Wadi Rum, un giorno e una notte nel deserto rosso della Giordania

Uno degli ambienti più spettacolari del Medio Oriente, il Wadi Rum è uno di quei luoghi da non perdere anche per chi ha già fatto l’esperienza di altri deserti. Figuriamoci per me che, finora, non ne avevo visto così da vicino nemmeno uno. Il deserto rosso della Giordania, formato da gigantesche montagne di granito, basalto e arenaria, è un paesaggio che alterna forme tondeggianti e picchi scoscesi, fino a blocchi enormi che sembrano colate di cera fusa. E poi canyon, dirupi e archi di roccia che la natura ha scolpito a cavallo delle gole. La sabbia che scorre tra le dita è rossa, ma le dune sono rare.

A 60 chilometri da Aqaba, il porto sul Mar Rosso, una deviazione verso est consente di abbandonare l’antica Strada dei Re, quella percorsa da Mosè. Comincia così la prima immersione nella sabbia color e nei rilievi rocciosi di colore rossastro. Siamo nella terra dei beduini che oggi sono diventati guide turistiche e accompagnano i visitatori alla scoperta del parco nazionale, area protetta dal 1998 e patrimonio dell’umanità Unesco dal 2011. Il deserto è troppo vasto e privo di punti di riferimento per chi non lo abita per lasciare che i visitatori vi si aggirino in autonomia. Mi piace pensare che sia anche un tipo di turismo sostenibile, che faccia in modo di conservare questo straordinario ambiente naturale nel modo migliore possibile. Fortunatamente nessun albergo o resort ha alterato il fascino essenziale di questo straordinario deserto rosso. Speriamo che la situazione non cambi.

wadi rum deserto della giordania
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La presenza di sorgenti e la posizione strategica già duemila anni fa avevano trasformato il deserto in un presidio dei nabatei, antichissimo popolo di mercanti provenienti dalla penisola arabica. L’area del Wadi Rum conserva infatti numerose tracce delle civiltà che l’hanno abitata, iscrizioni rupestri e iscrizioni thamudene, ovvero dei Thamud, nomadi simili ai nabatei che si spostavano dai deserti dell’Arabia tra l’VIII e il VII secolo d.C.

Grazie alla bellezza di questi paesaggi, il Wadi Rum è diventato un luogo famoso. Deserto atipico, privo di grandi dune ma animato da formazioni rocciose di varia grandezza, il Wadi Rum è stato reso famoso da Lawrence d’Arabia, che visse in questo deserto tra il 1916 e il 1918 durante la grande rivolta araba e usato per ambientare molti film di fantascienza e avventura nello spazio. Qui, infatti, si può ammirare quello che abitualmente viene definito “un paesaggio lunare”.

L’elenco dei film di ambientazione giordana è quanto mai nutrito ed eclettico: dal pluripremiato kolossal (sette Oscar nel 1962) Lawrence d’Arabia per la regia di David Lean e con Peter O’Toole nei panni del celebre avventuriero e agente segreto inglese a Mission to Mars di Brian de Palma, da Free zone di Amos Gitaï al famosissimo terzo episodio della saga di avventure archeologiche di Indiana Jones, con Harrison Ford e Sean Connery in Indiana Jones e l’ultima Crociata di Steven Spielberg.

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Visitare il Wadi Rum: cosa sapere

Per organizzare la propria visita al Wadi Rum è importante ricordare che:
– il Wadi Rum si può visitare soltanto accompagnati da una guida;
– è possibile scegliere di fare la visita guidata a bordo di un fuoristrada o sul dorso di un cammello. Anche se scegliete il fuoristrada, alcune visite guidate prevedono anche alcuni brevi giri sul cammello;
– è possibile fare un’escursione di poche ore oppure di passare una notte “sotto le stelle”, in una tenda di uno dei campi beduini sparsi nel deserto.

Il passaggio obbligato è al Tourist Center per il timbro sul Jordan Pass, che comprende anche il biglietto d’ingresso, o in alternativa pagare i 5 JD che permettono di accedere al parco e lasciare parcheggiata la propria auto. Al Tourust Center si può anche trovare una guida, per chi non l’avesse prenotata prima. Noi però avevamo già prenotato il nostro tour con Rum Stars Camp e il punto di ritrovo era l’entrata al villaggio di Rum, l’unico presente in questa zona del deserto, a pochi chilometri dal Tourist Center (la strada è sempre dritta, impossibile sbagliare).

Al villaggio ci attende Ahmed, che ci affida ad una delle sue guide che ci farà anche da autista. Saliamo sul fuoristrada insieme a due ragazzi australiani (l’Australia continua a seguirmi in questo viaggio in Giordania, dopo aver dormito all’hotel Sydney di Amman). Il tour che abbiamo scelto si svolgerà in fuoristrada con brevi trekking a piedi per una giornata intera, al termine della quale trascorreremo la notte nell’accampamento beduino per poi rientrare al villaggio Rum il giorno dopo, dopo aver fatto colazione.

Appena il 4X4 parte e lasciamo alle nostre spalle il pugno di case che forma il villaggio di Rum, mi sale l’emozione: davanti a me si apre immediatamente un paesaggio che lascia a bocca aperta. Il cielo è azzurro, solcato da qualche nuvola che lascia presagire il volgere al brutto tempo del giorno successivo. La sabbia ha mille sfumature rossastre che sembrano riflettersi nelle rocce, o forse è il contrario. L’aria è tersa, non fa molto freddo, ma il vento sul fuoristrada è piuttosto forte. Il deserto lascia subito senza parole. Si parte, che emozione!

wadi rum deserto della giordania
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Itinerario nel Wadi Rum: cosa vedere

Nel deserto ci sono alcuni luoghi particolarmente spettacolari e interessanti che fanno parte di svariate visite guidate. Io ho scelto questo tour perché mi sembrava piuttosto ricco di tappe e prevedeva una simpatica pausa pranzo in mezzo al deserto, in un luogo abbastanza riparato dal vento da permettere di accendere il fuoco con alcuni rametti secchi e preparare un tè caldo, stendere un paio di stuoie e mangiare un veloce pasto al sacco.

Ecco le principali cose da vedere nel Wadi Rum:

Ain Shalaaleh – la Sorgente di Lawrence: la prima tappa è un sentiero in ripida salita fino a una cresta di roccia sopra a un’incantevole valle. Sul fianco sud della valle passa un acquedotto nabateo scavato nella roccia e qui si trova la piccola sorgente di Shelaali, in una valletta conosciuta come la “fonte di Lawrence” perché descritta da Lawrence d’Arabia nel suo libro “I sette pilastri della saggezza”. Da questo punto in cima alla cresta si gode di un panorama a perdita d’occhio sul deserto. Le carovane provenienti dall’Arabia Saudita sapevano che una volta giunte a Rum potevano abbeverare i dromedari e approfittare della frescura delle gole ricche di vegetazione.

Le dune rosse del Wadi Um Ishrin: la zona delle soffici dune rosse di sabbia è una delle più incantevoli. Le dune sono alte 20 metri e anche di più e si estendono contro la parete nord del Jabal Umm Alaydya che permette all’area di rimanere riparata dal vento. Sulle dune si può salire (il mio consiglio è di togliervi le scarpe per fare meno fatica). Dall’alto della duna il panorama sul deserto, con le formazioni rocciose avvolte nella nebbiolina in lontananza, è uno dei più belli in assoluto.

La roccia a forma di grande fungo: un altro luogo popolare dove è impossibile non scattare una foto. Si tratta di una roccia dalle dimensioni enormi e dalla forma di fungo gigante. La maestosità di questa formazione rocciosa è esaltata anche dal fatto di trovarsi isolata in mezzo a una pianura.

La Casa di Lawrence nel 1914: probabilmente lo immaginate anche voi che non ci sia certezza alcuna che questa sia la vera casa di Lawrence d’Arabia. Ma tutto sommato non ha grande importanza. Si tratta di un piccolo edificio ottomano con piccoli dolmen sul muretto e da qui si gode uno spettacolare panorama sul deserto.

Il canyon Jabel Khazali: questo canyon si apre nella montagna Jabal Khazali, che porta il nome di un famoso criminale, Khazal, che fu inseguito fin sulla cima e da lì si lanciò nel vuoto rimanendo illeso. La parete nord di questa enorme montagna è spaccata da un suggestivo canyon, a cui si accede da una sporgenza sulla destra che funge da passerella fino all’interno. Si può entrare per circa 200 metri risalendo la gola che diventa sempre più stretta e si chiude di fronte a un’altissima parete invalicabile. Il motivo per venire qui sono soprattutto le pitture nabatee, thamudene e islamiche che raffigurano persone e animali e che si possono scorgere sulle rocce del canyon.

I tre archi di pietra ad altezze diverse: una delle attrazioni più suggestive del Wadi Rum sono gli archi o ponti di pietra che si sono formati a varie altezze. Ce ne sono tre particolarmente famosi che solitamente si riescono a vedere. Il più piccolo è l’unico su cui io abbia avuto il coraggio di salire, ve lo dico subito. È il Jabal Umm Fruth e si trova nell’area a sud est di Khazali, dove il deserto è formato da tante cupole rocciose e sporgenze. Però il panorama da qui è strepitoso: se avete la fortuna, come me, di visitare questo luogo surreale in una giornata limpida, il cielo vi sembrerà dipinto. Poi c’è quello molto scenografico che si trova sulla punta nord del Jebel Burdah. Non è difficile da scalare, però per chi a volte soffre di vertigini come me può essere un’impresa: ci ha pensato l’altra metà di Ritagli di viaggio ad arrivare fino in cima. Il ponte più alto infine si può vedere soltanto da lontano, perché si trova in cima a due montagne altissime, anche se i beduini le hanno scalato molte volte.

Il canyon Al Mahama: si tratta di un breve ma spettacolare canyon che si attraversa in circa 45 minuti. La guida vi lascerà da un lato del canyon e poi sarà ad aspettarvi nell’area opposta, quando riemergete dopo aver attraversato a piedi questo luogo naturale davvero impressionante. Nella falesia si notano le fratture provocate dall’intensa attività sismica che spacca i torrioni e apre, nel cuore della montagna, un reticolo di canyon. A ciò si devono aggiungere le frane e le rotture causate dall’escursione termica tipica dei climi desertici, che alternano notti gelide a giornate bollenti. L’abrasione della sabbia portata dal vento conclude il lavoro di cesellatura modellando i contorni delle guglie, degli archi naturali e di altre bizzarre sagome rocciose.

Il tramonto: non c’è modo migliore di concludere la visita la Wadi Rum ammirando il tramonto sul deserto. A seconda delle stagioni, mutano i colori del deserto e del sole che tramonta dietro le rocce, ma la sensazione è che sia sempre spettacolare. Ci sono diversi punti da cui ammirare il tramonto e cambiano a seconda delle stagioni, ma sono tutti meravigliosi. Lo spettacolo dura circa una mezzoretta. D’inverno fa abbastanza freddo ed è bene trovare una roccia dietro la quale ripararsi almeno un po’ dal vento.

wadi rum deserto della giordania
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Una notte nella tenda dell’accampamento beduino

Nel Wadi Rum si possono fare escursioni anche soltanto di qualche ora, ma se arrivate in questo deserto, secondo me vale la pena non limitarsi a una breve escursione, ma di trascorrere una notte “sotto le stelle”, in una tenda di uno dei campi beduini sparsi nel deserto.

Ammetto che inizialmente pensavo si trattasse di un pacchetto turistico, invece l’esperienza al Rum Stars Camp si è rivelata interessante e autentica. Le famiglie dei beduini vivono qui da sempre e da semplici pastori oggi si occupano di spiegare il deserto e le sue tradizioni ai viaggiatori.

Dopo aver ammirato paesaggi unici e aver preparato il tè nel deserto, la serata vola nella grande tenda che funge da salotto, in cui ci si siede sui tappeti sparsi per terra, intorno al fuoco, ad ascoltare le storie dei beduini e a ballare sulle note del musicista che suona per noi. Il tè scorre a fiumi, così come l’allegria.

L’accampamento è confortevole senza essere patinato, anche se i bagni e le docce sono all’occidentale e sono appena stati ristrutturati. Le tende nere di lana di pecora hanno due letti o un letto matrimoniale e, nonostante fosse l’inizio di gennaio, ovvero il periodo più freddo, con un po’ di strati di coperte calde, io, che sono freddolosa, ho dormito piuttosto bene.

È un’emozione indescrivibile ascoltare l’ululato del vento fortissimo che muove leggermente la tenda senza riuscire a penetrare all’interno, dopo aver ammirato un cielo stellato così vasto da poterlo quasi toccare alzando il braccio in alto.

Il giorno dopo ci si sveglia presto per ammirare l’alba e fare colazione insieme, prima di rientrare al villaggio.

Abbigliamento per visitare il Wadi Rum d'inverno

Visitare la Giordania in inverno può essere un’ottima idea ed è sicuramente un modo per evitare il grande caldo, che nel deserto può diventare quasi insopportabile. Noi abbiamo viaggiato a inizio gennaio, ovvero quello che solitamente è il periodo più freddo nel Paese e in cui è più probabile trovare pioggia, con cui abbiamo dovuto fare i conti anche noi, ma per fortuna non durante l’escursione nel deserto.

L’inverno giordano è in generale più mite del nostro. È sufficiente indossare vestiti caldi e pesanti, ma senza esagerare. Io non ho avuto bisogno di sciarpa e guanti, mentre nel Wadi Rum è bene dotarsi di berretto di lana, in particolare per difendersi dal vento freddo. L’escursione termica è elevata e di notte fa molto freddo. Il sole di giorno scalda, ma soltanto se non c’è vento. Nella zona delle dune rosse si può stare scalzi e indossare un semplice pile e una t-shirt, mentre per viaggiare sul fuoristrada scoperto è necessario coprirsi molto bene con una giacca pesante, perché può fare davvero freddo. La sabbia si alza facilmente, quindi è bene ricordarsi di indossare gli occhiali da sole. Non serve sottolineare che le scarpe devono essere comode, ma è sufficiente avere calzature da trekking leggero, a meno che non vogliate mettervi alla prova su scalate impegnative.

Dormire in una tenda di un accampamento beduino è confortevole. I letti sono comodi e la stanza abbastanza grande da contenere i bagagli. Le tende sono dotate di coperte e piumini caldi, ma se soffrite il freddo come me, è bene indossare intimo termico per assicurarsi un buon sonno. La tenda centrale dell’accampamento è riscaldata da bel fuoco in mezzo alla stanza, attorno al quale ci si siede prima di andare a dormire e dove si sta al caldo, senza la necessità di indossare giacche pesanti.

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Giornalista e blogger, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi, conoscere culture diverse, provare sapori di ogni genere. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, sogna l'Australia e spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

Commenti

4 Commenti
  1. pubblicato da
    Federica
    Mar 28, 2018 Reply

    Viene solo voglia di partire… PS I più vivi complimenti all’altra metà di Ritagli di viaggio che ha avuto l’ardire di compiere la stoica scalata!!!

    • pubblicato da
      RitagliDiViaggio
      Mag 23, 2018 Reply

      ahahaha mi sono stupita anch’io che ce l’abbia fatta eh! Giordania splendida, devi inserirla nella lista

  2. pubblicato da
    Federica
    Set 16, 2018 Reply

    Che racconto emozionante!!! Faremo questa bella esperienza il prossimo dicembre. Non vedo l’ora!!! Una domanda: sono obbligatori i passaggi sul cammello/dromedario? Non ci sono alternative???

    • pubblicato da
      RitagliDiViaggio
      Set 17, 2018 Reply

      Ciao! Per me è stata una bellissima esperienza e mi fa piacere essere riuscita a trasmetterne l’emozione! Assolutamente i passaggi sui cammelli NON sono obbligatori. Io infatti non li ho fatti (li ho solo fotografati!) e ho scelto solo il tour in fuoristrada. Buon viaggio!

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