La “scontrosa grazia” di Trieste in 7 itinerari che svelano i diversi volti della città del vento

Conosciuta spesso come la città del vento, a causa della bora che soffia superando spesso d’inverno i 100 chilometri all’ora, Trieste è una città da sempre aperta non soltanto ai venti, ma anche alle influenze e diversità culturali. Città mitteleuropea affascinante e misteriosa, posta tra il mare e le rocce del Carso, ai confini dell’Italia ma al centro della nuova Europa per posizione geografica e per vocazione.

Visitare Trieste non è semplice, perché la città è tante cose e molte potrebbero risultare incomprensibili a un viaggiatore superficiale. La Storia ha attraversato Trieste e ancora oggi palpita lungo le sue strade e nella memoria degli abitanti. Dalla Tergeste romana sul colle di San Giusto a borghi del Settecento e dell’Ottocento fino alla città moderna, Trieste è stata molto amata da scrittori e viaggiatori di ogni epoca. Dopo la fervida epoca asburgica, nel 1918 Trieste diventa italiana e per la città inizia un lungo e turbolento periodo. Nel 1938 proprio a Trieste Mussolini proclama le leggi razziali antisemite. Alla caduta del regime, nel 1943, la città viene occupata dalle forze tedesche e inserita nel Terzo Reich. Nel 1945, la Liberazione di Trieste significherà una nuova occupazione, quella delle forze jugoslave. Nel 1954 la questione si risolve con il ritorno di Trieste all’Italia e la definitiva perdita dell’Istria, del Fiumano e di Zara, con la conseguente enorme emigrazione di massa di profughi dall’Istria e dal Quarnero.

In questo post delineo, soprattutto a chi visita Trieste per la prima volta, sette possibili itinerari alla scoperta di altrettante anime della città. Lungi dall’essere esaustivo (ad esempio, mancano del tutto i musei, ai quali vorrei dedicare un intero articolo), perché Trieste e i suoi dintorni offrono innumerevoli spunti di visita, mi auguro che possano essere utili per un primo approccio alla città.

1. TRIESTE MONUMENTALE: PIAZZA UNITA’ D’ITALIA

Indimenticabile per chiunque visiti Trieste, Piazza Unità d’Italia è probabilmente una delle più belle piazze d’Europa. Circondata da edifici interessanti, totalmente pedonale, con un’estremità aperta sul mare come se fosse una quinta scenografica, è una piazza-simbolo che ospita i palazzi dei massimi poteri civili. L’attuale assetto risale al 1870 ma la prospettiva sul mare venne liberata del tutto nel clima di fervore patriottico degli anni Venti quando la piazza venne resa adatta alle parate militari. Ultimo intervento, nel 2001, con l’aggiunta di un reticolo di fari azzurrini rasoterra per accentuare il legame con il mare.

Attraversando la splendida piazza Unità, è impossibile non notarla: la Fontana dei Quattro Continenti è talmente particolare da aver suscitato da sempre grande ammirazione oppure odio profondo. Fu realizzata nel 1751 da Giovanni Domenico Mazzoleni ma nel 1929 rischiò di essere demolita su decisione del Consiglio comunale e fu salvata soltanto grazie ad una petizione di artisti triestini. Nel 1938 fu smontata in occasione della visita di Mussolini e ritornò sulla piazza soltanto nel 1970, ma spostata al margine, e dovette infine attendere il 2001 per essere riallineata alla torre del palazzo comunale. Il monumento è formato da un cumulo di rocce carsiche con in cima l’allegoria di Trieste, rappresentata come una giovane donna intenta a parlare con un commerciante in abiti orientali, mentre sulla sommità vola la Fama ad ali spiegate. Tutt’intorno, sui quattro angoli della vasca, sono raffigurati i quattro continenti conosciuti all’epoca. Piaccia o no, questo monumento ormai è una presenza fondamentale di una delle piazze più belle che esistano!

Più che bello è originale: riunisce un mix di stili il Palazzo Comunale, che occupa l’intero fondo della splendida piazza dell’unità d’Italia, grandioso affaccio sul mare di Trieste. Il palazzo ha un’originale e curiosa torre centrale, in cui sono disposti anche i due mori che suonano le ore (i triestini chiamano queste due statue di bronzo con i nomignoli di Michez e Jachez) e sulla cui cima sventola il vessillo italiano. Il palazzo fu costruito nel 1870 e inaugurato cinque anni dopo. Il progettista Giuseppe Bruni mescolò stili veneziani, toscani, tedeschi e francesi, sormontati da questa curiosa torre con l’orologio. L’edificio in ogni caso è dotato di un fascino ineguagliabile, accentuato dalle luci che lo illuminano, insieme al resto della piazza, durante la notte.

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Il Palzzo del Comune
Dettaglio della Fontana dei Quattro Continenti
Dettaglio della Fontana dei Quattro Continenti

Il palazzo che sorge all’inizio della splendida piazza dell’Unità d’Italia, dal lato di piazza della Borsa, sulla destra del Municipio, passa spesso inosservato, visto che lo sguardo del visitatore è rapito dalle altre costruzioni e dall’ampio spazio aperto che arriva fino al mare. Questo palazzo però, oltre a essere molto bello, ha anche una storia curiosa: si chiama Palazzo Modello perché doveva costituire effettivamente un modello in quanto a stile per tutti gli altri edifici che avrebbero dovuto affacciarsi sulla piazza dopo la ristrutturazione del 1870.

Palazzo Stratti, realizzato nel 1839 su commissione del negoziante Nicolò Stratti e su progetto dell’architetto Antonio Buttazzoni mentre la facciata è stata ristrutturata nel 1872, è conosciuto per essere la sede delle Assicurazioni Generali. Balza all’occhio la sommità del palazzo, dove è stato realizzato un gruppo scultoreo, opera dello scultore veneziano Luigi Zandomeneghi. Fin dalla sua inaugurazione ospita uno dei più conosciuti caffè cittadini, il Caffè degli Specchi.

Sobrio ed elegante, il Palazzo Plenario Pitteri può passare inosservato ad un primo sguardo su piazza dell’Unità d’Italia. L’edificio invece merita più di un’occhiata frettolosa anche perché è il più antico della piazza. Realizzato nel 1780 dall’architetto Uldarico Moro, presenta una facciata dalle linee che si ispirano al gusto classico e decorazioni in stile tardo barocco, fra le quali meritano attenzione i timpani sopra le finestre e il balcone del primo piano. Il palazzo fu commissionato dal mercante Domenico Plenario, ma assunse poi l’attuale denominazione, in quanto la famiglia del letterato Riccardo Pitteri vi soggiornò più a lungo. Curiosità: ospitava anche un appartamento per l’architetto.

Grandioso e imponente, il palazzo del Lloyd triestino (ex Lloyd austriaco), oggi sede della Giunta regionale, è l’ultimo della piazza sulla sinistra partendo dal Municipio, verso il mare. Inaugurato nel 1883, su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel in stile rinascimentale, ha una pianta regolare e una forma semplice, ma gli interni sono sfarzosi e anche la facciata annovera diverse decorazioni, oltre a due fontane: una con la statua di Teti dello scultore Giuseppe Pokorny, l’altra con la statua di Venere dello scultore Ugo Haedti, rispettivamente custodi mitologiche dell’acqua dolce e dell’acqua di mare.

Sul lato sud-est di piazza dell’Unità dell’Italia si innalza un’alta colonna con la statua dell’imperatore d’Austria Carlo VI. A lui si deve l’istituzione di Trieste quale porto franco. Il monumento fu realizzato nel 1728 in occasione della visita dell’imperatore alla città. La statua invece è successiva di qualche anno, risale infatti al 1754 ed è stata realizzata dallo scultore Lorenzo Fanoli. Carlo VI, nato a Vienna nel 1685, fu imperatore dal 1711 al 1740, figlio di Leopoldo I (la cui statua poggia sulla colonna in Piazza della Borsa) e padre dell’Imperatrice Maria Teresa. Insieme alla Fontana dei 4 Continenti, la colonna dedicata a Carlo VI è l’unico monumento presente sull’ampio spazio aperto verso il mare, piazza simbolo di Trieste.

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Dettaglio di Palazzo Stratti
Palazzo del Governo
Palazzo del Governo

2. TRIESTE SUL MARE: LUNGO LE RIVE DAL CANAL GRANDE AL FARO LANTERNA

Si dice Trieste e si pensa subito al mare, che ha un legame indissolubile con la città. Dalla stazione ferroviaria si accede velocemente alle Rive, il lungomare scandito da interessanti architetture e su cui si affaccia Piazza Unità d’Italia. Le Rive scandiscono la città dal borgo teresiano al borgo giuseppino e raggiungono la Lanterna, il vecchio faro in testa al Molo Fratelli Bandiera.

Il primo luogo ad attirare l’attenzione e l’ammirazione dei visitatori lungo le Rive è il Canal Grande, uno dei luoghi più pittoreschi di Trieste. Asse d’acqua del borgo teresiano, si tratta di un canale, attraversato anche da un ponte (su cui è stata collocata la statua di Joyce), che da un lato arriva fin sulle rive e dall’altra sfocia di fronte alla Chiesa di S. Antonio Nuovo. Ai lati numerosi edifici di interesse, in primis lo splendido tempio di San Spiridione e Palazzo Gopcevich. Il canale è molto suggestivo anche perché al suo interno sono attraccate numerose barchette colorate. Nelle giornate di sole, i palazzi e le barche si riflettono nell’acqua, creando un gioco di luce spettacolare. È uno dei luoghi più tipici della città: per ammirarlo ideale è una sosta nei numerosi bar e ristoranti sulle due sponde del canale, meglio ancora d’estate con i tavolini all’aperto.

Uno degli edifici più appariscenti della città, situato sulla riva destra del Canal Grande (via Rossini), Palazzo Gopcevich confina con il grattacielo rosso, affacciato sul mare. Impossibile non notare questo splendido palazzo, la cui facciata è decorata con mattonelle bicolori rosse e gialle, finestre e poggioli. Fu progettato per il commerciante serbo Giovanni Berlam nel 1850, al termine del periodo neoclassicista. Le statue che ornano la facciata rappresentano quattro personaggi serbi. Il più famoso è Lazar Grabljanovic, sfortunato condottiero nella battaglia contro i turchi nel 1389 ed eroe nazionale in Serbia. Fu sede delle assicurazioni Generali e oggi ospita il Museo teatrale Fondazione Carlo Schmidl.

Fu costruito nel 1926-1928 e il nome di Grattacielo rosso deriva non tanto dall’altezza quanto dallo stile architettonico. In mattoni a vista con inserti di pietra, è stato ideato dall’architetto Arduino Berlam che si ispirò alle metropoli americane dell’epoca. Si trova sulle rive, alla confluenza fra il Canal grande e il lungomare della città, poco prima di palazzo Carciotti e contribuisce allo spettacolo di forme e colori di questo viale triestino.

Il primo e più originale esempio di neoclassico a Trieste è Palazzo Carciotti che si trova sulle rive triestine, appena superato il Canal Grande. Carciotti era un commerciante di origine greca che nel 1797 commissionò questo palazzo, da adibire a magazzino, ufficio, zona di rappresentanza e alcuni appartamenti da affittare. L’architetto Matteo Pertsch realizzò quest’opera in maniera molto originale. Durante la tradizionale passeggiata lungo le rive di Trieste, non potrete però fare a meno di notare la splendida facciata, riconoscibile anche dal Molo Audace. Se vi avvicinate, poi, sarà possibile osservare i particolari delle statue e dei battenti che ornano la parete rivolta verso il mare. La base della facciata è in bugnato di pietra bianca, subito sopra una gabbia centrale su cui spiccano sei colonne ioniche che sorreggono una balconata con sei statue che raffigurano divinità greche, realizzate da Anotnio Bosa (allievo del Canova). L’edificio si chiude con una grande cupola di rame che ha in cima un’aquila napoleonica (il palazzo venne terminato nel 1803).

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Riflessi sul Canal Grande
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Palazzo Carciotti
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Il Grattacielo rosso
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Il Canal Grande con Palazzo Gopcevich
Palazzo Gopcevich
Palazzo Gopcevich

Quasi a ridosso di Piazza Unità d’Italia, si allunga verso il mare una stretta linea di pietra: è il Molo Audace, uno dei luoghi simbolo della città. Costruito durante il primo sviluppo del porto, ai tempi di Maria Teresa, come attracco di navi passeggeri verso la Dalmazia e Venezia, rimase deserto durante la Grande Guerra per rianimarsi nel 1918 all’attracco del cacciatorpediniere “Audace”, da cui poi prese il nome, con a bordo i reparti di bersaglieri e carabinieri, le prime truppe italiane ad arrivare in città. Oggi è una meravigliosa passeggiata verso il mare, da cui si può ammirare il tramonto e una vista a 360 gradi sulla città e il porto.

Di fronte a piazza dell’Unità d’Italia, sulla riva del Mandracchio, dove inizia il Molo Audace, Trieste ha deciso di dedicare, nel maggio del 1997 in occasione del 45° Raduno nazionale dei bersaglieri, un Monumento ai Bersaglieri, proprio nel punto in cui il 3 novembre 1918 i Bersaglieri dall’Incrociatore “Audace” sbarcarono a Trieste. Si tratta di un complesso di bronzo che raffigura un bersagliere con il vessillo e due ragazze (“mule” in triestino) intente a cucire la bandiera, in attesa che la città venga liberata.

Proseguendo la passeggiata lungo le Rive, ci si imbatte nel Salone degli Incanti, Ex Pescheria. Costruita nel 1913 su progetto dell’architetto Giorgio Polli, l’ex Pescheria è un imponente ed elegante edificio in cui l’architetto ha saputo coniugare la destinazione funzionale al gusto estetico, dando vita ad un edificio che richiama l’attenzione dei visitatori. Popolarmente detta “Santa Maria del Guato” (in dialetto il guato è il ghiozzo, pesce poco pregiato che vive intorno ai moli) per il suo aspetto simile ad una chiesa, di particolare interesse sono le antiche strutture in ferro e vetro verde e le decorazioni in pietra di carattere marinaro. Il presunto campanile è in realtà una torre piezometrica per il sollevamento dell’acqua marina, indispensabile ai tempi in cui i frigoriferi non erano così diffusi. Un tempo sede del mercato del pesce cittadiop, oggi l’ex Pescheria, ristrutturata e denominata “Salone degli Incanti”, è sede di mostre temporanee.

La passeggiata termina la Faro Lanterna, il primo ad essere stato costruito nel porto di Trieste. Realizzato nel 1831-33 sullo scoglio dove fino a quel momento sorgeva un forte militare che tutt’ora fa da insolita base al faro, fu progettato da Matteo Pertsch e realizzato in pietra di Aurisina. La colonna termina con una sorta di capitello dorico, realizzato con mensoloni in pietra che sostengono un ballatoio. Da lì si arriva all’ingranaggio luminoso. Quando fu costruito funzionava ad olio, ma era comunque molto potente: la luce arrivava a 16 miglia marine. Dal 1860 fu illuminato a petrolio e rimase in funzione fino al 1969. Il faro si trova sul molo Fratelli Bandiera, dove ci sono anche i conosciuti stabilimenti balneari Ausonia e il Bagno della Lanterna (in dialetto noto come “Pedocin”).

Vista di Trieste dal Molo Audace
Vista di Trieste dal Molo Audace
Vista del Faro Lanterna dal Colle di San Giusto
Vista del Faro Lanterna dal Colle di San Giusto

3. TRIESTE ANTICA: IL COLLE DI SAN GIUSTO E IL NUCLEO MEDIEVALE

Per trovare l’origine della storia di Trieste serve salire sul colle di San Giusto, facilmente raggiungibile a piedi dal centro della città e dalle Rive con una bella passeggiata lungo le stradine acciottolate del nucleo storico della città. Sede dell’insediamento preistorico e centro della città in età romana, il colle era la via più agevole per passare dall’altipiano carsico all’Adriatico. Tra viuzze ripide e monumenti storici della città vecchia, il nucleo antico di Trieste coincide anche con l’estensione dell’abitato medievale.

La piazza della cattedrale è il centro della cittadina medievale che sorge sul colle di San Giusto. Intorno ad essa ruotano tutta una serie di monumento storici importanti: la cattedrale e il battistero di S. Giovanni, il castello di San Giusto con il Cortile delle Milizie e la Casa del Capitano, il Foro romano, il monumento ai caduti per la Liberazione, la Chiesa di San Michele al Carnale, l’Orto lapidario. Il panorama dal colle di San Giusto è mozzafiato. La piazza della Cattedrale e il colle si possono raggiungere anche in auto.

Alla Cattedrale di San Giusto vale la pena arrivare a piedi per cominciare a scorgere la facciata che emerge poco a poco percorrendo via della Cattedrale. È fra le più antiche e affascinanti chiese di Trieste. All’inizio era un’aula paleocristiana, tre secoli dopo le chiese divennero due affiancate da un battistero (secondo una tradizione consolidata da queste parti, basti pensare alle basiliche di Grado e dell’isola di Torcello). Nel Trecento, epoca a cui risale anche il grande rosone che spicca in mezzo alla facciata a capanna, i triestini unirono le due chiese per avere un luogo di culto che celebrasse degnamente il patrono San Giusto, raffigurato in un’edicola gotica a sesto acuto sopra la porta laterale del campanile. Ma da ammirare assolutamente è soprattutto l’interno – enorme, con una selva di colonne che delimitano le cinque navate -, per gli splendidi mosaici bizantini che ornano le due absidi a lato di quella centrale. Quella di sinistra raffigura la Madonna fra gli arcangeli Michele e Gabriele e gli Apostoli nella fascia inferiore, quella di destra Cristo mentre schiaccia l’aspide e il basilisco simboli del male, fra i Santi Giusto e Servolo, patroni della città.

In cima al colle, insieme alla basilica di San Giusto, si trova il castello di San Giusto. Il primo nucleo era formato dalla cosiddetta “casa del Capitano”, voluta dall’imperatore Federico III nel 1470 per ospitare il capitano imperiale che rappresentava la Casa d’Austria a Trieste. Nel 1500, durante il periodo veneziano, fu aggiunto il bastione veneto, riconoscibile dal piazzale per la sua forma tondeggiante. A metà 1500, quando la città tornò in mani imperiali, si continuò a costruire la fortezza, aggiungendo il bastione “Lalio” (dal nome dell’architetto autore anche del castello di Graz). Il castello fu ultimato nel 1630 con la costruzione dell’ultimo bastione, ma l’edificio servì soprattutto come caserma e carcere politico, perché considerato inadatto alla difesa. I due unici episodi bellici degni di nota si svolsero durante il periodo napoleonico e durante la seconda guerra mondiale, in uno scontro fra tedeschi e partigiani. Nel 1930 il castello fu donato al Comune di Trieste e oggi è aperto al pubblico che può sia visitare sa le sale interne sia percorrere i bastioni, da cui si può ammirare uno splendido panorama sul golfo di Trieste, motivo già valido di per sé per arrivare fin quassù.

La Chiesa di San Giusto
La Chiesa di San Giusto
Il mosaico con la Madonna tra gli Arcangeli Michele e Grabriele
Il mosaico con la Madonna tra gli Arcangeli Michele e Grabriele

episodi bellici degni di nota si svolsero durante il periodo napoleonico e durante la seconda guerra mondiale, in uno scontro fra tedeschi e partigiani. Nel 1930 il castello fu donato al Comune di Trieste e oggi è aperto al pubblico che può sia visitare sa le sale interne sia percorrere i bastioni, da cui si può ammirare uno splendido panorama sul golfo di Trieste, motivo già valido di per sé per arrivare fin quassù.

Scendendo per via della Cattedrale si giunge al fianco della chiesa di Santa Maria Maggiore, con la più bella facciata barocca della città e nota come chiesa dei Gesuiti perché fu quest’ordine a volerne la costruzione. Con una breve deviazione a sinistra, si arriva in una piazzetta e in uno slargo dove si trova l’Arco di Riccardo, il reperto romano meglio conservato a Trieste. In realtà si tratta di una delle porte della città romane, situata probabilmente in corrispondenza del cardo maggiore.

Davanti alla facciata di Santa Maria Maggiore l’ampia scalinata Medaglie d’Oro conduce alla sottostante via del Teatro Romano che conduce alla grande struttura ad anfiteatro, costruita tra il I e il II secolo d.C. ricavando la cavea lungo il pendio del colle di San Giusto. Il teatro poteva ospitare seimila spettatori e, a quel tempo, si affacciava sul mare. Venne riportato alla luce tra il 1936 e il 1938.

Chiesa di Santa Maria Maggiore
Chiesa di Santa Maria Maggiore

5. TRIESTE DEGLI SCRITTORI

Da sempre città in cui scrittori e intellettuali hanno vissuto e lavorato, Trieste è il luogo in cui sono ambientati molti romanzi di Italo Svevo (la città ospita anche il museo sveviano). In ricordo dello scrittore, nato a Trieste nel 1861, in piazza Attilio Hortis, proprio all’altezza della strada, ci si imbatte nella statua in bronzo che lo raffigura. La targa sul terreno riporta una frase tratta dal settimo capitolo de “La coscienza di Zeno”: “La vita non è né brutta né bella, ma è originale!”. Il monumento mostra Ettore Schmitz (vero nome di Italo Svevo) con cappello e libro in mano. La scultura sembra guardare verso un altro suo ritratto presente nella piazza: quello dipinto sulle mura del palazzo di fronte, sede della Biblioteca civica, dove Svevo amava trascorrere molte ore e leggere e studiare. In città ci sono altre due statue di scrittori famosi che scelsero Trieste come città d’ispirazione: James Joyce e Umberto Saba.

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La statua di Svevo

Si trova in uno dei luoghi più belli della città, il Ponterosso che attraversa il Canal Grande, nel quartiere teresiano, ed è stata realizzata nel 2004 da Nino Spagnoli, lo stesso autore che ha scolpito anche quelle dedicate a Svevo e Saba: la statua in bronzo di James Joyce (c’è anche il museo Joyce) raffigura lo scrittore mentre cammina sul ponte, assorto nei suoi pensieri, con un libro sottobraccio (forse proprio l’Ulisse che cominciò a scrivere a Trieste?) e il cappello in testa. La targa, riprendendo la “Lettera a Nora” del 1909, recita: “…la mia anima è a Trieste”. La statua è stata realizzata proprio in occasione del centenario dell’arrivo di Joyce a Trieste che rimase in città fino al 1920 (seppur con diverse interruzioni per soggiorni a Pola, Roma e in Irlanda). Nella città mitteleuropea lo scrittore irlandese terminò “Gente di Dublino”, compose “Dedalus”, il dramma “Esuli”, il “Giacomo Joyce” e scrisse alcuni capitoli dell’Ulisse. Molte sono le testimonianze in città della permanenza dello scrittore, anche se questa statua è forse quella più conosciuta e amata.

Umberto Saba, noto poeta di origine triestina, è raffigurato con cappello e bastone, mentre si avvia verso l’amata libreria che oggi porta il suo nome. Originariamente aveva anche la pipa in bocca, ma i vandali l’hanno trafugata diverse volte, così alla fine si è deciso di lasciare il monumento privo di questo oggetto che accompagnava la vita quotidiana del poeta. Non i soliti monumenti su un piedistallo, queste statue hanno la particolarità di essere riproduzioni ad altezza d’uomo e poggiano direttamente sul selciato. Gli scrittori sono ritratti nel semplice atto di camminare, come qualunque altro passante in mezzo alla folla. Un modo per riconoscere lo stile di vita di questi tre grandi personaggi che amarono mischiarsi alla vita quotidiana triestina e che dalla città presero ispirazione per le loro opere. Alla base di ogni statua c’è una targa che riporta una frase dell’autore rappresentato. Quella di Saba dice: “Avevo una città bella tra i monti rocciosi e il mare luminoso” tratta da “Avevo” in “1944”, anche se forse la sua definizione più nota di Trieste è quella di una città dalla “scontrosa grazia”.

Dettaglio della statua di Saba
Dettaglio della statua di Saba
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Joyce sul Canale Grande

6. TRIESTE MULTIRELIGIOSA

Una delle peculiarità più interessanti di Trieste è il suo carattere multireligioso. Chiese di religioni e culti differenti sorgono una accanto all’altro da secoli e questa caratteristica può essere il filo rosso per ammirare edifici di grande bellezza architettonica oltre a dimostrare la vocazione di cuore dell’Europa di Trieste, dove da secoli hanno convissuto popoli di religione diversa.

Uno degli edifici religiosi più imponenti è San Spiridione affacciato nei pressi del Canal Grande. Per ammirare tutto lo splendore di questa chiesa è consigliabile guardare l’edificio dal lato settentrionale, quello che dà su piazza S. Antonio Nuovo, a condizione che non ci sia il mercato a nasconderne la vista. A dire il vero, tutte le tre facciate di questa chiesa serbo-ortodossa, il cui nome per esteso è Tempio della SS. Trinità e S. Spiridione Taumaturgo (noto comunemente anche come chiesa degli Schiavoni), meritano di essere ammirate. Come anche spiccano le sue originali cupole e cupolette azzurre. Le facciate sono evidenziate dall’alternanza di pietra bianca e arenaria che mettono in evidenza le linee orizzontai che percorrono l’intero tempio e fanno spiccare ancora di più i colorati mosaici su fondo oro (uno di essi raffigura proprio San Spiridione) e le sculture che arricchiscono le pareti esterne dell’edificio.

Sulle Rive si trova la Chiesa di San Nicolò dei Greci, visto che, nel 1787, quando fu costruita, Trieste era un ricco porto commerciale anche grazie alla presenza dei mercanti greci. La chiesa dedicata a San Nicolò presenta un esterno molto sobrio, quasi anonimo, che rischierebbe infatti di passare quasi inosservato se non fosse per la particolarità dei due campanili gemelli, che svettano di fronte al mare e si notano anche da lontano. L’interno, viceversa, è quanto di più ricco si possa immaginare: ori e luci (alternati a intarsi lignei) sfavillano in ogni angolo dell’unica navata di cui è composta la chiesa. Questa chiesa possiede anche una piccola curiosità o superstizione: si dice che sfregandosi alla sua cancellata le donne che vogliono avere un figlio vedranno esaudito il loro desiderio.

Nel nucleo storico della città, accanto alla chiesa di Santa Maria Maggiore si trova la piccola Basilica di San Silvestro, il più antico edificio di culto triestino arrivato intatto fino ai nostri giorni. La chiesetta è molto semplice, di aspetto romanico con elementi gotici, un bel rosone in facciata e un piccolo campanile che poggia su un portichetto colonnato. La chiesa venne chiusa al culo dall’imperatore Giuseppe II e nel 1784 fu acquistata all’asta dalla comunità elvetica. L’epigrafe alla base del campanile ricorda che due anni dopo l’acquisizione venne consacrata al culto. Alla fine dell’800 la comunità valdese si aggiunse a quella elvetica.

Non distante da via Carducci, la più importante via triestina ricavata dopo il 1850, si trova la Sinagoga, sorta nel 1908-12, una delle più grandi d’Europa. A quei tempi, infatti, la comunità ebraica contava oltre cinquemila membri e aveva un ruolo molto importante nella vita economica e culturale della città. In seguito alle leggi razziali molti Ebrei emigrarono e molti di quelli rimasti furono vittime delle retate naziste. Nel dopoguerra la presenza ebraica riacquistò parte della sua importanza e oggi la Sinagoga è molto frequentata e si può visitare soltanto in alcuni orari precisi e limitati con visita guidata. Il tempio è molto originale sia all’interno sia all’esterno e diverso dalle sinagoghe classiche. In città c’è anche il Museo ebraico.

Infine, la Chiesa evangelico-luterana, situata in largo Panfili dietro il palazzo delle Poste, venne progettata nel 1874 in stile neogotico. All’interno è interessante la riproduzione della Trasfigurazione di Cristo di Raffaello nella vetrata sopra l’altare realizzata da maestri bavaresi.

San Spiridione
L'interno della chiesa greco-ortodossa
Chiesa di San Silvestro
Chiesa di San Silvestro
La Sinagoga
La Sinagoga

7. IL CASTELLO DI MIRAMARE E LA COSTIERA

Probabilmente una delle cartoline più famose dell’interno Friuli Venezia Giulia, il Castello di Miramare è una meta obbligata per chi visita per la prima volta Trieste e rappresenta il punto più famoso della fascia costiera che da Trieste arriva a Duino.

Lasciato il centro di Trieste e proseguendo sulla zona litoranea a nord del capoluogo, si giunge dopo quattro chilometri a Barcola, il sobborgo affacciato sul mare ma riparato dalla bora, già dal tempo dei Romani pieno di ville grazie al clima mite e oggi zona di stabilimenti balneari e di amanti della tintarella.

Al termine di Barcola inizia la strada che conduce verso il Parco e il Castello di Miramare, una residenza da favola, segno della fascinazione di Massimiliano d’Asburgo per la natura aspra e selvaggia del promontorio a piccolo sul mare che venne trasformato in un luogo da sogno. Progettati da Carl Junker nel 1855, il castello e il parco sono il luogo degli anni felici trascorsi dall’arciduca accanto alla moglie Carlotta del Belgio, prima di partire per il Messico dove trovò la morte.

La sagoma del castello compare poco a poco mentre ci si avvicina all’ingresso tramite un viale in leggera salita. Davanti all’ingresso c’è un piazzale con una fontana al centro. Prima di entrare nel castello è d’obbligo il giro del terrazzo che circonda l’edificio al piano terra e che offre magnifici panorami sulla costiera triestina e la costa istriana. Il piano terra ospita gli appartamenti privati e venne ultimato sotto la supervisione dell’arciduca. Il piano nobile era destinato agli spazi ufficiali e venne concluso soltanto dopo la sua morte, dunque la grande Sala del Treno rimase inutilizzata.

Insieme al castello venne realizzato anche il parco, grandiosa opera di architettura del paesaggio e ricerca botanica. Si tratta di un misto di giardino botanico, giardino all’inglese e giardino all’italiana e si sviluppa su 22 ettari di superficie coprendo l’intero promontorio. Lo spazio è stato progettato nei dettagli, nonostante all’apparenza possa sembrare molto naturale: dalla scelta delle piante agli itinerari con i sentieri a serpentina, fino alle prospettive e agli scorci che mutano continuamente.

Dopo Miramare, la strada costiera prosegue verso nord, in direzione Monfalcone con meravigliosi panorami che hanno reso questo tratto, fin dalla sua apertura alla fine degli Anni Venti del Novecento, uno dei tracciati più belli d’Europa. Dalla strada è possibile scendere a piedi fino al mare attraverso scoscesi sentieri e scalinate. Tra le spiaggette più affascinanti ci sono Canovella degli Zoppoli e Le Ginestre.

Lungo la strada si incontrano poi l’insediamento moderno di lusso di Portopiccolo e la splendida Baia di Sistiana, da cui si può imboccare a piedi il sentiero Rilke che conduce fino a Duino.

Il Castello di Miramare
La passeggiata verso il Castello di Miramare

COME MUOVERSI

Il mio consiglio è di visitare Trieste a piedi sia per apprezzare al meglio le strade, i quartieri e i palazzi, sia perché la città offre limitate possibilità di parcheggio all’interno del centro storico.

La stazione dei treni è a ridosso del centro e delle Rive ed è una zona dove può essere comunque essere funzionale alloggiare e trovare parcheggio per poi visitare la città. Miramare è raggiungibile facilmente in auto o in bus.

DOVE DORMIRE

La Maison de Lulù

Visto che abito a Udine, che dista un’ora di distanza da Trieste, mi capita spessi di visitare la città in giornata. A volte, però, ho avuto modo di fermarmi anche a dormire, soprattutto in occasione del Trieste Film Festival e, tra le tante scelte che la città offre, vi consiglio La Maison de Lulù, per l’ottimo rapporto qualità prezzo e perché si trova in una zona funzionale, in una via tranquilla poco distante dalla stazione dei treni, molto comoda quindi sia per arrivare in città sia per visitare Trieste a piedi.

Si tratta di un B&B arredato con grande gusto e gestito da una proprietaria molto gentile che farà di tutto per farvi sentire a casa. Il bagno è esterno alla camera ma privato ed è molto confortevole. A due passi dalle Rive e dal centro storico.

Maison Lulu Trieste
La mia camera
Giornalista, blogger e autrice di guide di viaggio, non riesce ad immaginare una vita senza viaggi per scoprire nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Ama l'arte, la natura, la fotografia, i libri e il cinema. Appassionata di Balcani e di Europa dell'Est, di Medio Oriente e Sud Est asiatico, spera di riuscire a vedere tutto il mondo possibile.

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