Itinerario fai da te in Cappadocia, cosa vedere in 4 giorni

Molti paragonano questo paesaggio a una fiaba, perché il labirinto di torri, crepacci, pinnacoli e formazioni rocciose, spesso con forme bizzarre, sembrano usciti da un incantesimo. In realtà la regione della Cappadocia, che si trova su un altopiano a mille metri di altitudine nell’Anatolia centrale, in Turchia, è il risultato della paziente opera della natura, del corrugamento della superficie terrestre in questa zona e di due vulcani ormai spenti da tempo.

Ma qui non è soltanto la natura ad aver lasciato uno spettacolo mozzafiato. La Cappadocia fu rifugio di anacoreti ed eremiti cristiani prima e di intere popolazioni poi, che scavarono le loro abitazioni nel tufo e affrescarono le loro chiese all’interno delle grotte, dando vita a uno straordinario universo rupestre.

La valle più popolata era quella di Goreme, che anche oggi è il punto turistico principale della Cappadocia. Qui sono state censite ben 365 chiese, alcuni con affreschi straordinari, in parte arrivati fino a noi. Ma non solo. In questa zona c’erano anche una decina di città sotterranee, formate da piani sovrapposti nel sottosuolo, in cui gli abitanti si rifugiavano in caso di incursioni nemiche e per sfuggire alle persecuzioni religiose. Alcune di queste straordinarie realizzazioni sono oggi visitabili.

Il paesaggio lunare della Cappadocia è uno di quei luoghi da vedere una volta nella vita e per me è stato sicuramente uno dei viaggi più belli, all’interno di un più lungo viaggio in Turchia.

Qui di seguito vi racconto l’itinerario che ho seguito e le cose che ho visto durante i 4 giorni che ho trascorso in Cappadocia, alcuni anni fa. Spero possa darvi qualche spunto utile.

itinerario in Cappadocia
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GIORNO 1

Il punto tradizionale da cui iniziare il tour della Cappadocia è il villaggio di Goreme, dove peraltro insistono la maggior parte degli alloggi, alcuni anche di lusso, ricavati direttamente nella roccia. Che dormiate o meno qui, in ogni caso il villaggio e soprattutto il Museo all’aperto nelle vicinanze  (un chilometro dal villaggio) è un buon punto per cominciare ad avvicinarsi a questo territorio.

Così abbiamo fatto anche noi e il primo giorno è stato dedicato alla visita del Museo all’aperto di Goreme per poi proseguire nella famosa Valle delle Rose fino al villaggio di Cavusin. Se vi rimane tempo potete concludere la giornata all’ora del tramonto in cima al castello di Uchisar da dove godervi uno splendido panorama (per raggiungerlo è sufficiente tornare verso Goreme e, superato il villaggio, dopo pochi chilometri, arriverete a Uchisar.

VILLAGGIO DI GOREME E MUSEO ALL'APERTO

Il Museo a Cielo Aperto di Goreme è una sorta di testamento della cultura bizantina. Patrimonio dell’Umanità Unesco, è una tappa irrinunciabile e merita una visita di un paio d’ore. L’insieme di chiese, cappelle e monasteri scavati nella roccia in origine era un importante insediamento religioso bizantino dove viveva una piccola comunità formata da una ventina di monaci, che a partire dal XVII secolo divenne un luogo di pellegrinaggio.

La visita è molto semplice. Dalla biglietteria è sufficiente seguire il sentiero acciottolato per raggiungere le varie chiese. La prima è la Chiesa di San Basilio (Aziz Basil Sapeli), uno dei santi più importanti della Cappadocia, originario di Kayseri.
Di seguito s’incontra la Chiesa della Mela (Elmali Kilise), dell’XI secolo, che custodisce affreschi con scene della Bibbia. Più avanti la Chiesa di Santa Barbara (Azize Barbara Sapeli) costruita dai soldati bizantini e che presenta enigmatici affreschi sul soffitto, con uno stile tipico del periodo iconoclasta.
Più in alto c’è la Chiesa del Serpente o chiesa di Sant’Onofrio (Yilanli Kilise) in cui Sant’Onofrio ha le sembianze di un’ermetica figura ermafrodita. La chiesa più famosa del museo è la Chiesa Buia (Karanlik Kilise), una delle più belle di tutta la Turchia: il suo nome deriva dal fatto che aveva pochissime finestre.
La Chiesa dei Sandali (Carikli Kilise) risale al Duecento e prende il nome dalle orme impresse nel pavimento, che rappresentano le ultime tracce della vita terrena di Gesù prima dell’Ascensione. Imboccando la discesa s’incontra il Convento delle Monache (Rahibeler Manastiri) di cui oggi rimane soltanto un’ampia e spoglia sala del refettorio e una piccola cappella.

Usciti dal museo, vale la pena attraversare la strada e visitare la Chiesa della Fibbia (Tokali Kilise), circa 50 metri più in basso in direzione del villaggio di Goreme, una delle chiese più grandi e belle: ha una cappella sotterranea e affreschi molto belli.

Finita la visita vale la pena fare una passeggiata nel villaggio di Goreme per ammirare le case e gli hotel costruiti nelle rocce dalla forma bizzarra. L’incantevole villaggio color miele scavato nelle colline è ormai cresciuto rispetto al borgo agricolo di un tempo, ma riesce a mantenere ancora il suo fascino. Nei vicoli nascosti aprono continuamente boutique hotel scavati nelle rocce e piccoli negozi di souvenir.

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VALLE DELLE ROSE DI GOREME

È una delle valli più famose della Cappadocia, vista la presenza dei famosi camini delle fate (peribacalar). La passeggiata attraverso questa valle è effettivamente molto bella: ad ogni passo lo scenario cambio e davanti agli occhi si dispiegano nuovi paesaggi di rocce dalle più diverse forme.

I camini delle fate si formarono quando l’erosione spazzò via lo strato di lava che ricopriva il tufo, ovvero la cenere lavica solidificata, lasciando dietro a sé pinnacoli isolati, che possono raggiungere un’altezza di 40 metri, hanno una forma conica e sono sormontati spesso da cappucci di roccia dura che poggiano su colonne di roccia più friabile. Gli abitanti dei villaggi li chiamano semplicemente kalelar, ovvero castelli.

La valle è lunga e arriva fino al villaggio di Cavusin: se volete percorrerla tutta calcolate qualche ora di cammino. Noi ne abbiamo percorsa soltanto un pezzo, all’ora del tramonto, quando il sole picchia un po’ meno e le rocce si colorano di rosa.

Il sole tramonta proprio di fronte alla valle, dietro la sagoma del castello di Uchisar, regalando un’altra bella cartolina della Cappadocia.

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VILLAGGIO DI CAVUSIN

La prima tappa è la chiesa di Cavusin. La chiesa si trova, a destra, arrivando da Goreme attraverso la statale, dietro ad un grande negozio di ceramica. Per accedervi bisogna percorrere una scalinata in salita e poi un paio di ulteriori scale in ferro per arrivare alla doppia entrata. La chiesa è formata da due vani: nel primo c’è la cappella vera e propria, affrescata con scene del testamento; nel secondo più a sinistra ci sono diversi spazi distribuiti su più livelli, alcuni dei quali hanno aperture su bei scorci della valle e dei camini di fata. È la prima chiesa costruita in Cappadocia nel periodo post-iconoclasta.

Procedendo verso Cavusin si può parcheggiare nei pressi di una strada sterrata e arrivare a piedi fino all’antico villaggio, un luogo molto suggestivo, visto che le rovine si estendono lungo una roccia a strapiombo sulla valle. Il percorso migliore da fare è risalire la collina attraverso la parte nuova del villaggio e proseguire fino a raggiungere le rovine dell’antico villaggio, che oggi è uno scosceso e labirintico complesso di case abbandonate scavate nella parete rocciosa.

Sulla piazza del paese ci sono alcune bancarelle per turisti e il punto di incontro delle escursioni a cavallo. Numerosi anche i cantieri di cave hotel in costruzione, di fronte alla parete del vecchio villaggio abbandonato.

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VILLAGGIO E ROCCA DI UCHISAR

L’ora del tramonto è un momento perfetto per andare a Uchisar, entrare nel castello e ammirare il panorama dalla sua altissima rocca, che domina tutta la Cappadocia. Il castello è un alto affioramento di roccia vulcanica disseminato di gallerie e finestre ed è visibile a diversi chilometri di distanza.

Uchisar è l’ennesimo piccolo villaggio della zona, ospita diverse case e alcune piccole pensioni, mentre la maggior parte delle bancarelle sono distribuite intorno alla piazza sotto il castello. Per accedere alla rocca si sale lungo la ripida scalinata che conduce in cima, dove c’è anche un piccolo chiosco di bibite.

La rocca di Uchisar è uno dei luoghi più ricchi di fascino è della Cappadocia. Il tipico paesaggio da fiaba. Da qui la vista può spaziare a perdita d’occhio su tutta la zona centrale della Cappadocia, da qui si può ammirare tutte le più diverse formazioni rocciose.

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GIORNO 2

Dopo aver preso confidenza con la Cappadocia, il secondo giorno può essere dedicato all’esplorazione di alcune delle sue più belle e famose valli, dove si possono ammirare gli stravaganti camini delle fate.

La serata si può chiudere a Urgup, un villaggio molto carino e meno turistico di Goreme, che a noi è servito anche come base per tutti i quattro giorni.

LA VALLE DI PASABAGI

Sulla strada che conduce alla Valle di Zelve, si può fare tappa alla valle di Pasabagi, dove si possono ammirare alcuni esempi di funghi di tufo molto suggestivi, con la cima formata da una sorta di triplice cappello.

La valle era abitata dai monaci e salendo l’interno di un camino delle fate si può arrivare a una delle celle scavate nella roccia, decorata con croci greche. È possibile sia seguire un percorso attraverso i funghi, fino ad arrivare ad un vecchio monastero scavato nella roccia in cui si può entrare, sia salire sulla collinetta che circonda i funghi, per ammirare il panorama nella sua completezza.

La valle è una formazione a tre cime e alcuni tra i più suggestivi esempi di funghi. Il sole qui può essere molto cocente ma la bellezza del luogo merita la fatica di compiere l’intero percorso.

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LA VALLE DI ZELVE

La valle di Zelve è un museo all’aperto, ma in realtà si tratta del vecchio villaggio abbandonato dal 1952, quando venne considerato troppo pericoloso per viverci. Gli abitanti furono così spostati di qualche chilometro, nel villaggio che si chiama Nuova Zelve, piuttosto anonimo. Si trova ad un bivio lungo la strada che collega Cavusin ad Avanos.

Il vecchio villaggio è inserito in una valle molto suggestiva, formata da alte pareti rocciose ornate di pinnacoli e punteggiate di case e chiese abbandonate.

C’è un sentiero che permette di esplorare le tre valli di cui è composta la zona, anche se alcuni zone non sono accessibili, in quanto pericolanti. Nella prima valle ci sono un vecchio mulino con macina e trave di legno e le due chiesette dei pesci e dell’uva, con affreschi molto sbiaditi.

Risalendo lungo la seconda valle si arriva invece a quella che era l’antica vineria. Dopodiché si compie un ampio giro all’interno della seconda valle che permette di godere di un favoloso panorama e si arriva alla terza valle, quella del villaggio vero e proprio abbandonato e pericolante. Qui c’è una disadorna moschea, ancora ben conservata. Dalla terza valle il sentiero riconduce verso l’uscita. Per vedere bene le tre valli ci vuole un’ora e mezza circa.

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VALLE DI DREVENT

Pe raggiungere la Valle di Drevent, chiamata anche Valle dell’Immaginazione, da Zelve, è necessario tronare indietro di 200 metri lungo la strada d’accesso fino al punto in cui si bisforca e lìimboccare la via che prosegue verso destra, con l’indicazione per Urgup. Dopo circa 2 km si giunge al villaggio di Aktepe e da lì si svolta a destra e si percorre la strada che in meno di 2 km sale a Urgup.

La valle di Drevent è famosa per i pinnacoli dalle varie forme (cammello, delfino, madonna, ecc.). In realtà la valle è un po’ deludente, perché dal punto panoramico approntato per i turisti (e intasato di pullman) non si vede molto. Si può però parcheggiare in alcuni piccoli spazi più a sud, da cui si può vedere meglio la valle nella sua complessità.

La specificità di molti coni di questa valle è di avere una tonalità rosata e di essere sormontati da una roccia piatta e più scura, che nel corso del tempo li ha protetti dalle piogge responsabili dell’erosione della roccia circostante.

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VILLAGGIO DI URGUP

A Urgup non ci sono monumenti di rilievo ma secondo me è un ottimo luogo sia dove alloggiare per spendere meno rispetto alle case di lusso di Goreme sia comunque da visitare per vedere un villaggio della Cappadocia ancora abbastanza autentico e un po’ meno turistico.

Dalla rocca sopra il paese si può godere un bellissimo panorama della città e della valle a 360 gradi. In cima alla rocca ci sono un caffè, un ristorante e alcun tombe. Il panorama è molto bello, specialmente all’ora del tramonto, quando si accendono le prime luci nelle case nella valle.

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GIORNO 3

Il terzo giorno ci siamo spinti un po’ più fuori rispetto al cuore della Cappadocia, alla scoperta di quella che secondo me è una tra le più belle valli della zona, ovvero quella di Soganli, passando per il villaggio di Mustafapasa.

E infine merita sicuramente la visita a una delle città sotterrannee: noi abbiamo visto una di quelle più famose ed è stata un’esperienza incredbile. Sono riuscita anche a vincere la claustrofobia!

LA VALLE DI SOGANLI

La valle di Soganli si trova a circa 50 km da Urgup. Per arrivarci si passa attraverso Mustafapasa, che merita una breve sosta.

Villaggio di Mustafapasa

Il paesino è piccolo e poco turistico, ma molto grazioso. Ci sono alcune case arroccate sul versante di una montagna e alcuni negozi e bar nella piccola piazza, dove si trova – seminascosta sotto il livello stradale – anche una bella chiesa probabilmente ortodossa. Non è menzionata in alcuna guida, ma è sia l’interno sia la facciata esterna sono molto suggestivi. Particolarmente bello il portale esterno, che sembra antico e prezioso e curiosi i capitelli delle colonne. L’interno è spoglio ma decisamente suggestivo, a tre navate suddivise da colonne e un ballatoio camminabile.

La strada da Mustafapasa alla valle di Soganli è molto suggestiva: il paesaggio è per la maggior parte arido, con colline e rupi di varie dimensioni che si alternano a qualche campo coltivato e a qualche raro boschetto. Questa zona è decisamente meno turistica rispetto ai villaggi centrali della Cappadocia: sulle strade si incontrano facilmente trattori guidati dagli abitanti dei pochi villaggi, prevalentemente agricoli. Poi per molti chilometri si attraversa una valle disabitata, con distese di campi e prati.

La valle di Soganli

Dopo 36 km da Mustafapasa, si giunge alla valle di Soganli. Noi lasciamo l’auto nel parcheggio e proseguiamo a piedi all’interno della valle. La strada principale però è asfaltata e molti pulmini di turisti entrano direttamente con il mezzo per poi fermarsi lungo la strada in corrispondenza delle diverse chiese.

La valle si divide in due parti, Asagi Soganli e Yukari Soganli, che in epoca romana ospitarono alcune necropoli e in epoca bizantina comunità monastiche e custodiscono diverse chiese rupestri. Ci sono quattro chiese nella valle destra e due nella sinistra: noi vedremo solo quelle della valle destra perché la passeggiata è abbastanza lunga, anche se molto affascinante, quindi se potete mettere in conto quasi un’intera giornata per visitarla tutta, potrebbe valerne la pena.

Le chiese sono arroccate sulle rocce e un cartello le indica dalla strada. A tutte si accede attraverso un sentiero, di volta in volta più o meno ripido. La prima è la Cappella Nera (Karabas), una delle più interessanti, affrescata con scene della vita di Cristo. Alcuni affreschi sono abbastanza ben conservati, altri decisamente rovinati. Il piccione raffigurato in uno degli affreschi evidenzia l’importanza che i monaci davano a questi volatili, per i quali costruivano apposite piccionaie scavate nella roccia.
La seconda è la chiesa di San Giorgio o del Serpente (Yilanli Kilise): anche qui gli affreschi sono stati ricoperti di nero per cercare di conservarli meglio. Alcuni sono ancora abbastanza visibili.
La visita prosegue svoltando verso sinistra e seguendo il sentiero che porta verso l’alto, in modo da trovarsi di fronte alla roccia con le due precedenti chiese. Qui si trovano le altre due chiese, molto vicine tra di loro. Non hanno affreschi ma sono molto interessanti dal punto di vista architettonico. La prima è la cosiddetta Chiesa con la Cupola (Kubbeli Kilisesi), perché presenta questa forma architettonica scavata nella roccia: ci sono diversi vani, da alcuni dei quali si può godere una bellissima vista sulla valle. Al piano terra c’è un vano più ampio con colonne sormontate da capitelli e volte a tutto sesto. L’ultima chiesa si chiama Chiesa Nascosta (Sakli Kilisesi) ed è decisamente molto piccola, arroccata sulla roccia in posizione suggestiva, con una forma molto particolare.

Proseguendo lungo il sentiero si arriva nei pressi del villaggio di Soganli, semi abbandonato, annidato sotto uno sperone di roccia, da cui si scende verso la strada principale, dove ci sono alcuni ristoranti a carattere famigliare.

Prima di uscire dalla valle, visitiamo un’altra chiesa, appena superata la biglietteria. Si tratta della Chiesa della Fibbia (Tokali Kilise) e si raggiunge salendo una ripidissima rampa di gradini consunti, un’operazione decisamente poco semplice, sia in salita che in discesa! Lo sforzo però viene premiato, oltre che dalla bella chiesa, anche dall’affascinante panorama che si gode dall’alto.

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LA CITTA SOTTERRANEA DI DERINKUYU

Lasciata la bella valle di Soganli, l’ultima tappa della giornata è la città sotterranea di Derinkuyu, probabilmente la più grande e la più profonda della Cappadocia. Non è l’unica città costruita nelle viscere della terra in questa zona. Originariamente creata dagli Ittiti, la vasta rete di città sotterranee della regione è stata menzionata per la prima volta dallo storico della Grecia antica Senofonte nel IV secolo a.C. Nel V e VII secolo i cristiani bizantini ampliarono le città e le usarono come rifugi per fuggire alle persecuzioni. Alcune città hanno dimensioni considerevoli: si pensa che Derinkuyu potesse ospitare fino a 10mila persone.

Purtroppo i turisti sono numerosi e così si è obbligati alla condivisione degli angusti spazi della città sotterranea con molte altre persone contemporaneamente. La città si trova a 10 km a sud di Kaymakli e ha vani distribuiti su ben sette livelli.

L’ambiente è indescrivibile! Si scende sottoterra attraverso alcuni tunnel che conducono a vani più o meno grandi dove gli antichi cristiani vivevano nascosti anche per mesi. Dopo i primi due livelli, c’è un tunnel profondissimo i cui gradini vanno percorsi con la schiena piegata, che raggiunge i vani più grandi dove trovava spazio anche la chiesa e il cimitero. Scendendo verso i livelli più profondi, ricordate di alzare lo sguardo per osservare i condotti di aerazione e rendersi conto di quanto ci si sta allontanando dalla superficie.

Questa visita è un’esperienza davvero unica anche se abbastanza faticosa e claustrofobica. Per evitare di perdersi e seguire il percorso esatto, le frecce rosse indicano il percorso di strada e quelle blu quelle di uscita. Il lungo tunnel finale deve essere percorso in entrambi i sensi, ma alternativamente dalle persone che salgono e da quelle che scendono.

Il villaggio di Derinkuyu è davvero povero: lungo le strade si intravedono donne e bambini vestiti in modo umilissimo, le case sono fatte tutte di pietra greca e qui si vive soprattutto di agricoltura. Soltanto intorno alla città sotterranea si è sviluppata un po’ di attività turistica, con bar, ristoranti e bancarelle di souvenir.

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GIORNO 4

Abbiamo dedicato l’ultimo giorno in Cappadocia all’escursione nella bella Valle di Ilhara, visto che è la valle più distante da Goreme e Urgup, ovvero dal centro della Cappadocia e quindi rappresenta il modo ideale per lasciare questa bella regione, sia per chi termina il viaggio sia per chi, come noi, prosegue verso la costa della Turchia.

Come sempre è bene partire al mattino, per cominciare presto l’escursione ed evitare le ore più calde. In questo caso la valle si trova in un luogo abbastanza ombreggiato, quindi c’è la possibilità di fare numerose soste. Ovviamente, più vi fermate, più tempo impiegherete ad attraversarla. Anche soltanto per fare metà valle e poi tornare indietro in auto, calcolate almeno un paio di ore, veloce pausa di mezz’ora pranzo compresa.

LA VALLE DI ILHARA

Una lunga deviazione di 50 km dalla strada principale per raggiungere Valle di Ilhara, in passato uno dei luoghi di ritiro più amati dai monaci bizantini, a cui si deve la realizzazione delle chiese scavate alla base delle rupi torreggianti.

La valle ha quattro punti di accesso, ma il tragitto più breve, lungo il quale si concentrano la maggior parte delle chiese, è quello che parte dalla biglietteria per poi scendere una lunga rampa di 360 gradini di legno, sull’orlo della gola, in modo da arrivare ai piedi della valle circondata da ripide rocce, rupi frastagliate a strapiombo sul fiume Melendiz Suyu e vegetazione a perdita d’occhio.

È un luogo ameno che invita ad una passeggiata. Anche questa valle è punteggiata di antiche chiesette, sparse tra e varie rocce. Lungo il percorso ne vedremo quattro:
– la Chiesa di San Daniele, subito all’inizio del percorso,
– la Chiesa del Serpente (Yilanli Kilise) con begli affreschi (fra cui il serpente a tre teste che divora i peccatori e le donne con le pinze ai capezzoli per non aver allattato i figli),
– la Chiesa di San Giorgio (Kirk Dam Alti Kilise), dove si può riconoscere soltanto l’affresco con San Giorgio a cavallo che uccide il serpente a tre teste, ma la bellezza della chiesa consiste nella splendida vallata su cui si affaccia dopo aver percorso la ripida scalinata in salita,
– la Chiesa colonnata (Direkli Kilise) a cui in realtà non si potrebbe accedere perché pericolante ma noi ci accorgiamo del cartello di divieto troppo tardi e così entriamo ad ammirare l’edificio con una grande pianta a croce e sei colonne.

A metà percorso, è d’obbligo una sosta nel bar che ha allestito delle capanne sull’acqua che fungono da tavoli e sedie per i clienti: decisamente turistico ma altrettanto irresistibile. Alle capanne sull’acqua, allestite di tappeti, divani e tavoli bassi dove sorseggiare un tè o gustare una pietanza, si accede tramite una passerella in legno che attraversa il fiume, popolato di anatre, che sperano in un boccone lanciato dai turisti.

A fine percorso invece si arriva a Belisirma, un villaggio in cui sono sorti una serie di mediocri ristoranti sull’acqua, a cui non ci si può sottrarre per mangiare un boccone al termine della passeggiata, vista l’ora. Scegliamo quello più appartato e ci rilassiamo in una capanna di legno, gustando un piatto di manzo e verdure cucinati nella tipica terracotta.

La passeggiata potrebbe continuare per altre due ore fino al termine della valle, ma per mancanza di tempo per noi è impossibile percorrerla interamente. Torniamo alla nostra auto all’entrata del sito grazie a un passaggio a uno dei ristoratori che si fanno pagare poco meno di un taxi. Così abbiamo modo di sperimentare una volta in più la spericolata guida turca.

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Ho fatto questo viaggio nell’agosto del 2013, ma soltanto ora sono riuscita a scriverne: per fortuna conservo sempre tutti gli appunti che freneticamente prendo durante ogni viaggio.

Ho omesso dal racconto soltanto i prezzi dei biglietti d’ingresso ai siti a pagamento perché di certo non sarebbero più attuali.

A quel tempo l’ingresso si pagava davvero pochissime lire turche e alcuni siti erano addirittura gratuiti, mi piacerebbe sapere da chi ci è stato più recentemente se le cose sono cambiate.

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

2 Commenti
  1. pubblicato da
    assistenza@treativa.com
    Mag 31, 2019 Reply

    che posti bellissimi. complimenti per l’articolo

  2. pubblicato da
    Claudia
    Lug 19, 2019 Reply

    Bellissime foto! Per caso avete noleggiato l’auto per girare la Cappadocia o vi siete affidati ai mezzi? grazie
    Claudia

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