavalieri di San Giovanni, che regnò fino al 1522 a Rodi.

Il paese è formato da viuzze che si inerpicano lungo il colle, attraversando le poche case, le pensioni e i ristoranti. In sostanza le strade sono due: una più bassa verso il mare e una più alta verso la collina e il castello. Lungo queste strette vie acciottolate, bar e mercatini si contendono i clienti. Il paesino è molto piccolo e non ha spiagge. Le pensioni mettono a disposizione dei clienti alcuni lettini con ombrelloni a bordo mare sul porto e se ci si spinge oltre le case si trovano soltanto alcune rocce. Dalla parte opposta del porto si può facilmente raggiungere a piedi, camminando nell’acqua che arriva al ginocchio, un isolotto abbastanza ampio a 200 metri dalla costa. Sull’isolotto finalmente è possibile stendere l’asciugamano e a fare un bagno. L’acqua è bellissima.

Il villaggio venne costruito sui resti dell’antica città di Simena, di cui sono conservate soltanto alcune rovine antiche. In mezzo all’acqua ci sono i resti dei bagni termali di Tito, oggi sommersi. Anche la necropoli con sarcofagi prevalentemente di età romana ma in stile licio è parzialmente sommersa, anche se un singolo sarcofago emerge pittorescamente dall’acqua.

kalekoy
Il villaggio di Kalekoy
kalekoy sarcofago
Il sarcofago nella baia di Kalekoy
kalekoy baia
Un ristorante nella baia di Kalekoy

5) PHASELIS

Sedici chilometri a nord di Olympos si trova l’antico porto licio di Phaselis, oggi sito archeologico affacciato su tre delle più incantevoli baie di questa costa. All’ombra dei pini, tra rocce e ciottoli, si estendono tre spiaggette, separate soltanto da un lembo di terra e dalle rovine dell’antica città di Phaselis. Costruita nel 700 a.C. per opera della popolazione della vicina isola di Rodi, che sbarcò sulle coste della Turchia, Phaselis divenne uno dei più importanti porti commerciali del Mediterraneo orientale, posto sulla via che conduceva alla Cilicia e a Cipro.

All’ingresso c’è l’acquedotto, di cui oggi sono visibili solo alcuni archi, ennesima testimonianza di quanto fosse importante questo antico centro abitato sorto sulla costa della Turchia, nella zona dell’odierna Kemer. Ben conservata anche la via centrale dell’antica città, larga 24 metri che attraversa tutta la parte centrale di Phaselis: qui si aprivano negozi e magazzini, bagni pubblici, agorà e teatri, di cui oggi restano le rovine. Molto bello anche il teatro, dai cui spalti si gode una bella vista sulle montagne circostanti.

L’antica Phaselis si affaccia sul mare grazie a tre piccole baie, disposte l’una dopo l’altra, dove ci si può stendere a prendere il sole, grazie anche all’ombra garantita dalla pineta. Le prime due spiaggette si trovano quasi di fronte all’entrata al sito archeologico, mentre la terza si estende alla fine della strada colonnata di Phaselis e viene utilizzata anche come piccolo porto per le imbarcazioni delle escursioni. L’acqua è trasparente, di colore tra il verde e il turchese e d’estate è molto calda.

Nel momento della mia visita, alle spiagge e al sito archeologico si accede attraverso la stessa biglietteria.

acquedotto Phaselis
L'acquedotto di Phaselis
spiaggia di phaselis 1
Una delle spiagge di Phaselis

6) PAMUKKALE

La fama del minuscolo villaggio di Pamukkale è legata alle piattaforme di calcite, di un bianco accecante, invase dalle calde acque ricche di minerali provenienti dalla montagna sovrastante, detta “Castello di Cotone”. Pamuk in turco significa infatti proprio “cotone”. Patrimonio Unesco dal 1988, queste abbaglianti scogliere sono uno dei siti più originali non soltanto della Turchia ma di tutto il mondo. Le terrazze di travertino di forma circolare si sviluppano sulle pendici della bianchissima montagna e creano un contrasto cromatico con il cielo azzurro e il verde della pianura sottostante.

Sulle terrazze è obbligatorio camminare scalzi, quindi è necessario portarsi appresso le scarpe per proseguire la visita dopo aver attraversato le vasche. La roccia del crinale può sembrare tagliente e sembrerebbe impossibile percorrerla a piedi nudi, in realtà il costante scorrere dell’acqua mantiene il suolo soffice e in alcuni casi leggermente appiccicoso, quindi il rischio più alto è quello di scivolare, ma non quello di tagliarsi. Le vasche sono poco profonde e ci sono diverse zone asciutte, quindi attrezzatevi con un costume o almeno con pantaloncini corti.

Di giorno le scogliere sono molto affollate dai turisti da gita in giornata, ma se si sceglie di dormire qui si può partecipare alla visita serale, all’ora del crepuscolo e poi rientrare al villaggio al calar del sole. Non prima di aver ammirato lo splendido sito archeologico che si trova proprio sulla cima delle scogliere. Hierapolis era città termale più rinomata dell’antica Anatolia. Disseminata di gigantesche sculture di re di età pre-romana, anche se l’effetto di ripetuti terremoti ha purtroppo separato le teste delle statue dai corpi. Spettacolare il teatro romano, costruito in varie fasi dagli imperatori Adriano e Settimio Severo, poteva contenere oltre 12mila spettatori. Il palco è in gran parte ancora visibile.

Pammukkale
Pamukkale
Pamukkale
Le piattaforme di calcite di Pamukkale
Il Teatro di Hyerapolis
Il Teatro di Hyerapolis
Il sito archeologico di Hyerapolis
Il sito archeologico di Hyerapolis

7) EFESO

Annoverato tra le sette meraviglie del mondo antico, Efeso oggi è la città ellenica meglio conservata in Europa e ai tempi d’oro era seconda soltanto a Roma. Nel suo periodo di gloria aveva 250mila abitanti. La Biblioteca di Celso o il Tempio di Adriano sono meraviglie architettoniche e le restaurate case a terrazza permettono di gettare uno sguardo sulla vita quotidiana dell’epoca. Camminare per le vie di Efeso è sicuramente uno dei momenti più emozionanti di un viaggio nella Turchia del sud. Gli archeologi continuano a scoprire continuamente tasselli di quello che era la vita quotidiana della città.

La visita inizia dalla Porta di Magnesio, nella parte alta della città, e da lì si scende verso il basso su Via dei Cureti, la strada più importante e grandiosa di Efeso, pavimentata in marmo, un tempo era fiancheggiata da negozi e statue di personaggi importanti della città, imperatori e dei. A metà via si incontrano le latrine, elemento fisso delle antiche città greco-romane, che utilizzavano un complesso sistema fognario. Gli efesini più benestanti pagavano una “tessera associativa” che dava loro diritto a un sedile riservato. Poco oltre, sorgono le rovine del postribolo. Come in altre città antiche, che gli uomini facessero visita a un bordello era considerato quasi normale. Chi entrava nel postribolo doveva sottoporsi a un processo di pulizia a più tappe prima di poter mettere piede nell’atrio in marmo, decorato da statue di Venere. Il segno di un’impronta, all’esterno, indica il punto dove si trovava l’entrata.

Proseguendo si giunge al grandioso Tempio di Adriano, in stile corinzio. Le arcate dettagliate e le colonne dell’imponente tempio dedicato all’imperatore nel 138 d.C., sono tra le meraviglie meglio conservate della città. L’arco principale, sostenuto da una chiave di volta centrale, è un sistema architettonico perfettamente bilanciato, senza bisogno di cemento o malta. Tutta la superficie era ricoperta di splendidi fregi.

Di fronte al tempio di Adriano si trovano le magnifiche case a terrazza, abitate dai benestanti, che permettono di gettare uno sguardo sulla vita privata dei cittadini più facoltosi di Efeso. I blocchi squadrati di marmo, i mosaici pavimentali e gli affreschi ne testimoniano il lusso. L’intera area residenziale era in origine un cimitero e le attuali terrazze per abitazioni furono costruite dai Romani sul cimitero e sulle altre strutture greche. Le dimore aperte al pubblico sono ben conservate e in alcuni tratti permettono di osservare i graffiti sui muri dove si notano gladiatori, animali, nomi e poesie d’amore. In una casa si possono vedere il salone in marmo e i bagni.

Tra le cose più belle da vedere nel sito archeologico al primo posto c’è sicuramente la Biblioteca di Celso, terza biblioteca del mondo antico dopo quelle di Alessandria e Pergamo. Possedeva 12mila rotoli che venivano preservati dalle temperature esterne e dall’umidità. Gaio Giulio Celso Polemaeno fu il governatore dell’Asia minore all’inizio del II secolo d.C.: il figlio di Celso, il console Gaio Giulio Aquila, fece edificare questa biblioteca in onore del padre dopo la sua morte. Celso fu sepolto sotto l’ala occidentale della biblioteca. Nelle nicchie sulla facciata sono oggi visibili le riproduzioni delle statue delle quattro virtù greche: virtù, intelletto, conoscenza e saggezza.

La Via Marmorea, terza strada per grandezza di Efeso, collegava la biblioteca e il teatro. L’Odeon è il teatro con 5000 posti a sedere: possedeva un’ottima acustica ed era usato per le assemblee cittadine. Ai dibattiti in vista di decisioni importanti, partecipavano grandi maestri dell’oratoria, abilità molto apprezzata in età greco-romana. Proseguendo oltre l’agorà, si arriva al Teatro Grande, costruito in quello che oggi è il monte Payanir, era il luogo in cui gli efesini assistevano a tragedie e commedie. Le gradinate della cavea, divise in tre ordini e ornate da sculture raffinate, erano spesso completamente occupate.

La Biblioteca di Celso
La Biblioteca di Celso
Il Teatro Grande
Il Teatro Grande
Case terrazza
Case terrazza
Mosaici nelle case terrazza
Mosaici nelle case terrazza
Graffiti nelle case terrazza
Graffiti nelle case terrazza

8) SMIRNE

Izmir (Smirne) è la terza città più grande della Turchia e il secondo porto più grande dopo quello di Istanbul. Si trova sulla costa egea della Turchia, è conosciuta infatti come la “Perla dell’Egeo”, si trova a 450 chilometri da Istanbul ed è considerata la città più occidentalizzata della Turchia. L’ultima tappa del mio on the road in Turchia è una città dove mi sarei fermata molto più tempo e dove mi sono sempre ripromessa di tornare per vederla con più calma, magari dedicandole un weekend. Smirne secondo me è proprio una città perfetta in cui trascorrere un weekend, anche per l’atmosfera rilassata che vi si respira.

Percorrendo il tratto pedonalizzato del Cumhuriyet Bulvari, il corso che porta al centro storico e che corre parallelo al mare, si giunge a Konak Square, il cuore istituzionale e moderno della città, il cui nome deriva dal palazzo del governo di epoca ottomana che si affaccia qui. Superato il lungomare, il centro storico e la zona del bazar, si arriva in questo spazio, attorno al quale sorgono il Municipio di Konak, la zona centrale della città, e la Fiera. La piazza è un grande ovale su cui si affacciano palazzi moderni. Al centro, un’aiuola con alcune palme le donano un carattere esotico. Un globo a forma un mappamondo si staglia contro la parte di città che sorge sulla collina alle spalle. Uno dei momenti migliori per godersi l’atmosfera di questa è piazza e al tramonto, quando si riempie di gente. In mezzo alla piazza ci sono la Torre dell’orologio, simbolo della città e la Moschea di Konak, un piccolo e grazioso gioiello architettonico di epoca ottomana.

A Smirne tutti ma proprio tutti all’ora del crepuscolo vanno ad aspettare il tramonto davanti al porto. Subito dopo il lungomare, c’è un bellissimo parco dove intere famiglie si siedono e improvvisano un pic-nic, l’attività preferita dai locali durante il week end. Decine di persone si siedono sulle panchine, sul prato o direttamente sul molo aspettando che il sole tramonti sul mare, chiacchierando tra loro o semplicemente ammirando il panorama in silenzio. Ci sarà sempre qualcuno che vi chiederà da dove venite e che si fermerà a guardare il tramonto insieme a voi.

Konak Square al tramonto
Konak Square al tramonto
Venditore di pallonicini sul molo di Smirne
Venditore di pallonicini sul molo di Smirne
Smirne by night
Smirne by night
Lungomare di Smirne
Lungomare di Smirne

Turchia del Sud: le tappe dell'itinerario

Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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