A Praga sui passi degli scrittori scanditi dagli orologi di Paolo Ganz

Praga, nell’immaginario comune, viene spesso identificata come la città magica, misteriosa e romantica. Così la immagina chi desidera visitarla, salvo poi, una volta sul posto, ritrovarsi in parte deluso dal numero troppo elevato di turisti che affolla i luoghi più noti della città, togliendo loro gran parte del fascino sperato.

Per ritrovare l’anima di Praga o, meglio ancora, le sue anime svariate e diverse, può essere molto utile perdersi tra le pagine de Gli orologi di Praga (Bottega Errante, 2020), l’ultimo libro di Paolo Ganz, scrittore veneziano che finora ci aveva abituato ai racconti di viaggio sulla sua città (Cercando Venezia. Guida poetica alle città di pietre ed acqua, Mare di Carta 2016 o Venezia complice, Bottege Errante 2018) o su luoghi abitati dal mare (Piccolo taccuino Adriatico, Mare di Carta 2014 o La Grecia di isola in isola, Ediciclo 2017).

Stavolta Ganz scrittore e “libero viaggiatore” prova a condurci alla riscoperta di un’altra città su cui, propro come per Venezia, si potrebbe pensare sia già stato detto tutto. E lo fa ricorrendo ad una modalità che io personalmente amo moltissimo, ovvero visitando alcuni luoghi noti e meno noti e rileggendoli attraverso le parole degli scrittori che li hanno abitati e spesso raccontati attraverso i protagonisti dei loro libri, in cui, altrettanto frequentemente, si sono anche immedesimati.

D’altra parte, Claudio Magris aveva definito Praga “paesaggio letterario” e la capitale ceca ha visto passeggiare lungo le sue strade scrittori indimenticabili del calibro di Kafka, Hašek e Hrabal. Lo confessa lo stesso autore:

“Sono stati loro, i libri, a farmi tornare la voglia di rivedere Praga, per farmi raccontare ancora una volta tutte le sue storie, quelle davvero accadute e quelle un po’ strane, che mai riuscirò a capire fino in fondo”.

Che poi è la radice del fascino stesso di ogni viaggio: non riuscire mai del tutto a comprendere il luogo che si è visitato. Il viaggio non finisce mai, comincia molto prima della partenza e prosegue anche molto dopo il ritorno, per rimanere comunque irrisolto.

Da chi iniziare, dunque, questo viaggio poetico? Ganz sceglie di partire da da Franz Kafka e Jaroslav Hašek, “le due anime letterarie di Praga” che però “non si conobbero mai”. E non potrebbe esserci inizio più azzeccato per condurre il lettore alla scoperta di due autori che rappresentano pienamente lo spirito praghese, nella sua ambivalenza.

Mi ritrovo immediatamente nelle parole dell’autore, e forse non sono la sola. Anch’io lessi La Metamorfosi di Kafka da giovanissima e la divorai. Per me fu l’inizio di un grande amore verso questo scrittore che mi appariva così bizzarro e misterioso. E durante il mio viaggio a Praga, la visita al Museo Kafka con quella grande scultura a forma di K davanti all’entrata una visita obbligata, quasi un rito da vivere senza fretta, complice anche l’atmosfera del museo che Ganz descrive così bene. Così come la ricerca della casa in abitò lo scrittore, oggi diventata una cartoleria.

gli orologi di praga di paolo ganz recensione

Tanto Kafka amò l’isolamente, quando Jaroslav Hašek predilesse il chiasso delle bettole e delle osterie che furono per lui fonte di ispirazione. Il buon soldato Sc’véik incompiuto e tradotto in oltre sessanta lingue ci travolge con quella che è stata codificata come la nascita della tipica irona praghese.

Un’altra tappa obbligata: La Tigre d’Oro, la birreria quartier generale di Bohumil Hrabal, dove brindare una Pilsner dopo l’altra in direzione del busto dello scrittore che sovrasta il bancone e tra le cui pagine provare a ritrovare il genius locis di Praga e dei praghesi raccontati in Treni strettamente sorvegliati.

Gli orologi di Praga, corredato dalle evocative illustrazioni di Elisabetta Damiani, è un libro in cui ci si può riconoscere, in tanti passaggi. Forse è una semplice coincidenza, forse è perché c’è un po’ di Praga in ognuno di noi. Ad esempio:

“Come Praga possa interagire con l’umore degli innamorati io ora lo ignoro. (…) Fatto sta che un amore nascente qui troverà nutrimento e calore; se invece traballa in preda a chissà quali incertezze, Praga gli indicherà la strada della sua ghigliottina”.

Per me è stata valida la seconda. E per voi? Chissà, forse la risposta si trova tra le pagine dei libri di Milan Kundera, come ad esempio ne L’Immortalità.

gli orologi di praga di paolo ganz recensione
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Non può esistere Praga senza rievocare leggende e misteri della Praga ebraica, una delle zone che ho più amato della città, con le sinagoghe e il suggestivo cimitero. E poi il mitico Golem, raccontato da Gustav Meyrink, che ricompare ogni 33 anni. Ganz ci ricorda che la prossima volta sarà nel 2022. Lo sapevate? Io no. Ma è soltanto una delle tante cose curiose che ho scoperto leggendo qusto libro.

Passando dalla Praga tragica di Sergio Tazzer al il “vivaio di fantasmi” di Angelo Ripellino o alla città dei Due racconti praghesi di Rainer Maria Rilke. E ancora dal sacrificio di Jan Palach, dalla Primavera di Praga alla Rivoluzione di Velluto del presidente intellettuale Václav Havel, fino al muro di John Lennon, l’autore ci conduce lungo un’immaginario filo rosso di storie, riferimenti letterari e sorprendenti incontri, dal passato al presente, come il magico orologio astronomico della Città Vecchia, “baricentro esoterico della città”, ai piedi del quale tutti noi abbiamo aspettato il battere delle ore “un ponte – tangibile e allo stesso tempo immaginario – tra realtà e magia”.

gli orologi di praga di paolo ganz recensione
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Se più volte, sia di giorno sia di sera, capiterà di attraversare il ben noto Ponte Carlo, sarà curioso andare alla scoperta di un misterioso monastero nel quartiere di Praha 6 alla ricerca di uno studio di registrazione che non esiste più oppure tra i palazzoni periferici di Praha 8 per farsi leggere i tarocchi.

D’altra parte, “per comprendere Praga bisogna lavorare di cesello, percorrerla di giorno e di notte – forse più di notte che di giorno-” e soprattutto “sbucciare la nostra idea più superficiale di Praga, quella in cui si perdono precipitando i turisti, perché venga alla luce la sua vera assenza”.

E voi, siete pronti a partire per questo viaggio?

Titolo: Gli orologi di Praga
Autore: Paolo Ganz
Illustrazioni: Elisabetta Damiani
Editore: Bottega Errante
Anno: 2020
Pagine: 158

Libro consigliato:
✅ A chi ama tantissimo Praga, ovviamente
✅ A chi vuole rileggere la città tramite i luoghi e le parole dei suoi scrittori
✅ A chi ha visitato Praga ma ha sempre pensato di non essere riuscito a cogliere la sua vera anima
✅ A chi vorrebbe andare o tornare di nuovo a Praga, ma per ora non può farlo

Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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