Dieci cose da vedere a Sarajevo come se non ci fosse stata la guerra

L’anniversario della fine dell’assedio più lungo della storia, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996, io lo voglio festeggiare raccontandovi dieci cose belle da vedere a Sarajevo. Il 18 marzo del 1996 la marcia della brigata Bersaglieri Garibaldi in missione Nato chiude, con l’ingresso nel quartiere di Grbavica, l’assedio di Sarajevo e la guerra in Bosnia.
Ma per una volta voglio fare finta che la capitale della Bosnia-Erzegovina sia una città come le altre ed elencare le cose più belle da fare in città, senza per forza parlare della guerra e delle cicatrici ancora sono visibili e che hanno modificato l’urbanistica stessa della città, oltre che l’anima della popolazione. Non perché la memoria non sia importante, anzi. Ma perché Sarajevo, a vent’anni dalla fine del conflitto balcanico, ha la necessità di una rinascita vera, che passa anche attraverso la valorizzazione turistica e culturale. Sarajevo deve diventare una meta turistica. Se lo merita.
Ecco allora alcune delle cose che mi sono piaciute di più e che ritengo imperdibili per chi visita Sarajevo.

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1. La fontana Sebilj
La visita di Sarajevo non può che cominciare da qui: la fontana Sebilj è il simbolo della città, il luogo dove ogni viaggiatore deve scattare almeno una foto di rito. Si tratta di una semplice fontana di acqua potabile progettata nel 1891 sotto il protettorato austro-ungarico. Ha una forma vagamente orientale visto che si tratta di una moderna interpretazione delle fontane ottomane realizzata dall’architetto ceco Alexander Wittek. Assomiglia a un gazebo e si trova al centro di Baščaršija, il tipico quartiere turco, su una piazza spesso invasa dai piccioni. La fontana in realtà è abbastanza anonima, ma acquista fascino la sera quando viene illuminata e spicca tra i minareti del quartiere. In questa zona c’è un ottimo wifi libero e l’ufficio turistico.

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2. Kazandžiluk e il quartiere turco
La visita del tipico quartiere turco Baščaršija prosegue lungo il vicolo dei calderai, Kazandžiluk, uno degli angoli più suggestivi di un zona che sta diventando rapidamente molto turistica. Nei negozi dei battiferro potrete però ancora trovare gli artigiani che al lavoro sui loro banconi e acquistare un servizio da caffè turco con i tipici bricchi e le tazzine senza manico realizzati sul momento. Le viuzze pedonali lastricate aumentano il fascino della piazza di Baščaršija, dove si trova la moschea Havadže Durak Džamija. Costruita nel 1528, è stata rimaneggiata più volte nei secoli, fino alla seconda guerra mondiale. Il modo migliore per visitare questo quartiere e perdersi tra i suoi vicoli e curiosare nelle bancarelle dei mercati.
L’edificio sormontato da sei cupole un tempo era la sede del bazar della seta, mentre oggi ospita il museo della città che racconta la storia di Sarajevo dalla preistoria al Congresso di Berlino, attraverso pannelli fotografici e un plastico che raffigura la città nel 1878. Il Bazar Bursa Bezistan fu costruito nel 1551 dal Gran Vizir Rushem Pascià Hvrat, genero di Solimano il Magnifico. Il suo nome deriva dalla città di Bursa, in Asia minore, nota per le sue stoffe di grande qualità con cui i commercianti di Sarajevo erano spesso in contatto.

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3. La moschea di Gazi-Husrevbey
A Sarajevo sono numerose le moschee ancora attive, ma la più maestosa è senza dubbio quella di Gazi-Husrevbey, costruita verso il 1530. Sontuoso edificio di culto del periodo ottomano, è unanimemente riconosciuto come l’esempio più rappresentativo dell’architettura ottomana in tutta la Bosnia e forse anche degli interi Balcani. La moschea ha una grande cupola di 13 metri di diametro e 26 di altezza. La facciata ha un portico con colonne e archi. Ad attirare l’attenzione dei passanti è il suggestivo contrasto che il suo minareto alto 45 metri crea con la torre dell’orologio situata qualche metro più avanti.
È possibile visitarne l’interno e vale la pena ammirare la moschea la sera, quando viene completamente illuminata. Il vasto e alberato cortile ospita una grande fontana per le abluzioni che risale al 1892 ed è riccamente intarsiata: gli elementi orientali tradizionali sono uniti alla “gloriette” lignea che riprende le linee dei padiglioni austriaci. Sul lato sinistro della moschea ci sono due mausolei ottagonali a cupola, in cui sono sepolti il fondatore Gazi Husrev Bey e il primo amministratore della fondazione a scopo benefico Murat Beg Tadic. Di fronte alla moschea, sul lato opposto della strada, c’è una bella madrasa.

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4. L’antico tempio ebraico
A poche centinaia di metri dalla cattedrale cattolica, dalla chiesa ortodossa e da almeno un paio di moschee, sorge l’antico tempio ebraico. Gli ebrei arrivarono a Sarajevo nel 1492, allontanati dalla Spagna cattolica. Un gruppo di ebrei sefarditi, dopo aver peregrinato a lungo, trovarono rifugio nella capitale balcanica verso il 1500. All’inizio, a causa della differenza di lingua e di tradizione religiosa, ci furono problemi di integrazione, ma Bej Sijavus Pascià concesse loro uno spazio dove nel 1581 fu eretta la prima sinagoga. L’attuale edificio fu quindi ricostruito nel 1821, dopo gli incendi del 1697 e del 1788. È circondato da un bel cortile e si trova in una stradina appartata e silenziosa, nel centro di Sarajevo. L’interno è molto suggestivo ed è stato trasformato in un museo che merita la visita. L’edificio viene usato ancora per il culto soltanto in occasioni speciali.

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5. La linea dove s’incontrano Oriente e Occidente
È ricavata sul selciato e si trova dove Sarači, una delle strade più antiche e suggestive della Sarajevo turca, lascia il posto a Ferhadija, la via pedonale realizzata nel periodo asburgico. Gli svettanti minareti lasciano il posto agli eleganti palazzi ottocenteschi, in una lunga via pedonale su cui si affacciano negozi di ogni genere e su cui si alternano gli edifici di religioni diverse. In origine, verso la metà del 1600, lungo Sarači si aprivano una serie di attività legate alla concia delle pelle. Attualmente è dominata dai negozi di souvenir e di artigianato e di notte diventa particolarmente suggestiva grazie alle lanterne colorate appese all’esterno dei negozi.

6. I caravanserragli
A Sarajevo ci sono numerosi caravanserragli (han), le aree di sosta che servivano come luogo di ristoro e di rifornimento per i cavalli e i mercanti che dalle zone interne dei Balcani arrivavano fino a Dubrovnik. Uno dei meglio conservati è il Moriča Han. Costruito verso la metà del 1500, fu incendiato nel 1697 da Eugenio di Savonia e verso il 1800 divenne proprietà della famiglia Morič, a cui deve l’attuale denominazione. Dopo l’incendio del 1976, venne ristrutturato su progetto degli architetti Redzic e Kurto. Il cortile ospita alberi secolari. Oggi lo spazio del piano terra è occupato da una caffetteria tipica con invitanti tavoli all’aperto. Di fronte, ricavato nelle vecchie stalle, un ampio negozio di tappeti e stoffe. In centro ci sono altri caravanserragli, ma li lascio scoprire a voi.

7. La scacchiera gigante in piazza
Questa scacchiera gigante con enormi pedine di legno disegnata sul selciato nel centro di Sarajevo, all’interno del parco pubblico di fronte alla cattedrale ortodossa, è una vera istituzione. A tutte le ore del giorno (io li ho visti giocare anche la mattina del 1° gennaio!) e con qualunque clima atmosferico, è il luogo di ritrovo di decine di appassionati che si fronteggiano in interminabili partite. Impossibile evitare di mischiarsi al numeroso pubblico che si forma spontaneo a osservare le mosse e dare suggerimenti agli sfidanti.

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8. Una passeggiata lungo la Miljacka
Tutte le città attraversate da un fiume hanno un fascino speciale. Ma a Sarajevo la Miljacka ha determinato la forma stessa della città, che si sviluppa in senso longitudinale, seguendo il corso del fiume (chi vuole perlustrare tutta la città a piedi deve prepararsi a camminare un bel po’!). Lungo il fiume si scoprono anche alcune storie curiose, come quella di Inat Kuca (la Casa della ripicca), il cui proprietario accettò di trasferirsi sulla sponda opposta solo a patto che gli austriaci gli ricostruissero la casa tale e quale nel luogo in cui, peraltro, si trova tutt’ora, trasformata in ristorante tipico.
E ancora, attraversando alcuni dei suoi ponti più belli, come il Ponte Latino (che deve il suo nome al quartiere dei cristiani, definiti “latini” dai concittadini orientali), che conduce esattamente nel punto in cui, quasi un secolo fa, nel 1914, Gravrillo Pincip sparò all’arciduca Francesco Ferdinando (data diventata il inizio “ufficiale” della Prima Guerra Mondiale) e dove oggi sorge il Museo della Sarajevo asburgica dal 1878 al 1918.

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9. L’Avaz Twist Tower e la Nuova Sarajevo
Un po’ bar, un po’ ristorante, un po’ centro congressi ma soprattutto un luogo da cui godere una delle viste più panoramiche sulla città, grazie alle vetrate della torre a 360 gradi, nonostante il colore tendente all’azzurro del vetro. Anche la salita è un’esperienza, grazie al velocissimo ascensore che in pochi secondi risale i 36 piani del grattacielo più alto dei Balcani con i suoi 172 metri. Dalla cima dell’Avaz Twist Tower, una delle costruzioni che caratterizzano la Sarajevo moderna, insieme al Parlamento e alle cosiddette “Twin Towers”.

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10. L’arte d’avanguardia di Ars Aevi
Il progetto di arte contemporanea è stato inaugurato nel 2014, all’interno del centro Skenderija, e nasce dall’idea del suo curatore Enver Hadžiomerspahić  di dotare la città di un museo d’arte contemporanea che ospiti opere di artisti provenienti da tutto il mondo. Il museo si propone come una forma attiva di resistenza culturale e un modo per restituire alla città il suo patrimonio artistico. C’è ancora tanto da fare. Ma un buon punto di partenza è quello di andare a visitare questa struttura che non potrà fare a meno di sorprendere.

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Le cose da vedere e da fare a Sarajevo non si esauriscono di certo qui. La capitale della Bosnia-Erzegovina ha moltissimo da mostrare e da scoprire. Un po’ alla volta nei prossimi post vi racconterò il resto della città.
Se siete già stati a Sarajevo, datemi una mano anche voi a completare l’elenco dei luoghi da vedere nei commenti!

Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

1 Commento
  1. pubblicato da
    Un caffè da Lutvo, nella Travnik di Andric – Ritagli di Viaggio
    Ago 4, 2016 Reply

    […] 80 km da Sarajevo, incastonata nella stretta valle del fiume Lašva e incorniciata dai monti Vlasic a nord e Vilenica […]

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